ACCADDE OGGI – 28/02/2019

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28 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per Alphonse de Lamartine28/02/1869 – Muore a Parigi il poeta, scrittore, storico e politico francese Alphonse de Lamartine.

Alphonse Marie Louis de Prat de Lamartine nasce il 21 ottobre 1790 a Mâcon, nella Borgogna francese. Trascorre la giovinezza a Milly, in una casa di campagna della propria famiglia. Fin dai primi periodi di studio si interessa alle discipline letterarie, appassionandosi ai poeti latini come a Chateaubriand. Nel 1808 termina gli studi: secondo la tradizione, dovrebbe intraprendere la carriera militare ma il padre – Pierre de Lamartine, cadetto di una famiglia di piccola nobiltà – legato ai Borboni, non vuole che Alphonse serva l’Impero in nessun modo: così nel 1811 viene mandato a svagarsi in Italia, dove alcuni cugini vivono tra Livorno, Pisa e Napoli. Nella città partenopea ha la sua prima esperienza sentimentale con una ragazza del luogo, Antonella Jacomino, che ricorderà anni dopo nella sua “Graziella”. Anche in seguito ha occasione di visitare l’Italia soggiornando a Firenze.

Nel marzo 1820 viene nominato ambasciatore a Napoli ma due mesi dopo rinuncia al nuovo incarico per sposare (il 5 giugno) a Chambéry, l’inglese protestante Mary Ann Elisa Birch: la coppia prende residenza nel castello che il padre gli ha concesso in dote a Saint-Point, nei pressi di Mâcon. Nel febbraio 1821 nasce a Roma il primo figlio Alphonse, che vivrà solo fino al novembre 1823; nel maggio 1822 nasce a Macon una figlia, Julia, destinata a morire precocemente nel 1832. Alphonse de Lamartine pubblica nel 1820 le “Méditations poétiques”, poesie sentimentali ispirate dall’amore per Julie Charles, che fondevano la tradizione elegiaca settecentesca con le prime espressioni romantiche. Le opere che rendono popolare Alphonse de Lamartine sono “Le nouvelles meditations poétiques” (1823), “Le dernier chant du pèlerinage d’Harold” (1825) e soprattutto le “Harmonies poétiques et religieuses” (1830). Si impegna anche in politica come diplomatico, poi dopo la Rivoluzione di Luglio (o seconda rivoluzione francese, del 1830) diviene deputato (1834) e Ministro degli Esteri (1848) durante il Governo provvisorio.

Con l’avvento di Napoleone III, messo politicamente in disparte, Alphonse de Lamartine dedica tutte le proprie energie all’attività letteraria. Nascono così in questo periodo opere caratterizzate prevalentemente da elementi autobiografici: “Nouvelles confidences” (1851), “Raphael: pages de la vingtième année” (1849), “Graziella” (1852), “Geneviève: histoire d’une servante” (1850) e “Le tailleur de pierres de Saint Pont” (1851). Risalgono sempre a questo periodo le sue opere storiche “Histoire de la Restauration” (1854), “Histoire de la Turquie” (1854), “Histoire de la Russie” (1855) e “Cours familier de littérature” (1856, divisa in 28 volumi). Gli ultimi anni della vita del letterato francese sono tristi: nel 1863 muore la moglie Mary Ann; nel 1867 è colpito da un ictus che lo priva dell’uso della parola.

Il governo gli riconosce un sussidio di mezzo milione di franchi; inoltre il comune di Parigi gli mette a disposizione un villino di Passy, dove Alphonse de Lamartine muore il 28 febbraio 1869.

 

Risultati immagini per LINUS CARL PAULING28/02/1901 – Nasce a Portland, negli stati uniti, il chimico, cristallografo e attivista statunitense Linus Carl Pauling.

Cominciò a leggere moltissimo fin da bambino e dopo aver visto alcuni esperimenti di chimica effettuati da un amico decise che sarebbe diventato un chimico. Grazie anche alla sua attitudine allo studio riuscì ad essere ammesso alla Oregon State University a soli 16 anni. Suo padre era morto nel 1910 perciò Linus Pauling dovette darsi da fare per mantenersi agli studi lavorando per l’università in aula e in laboratorio. Nel 1922 si laureò in ingegneria chimica e continuò gli studi al Caltech di Pasadena, dove ottenne il Ph.D in chimica fisica e fisica matematica nel 1925. All’università conobbe Ava Helen Miller, che divenne sua moglie: assieme ebbero quattro figli. Nel corso della sua carriera Pauling si dedicò molto alla chimica quantistica applicando la fisica quantistica nella determinazione della struttura delle molecole e della natura dei suoi legami. Tra le sue scoperte c’è il concetto di affinità chimica, inoltre compilò la più conosciuta tra le scale di elettronegatività. Le sue ricerche riguardarono anche la biochimica: in particolare i suoi studi sull’emoglobina furono importanti anche per comprendere la natura di malattie come l’anemia falciforme.

Francis Crick, uno degli scopritori del DNA, riconosce in Pauling il padre della biologia molecolare. Nel 1954 ricevette il premio Nobel per la chimica per la sua ricerca sulla natura dei legami chimici e per le sue ricerche per la comprensione della struttura di sostanze complesse. Linus Pauling viene anche ricordato per il suo attivismo pacifista. Nel 1946 aderì all’Emergency Committee of Atomic Scientists guidato da Albert Einstein, che aveva lo scopo di sensibilizzare la gente sui pericoli della proliferazione nucleare. Erano gli anni bui del maccartismo e posizioni non apertamente patriottiche attiravano critiche. I più gentili lo tacciavano di ingenuità ma c’era chi lo accusava di essere complice dei comunisti. Nel 1952 gli venne negato il passaporto, che gli venne restituito solo due anni dopo. Nel 1955, assieme ad Einstein, Bertrand Russell e ad altri scienziati firmò il Russell-Einstein Manifesto per poi aderire, tre anni dopo, ad un’iniziativa che portò ad una ricerca che mostrò i rischi che i test nucleari di superficie causavano alla salute pubblica in seguito alla contaminazione del territorio e delle forme di vita investite dalla caduta di elementi radioattivi. Linus Pauling e sua moglie presentarono all’ONU una petizione firmata da oltre undicimila scienziati che chiedeva la sospensione dei test nucleari che portò nel 1963 ad un accordo internazionale che sospendeva i test di superficie. Per questo motivo a Pauling venne assegnato il premio Nobel per la pace.

Lo scienziato continuò nel suo attivismo in vari modi: nel 1974 fu tra i fondatori dell’International League of Humanists e fu presidente della commissione scientifica della World Union for Protection of Life. Nel corso degli anni si avvicinò sempre più alle posizioni dell’umanesimo e negli ultimi anni di vita si dichiarò apertamente ateo. Morì il 19 agosto 1994 a causa di un tumore alla prostata. Recentemente negli ambienti governativi USA qualcuno ha fatto in qualche modo ammenda per il modo in cui Linus Pauling era stato trattato. Ad esempio le poste americane nel 2008 hanno rilasciato un francobollo in suo onore e il governatore della California Arnold Schwarzenegger lo ha introdotto nella California Hall of Fame del California Museum for History, Women and the Arts.

 

Risultati immagini per ENRICO MARIA SALERNO28/02/1994 – Muore a Roma l’attore, regista, doppiatore e conduttore televisivo Enrico Maria Salerno.

Enrico Maria Salerno nasce a Milano il 18 settembre 1926. Giovanissimo, nel 1943 si arruola volontario nelle truppe della Repubblica di Salò ed è successivamente imprigionato in Toscana. Tornato a Milano comincia a interessarsi di teatro, collaborando con il Piccolo Teatro di Milano a partire dal 1954. In breve tempo diventa uno dei più promettenti attori teatrali italiani, portando in scena soprattutto Pirandello e adattamenti da Dostoevskij. Nel cinema, il suo esordio risale al 1952 con “La tratta delle bianche” di Comencini, ma i film che lo consegnano alla celebrità sono le epiche resistenziali di “La lunga notte del ‘43” (1960) di Florestano Vancina ed “Era notte a Roma” (1960) di Roberto Rossellini nel quale recita al fianco di Giovanna Ralli, Renato Salvatori, Sergej Bondarchuk e Paolo Stoppa. Negli anni Sessanta lavora molto anche nel cinema di genere, con registi quali Lucio Fulci, Sergio Sollima o Duccio Tessari. Pier Paolo Pasolini gli affida il compito di doppiare il personaggio di Gesù nel suo “Il vangelo secondo Matteo” (1964).

Enrico Maria Salerno lavora anche con tutti i principali autori della commedia all’italiana: con Dino Risi fa “L’ombrellone” (1965), con Monicelli “Casanova 70” (1965). Antonio Pietrangeli lo vuole accanto a una splendida Stefania Sandrelli nel drammatico “Io la conoscevo bene” (1965). Ancora con Monicelli e in coppia con uno strepitoso Gassman appare in “L’armata Brancaleone” (1966), nei panni del decadente aristocratico bizantino Teofilatto dei Leonzi. Nel 1968 diventa famosissimo presso il pubblico televisivo interpretando il serial “La famiglia Benvenuti”. Negli anni Settanta interpreta molti ruoli che lo fanno diventare un viso familiare per il grande pubblico: è l’integerrimo commissario Morosini in “L’uccello dalle piume di cristallo” (1970) di Dario Argento, il commissario Bertone in “La polizia ringrazia” (1972) di Steno, dopodiché viene coinvolto in numerosi film poliziotteschi come: “La polizia è al servizio del cittadino?” (1973) di Romolo Guerrieri, “A tutte le auto della polizia” (1975) di Mario Caiano o “La polizia interviene: ordine di uccidere” (1975) di Giuseppe Rosati.

Dopo il tramonto del cinema popolare italiano, negli anni Ottanta, si dedica prevalentemente al teatro diradando le apparizioni cinematografiche e finendo spesso confinato in film leggeri come “Sballato, gasato, completamente fuso” (1982) di Steno o “Scuola di ladri” (1986) di Neri Parenti. Si spegne a Roma a causa di un tumore il 28 febbraio 1994.