ACCADDE OGGI – 30/01/2019

ACCADDE OGGI – 30/01/2019

30 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per fRANKLIN DELANO ROOSEVELT30/01/1882 – Nasce ad Hyde Park, negli Stati Uniti, il politico statunitense Franklin Delano Roosevelt.

Roosevelt nasce da una famiglia protestante di antica origine olandese, emigrata nell’America del Nord nel XVII secolo. Il padre James è un classico gentleman della buona borghesia europea. In questo clima di solido benessere, Franklin trascorre i primi anni della sua vita compiendo viaggi in Europa e ricevendo un’aristocratica quanto puntigliosa educazione dalla madre e dai tutori di Hyde Park. Adolescente, i genitori lo iscrivono alla scuola più prestigiosa d’America, quella di Groton, nel Massachussets; si tratta di un istituto retto in modo rigido e che impartisce un insegnamento severo e rigoroso. L’esperienza di Groton, con la sua ferrea disciplina, costituisce per Franklin una scuola anche di carattere, cosa che contribuisce a farlo crescere in modo temprato e a donargli un carattere risoluto.

Nel 1900, forte di questa esperienza, si iscrive ad Harvard dove si laurea in appena tre anni. Né gli studi né la successiva professione di avvocato però riescono a soddisfarlo in pieno, sempre più attratto in realtà dalla vita politica. La passione per l’agone politico lo porta allora a candidarsi con i Democratici al senato. Divenuto presidente del Comitato per le foreste, la caccia e la pesca, si batte con grande energia per la salvaguardia e il rispetto delle risorse naturali del Paese. L’anno seguente diviene Sottosegretario alla marina, incarico che manterrà per diversi anni. Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, Roosevelt conclude questo primo periodo della sua vita politica ritirandosi a vita privata (non senza avere avuto la soddisfazione di vedersi proposto alla vicepresidenza degli Stati Uniti). Nel 1921 si ammala gravemente di poliomelite, perdendo completamente l’uso delle gambe; da allora in poi è costretto a servirsi di un busto di acciaio e a camminare con le stampelle. Tutti pensano che l’infermità rappresenti un ostacolo insormontabile al prosieguo di ogni altra attività ma, con grande forza d’animo, reagisce e trova la forza di tornare ad occuparsi di affari e di politica.

Nel 1928 la Convenzione Democratica lo nomina candidato alla carica di governatore dello Stato di New York, traguardo che raggiunge con successo. Si getta quindi con entusiasmo nella campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti d’America, coadiuvato da un formidabile “trust di cervelli”, sebbene ciò gli costi una considerevole fatica fisica. Alle elezioni risulta vincitore anche se con una maggioranza ristretta. Nei primi cento giorni del suo mandato, Franklin Delano Roosevelt propone un programma radicale per rimettere in sesto l’agricoltura, sostenere i disoccupati e coloro che rischiano di perdere case e fattorie; il piano comprende anche delle riforme, che trovano una prima attuazione nella costituzione della Tennessee Valley Authority.

Nel 1935 il paese è ormai in ripresa, ma la classe industriale e le banche non appoggiano il programma di Roosevelt, il cosiddetto New Deal. Temono gli effetti dei suoi “esperimenti” (maggiori tasse sulla ricchezza, nuovi controlli sulle banche e sulle funzioni pubbliche e un enorme programma di lavoro per i disoccupati). È un periodo caratterizzato da una quantità di contraddizioni (tanto da generare discordanze anche fra gli storici più recenti), tuttavia il New Deal segnerà indubbiamente l’inizio di un periodo di riforme economiche e sociali che solleveranno ad un livello mai raggiunto prima le forze progressiste e democratiche degli Stati Uniti. Non a caso Roosevelt sarà l’unico presidente ad essere eletto per quattro volte consecutive. Intanto si affacciano alle porte i drammatici avvenimenti che segneranno la Seconda Guerra Mondiale.

Il 7 dicembre 1941, in seguito all’attacco di Pearl Harbor (che rappresentò per l’America un vero e proprio choc), dichiara guerra al Giappone entrando nel conflitto mondiale a fianco di Gran Bretagna e Russia. Nel febbraio 1945 partecipa assieme a Winston Churchill e Stalin alla conferenza di Yalta, evento che influenzerà le sorti di tutto il mondo post-bellico. Franklin Delano Roosevelt muore il 12 aprile 1945, durante i primi mesi del suo quarto mandato, stroncato da un’emorragia cerebrale.

 

Risultati immagini per GANDHI30/01/1948 – Muore in un attentato a Nuova Delhi, in India, il politico, filosofo ed avvocato indiano Mohandas Karamchand Gandhi.

Gandhi, detto il Mahatma (in sanscrito significa Grande Anima, soprannome datogli dal poeta indiano R. Tagore), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell’indipendenza indiana. Il nome Gandhi in lingua indiana significa ‘droghiere’: la sua famiglia dovette esercitare per un breve periodo un piccolo commercio di spezie. Nato il 2 ottobre 1869 a Portbandar in India, dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’avvocatura a Bombay. Di origini benestanti, nelle ultime generazioni la sua famiglia ricoprì alcune cariche importanti nelle corti del Kathiawar, tanto che il padre Mohandas Kaba Gandhi era stato primo ministro del principe Rajkot. I Gandhi tradizionalmente erano di religione Vaishnava; appartenevano cioè ad una setta Hindù con particolare devozione per Vishnù.

Nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana: vi rimarrà per ventuno anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L’indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica. Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta, denominato anche Satyagraha: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa. Gandhi giunge all’uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce. Alla fine il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani: eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi.

Nel 1915 Gandhi torna in India dove circolano già da tempo fermenti di ribellione contro l’arroganza del dominio britannico, in particolare per la nuova legislazione agraria, che prevedeva il sequestro delle terre ai contadini in caso di scarso o mancato raccolto, e per la crisi dell’artigianato. Diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico. Nel 1919 prende il via la prima grande campagna satyagraha di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte. Il Mahatma subisce un processo ed è arrestato. Viene tenuto in carcere pochi mesi, ma una volta uscito riprende la sua battaglia con altri satyagraha. Nuovamente incarcerato e poi rilasciato, Gandhi partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l’indipendenza del suo paese.

Del 1930 è la terza campagna di resistenza. Organizza la marcia del sale: disobbedienza contro la tassa sul sale, la più iniqua perché colpiva soprattutto le classi povere. La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone. Spesso incarcerato anche negli anni successivi, la “Grande Anima” risponde agli arresti con lunghissimi scioperi della fame (importante è quello che egli intraprende per richiamare l’attenzione sul problema della condizione degli intoccabili, la casta più bassa della società indiana). All’inizio della Seconda Guerra Mondiale Gandhi decide di non sostenere l’Inghilterra se questa non garantirà all’India l’indipendenza. Il governo britannico reagisce con l’arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, che è rilasciato dopo due anni. Il 15 agosto 1947 l’India conquista l’indipendenza. Gandhi vive questo momento con dolore, pregando e digiunando. Il subcontinente indiano è diviso in due stati, India e Pakistan, la cui creazione sancisce la separazione fra indù e musulmani e culmina in una violenta guerra civile che costa, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.

L’atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del paese suscita l’odio di un fanatico indù che lo uccide il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera. Figura tra le più luminose dei nostri tempi, Gandhi ha consacrato il suo nome alla storia per il suo ascetismo, la sua rettitudine, l’umanità della sua lotta priva di lutti e sangue. Fu certo il più spontaneo interprete dello spirito indiano ed una delle persone più influenti del XX secolo su morale, politica e religiosità.

 

Risultati immagini per BLOODY SUNDAY30/01/1972 – A Derry, nell’Irlanda del Nord, paracadutisti dell’esercito britannico uccidono tredici dimostranti cattolici nordirlandesi (la 14esima vittima morirà in ospedale dopo qualche mese) nel corso di un manifestazione contro l’internamento senza processo. L’evento è meglio noto come Bloody Sunday (domenica di sangue).

La strage di innocenti (molti colpiti alle spalle) ebbe come risultato quello di acuire e intensificare l’aspro clima di tensione che già si stava vivendo in Irlanda del Nord dalla fine della seconda guerra mondiale. Infatti a partire dagli anni ’60 il conflitto fra cattolici (nationalists) e protestanti (unionists) per la riunificazione dei territori nord-irlandesi aveva assunto un carattere violento con aspri scontri di piazza e l’invio da parte del governo di Londra di squadre anti sommossa dell’esercito britannico. Dal 1970 l’organizzazione clandestina irlandese IRA (Irish Republican Army) portava avanti un’intensa azione di guerriglia contro l’esercito britannico e la polizia nordirlandese, non riuscendo a individuare i membri dell’Ira, colpiva senza scrupolo la popolazione cattolica. Con la strage del Bloody Sunday, molti giovani decisero di “arruolarsi” all’IRA fomentando così un clima di rappresaglia e di conflitto. Dopo la strage venne istituita una commissione d’inchiesta che non portò a nessuna condanna e che sostanzialmente confermava la tesi governativa: i militari risposero al fuoco dei manifestanti.

L’inchiesta, presieduta da Lord Widgery, fu fondamentalmente viziata: il rapporto finale non aveva raccolto tutte le prove pertinenti, compresi gli interrogatori delle persone ferite quel giorno e aveva interpretato erroneamente le perizie medico-legali, senza aver esaminato tutti i dettagli di quella tragica giornata. Il verdetto si tradusse in un significativo incremento delle attività militari dell’esercito clandestino dell’Ira con uno spostamento dell’opinione pubblica da posizione pacifiste a quelle attiviste. Per decenni le associazioni per i diritti umani e le famiglie delle vittime hanno chiesto la riapertura del caso per far luce sui fatti realmente accaduti quel giorno. Le successive inchieste Nel 2010 l’inchiesta è stata riaperta, riportando in auge gli eventi della strage e mettendo sotto giudizio una ventina di militari britannici con l’accusa di omicidio, tentato omicidio e lesioni gravi.

Solamente nel 2015, dopo 43 anni di insabbiamenti e di rallentamenti da parte dell’apparato giudiziario, si è arrivati a un primo passo avanti nell’inchiesta. E’ stato arrestato un ex paracadutista britannico, ora 66 enne, con l’accusa d’aver sparato contro i manifestanti.  All’epoca era dislocato nell’Ulster e aveva 23 anni. Nelle carte degli inquirenti è stato identificato con il nome di ‘Soldato J’. Quel tragico giorno avrebbe sparato e ucciso William Nash, Michael McDaid e John Young, di soli 15, 20 e 17 anni. L’inchiesta ha subito un’ulteriore accelerazione quando, dopo l’ennesimo appello delle famiglie, che hanno rifiutato l’assegno da 50.000 sterline offerto dal ministero della Difesa britannico: la polizia nord-irlandese ha dichiarato di voler interrogare circa 100 soldati dell’epoca in qualità di testimoni. Gli investigatori successivamente hanno focalizzato la loro attenzione su sette ex militari di Sua Maestà che sono stati interrogati: oggi continuano a presentare ricorsi e appelli contro questa nuova fase dell’inchiesta.

A questo triste giorno è dedicata la celebre canzone degli U2 “Sunday Bloody Sunday”. Il primo tra tutti a dedicare una canzone alla Bloody Sunday fu però Paul McCartney con “Give Ireland Back to the Irish”, pubblicata il 25 febbraio 1972. Gli fece seguito l’altro celebre componente dei Beatles John Lennon che nel giugno dello stesso anno, con “Sunday Bloody Sunday” inserita nell’album Some Time in New York City. Una canzone molto celebre in Irlanda, che non parla espressamente dell’evento ma che ha alcuni riferimenti a quell’accadimento è “The Town that I Loved so Well” scritta da Phil Coulter. Il film Nel 2002 il regista Paul Greengrass scrisse e diresse il film “Bloody Sunday”, tratto dal libro “Eyewitness Bloody Sunday” di Don Mullan.