ACQUA. ACCORDO POLITICO TRA IRPINIA E SANNIO, RESTA IL MISTERO SU QUALI PRIORITÀ

ACQUA. ACCORDO POLITICO TRA IRPINIA E SANNIO, RESTA IL MISTERO SU QUALI PRIORITÀ

28 Febbraio 2022 0 Di La redazione

Lista unitaria tra Avellino e Benevento per la scelta dei futuri membri del consiglio di distretto. Mistero sulle priorità, silenzio sui fiumi-fogna senz’acqua, la rete idrica colabrodo e l’assenza di una tariffa unica regionale.

 

Da sempre negli enti va così. C’è la guerra delle poltrone. Stavolta finita con una pace apparente. In Irpinia e Sannio le lacerazioni dicono che il Pd da solo non ce la fa. Mastella fa sponda al centro, ridimensiona i dem che devono concedere qualcosa, anche a Festa. Magicamente la lista per le elezioni dei membri dell’ente idrico nel distretto irpino-sannita diventa addirittura unitaria. Segnali di pace ? Macché, è solo il primo step: 30 nomi tra cui venerdì prossimo bisognerà scegliere i membri ristretti del futuro organismo di distretto. La battaglia si sposterà poi a livello regionale per la scelta del futuro Presidente dell’ente idrico campano. Quello uscente è Luca Mascolo che, insieme al Governatore De Luca ed al Direttore Generale Vincenzo Belgiorno, domani alla stazione Marittima presenteranno negli “Stati generali dell’acqua” il bilancio di 5 anni di mandato, a partire dai progetti candidati al Pnrr. Sfugge al momento quale ruolo avrà l’Irpinia. Stando ai rumors infatti il Sannio vedrà garantito il vertice dell’Eic irpino-sannita, per la prima volta, e forse anche giustamente dovendosi concretizzare l’unica opera infrastrutturale programmata e legata al piano di ripresa e rilancio: la diga di Campolattaro, un progetto da quasi 500 milioni di euro per aumentare le capacità idriche. L’Irpinia, dal canto suo, continua a soffrire per fiumi-fogna, livelli sempre più base delle sorgenti, reti colabrodo, assenza di un gestore unico che possa intercettare i fondi europei. E i rincari energetici sono destinati a spegnere l’ente idrico irpino-sannita Alto Calore che a fine anno si ritroverà una bolletta da 25 milioni di euro di corrente per sollevare l’acqua dalle sorgenti e, tramite pompe, destinarla a case e industrie. Chi pagherà gli aumenti? Non è difficile immaginarlo. A meno che non si metta mano al riequilibrio della tariffa su base regionale. O a meno che la Regione non trovi la formula per investire nel rifacimento delle reti, non come nell’ultimo Consiglio regionale quando sono stati arrpovati impegni generici richiamando fondi per 60 milioni: gli stessi soldi già stanziati nel 2019 e in gran parte non ancora spesi. Una sorta di vendita della fontana di Trevi. In questo caso non con un tentativo di truffa, piuttosto di una lavata di faccia, per dire che “ci stiamo impegnando”. A far cosa, tuttavia, non è chiaro. Per l’ente idrico accordo e voti sono in arrivo: con quale priorità è ciò che i cittadini domandano alla classe dirigente regionale irpina, spettatori lautamente retribuiti che sembrano limitarsi ad osservare: poltrone riempirsi, sorgenti svuotarsi e tariffe aumentare.