ACCADDE OGGI – 23/02/2019

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23 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per BIBBIA DI GUTENBERG23/02/1455 – Viene pubblicata la Bibbia di Gutenberg, il primo libro occidentale stampato con caratteri mobili.

Realizzata a Magonza a partire dal 23 febbraio 1453 nell’officina tipografica di Johannes Gutenberg (coadiuvato dall’incisore Peter Schöffer), la bibbia di Gutenberg si compone di due volumi in folio di 322 e 319 fogli (per un totale di 641 fogli, ovvero 1282 pagine). Riproduce il testo della Vulgata, la bibbia latina tradotta da san Gerolamo nel V secolo: l’Antico Testamento occupa il primo volume e una parte del secondo, che contiene anche tutto il Nuovo Testamento. Gutenberg ideò tipi di carattere che imitavano la scrittura gotica, la più usata all’epoca in Germania. Quaranta copie furono stampate su pergamena; 140 su carta di canapa, importata dall’Italia. Il lavoro si protrasse per tre anni, concludendosi nel 1455.

Venduta per sottoscrizione, questa bibbia latina fu originariamente acquistata da istituzioni religiose, soprattutto monasteri. Dei 180 esemplari originali, 49 si sono conservati e alcune pagine sciolte si trovano in alcune biblioteche, come quella del museo Correr di Venezia o la biblioteca municipale di Colmar. La maggior parte degli esemplari si trova in Germania. In Francia, la Bibliothèque nationale de France ne possiede tre copie su pergamena, e la Biblioteca Mazzarino una copia su carta. In Svizzera, la Fondazione Martin Bodmer espone permanentemente il suo esemplare vicino a Ginevra. Per collaudare il suo torchio tipografico e i suoi caratteri mobili in lega metallica, Gutenberg cominciò, attorno al 1450, a comporre dei testi che riproduceva su pagine di carta in fibra di canapa, poi intraprese la stampa di piccoli libriccini, come la grammatica latina di Donato.

L’essenza della lavorazione è manuale. Per comporre ciascuna linea di testo, occorre selezionare a uno a uno i caratteri (in rilievo e invertiti) corrispondenti alle lettere delle parole e posizionarli in una «forma» speciale, situata sul piano della pressa. Una volta che tutte le linee sono state composte, la forma è ricoperta d’inchiostro con l’aiuto di pennelli di crine di cavallo. Si posiziona quindi una pagina di carta preventivamente inumidita, che una tavola di legno, la «platina», comprime sotto l’azione di una vite in legno. Il numero di presse presenti nella tipografia di Gutenberg resta sconosciuto, ma la quantità delle pagine stampate lascia pensare che ne abbia utilizzate più di una. Le presse erano manovrate da due operai, ed è possibile che la tipografia impiegasse fino a dodici operai. Ad essi vanno aggiunte le persone impiegate per i caratteri, l’inchiostratura, la preparazione dei fogli di carta, la piegatura e così via, per un totale che può ragionevolmente ammontare a venti persone.

La realizzazione delle 180 copie della Bibbia durò tre anni, un periodo in cui un amanuense avrebbe portato a termine la riproduzione di una sola Bibbia

 

Risultati immagini per STAN LAUREL23/02/1965 – Muore a Santa Monica, negli Stati Uniti, l’attore, comico, regista, produttore cinematografico e sceneggiatore britannico naturalizzato statunitense Arthur Stanley Jefferson, meglio noto come Stan Laurel.

Laurel (Stanlio in Italia), nasce ad Ulverston, nel Lancashire (Gran Bretagna), il 16 giugno del 1890. Il padre, produttore, attore e commediografo, Arthur J. Jefferson era il proprietario del Jefferson Theatre Group e una delle sue attrici era la bella Madge Metcalfe (che in seguito divenne sua moglie). Quando il gruppo teatrale si trovò in difficoltà, la coppia andò a vivere con i genitori di Madge ad Ulverstone, nel Lancashire settentrionale a nord di Morecambe Bay, dove Arthur Stanley Jefferson nacque, il 16 giugno del 1890, cinque anni dopo il fratello Gordon. Più tardi, i genitori di Stan, gli diedero una sorellina di nome Beatrice nata, però, a North Shields dove, nel frattempo, la famiglia si era trasferita. Qui, il padre di Stan fu nominato direttore del Royal Theatre. Jefferson divenne ben presto uno dei più famosi impresari del nord dell’Inghilterra, così come il proprietario di una catena di teatri e direttore amministrativo della North British Animated Picture Company. Il giovane Stan era particolarmente affascinato dall’ambiente teatrale, dove trascorreva la maggior parte del suo tempo libero.

Quando fu spedito a studiare in un, da lui odiato, collegio a Bishop Auckland, sfruttava ogni opportunità per visitare il teatro di suo padre a North Shields, distante dal collegio una trentina di miglia. I risultati negativi, in termini di studio non si fecero attendere ma il padre del futuro comico non fece nulla per scoraggiare in lui l’amore per il teatro, nella segreta speranza che un giorno l’avrebbe sostituito nel campo della gestione e amministrazione teatrale. Dopo che il genitore perse una gran parte dei suoi averi in un infelice investimento nel New Theatre Royal a Blythe, vendette tutti i suoi teatri per andare a dirigere, nel 1905, il famoso Metropole Theatre di Glasgow. Stan, allora sedicenne, abbandonò gli studi per lavorare a tempo pieno nel botteghino del teatro ma, la sua vera ambizione era quella di lavorare sul palco, cosa che, dopo innumerevoli insistenze, puntualmente avvenne anche se con risultati davvero poco lusinghieri. Ma la testardaggine di Laurel era leggendaria e, malgrado i deboli riscontri, continuò per la sua strada.

Non molto tempo dopo, iniziò una tournée in Inghilterra con il Levy e Cardwell’s Pantomimes, nello spettacolo Sleeping Beauty. Con la paga di una sterlina a settimana, lavorava come direttore di scena e recitava nella parte di un “Golliwog”, un bambolotto negro grottesco. Dopo questi inizi, il primo grosso “colpo”, gli capitò quando gli venne offerta la possibilità di lavorare con la compagnia teatrale più famosa del paese, quella di Fred Karno, la cui stella sarebbe ben presto diventato Charlie Spencer Chaplin. Con la compagnia di Karno fece diversi spettacoli e non era facile emergere in un ambiente così saturo di talenti. Ad ogni modo, Laurel mostrava eccezionali qualità mimiche, riconosciute peraltro dal grande Marcel Marceau, che anni dopo ebbe motivo di scrivere: “Stan Laurel è stato uno dei più grandi mimi del nostro tempo.” Aveva trovato la sua strada. Nel 1912 finito il contratto con Karno, come sostituto di Chaplin, Stan decide di tentare la fortuna negli USA. Nel 1916 prende moglie e nello stesso periodo cambia il proprio cognome da Jefferson a Laurel (unico motivo la superstizione: Stan Jefferson è lungo precisamente tredici lettere!). Nel 1917 viene notato da un piccolo produttore che gli permette di girare il primo film “Nuts in May”. Sempre nel 1917 Laurel si trova a girare “Lucky Dog” nel quale incontra il giovane Hardy.

Nel 1926 Stan Laurel, nel ruolo di regista, gira “Get’em Young” dove Oliver è uno degli attori. Il film non parte molto bene, visto che Oliver si ustiona e viene sostituito ,per volere di Roach, dallo stesso Stan che in questo modo perde la regia. Nel 1927, però, nascono i primi lavori della coppia Laurel & Hardy, anche se sono ancora ben lontani dall’essere protagonisti della pellicola. Il primo film ufficiale della coppia è “Putting Pants on Philip”, anche se in questa pellicola non ritroviamo le caratterizzazioni dei personaggi a noi noti. Da questo momento comincia il ferreo sodalizio con Hardy. Gli anni d’oro finiscono verso il 1940, quando cessa il rapporto con gli Studi Roach e Laurel & Hardy si rivolgono alla Metro e alla Fox; grandi case cinematografiche che non lasciano alla coppia molto controllo sulle pellicole. Il successo in America comincia a calare e così Stan ed Ollie si recano in Europa, dove la loro fama è ancora grandissima; il successo è immediato. Proprio in Europa girano l’ultimo film “Atollo K” una coproduzione italo-francese che purtroppo si rivela un fiasco (fra l’altro, durante le riprese Stan viene colto da un brutto malore).

Nel 1955 il figlio di Hal Roach ha l’idea di riproporre la coppia in una serie di comiche per la TV… ma la salute dei due attori è pessima. Nel 1957 il 7 Agosto, all’età di 65 anni muore Oliver Hardy e con lui una coppia irripetibile; Stan ne rimane sconvolto. Negli ultimi anni della sua vita Stan viene gratificato con l’Oscar, ma si dispiace che il povero Ollie non possa vedere quel magnifico riconoscimento. Il 23 febbraio 1965 all’età di settantacinque anni Stan Laurel, e con lui la sua irripetibile maschera, si spegne.

 

Immagine correlata23/02/1986 – Muore a Napoli l’attore, comico e cantante Nino Taranto.

Nato a Napoli il 28 agosto 1907 in una famiglia piccolo-borghese, Nino Taranto cominciò sin da piccolissimo ad appassionarsi alla canzone napoletana e già a tre anni intratteneva i clienti della bottega di sarto del nonno materno, canticchiando canzoncine del repertorio comico. Nel giro di pochissimi anni, attraverso una dura gavetta, entrò nella compagnia Cafiero-Fumo e poi in compagnie di varietà come cantante-macchiettista. Successivamente si dedicò al teatro ed alla rivista recitando con le maggiori protagoniste di quegli anni, tra cui Anna Fougez, Titina De Filippo e Dolores Palumbo, e con successo si impegnò anche in difficili ruoli del teatro di prosa, fino alle ultime apparizioni, già anziano, accanto a Luisa Conte. Il grande pubblico però conosce essenzialmente Nino Taranto come comico di grande spessore artistico, ineguagliabile spalla di Totò in numerosi film, tra cui Totò contro i quattro, Il monaco di Monza e il divertentissimo Totòtruffa ’62 dove veste i panni dell’improbabile moglie di Fidel Castro, interpretato da Totò.

Cantante spiritoso ed arguto, Taranto fu anche interprete ineguagliabile dei più noti testi di Pisano e Ciuffi, tra cui Agata, Mazza Pezza e Pizzo, M’aggia curà e la notissima Ciccio Formaggio, il cui protagonista indossava la famosa paglietta, con i pizzi tagliati dalla dispettosa compagna Luisa, che divenne poi il suo copricapo di scena, come la famosa bombetta di Totò. Nella sua casa di Parco Grifeo Nino Taranto visse gli ultimi anni della sua vita, tra mobili antichi e tanti ricordi di una vita vissuta sul palcoscenico. Di qui ammirava il golfo di Napoli, la sua Napoli dove solo si sentiva davvero bene, come amava ripetere; e fu per questo motivo uno dei pochi artisti a non lasciare mai la propria città. Nino Taranto seppe certamente adeguarsi al progresso ed ai tempi moderni, dimostrandosi versatile in tutti i campi dello spettacolo, dalla radio, al teatro, dal cinema alla televisione, e proprio la RAI nel 1984 gli dedicò il ‘Nino Taranto Show’, per celebrare questo importante protagonista dell’Italia del novecento.

Nino Taranto morì a Napoli, all’età di settantanove anni, nel 1986, lasciando un grande rimpianto nel suo affezionatissimo pubblico che lo amava con grande affetto e rispetto. A tale proposito è significativo ricordare un episodio che rende bene l’idea del profondo legame tra Nino Taranto e i napoletani: si racconta che durante i funerali di Totò, di cui egli era stato grande amico oltre che collega, l’attore era seduto nella macchina che seguiva il corteo e piangeva disperato, la folla se ne accorse e, dopo aver circondato la vettura, cominciò a rassicurarlo dicendogli: ‘Commendatò nun ve preoccupate, vò facimmo pure a vuie!!’. Divertito da questa singolare testimonianza di affetto del suo pubblico Nino Taranto non potette fare altro che un paio di scaramantiche e napoletanissime corna!