ACCADDE OGGI – 24/02/2019

ACCADDE OGGI – 24/02/2019

24 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per fanfulla da lodi24/02/1525 – Muore a Terracina, in provincia di Latina, il condottiero noto come Fanfulla da Lodi.

Tito, Bartolo, Bartolomeo, Bartolomeo Giovenale, Giovanni Bartolomeo da Lodi (questi i suoi più probabili nomi) nacque presumibilmente tra il 1470 e il 1480: infatti aveva già raggiunto la notorietà come uomo d’armi nel 1503, al momento della disfida di Barletta. Tre città rivendicano il merito di avergli dato i natali, Ferrara, Parma e Lodi (per la precisione un piccolo centro a sudest di Lodi, Biasasco), e ciò ha dato origine a discussioni di carattere puramente campanilistico. Incline al mestiere di soldato, Fanfulla ben presto entrò nelle compagnie di ventura.  Tranne la partecipazione alla disfida di Barletta, le sue vicende biografiche sono ricostruibili solo con approssimazione, data la discordanza delle fonti. Il primo fatto d’arme al quale pare partecipasse fu nel 1494 la guerra contro Pisa, che, approfittando della discesa di Carlo VIII, si era ribellata a Firenze. Ludovico il Moro inviò in aiuto dei Fiorentini un contingente di truppe al comando di Fracasso Sanseverino; vi militava anche Fanfulla che, pare, in questa occasione ebbe a scontrarsi vivacemente con Paolo Vitelli, comandante delle truppe fiorentine, per questioni riguardanti la conduzione delle operazioni.

Passò poi al servizio di Prospero Colonna, comandante delle truppe italiane che combattevano sotto le insegne della Spagna contro la Francia per il possesso del Regno di Napoli. Nel corso della campagna in Puglia contro i Francesi fu tra i tredici campioni italiani che il 13 febbraio 1503, agli ordini di Ettore Fieramosca, affrontarono nella disfida di Barletta altrettanti francesi. Secondo alcuni storici Fanfulla ebbe un ruolo decisivo nello scontro.  Fanfulla continuò a combattere negli anni successivi nella compagnia del duca di Termoli, prendendo parte alle battaglie di Cerignola e di Gaeta. Nel 1518 era a Napoli, dove partecipò a una sfilata di genti d’arme del Regno. Fatto prigioniero a Ravenna, fu poi fino al 1525 nella compagnia del conte di Provenza con la rispettabile paga di 200 scudi all’anno.

Varie sono le versioni sulla sua morte. La più improbabile, per motivi di cronologia, lo vuole caduto nella battaglia di Marciano il 2 agosto 1554; un’altra lo dice morto in Lombardia dopo il 1524; secondo la cronaca, perduta, di Fabio Vecchioni, sarebbe scomparso nel 1525 nella pianura di Terracina.

La figura di Fanfulla, più leggendaria che storica, assurta a simbolo del valore nazionale, ha ispirato varie opere d’arte. La più nota è l’Ettore Fieramosca di Massimo d’Azeglio, che ci presenta un Fanfulla secondo solo al Fieramosca per eroismo e coraggio. Un altorilievo di G. Bianchi, Fanfulla che scavalca un francese, è conservato in S. Giovanni alle Vigne a Lodi. Nel 1913 E. Nulli scrisse un Fanfulla da Lodi rappresentato a Bologna da E. Zacconi; A. Colantuoni scrisse un Fanfulla, musicato da A. Parelli e rappresentato nel 1921 a Trieste. Dal gennaio 1846 al luglio 1847 venne pubblicato a Firenze un quotidiano intitolato Il Fanfulla, risorto poi nel 1870, e nel 1879 Il Fanfulla della Domenica, supplemento letterario del primo. Con l’avvento della Sinistra al potere si caratterizzò come giornale di opposizione. Dalla seconda annata, sotto il titolo recava un’incisione, Fanfulla, uno dei tredici di Barletta, disegnata da Massimo d’Azeglio.

 

Risultati immagini per chester nimitz24/02/1885 – Nasce a Fredericksburg, negli Stati Uniti, l’ammiraglio statunitense Chester William Nimitz.

Nato in Texas da famiglia tedesca, si diplomò all’accademia navale nel 1905 e prestò servizio nella prima guerra mondiale in un sommergibile. Nel 1905 ebbe luogo la guerra russo-giapponese e C.W. Nimitz sviluppò una profonda ammirazione per l’ammiraglio Tōgō Heihachirō, vincitore della battaglia di Tsushima, e quando la sua nave ammiraglia, la corazzata Mikasa, divenuta una nave museo, venne danneggiata durante la II G. M. lui inviò un contributo in danaro. Promosso ad ammiraglio, si ritrovò a dover ricostruire un’intera forza navale spazzata via dai giapponesi a Pearl Harbor e passò così alla storia come l’uomo che sconfisse in soli quattro anni una forza navale nemica nettamente superiore, all’inizio del conflitto, come numero di uomini e armamenti.

Fu spesso in conflitto con Douglas MacArthur, del quale non condivideva la tattica da adottare nell’Oceano pacifico. La sua strategia di attacco al Giappone prevedeva un attacco diretto attraverso ripetuti sbarchi nei piccoli atolli che separavano le Hawaii dall’arcipelago giapponese, mentre MacArthur insisteva su una linea di avanzata più meridionale, che passasse anche dalle Filippine. L’avanzata su due fronti mise comunque in crisi le forze giapponesi, incapaci di arginare due flotte nello stesso momento. Applicando la Leapfrogging strategy dal 1942 al 1945, pianificò nei minimi dettagli le battaglie aeronavali del Mar dei Coralli e delle Midway, l’invasione delle Gilbert, di Guam e le battaglie di Iwo Jima e Okinawa.

Gli sono dedicati numerosi memorial, oltre a strade, biblioteche, una fondazione e la portaerei a propulsione nucleare USS Nimitz. Ebbe quattro figli dalla moglie Catherine.

 

Risultati immagini per alberto sordi24/02/2003 – Muore a Roma l’attore, regista, comico, sceneggiatore, compositore, cantante e doppiatore Alberto Sordi.

L’Albertone nazionale, uno dei più popolari attori del cinema italiano, nasce a Roma il 15 giugno 1920, nel cuore di Trastevere, da Pietro Sordi direttore d’orchestra e concertista presso il teatro dell’opera di Roma, e Maria Righetti, insegnante. Nel corso della sua carriera ultracinquantennale ha recitato in circa 150 film. La sua avventura artistica è cominciata con alcuni programmi radiofonici popolari e lavorando come doppiatore. Sin dal 1936 affronta diversi campi dello spettacolo: fantasista, comparsa in alcuni film, imitatore da avanspettacolo, boy di rivista e appunto doppiatore. In quegli anni vince il concorso della MGM come doppiatore dell’allora sconosciuto “Ollio” americano, caratterizzandolo in modo inconfondibile con la sua originalissima voce e cadenza.

Nel 1942 è il protagonista de “I tre aquilotti”, di Mario Mattoli e nel frattempo si afferma sempre più nel mondo della rivista di varietà, di gran lunga lo spettacolo teatrale più seguito dagli italiani anche negli anni drammatici e tristi della guerra. Nel 1943 è al “Quirino” di Roma con “Ritorna Za-Bum”, scritto da Marcello Marchesi con la regia di Mattoli. L’anno dopo segue il debutto al “Quattro Fontane” con “Sai che ti dico?”, sempre di Marchesi con regia di Mattoli. Successivamente prende parte alla rivista “Imputati alziamoci!” di Michele Galdieri ed il suo nome appare per la prima volta in grande nei manifesti dello spettacolo. Il suo debutto nel mondo della televisione risale al 1948, quando, presentato alla neonata Rai dalla scrittrice Alba de Cespedes, conduce un programma di cui è anche autore, “Vi parla Alberto Sordi”. Con l’occasione incide anche per la Fonit alcune canzonette da lui scritte, tra cui “Nonnetta”, “Il carcerato”, “Il gatto” e “Il milionario”. Grazie a queste esperienze ha dato vita a personaggi come il signor Coso, Mario Pio ed il conte Claro (o i celebri “compagnucci della parrocchietta”), personaggi che sono la base primaria della sua grande popolarità e che gli permettono d’interpretare (grazie a De Sica e Zavattini) “Mamma mia, che impressione!” (1951) di Roberto Savarese.

Il 1951 è anche l’anno della grande occasione, del salto di qualità. Passa dalla dimensione delle riviste e dei film leggeri a caratterizzazioni più importanti, soprattutto considerando quelle a fianco di un grande maestro quale Fellini (e Fellini a quel tempo era già “Fellini”). Quest’ultimo, infatti, lo sceglie per la parte del divo dei fotoromanzi ne “Lo sceicco bianco”, un gran successo di pubblico. Malgrado ciò, l’attenzione per il palcoscenico dal vivo non viene meno e continua i suoi spettacoli a fianco di mostri sacri come Wanda Osiris o Garinei e Giovannini (grandi autori di commedie). Vista l’ottima prova offerta ne “Lo sceicco bianco”, Fellini lo richiama per un altro film. Questa volta, però, al di là del prestigio del regista e del richiamo dell’ormai popolare comico, nessuno dei due può immaginarsi che la pellicola che stanno preparando li proietterà direttamente nella storia del cinema, quella con la “S” maiuscola. Nel ’53 esce infatti “I vitelloni”, un caposaldo del cinema di ogni tempo, acclamato da subito da critica e pubblico all’unisono. Qui l’attore inventa una caratterizzazione che diverrà protagonista di molti suoi film: un tipo petulante, malizioso ed ingenuo allo stesso tempo. Sordi è ormai una star, un vero e proprio mattatore del box-office: solo nel ’54 escono tredici film da lui interpretati, fra cui “Un americano a Roma” di Steno, nel quale reinterpreta Nando Moriconi, lo spaccone romano con il mito degli States (l’anno successivo, negli Stati Uniti, a Kansas City, riceverà le chiavi della città e la carica di Governatore onorario come “premio” per la propaganda favorevole all’America promossa dal suo personaggio).

Sempre nel ’54 vince il “Nastro d’argento” come miglior attore non protagonista per “I vitelloni”. Successivamente, Sordi darà vita ad una galleria di ritratti quasi tutti negativi, con l’intento di tratteggiare di volta in volta i difetti più tipici ed evidenti degli italiani, a volte sottolineati con fare benevolo altre volte invece sviluppati attraverso una satira feroce. L’escalation di Sordi continua inarrestabile e avrà il suo apogeo negli anni Sessanta, il periodo d’oro della commedia all’italiana. Fra i riconoscimenti vanno segnalati il “Nastro d’argento” come miglior attore protagonista per “La grande guerra” di Monicelli, il “David di Donatello” per “I magliari” e “Tutti a casa” di Comencini (per cui riceve anche una “Grolla d’oro”), “Globo d’oro” negli Stati Uniti ed “Orso d’oro” a Berlino per “Il diavolo” di Polidoro, senza contare le innumerevoli e magistrali interpretazioni in tantissimi altri film che, nel bene o nel male, hanno segnato il cinema italiano. In un’ipotetica scorsa riassuntiva di tutto questo materiale, quello che ne uscirebbe sarebbe una galleria inesauribile di ritratti, indispensabile per avere un quadro realistico dell’Italia dell’epoca. Nel ’66 Sordi si cimenta anche come regista. Ne scaturisce il film “Fumo di Londra”, che si aggiudica il “David di Donatello”, mentre, due anni dopo, torna a farsi dirigere da altri due maestri della commedia come Zampa e Nanni Loy, rispettivamente nel grottesco “Il medico della mutua” (una satira che metteva all’indice il sistema sanitario nazionale e le sue tare), e nel “Detenuto in attesa di giudizio”.

Ma Sordi è stato un grande e ha potuto esprimere il suo poliedrico talento anche nell’ambito del cinema drammatico. Una prova famosa per intensità è quella di “Un borghese piccolo piccolo”, sempre di Monicelli, che gli valse l’ennesimo “David di Donatello” per l’interpretazione. Ormai le situazioni e i personaggi rappresentati dall’attore sono talmente ampi e vari che egli può legittimamente affermare di aver contribuito fattivamente alla conoscenza storica dell’Italia. Sordi, a proposito ha affermato che “Senza volermi sostituire ai manuali didattici, vorrei dare un contributo alla conoscenza della storia di questo Paese. Non foss’altro perchè, in duecento film, con i miei personaggi ho raccontato tutti i momenti del Novecento”. Nel 1994 dirige, interpreta e sceneggia, insieme al fedele Sonego, “Nestore – L’ultima corsa”. Grazie alla rilevanza delle tematiche affrontate il film è scelto dal Ministero della Pubblica Istruzione per promuovere nelle scuole una campagna di sensibilizzazione sulle problematiche degli anziani e del rispetto degli animali. L’anno successivo al Festival del Cinema di Venezia, dove viene presentato “Romanzo di un giovane povero” di Ettore Scola, riceve il “Leone d’oro” alla carriera. Nel 1997 Los Angeles e San Francisco gli dedicano una rassegna di 24 film che riscuote un grandissimo successo di pubblico. Due anni dopo altro “David di Donatello” per “i sessant’anni di straordinaria” carriera.

Il 15 giugno del 2000, in occasione dei suoi 80 anni, il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, gli cede per un giorno lo “scettro” della città. Altri significativi riconoscimenti gli sono stati assegnati anche da istituzioni accademiche, attraverso l’assegnazione di lauree “honoris causa” in Scienze della Comunicazione (rispettivamente dallo Iulm di Milano e dall’Università di Salerno). La motivazione della laurea milanese recita: “la laurea viene assegnata ad Alberto Sordi per la coerenza di un lavoro che non ha eguali e per l’eccezionale capacità di usare il cinema per comunicare e trasmettere l’ideale storia di valori e costumi dell’Italia moderna dall’inizio del Novecento a oggi”.

Scompare all’età di 82 anni il 25 febbraio 2003 nella sua villa di Roma, dopo una grave malattia durata sei mesi.