ACCADDE OGGI – 25/01/2019

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25 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Immagine correlata25/01/1882 – Nasce a Londra la scrittrice, saggista e attivista britannica Virginia Woolf.

Il padre, sir Leslie Stephen (Foto), è un autore e un critico, mentre la madre è Julia Prinsep-Stephen, modella. Virginia e la sorella Vanessa vengono istruite in casa, mentre i fratelli maschi studiano a scuola e presso l’università di Cambridge. Nella sua giovinezza Virginia è vittima di due gravi episodi che la turbano nel profondo, segnandola inesorabilmente per il resto della sua vita: la tentata violenza sessuale da parte di uno dei suoi fratellastri nel 1888 e la morte della madre, con cui stabilisce un legame affettivo molto forte, avvenuta nel 1895. In queste circostanze soffre di nevrosi, malattia che all’epoca non si può curare con farmaci adeguati. La malattia riduce la sua attività letteraria. La giovane Virginia Stephen diventa a poco più di venti anni una scrittrice molto stimata, che collabora con il Times Litterary Supplement e che insegna storia nel Collegio di Morley.

Nel 1904 muore il padre e la scrittrice è libera di manifestare tutto il suo estro creativo nella sua attività. Insieme al fratello Thoby e alla sorella Vanessa lascia la casa natale per trasferirsi nel quartiere di Bloomsbury. In quell’anno la scrittrice inglese prende parte così alla fondazione del Bloomsbury set, un gruppo di intellettuali che domineranno la vita culturale inglese per circa un trentennio. Gli incontri tra gli intellettuali inglesi si tengono ogni giovedì sera e si discute di politica, arte e storia. In questi anni dà ripetizioni alle operaie la sera in un collegio di periferia e medita nei gruppi delle suffragette. Nel 1912 sposa Leonard Woolf, teorico politico. Nonostante la sua grandezza letteraria e la stesura del suo primo racconto, “The Voyage Out”, Virginia Woolf continua ad avere numerose crisi psichiche ed è colpita da una grande depressione da cui fatica a riprendersi e che la porta a un tentativo di suicidio. Tre anni dopo la scrittrice realizza il brillante romanzo “La crociera”, legato alla tradizione letteraria ottocentesca e alle innumerevoli letture illuministiche fatte in giovinezza nella biblioteca paterna.

Nel 1917, insieme al marito Leonard, apre la casa editrice Hogarth Press con cui pubblica le opere di nuovi talenti letterari come Katherine Mansfield e T. S. Eliot. Due anni dopo Virginia Woolf scrive e pubblica prima il romanzo “Kew Gardens” e successivamente “Notte e giorno”; quest’ultima opera viene accolta con grande entusiasmo dalla critica letteraria londinese. Nel 1925 realizza uno dei suoi principali capolavori letterari, “La signora Dalloway”, che racconta la storia di Clarissa Dalloway, una donna che cerca di realizzare una festa. Parallelamente è raccontata la vicenda di Septimus Warren Smith, un reduce della prima guerra mondiale, molto provato psicologicamente. Nel 1927 scrive “Gita al faro”, considerato dalla critica come uno dei romanzi più belli di Virginia Woolf. Gita al faro sembra l’autobiografia della romanziera, infatti, i sette protagonisti del libro sembrano rappresentare Virginia e i suoi fratelli alle prese con le vicende quotidiane. Un anno dopo realizza “l’Orlando”, in cui si narra la storia di Victoria Sackville-West. In questo periodo l’autrice milita nel movimento femminista inglese, battendosi per il suffragio femminile.

Nel 1929 scrive il romanzo “Una stanza per sé” in cui analizza la discriminazione femminile attraverso il personaggio, da lei ideato, Judith. Questa, nel ruolo della sorella di William Shakespeare, è una donna dotata di grandi capacità che vengono però limitate dal pregiudizio dell’epoca. Nel libro si ricorda anche come personaggi letterari femminili quali Jane Austen, le sorelle Brontë, Aphra Ben e George Eliot siano riuscite a emanciparsi dai pregiudizi sociali dell’epoca. La sua attività letteraria prosegue, tra il 1931 e il 1938, con la stesura dell’opera “The Waves”, seguita da “The Years” e “Le tre ghinee”; in quest’ultimo racconto descrive la figura dominante dell’uomo nella storia contemporanea. L’opera segue una struttura epistolare in cui la Woolf dà risposte in merito ad argomenti politici, etici e culturali. Nel libro inoltre viene affrontato il tema della guerra. L’ultima opera realizzata e pubblicata da Virginia Woolf, scritta nel corso del secondo conflitto mondiale, si intitola “Tra un atto e l’altro”.

Colpita ancora una volta dalle sue crisi depressive, che diventano via via più acute, non riesce a vivere momenti di serenità. Il 28 marzo 1941 Virginia Woolf decide di porre fine alla sua esistenza, suicidandosi per annegamento nel fiume Ouse, non lontano dalla sua abitazione.

 

Risultati immagini per giorgio gaber25/01/1939 – Nasce a Milano il cantautore, commediografo, regista teatrale e attore teatrale Giorgio Gaberscik, meglio noto con lo pseudonimo di Giorgio Gaber.

Da adolescente, per curare il braccio sinistro colpito da paralisi, a 15 anni inizia a suonare la chitarra. Dopo aver conseguito il diploma in ragioneria frequenta la facoltà di Economia e Commercio alla Bocconi pagandosi gli studi con i guadagni provenienti dalle serate in cui suona al Santa Tecla, famoso locale milanese. Conoscerà qui Adriano Celentano, Enzo Jannacci e Mogol; quest’ultimo lo invita alla Ricordi per un’audizione: è lo stesso Ricordi a proporgli di incidere un disco. Comincia una brillante carriera con “Ciao, ti dirò”, scritta con Luigi Tenco. Sono degli anni successivi le indimenticabili “Non arrossire”, “Le nostre serate”, “Le strade di notte”, “Il Riccardo”, “Trani a gogò”, “La ballata del Cerruti”, “Torpedo blu”, “Barbera e champagne”. Nel 1965 sposa Ombretta Colli. Partecipa inoltre a quattro edizioni del Festival di Sanremo (con “Benzina e cerini”, 1961; “Così felice”, 1964; “Mai mai mai Valentina”, 1966; “E allora dai”, 1967), oltre a condurre vari spettacoli televisivi; nell’edizione 1969 di “Canzonissima” propone “Com’è bella la città”, uno dei primi brani che lasciano intravedere il successivo cambio di passo.

Nello stesso periodo, il Piccolo Teatro di Milano gli offre la possibilità di allestire un recital, “Il signor G”, il primo di una lunga serie di spettacoli musicali portati in teatro che, alternando canzoni a monologhi, trasportano lo spettatore in una atmosfera che sa di sociale, politica, amore, sofferenza e speranza, il tutto condito da un’ironia tutta particolare, che smuove risate ma anche la coscienza. Far finta di essere sani (1972), Libertà obbligatoria (1976), Polli d’allevamento (1978), Il grigio (1989), E pensare che c’era il pensiero (1995), Un’idiozia conquistata a fatica (1998) sono i suoi lavori più significativi. Dopo gli album dedicati esclusivamente alla registrazione integrale dei suoi spettacoli, torna al mercato discografico ufficiale con l’album “La mia generazione ha perso” (2001) che include il singolo “Destra-Sinistra”: ironico, con le solite graffianti insinuazioni, è un brano decisamente attuale, visto il periodo pre-elettorale in cui esce.

Scompare il giorno 1 gennaio del 2003, all’età di 63 anni, stroncato da una lunga malattia nella sua villa di Montemagno a Versilia, dove si era recato per trascorrere il Natale accanto alla moglie e alla figlia Dalia. Il 24 gennaio dello stesso anno uscirà, quasi come un testamento artistico, “Io non mi sento italiano”, l’ultimo lavoro dell’indimenticabile artista.

 

Risultati immagini per ava gardner25/01/1990 – Muore a Londra l’attrice statunitense Ava Gardner.

Nata il 24 dicembre 1922 a Grabtown, cittadina rurale nel North Carolina, è l’ultima dei sette figli di Jonas Bailey e di Mary Elisabeth Gardner. La sua famiglia fatica non poco a tirare avanti durante gli anni della Grande Depressione, soprattutto dopo la morte del padre. Terminate le scuole superiori, frequenta l’Atlantic Christian College di Wilson per diventare segretaria di azienda. Ma il futuro ha in serbo per lei ben altri traguardi. Una sua fotografia, scattata dal cognato Larry Tarr ed esposta in una vetrina, viene notata da un agente cinematografico, che si mette subito sulle tracce di quella splendida ragazza. Quando sta per debuttare sullo schermo (Maschere di lusso, Robert Z. Leonard, 1942), conosce un giovane divo di Hollywood, l’esuberante Mickey Rooney, che sposa nel gennaio del 1942 e da cui divorzierà l’anno dopo. E’ proprio lui ad insegnarle i trucchi del mestiere, mentre lei sta collezionando una lunga serie di fugaci apparizioni.

Nel 1946 ha l’occasione di sfoggiare l’arte della sua seduzione ai danni di un debuttante d’eccezione, Burt Lancaster (I gangsters, Robert Siodmak, 1946). All’epoca è sposata con il clarinettista Artie Shaw, l’uomo grazie al quale arricchisce la sua (scarsa) cultura, scopre il mondo delle corride e la magia dei romanzi di Ernest Hemingway, spesso adattati per il grande schermo. Dopo I gangsters, apparirà spesso in film tratti dalle sue opere, come Le nevi del Kilimangiaro (Henry King, 1952) e Il sole sorgerà ancora (Henry King, 1957). Divorziata da Shaw, nonostante abbia migliorato la dizione e si sia impegnata a seguire corsi di recitazione, il cinema continua a riservarle qualche delusione. Per Show Boat (George Sidney, 1951) è felice di incidere delle canzoni, ma alla fine i produttori preferiscono doppiarla con la soprano Annette Warren. In compenso quei dischi andranno a ruba per molto tempo. Sempre meno, comunque, di quelli del terzo marito. Con Frank Sinatra si sposa a Filadelfia il 7 novembre 1951, di fronte a una folla di fotografi e giornalisti che conoscono ogni minimo dettaglio del loro burrascoso fidanzamento. Mentre sta girando in Africa Mogambo (John Ford, 1953), perde il bambino che sta aspettando da lui. In seguito, qualcuno dirà che fu lei stessa a non volere quel figlio dopo che la loro unione era andata definitivamente a rotoli.

Stabilitasi in Spagna, durante la lavorazione de La contessa scalza (Joseph L. Mankiewicz, 1954) impara a ballare il flamenco, s’innamora del torero Miguel Dominguin e diventa amica di Hemingway, da lei ribattezzato familiarmente “Papa”. Nel 1957 divorzia da Sinatra e si lega sentimentalmente a Walter Chiari, suo partner ne La capannina (Mark Robson, 1957). A dispetto della sua fama di donna inquieta e capricciosa, il poeta inglese Robert Graves le dedica questa versi :”Lei parla sempre con la sua voce. Anche con gli estranei. E’ selvaggia ed ingenua, fedele all’amore, malgrado ogni fallimento.” Proprio come Maxine Faulk di La notte dell’iguana (John Huston, 1965), una delle migliori interpretazioni di tutta la sua carriera. Nella maturità, l’alcool aggredisce la sua regale bellezza, ma John Huston le offre ancora ruoli leggendari (La Bibbia, 1966 e L’uomo dai sette capestri, 1972).

Nella seconda metà degli anni ’70 dirada notevolmente la sua attività e si stabilisce definitivamente a Londra, in un grande appartamento che condivide solo con una fedele governante e l’adorato cagnolino Morgan. Nel 1984 la troviamo dentro i pepli di Agrippina, figura nel kolossal televisivo ‘A.D.-Anno Domini’ (Stuart Cooper). Semiparalizzata per un colpo apoplettico, muore a Londra il 25 gennaio 1990.