ACCADDE OGGI – 27/01/2019

ACCADDE OGGI – 27/01/2019

27 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per lewis carroll27/01/1832 – Nasce a Daresbury, in Inghilterra, lo scrittore, matematico, fotografo, logico e prete anglicano Charles Lutwidge Dodgson, meglio noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll.

Studia a Rugby e a Oxford, nel Christ Church College, dove rimane sino al 1881 come lettore di matematica pura, disciplina alla quale dedicherà numerosi trattati. Nel 1861 viene ordinato diacono, ma non prenderà mai gli ordini superiori. Di carattere assai timido, Carrol sarà grande amico (e fotografo) di alcune bambine, e per una di esse, Alice Lidden (figlia del decano del Christ Church e coautore del celebre dizionario greco-inglese Liddell-Scott), scriverà “Alice nel paese delle meraviglie” (il titolo originale suona “Alice’s adventures in Wonderland”), un libro poi divenuto celeberrimo e pubblicato originariamente nel 1865. Queste frequentazioni sono state di recente scandagliate e messe in discussione in alcune dettagliate biografie sullo scrittore che ne hanno tendenziosamente messo in evidenza il carattere morboso. Ad ogni modo, la storia di Alice è diventata la più nota e amata della letteratura infantile inglese, esercitando una forte attrazione anche su lettori adulti, grazie al peculiare gusto del gioco logico e verbale. Alle avventure di Alice, Carroll darà un seguito nel 1871 con “Attraverso lo specchio”, un testo che ripete con eguale fortuna i successi del primo libro. In questo romanzo i personaggi, che nell’opera precedente erano carte da gioco, diventano invece pezzi del gioco degli scacchi ed il loro comportamento è determinato dalle regole della partita, ma si colora di originalissimi toni comici. Il libro non poteva comunque non diventare un oggetto di culto anche per ogni provetto scacchista.

L’attrazione degli adulti per Carroll è facilmente spiegabile. La facoltà infantile per eccellenza, la fantasia, la capacità di osservare con perfetto candore la realtà (magari aderendo poi a queste “nuove” visioni con una disposizione mai esausta), serve infatti allo scrittore per mettere a nudo le assurdità e le incoerenze della vita adulta, nonché a dar vita ad incantevoli giochi basati sulle regole della logica, capaci di deliziare gli spiriti più intelligenti. “La caccia allo Snark”, uscito nel 1876, ad esempio, che in apparenza è una buffa poesia nonsense, nasconde possibilità di interpretazione simbolica che hanno affascinato la critica moderna. Assai minore popolarità è invece toccata a “Silvye e Bruno” (1889), criticata da più parti per via del tono moraleggiante che vi aleggia.

Prima delle sue pubblicazioni di fantasia, Carroll aveva comunque fatto uscire, con il suo vero nome, alcune opere di matematica, passione mai trascurata. Grazie agli approfondimenti effettuati di discipline come la logica e la matematica, sono emerse opere come “Euclide e i suoi rivali moderni” (1879), “Il gioco della logica” (1887), “Che cosa disse la tartaruga ad Achille” (1894) “Logica simbolica” (1896). In questa stessa veste di studioso, il reverendo Dodgson si è anche cimentato nella stesura di numerosi articoli sulla rappresentanza proporzionale comparsi in riviste specializzate.

Ammalatosi di bronchite, questo indimenticabile scrittore, che ha ispirato centinaia di opere tratte dal suo personaggio principale, Alice, muore a Guildford, nel Surrey, il 14 gennaio del 1898.

 

Risultati immagini per GIUSEPPE VERDI27/01/1901 – Muore a Milano il compositore e senatore Giuseppe Verdi.

Giuseppe Fortunino Francesco Verdi nasce il 10 ottobre 1813 a Roncole di Busseto, in provincia di Parma. Il padre, Carlo Verdi, è un oste, la madre invece svolge il lavoro della filatrice. Fin da bambino prende lezioni di musica dall’organista del paese, esercitandosi su una spinetta scordata regalatagli dal padre. Gli studi musicali proseguono in questo modo sconclusionato e poco ortodosso fino a quando Antonio Barezzi, commerciante e musicofilo di Busseto affezionato alla famiglia Verdi e al piccolo Giuseppe, lo accoglie in casa sua, pagandogli studi più regolari ed accademici. Nel 1832 Verdi si trasferisce quindi a Milano e si presenta al Conservatorio, ma incredibilmente non viene ammesso per scorretta posizione della mano nel suonare e per raggiunti limiti di età. Poco dopo viene richiamato a Busseto a ricoprire l’incarico di maestro di musica del comune mentre, nel 1836, sposa la figlia di Barezzi, Margherita. Nei due anni successivi nascono Virginia e Icilio.

Intanto Verdi comincia a dare corpo alla sua vena compositiva, già decisamente orientata al teatro e all’Opera, anche se l’ambiente milanese, influenzato dalla dominazione austriaca, gli fa anche conoscere il repertorio dei classici viennesi, soprattutto quello del quartetto d’archi. Nel 1839 esordisce alla Scala di Milano con “Oberto, conte di San Bonifacio” ottenendo un discreto successo, purtroppo offuscato dall’improvvisa morte, nel 1840, prima di Margherita, poi di Virginia e Icilio. Prostrato e affranto non si dà per vinto. Proprio in questo periodo scrive un’opera buffa “Un giorno di regno”, che si rivela però un fiasco. Amareggiato, Verdi pensa di abbandonare per sempre la musica, ma solo due anni più tardi, nel 1842, il suo “Nabucco” ottiene alla Scala un incredibile successo, anche grazie all’interpretazione di una stella della lirica del tempo, il soprano Giuseppina Strepponi.

Iniziano quelli che Verdi chiamerà “gli anni di galera”, ossia anni contrassegnati da un lavoro durissimo e indefesso a causa delle continue richieste e del sempre poco tempo a disposizione per soddisfarle. Dal 1842 al 1848 compone a ritmi serratissimi. I titoli che sforna vanno da “I Lombardi alla prima crociata” a “Ernani”, da “I due foscari” a “Macbeth”, passando per “I Masnadieri” e “Luisa Miller”. Sempre in questo periodo, fra l’altro, prende corpo la sua relazione con Giuseppina Strepponi. Nel 1848 si trasferisce a Parigi iniziando una convivenza alla luce del sole con la Strepponi. La vena creativa è sempre vigile e feconda, tanto che dal 1851 al 1853 compone la celeberrima “Trilogia popolare”, notissima per i tre fondamentali titoli ivi contenuti, ossia “Rigoletto”, “Trovatore” e “Traviata” (a cui si aggiungono spesso e volentieri anche “I vespri siciliani”). Il successo di queste opere è clamoroso.

Conquistata la giusta fama si trasferisce con la Strepponi nel podere di Sant’Agata, frazione di Villanova sull’Arda (in provincia di Piacenza), dove vivrà gran parte del tempo. Nel 1857 va in scena “Simon Boccanegra” e nel 1859 viene rappresentato “Un ballo in maschera”. Nello stesso anno sposa finalmente la sua compagna. Alla sua vita artistica si aggiunge dal 1861 anche l’impegno politico. Viene eletto deputato del primo Parlamento italiano e nel 1874 è nominato senatore. In questi anni compone “La forza del destino”, “Aida” e la “Messa da requiem”, scritta e pensata come celebrazione per la morte di Alessandro Manzoni. Nel 1887 dà vita all'”Otello”, confrontandosi ancora una volta con Shakespeare. Nel 1893 – all’incredibile età di ottant’anni – con l’opera buffa “Falstaff”, altro unico e assoluto capolavoro, dà addio al teatro e si ritira a Sant’Agata. Giuseppina muore nel 1897.

Giuseppe Verdi muore il 27 gennaio 1901 presso il Grand Hotel et De Milan, in un appartamento dove era solito alloggiare durante l’inverno. Colto da malore spira dopo sei giorni di agonia. I suoi funerali si svolgono come aveva chiesto, senza sfarzo né musica, semplici, come la sua vita era sempre stata.

 

Risultati immagini per LUIGI TENCO27/01/1967 – Muore suicida a Sanremo il cantautore, attore, poeta, compositore e polistrumentista Luigi Tenco.

Nato il 21 marzo 1938 a Cassine, in provincia di Alessandria, il suo esordio discografico avviene nel 1959 con la pubblicazione contemporanea di due singoli, “Mai” e “Mi chiedi solo amore”, riuniti anche in un unico EP. Cresciuto artisticamente a Genova, da profondo appassionato di jazz, partecipa a differenti esperienze musicali in gruppi che ebbero, tra le fila, anche Bruno Lauzi, Gino Paoli e Fabrizio De André. Il suo primo gruppo si chiamava “Jelly Roll boys jazz band” e questo la dice lunga sui suoi gusti personali. I suoi miti di allora si chiamano infatti Jelly Roll Morton, Chet Baker, Gerry Mulligan, Paul Desmond. Inizialmente il cantautore è accompagnato dal gruppo dei “Cavalieri”, fra cui si possono annoverare alcuni fra i più bei nomi della musica italiana come Enzo Jannacci al pianoforte, Gianfranco Reverberi al vibrafono, Paolo Tomelleri al clarino e Nando De Luca alla batteria.

Poco considerato da pubblica e critica, per il singolo successivo, “Amore”, Tenco usa lo pseudonimo di Gigi Mai. Un dato curioso da sottolineare e che pochi ricordano è che Tenco nel corso della sua carriera userà altri due pseudonimi: quello di Gordon Cliff nel 1960 per il singolo “Tell me that you love me” (versione inglese di “Parlami d’amore Mariù”) e di “Dick Ventuno” per un’edizione del singolo “Quando”, sempre del 1960, nonchè per le cover delle canzoni “Notturno senza luna” e “Qualcuno mi ama”, incluse nell’antologia “Tutte le canzoni” del 24° Festival di Sanremo (1961). Dal 1959 al 1963 incide per il gruppo Ricordi un album che prende il suo nome e una ventina di singoli, tra i quali “Mi sono innamorato di te” e “Io sì”. Dal 1964 al 65 incide per la Saar (etichetta Jolly) un altro album “Luigi Tenco”, intitolato ancora una volta, stranamente, con il suo solo nome e tre singoli. In questo periodo il cantante alterna le canzoni d’amore (“Ho capito che ti amo”, “Ah… l’amore, l’amore”) con ballate di carattere sociale (“Vita sociale”, “Hobby”, “Giornali femminili” e altre ancora), che verranno pubblicati però solo dopo la sua morte.

Nel 1966 firma un contratto con la RCA, per la quale pubblica un album (“Tenco”) e due singoli, “Un giorno dopo l’altro” e “Lontano, lontano”. Nello stesso anno nasce la relazione con la cantante Dalida. Nel 1967 partecipa allo sfortunato Festival di Sanremo che acuirà una già profonda crisi interiore che il sensibile cantante covava da tempo. Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967 Luigi Tenco, il tenebroso cantautore genovese, si tolse la vita dopo essere stato eliminato da Sanremo, il Festival della canzone italiana. Tenco aveva presentato “Ciao amore ciao”, un brano di aspro contenuto sociale che non poteva piacere alla placida platea sanremese e che infatti non arrivò neppure in finale.

Trovato il suo corpo nella camera da letto dell’Hotel Savoy in cui alloggiava, la motivazione ufficiale del suo decesso, vergata d’altronde dallo stesso cantante su un biglietto trovato nella sua stanza, parlava di un’incomprensione della giuria, che bocciava la sua “Ciao amore, ciao” (nell’occasione cantata in coppia con Dalida) per promuovere canzoni di basso livello come “Io, tu e le rose” e “La rivoluzione”. Tuttavia, a distanza ormai di decenni rimangono ancora molti dubbi sulle cause reali della sua morte, salvo il fatto che Tenco, a dare ascolto a chi lo conosceva bene, era indubbiamente lacerato da un lato da una smaniosa ansia di essere riconosciuto come artista dal più ampio pubblico possibile e dall’altra dal desiderio di rimanere “autentico” dal punto di vista artistico, senza cedere a pressioni commerciali o a svilimenti della sua vena poetico-musicale.

Nel mese di dicembre 2005 il procuratore di Sanremo, Mariano Gagliano, ha deciso di riaprire il caso e di riesumare la salma. Nel 2006 l’ipotesi di suicidio è stata però confermata.