ACCADDE OGGI – 23/12/2018

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23 Dicembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per giuseppe tomasi di lampedusa23/12/1896 – Nasce a Palermo lo scrittore italiano Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Duca di Palma di Montechiaro e principe di Lampedusa, Giuseppe è l’unico figlio maschio di Giulio Maria Tomasi e Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò. Egli rimane l’unico figlio in famiglia dopo la morte della sorella Stefania, causata da una difterite. Il giovane rimarrà legato alla madre, donna dalla forte personalità che grande influenza avrà sul futuro scrittore. Non legherà allo stesso modo con il padre, uomo dal carattere freddo e distaccato. Dal punto di vista scolastico, educatrici di Giuseppe – che compie i suoi studi nella sua grande casa di Palermo – sono una maestra, la stessa madre – che insegna al figlio il francese – e la nonna che al piccolo leggeva i romanzi di Emilio Salgari. Nel piccolo teatro della casa di Santa Margherita Belice, dove era solito passare lunghe vacanze, assiste per la prima volta ad una rappresentazione dell’Amleto di Shakespeare, recitato da una compagnia di girovaghi.

A partire dal 1911 Tomasi frequenta il liceo classico a Roma; completerà comunque gli studi a Palermo. Sempre a Roma nel 1915 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza; non terminerà però gli studi. Sempre nel 1911 viene chiamato alle armi: partecipa alla disfatta di Caporetto e viene fatto prigioniero dagli austriaci. Rinchiuso in un campo di concentramento ungherese, riesce a fuggire tornando a piedi in Italia. Viene dimesso dall’esercito con il grado di tenente e fa ritorno in Sicilia, nella sua casa. Da qui alterna al riposo qualche viaggio, sempre in compagnia della madre che mai lo abbandona: nel frattempo compie studi sulle letterature straniere. Nel 1925 si trova a Genova insieme al cugino e poeta palermitano Lucio Piccolo: qui resta per circa sei mesi, collaborando alla rivista letteraria “Le opere e i giorni”.

Nel 1932 sposa a Riga (oggi capitale della Lettonia) la studiosa di psicanalisi Alexandra Wolff Stomersee – detta Licy – di nobile famiglia di origini tedesche. La coppia si traferisce a Palermo presso la madre di Giuseppe Tomasi; ben presto le incomprensioni e l’incompatibilità di carattere tra le due donne fa decidere a Licy di tornare nella sua città. Nel 1934 il padre Giulio Tomasi muore e Giuseppe eredita il titolo nobiliare. Viene richiamato in guerra nel 1940 ma viene presto congedato, perchè a capo dell’azienda agricola ereditata. Si rifugia con la madre a Capo d’Orlando, dove poi Licy li raggiungerà per sfuggire i pericoli della guerra che avanza in tutta Europa. Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1946, Tomasi torna con la moglie a Palermo. Nel 1953 inizia a frequentare un gruppo di giovani intellettuali, dei quali fanno parte Francesco Orlando e Gioacchino Lanza Tomasi. Con quest’ultimo instaura un rapporto affettivo tanto da adottarlo qualche anno dopo.

Tomasi di Lampedusa è spesso ospite presso il cugino Lucio Piccolo: con lui nel 1954 si reca a San Pellegrino Terme per assistere ad un convegno letterario in cui Piccolo era invitato. Qui conosce Eugenio Montale e Maria Bellonci. Pare che sia stato al ritorno da quel viaggio che Tomasi di Lampedusa abbia iniziato a scrivere il suo unico e famoso romanzo: “Il Gattopardo”. Termina l’opera due anni dopo, nel 1956: all’inizio il romanzo non sarebbe stato preso in considerazione dalle varie case editrici a cui sarebbe stato presentato. Il rifiuto di queste avrebbero riempito Tomasi di profonda amarezza. Gli viene diagnosticato un tumore ai polmoni nel 1957: morirà il 23 luglio. Il suo romanzo viene pubblicato postumo nel 1958, non prima che Elena Croce abbia inviato il romanzo a Giorgio Bassani. Quest’ultimo lo fa pubblicare presso la casa editrice Feltrinelli, rimediando all’impressionante errore di giudizio di Elio Vittorini che, per conto della editrice Einaudi, non s’era a suo tempo accorto di aver avuto tra le mani un assoluto capolavoro della letteratura italiana (nel 1959 il romanzo vince il Premio Strega).

Curiosamente, come il suo antenato protagonista de “Il Gattopardo”, Giuseppe Tomasi di Lampedusa muore in una modesta camera d’albergo a Roma, lontano da casa, in un viaggio intrapreso per cure mediche.

 

Risultati immagini per primo transistor23/12/1947 – Viene presentato il primo transistor funzionante della storia.

Il transistor nasce in America alla fine del 1947. E’ frutto di una lunga ricerca condotta presso i Bell Laboratories da Shockley, Bardeen e Brattain, che per questo risultato guadagneranno il premio Nobel nel 1956. La storia comincia negli anni precedenti la II Guerra Mondiale, quando alcuni ricercatori, studiando le caratteristiche del silicio scoprirono l’esistenza di due diversi tipi di semiconduttore, quello di tipo “N” e quello di tipo “P”, a seconda di certe impurità contenute nel reticolo cristallino. Fu subito chiaro che questa ricerca avrebbe potuto condurre a utili applicazioni, tanto che il giovane ricercatore William Shockley ebbe a dichiarare nel 1939: “Sono certo che un amplificatore che faccia uso di semiconduttori al posto dei tubi a vuoto sia in linea di principio possibile”. Sfortunatamente la guerra interruppe le ricerche in questo settore, e fu solo nel 1945 che venne ristabilito presso i Bell Labs un gruppo di lavoro sui semiconduttori, capeggiato da Shockley.

Nei due frenetici anni successivi il gruppo concentrò le sue ricerche sul germanio, invece del silicio utilizzato prima della guerra, e finalmente il 23 dicembre 1947 i tre ricercatori poterono presentare al mondo intero un dispositivo amplificatore completamente nuovo, nella forma di un antiestetico intreccio di fili montati su un supporto di plexiglas. Il nome transistor (combinazione di TRANSconductance varISTOR) fu suggerito da un altro ingegnere dei Bell Labs. Il transistor è composto da un materiale semiconduttore al quale sono applicati tre terminali che lo collegano al circuito esterno. L’applicazione di una tensione elettrica o di una corrente elettrica a due terminali permette di regolare il flusso di corrente che attraversa il dispositivo, e questo permette di amplificare il segnale in ingresso.

Il funzionamento del transistor è basato sulla giunzione p-n, scoperta casualmente da Russell Ohl il 23 febbraio 1939. Le principali funzioni che gli vengono affidate all’interno di un circuito elettronico sono:

  • L’amplificazione di un segnale in entrata.
  • Il funzionamento da interruttore (switcher).

I transistor possono lavorare in maniera individuale oppure essere utilizzati anche in grande numero all’interno dei circuiti integrati. Inoltre, la corrente elettrica o la differenza di potenziale del segnale in uscita da un transistor possono essere anche maggiori delle rispettive grandezze in entrata.

 

Risultati immagini per disastro fiumarella 196123/12/1961 – Avviene l’incidente ferroviario della Fiumarella, presso Catanzaro, che causa la morte di 71 passeggeri, 31 dei quali della comunità di Decollatura.

Il treno, diretto a Catanzaro, era composto dall’automotrice Breda M2.123 e dal rimorchio Breda RA 1006. L’incidente avvenne al passaggio del treno sul viadotto in curva della Fiumarella, circa un’ora dopo la partenza dalla stazione di Soveria Mannelli avvenuta alle ore 6:43. Il rimorchio deragliò dal binario e, a causa della rottura del gancio di trazione di tipo tranviario, staccandosi dall’automotrice, precipitò nel torrente sottostante dopo un volo di circa 47 metri. All’interno del mezzo c’erano 99 passeggeri dei quali un gran numero era costituito da studenti: 69 di essi morirono nell’impatto o nelle ore seguenti, altri 2 pochi giorni dopo in ospedale. 28 risultarono feriti più o meno gravemente.

L’incidente scatenò un acceso dibattito parlamentare, che portò il Governo (con la legge 1855 del 23 dicembre 1963 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 337 del 30 dicembre 1963) a revocare la concessione alla Mediterranea Calabro Lucane, istituendo la gestione commissariale governativa delle Ferrovie Calabro Lucane. Il traffico ferroviario rimase interrotto per alcuni anni e sostituito tra Soveria Mannelli e Catanzaro da autoservizio. A Decollatura, luogo di origine di un buon numero di vittime, venne eretto un monumento a ricordo. Venne avviata un’inchiesta ministeriale istituendo una commissione apposita. L’inchiesta giudiziaria venne guidata dal Procuratore della Repubblica, Luigi Ammirati, che il 27 dicembre spiccò il mandato di cattura per il macchinista Ciro Miceli e per il capotreno Luigi Aristodemo con l’imputazione di disastro, omicidio plurimo e lesioni colpose.

Le conclusioni a cui giunse la commissione di inchiesta confermarono che il deragliamento e la successiva rottura del gancio di trazione erano stati provocati dalla velocità eccessiva (63 km/h) rispetto ai 35 km/h consentiti rispetto alle cattive condizioni dell’armamento nel tratto in questione. Il 2 aprile 1966 il tribunale di Catanzaro condannò a 10 anni di reclusione il macchinista, ritenuto colpevole per eccesso di velocità; la difesa del macchinista aveva sostenuto che fosse avvenuto a causa di cattivo funzionamento dei freni.