ADDI…ESEL (E POI?)

ADDI…ESEL (E POI?)

1 Novembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

E venne il tempo anche dell’Euro 4. Non è un girone di qualificazione calcistica né tantomeno un rating di qualche agenzia economica. Visti i tempi, in entrambi i casi traiamo un sospiro di sollievo. Euro 4 è però la normativa antiinquinamento che è il nuovo limite di circolazione per i motori Diesel nella città di Milano. Anche gli Euro 4 non potranno più circolare nel capoluogo meneghino e c’è da giurare che altre città del nostro Paese, per prime quelle metropolitane, presto si adegueranno. Scelta obbligata? Forse. Ma forse no. L’inquinamento imperante nelle nostre città, intendendo come tale quello generato dalle cosiddette “polveri sottili”, è da sempre stato imputato alla circolazione veicolare su gomma, in particolare ai motori Diesel, che, bruciando carburante meno raffinato della benzina, emettono queste particelle nocive per la nostra salute.

Personalmente ho sempre creduto poco allo “stop” indiscriminato delle automobili. Innanzitutto perché far pagare assicurazione, bollo auto e quant’altro per tenere il bene fermo forzatamente in garage mi sembra un azione che leda, e non poco, la libertà personale dell’individuo. In secondo luogo , l’inquinamento atmosferico è dettato da una serie di fattori (dal clima della zona agli scarichi industriali che vi gravitano, passando ovviamente per quelli generati dai motori a combustione interna) i quali sono determinabili soltanto fino ad un certo punto perché dipendono da fattori non sempre costanti: il meteo, la produzione industriale, l’utilizzo dei veicoli. In poche parole, non sono le automobili in sé a generare inquinamento, ma è il loro uso ed abuso che genera i principali guai.

Intendiamoci, non è un problema di carattere tecnologico: rispetto a 30-40 anni fa, i veicoli circolanti sono tecnologicamente paragonabili all’Enterprise di Star Trek, sia in prestazioni che, soprattutto, in controllo delle emissioni inquinanti. Il punto è che ne circolano di più, sempre più grandi e sempre più pesanti. E spesso inutilmente. In un paese che ha limiti di velocità dappertutto, strade (soprattutto quelle urbane) che hanno più buche, crepe ed avvallamenti che asfalto, tutor ed autovelox sempre più somiglianti allo sguardo del Grande Fratello di Orwelliana memoria, in grado di stabilire velocità, dimensioni, forma del veicolo e di individuarne la targa con precisione assoluta, mi chiedo: ma a che serve comprare automobili sempre più grandi, sempre più pesanti, con le ruote sempre più larghe, sempre più prestazionali e sempre più veloci? Una volta che un automobile sia in grado di raggiungere i 160-170 kmh (sulla carta), che abbia una capienza sufficiente per cinque persone e qualche bagaglio e che consenta di viaggiare in tutta sicurezza mi chiedo: perché esagerare nelle dimensioni e nei pesi, il che si traduce in un aumento delle dimensioni del motore ed in un deciso aumento dei consumi e quindi dell’inquinamento?

I nostri antenati ci pensavano bene prima di costruire un carro troppo grande per quello che, in realtà, era la necessità di trasporto e spostamento. I cavalli o i buoi che li trainavano andavano in inutile sofferenza, rischiavano di finire prima la loro “carriera” di forza motrice e di lasciare i loro padroni in guai seri. Il prezzo non valeva la candela. Il prezzo lo paghiamo anche noi e molto salato: si chiamano malattie da inquinamento ambientale, responsabili di oltre 30000 decessi all’anno. Al di là di questo discorso, le amministrazioni comunali, supportate da alcune tra le principali case automobilistiche, hanno annunciato una vera e propria “guerra al Diesel”. In sostanza si tenderà a mettere al bando questo tipo di motore per il trasporto su gomma privato, riservandolo solo, per le sue caratteristiche, al trasporto commerciale. La Fiat, ad esempio, ha annunciato di voler procedere in tal senso.

E dunque quale sarà il futuro? Si sente sempre più spesso parlare di ibrido ed elettrico, oltre che di combustibili “alternativi” ossia GPL e Metano, che sono esentati dai blocchi della circolazione perché la loro combustione genera molto meno inquinamento di quello della benzina e del diesel. Bene. I sindaci, ringalluzziti da questa tendenza industriale delle grandi case automobilistiche, vanno verso la chiusura delle città ai veicoli diesel e vecchi, inquinanti, per mettere colonnine di ricarica elettriche qua e là. Benissimo. Lo stato italiano prova a dar man forte studiando misure per incentivare quantomeno l’ibrido, tuttora piuttosto costoso. Meraviglioso. L’obiettivo è di allinearsi a quanto si fa, ad esempio, in Norvegia, in Germania, in Francia, con questi paesi che puntano decisi alla trazione elettrica. Fantastico. Ma….

Il “ma” è dettato dal fatto che mentre le case automobilistiche ragionano su piani industriali a medio-lungo raggio, in Italia, come sempre, si ha una pericolosa tendenza. Quella di mettersi l’armatura, montare Ronzinante, calarsi la visiera sugli occhi e partire, lancia in resta, come un novello Don Chisciotte de la Mancia contro un bel mulino a vento. Ossia, nel nostro paese tendiamo ad guardare solo ad una parte del problema, senza intenderlo nella sua interezza, facendoci trascinare dall’emotività. Il Diesel inquina? Morte al Diesel, andiamo con l’elettrico! In realtà non è proprio così.

La Norvegia, infatti, ha circa 5 milioni di abitanti, estremamente rarefatti su un territorio più grande dell’Italia ma concentrati in città medio-grandi (si pensi che il 30% dell’intera popolazione vive in appena 5 città). Ciò vuol dire che lo stato può concentrare in poche realtà gli investimenti pubblici, consentendo di sviluppare forme di trasporto innovative e, soprattutto, puntuali, ossia concentrate in poche realtà, grazie anche ai proventi della vendita di (guarda caso) petrolio e gas naturale, di cui il paese è ricco e CHE NON HA NESSUNO SCRUPOLO AD UTILIZZARE FINO IN FONDO. In altre parole, il norvegese che vive nella città di 3000 abitanti può comprare l’automobile che vuole, dal momento che nella maggior parte della sua vita non esisterà un inquinamento tale da dover mettere limitazioni di nessuna sorta mentre quando si recherà in una grande città potrà parcheggiare l’automobile ed usufruire di servizi pubblici DEGNI DI QUESTO NOME. Non sorridete, in Norvegia una città di 3000 abitanti è capoluogo di provincia! Qui in Italia i capoluoghi di provincia neanche tanto grandi (Avellino) devono mettere RIPETUTAMENTE limitazioni al traffico per cause ambientali.

In Francia e Germania, qualora volessero passare all’elettrico non avrebbero particolari problemi. Non ci sono particolari remore all’utilizzo di Rinnovabili, c’è il nucleare, cui i due paesi si sono guardati bene dal rinunciare, il carbone e le fonti fossili tradizionali sono utilizzate ma sempre meno. C’è una politica energetica precisa e condivisa, con un numero di leggi e tutele sufficienti e soprattutto con pochissime possibilità di infilarsi nelle pieghe legislative.

E noi? In un paese che importa un quarto dell’Energia Elettrica che consuma in un anno, passare all’elettrico vorrebbe dire aumentare, e non di poco, questo fabbisogno. E come si fa? Beh, un paese che ha oltre 7000 km di coste ed è al centro del Mediterraneo dovrebbe poter abbondare di eolico e solare, dovunque e comunque: mari, monti, campagne, pianure, valli e colline sono il naturale habitat per queste fonti energetiche, pulite ed efficienti. In Francia, Germania e Norvegia sono sfruttate con poche remore ed incentivate (poco, ma incentivate), con un sistema sicuro, a prova di furbetti e gestito dallo Stato in maniera semplice e trasparente. Qui da noi? Taccio per evitare querele, dico solo che si attende da un anno e mezzo uno straccio di decreto sulle rinnovabili, che sono state affossate lentamente ma inesorabilmente negli anni.

Ed allora? Fonti fossili! Carbone, gas (nel migliore dei casi) e petrolio a gogo. E dunque il problema non lo si elimina, lo si DELOCALIZZA, provocando soltanto disagi ai cittadini (che devono cambiare automobile) e nessun miglioramento tangibile alla salute. Oppure si acquista l’energia dall’estero, visto che dal 1986, tafazzianamente, ci siamo privati di quella nucleare, con la bilancia economica a “ringraziare apertamente”. Per cui attenzione a dire “basta con questo, basta con quello”. Il motore termico, per quanto migliorato infinitamente in prestazioni, consumi ed attenzione all’inquinamento, è un retaggio ottocentesco. Se davvero vogliamo auspicabilmente passare all’elettrico, transitando necessariamente per l’ibrido, E’ TUTTO IL SISTEMA CHE DEVE INTERVENIRE e non solo una sua parte. Altrimenti problemi genereranno altri problemi, con grave nocumento per i cittadini. Quindi ci pensi bene chi è nelle stanze dei bottoni prima di dire con leggerezza “Addi…esel”.