ACCADDE OGGI – 21/02/2019

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21 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per BARUCH SPINOZA21/02/1677 – Muore a L’Aia, nei Paesi Bassi, il filosofo olandese Baruch Spinoza.

Spinoza nasce ad Amsterdam il giorno 24 novembre 1632 da genitori di religione ebraica, divenuti poi marrani, ebrei forzati a convertirsi al cristianesimo. La famiglia ha origini spagnole e si era stabilita dapprima in Portogallo, poi era fuggita in Olanda in seguito alle pressioni dell’intolleranza religiosa cattolica seguita all’annessione del Portogallo da parte della Spagna. Il padre Michael Spinoza era un mercante. La madre Hanna Debora, seconda moglie di Michael, muore il 5 novembre 1638, quando il piccolo Baruch ha solo sei anni. Inizialmente Baruch viene educato nella comunità ebraica sefardita di Amsterdam, presso la scuola Talmud Torah. Completerà la sua educazione presso un libero pensatore di formazione cattolica. Studia la lingua ebraica e i testi biblici, ma anche il pensiero di filosofi a lui contemporanei come Bacone, Cartesio ed Hobbes, oltre ai classici latini e la scolastica medievale.

L’ambiente ebraico in cui Spinoza cresce non è meno chiuso e conservatore di altri rigidi ambienti religiosi ortodossi, e in questo contesto nel 1656 Baruch Spinoza viene scomunicato per “eresie praticate ed insegnate”. Viene espulso dalla comunità e gli viene proibito di frequentare la sinagoga. I parenti lo allontanano, tanto che la sorella tenta di diseredarlo, e rischia addirittura la vita quando un parente fanatico tenta di accoltellarlo. Spinoza lascia Amsterdam e si stabilisce nel villaggio di Rijnsburg, nei pressi di Leyda, per sistemarsi infine a L’Aia. Per osservare il precetto rabbinico che voleva imparasse un mestiere manuale, Spinoza era diventato molatore e tagliatore di lenti ottiche; è con questa professione che riesce a mantenere una certa indipendenza economica, almeno sufficiente da rifiutare gli aiuti in denaro e gli incarichi che gli venivano richiesti, come ad esempio quello del 1673, in cui rifiuta di insegnare all’Università di Heidelberg. Questa scelta di Spinoza è volta per lui a salvaguardare la sua libertà di pensiero.

Giovanissimo, all’età di 29 anni e dopo la drammatica esperienza dell’espulsione dalla comunità, Spinoza pubblica i “Principi della filosofia di Cartesio” con una appendice di “Pensieri Metafisici”, opere che gli procurano la fama di esegeta della filosofia cartesiana. Nel 1661 aveva formato già una cerchia di amici e discepoli con i quali intratteneva un ricco scambio epistolare, che sarebbe stata poi una preziosa fonte sullo sviluppo del proprio pensiero filosofico. Spinoza inizia così la scrittura dell'”Ethica more geometrico demonstrata” a Rijnsburg; tenta di pubblicarla una prima volta nel 1664 con il titolo di “Methodus inveniendi argumenta redatta ordine et tenore geometrico”, adottando sistematicamente il metodo geometrico per la dimostrazione. L’opera vedrà però la luce solo dopo la sua morte, inserita nella raccolta dal titolo “Opera Posthuma” (1677), tanto voluta e messa a punto dai suoi discepoli a pochi mesi dalla scomparsa di Spinoza. L'”Opera Posthuma” comprende anche il “Trattato sull’emendazione dell’intelletto”, il “Trattato Teologico-Politico”, l’ “Epistolario” e una grammatica ebraica, il “Compendium grammatices linguae hebreae”. Intanto nel 1670 pubblica come anonimo il “Trattato Teologico-Politico” (Tractatus theologico-politicus), opera che suscita un clamore ed uno sdegno generali: lo scritto presenta infatti un’accurata analisi dell’Antico Testamento, soprattutto del “Pentateuco”, e tende a negare la sua origine divina.

Baruch Spinoza muore a soli quarantaquattro anni il giorno 21 febbraio 1677 a L’Aia, a causa della tubercolosi. Subito dopo la morte il suo pensiero filosofico viene unanimemente tacciato di “ateismo”; trova tuttavia fortuna presso i libertini che costruiranno la fama di Spinoza come “ateo virtuoso”. Alla morte, la sua eredità economica sarà così misera che la sorella Rebecca la respingerà.

 

Risultati immagini per MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA21/02/1848 – Karl Marx e Friedrich Engels pubblicano il Manifesto del Partito Comunista.

Il pamphlet fu commissionato dalla Lega dei Comunisti per esprimere il loro progetto politico. Celeberrima è la frase d’apertura, che è immediatamente seguita da una dichiarazione di intenti:

«Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”

Karl Marx e Friedrich Engels analizzano la storia come lotta di classe, sempre esistita e combattuta tra oppressi ed oppressori. I due sottolineano come questo contrasto non solo sia ancora presente nella moderna società borghese, ma che piuttosto si sia addirittura inasprito, poiché, in seguito a grandi trasformazioni sociali connesse alla trasformazione del modello produttivo, esso è animato da solo due grandi classi: la borghesia e il proletariato. La prima, classe rivoluzionaria nel Basso Medioevo e all’inizio dell’età moderna, dopo aver annientato la struttura economica e politica allora esistente, ormai inadeguata ed obsoleta, si consacrò come classe dominante a tutti gli effetti durante la rivoluzione industriale.

La seconda, nata in seguito alla nascita del modello economico capitalistico, risulta essere quella oppressa ma potenzialmente dominante. La base su cui la borghesia ha costruito la propria forza è sostanzialmente lo sfruttamento del proletariato, tutelato dai governi, definiti da Marx ed Engels un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese. Tuttavia con lo sviluppo dell’industria la classe operaia, le cui file tendono ad ingrossarsi sempre di più anche di parti della piccola-media borghesia e di borghesia declassata, è destinata a crescere in numero e in forza. La compressione dei salari tende a far sì che le condizioni di vita dei lavoratori diventino man mano sempre più simili, così che essi tendono ad organizzarsi in associazioni permanenti, per difendere i loro diritti. Alla luce di tali premesse, il proletariato risulta essere destinato ad abbattere la classe borghese insieme con il modello economico da essa introdotto: il capitalismo. In seguito alla rivoluzione in cui il proletariato conquisterà il potere politico, dovrà esserci necessariamente una fase di transizione, definita “dittatura del proletariato”, durante cui verranno utilizzati dalle associazioni operaie i mezzi di produzione borghese, messi a disposizione dallo Stato, per trasformare radicalmente la società: a uno Stato borghese si sostituirà quindi uno Stato proletario, a una dittatura della borghesia una dittatura del proletariato.

È necessario specificare però che Marx ha usato il termine “dittatura del proletariato”, per l’attuazione successiva del comunismo, solo successivamente al Manifesto, ossia nel 1852, nella lettera a Weydemeyer, e nel 1875, nella Critica del Programma di Gotha. Sebbene già nel Manifesto si parli di “interventi dispotici nel diritto di proprietà e nei rapporti borghesi di produzione”, il termine preciso di dittatura del proletariato appare solo nella già citata lettera a Weydemeyer, in cui si afferma che “la lotta delle classi necessariamente conduce alla dittatura del proletariato”.  Secondo Marx la dittatura del proletariato è solo una misura storica di transizione (sia pure a lungo termine), che mira tuttavia al superamento di sé medesima e di ogni forma di Stato.

Solo dopo questa fase transitoria si potrà attuare il comunismo, che creerà una società senza classi, senza sfruttatori e sfruttati, in cui i mezzi di produzione sono gestiti dai lavoratori. Sparita la lotta di classe, sparirà anche il piano sul quale essa si sviluppava: lo Stato. Il potere pubblico infatti, che per Marx ed Engels non è altro che il potere di una classe organizzato per opprimerne un’altra, non sarà più politico.

 

Risultati immagini per sacha guitry21/02/1885 – Nasce a San Pietroburgo, in Russia, l’attore, regista e sceneggiatore francese Sacha Guitry.

Guitry fu un figlio d’arte: suo padre era Lucien Guitry (1860–1925), un attore teatrale parigino che lavorò per nove anni al Teatro Michel di San Pietroburgo prima di tornare in Francia. In quel periodo nacque Alexandre-Pierre Georges Guitry, a cui fu affibbiato il nomignolo Sacha. L’esordio arrivò a cinque anni, quando apparve sulla scena con il padre. Scrittore brillante e prolifico sin da giovane, a 17 anni Guitry aveva già scritto la prima delle sue 120 commedie. L’amicizia con Georges Feydeau influenzerà gran parte della sua formazione teatrale comica e brillante. Esponente in vista della società parigina, nel 1919 Guitry sposò la cantante Yvonne Printemps. Con lei recitò in un buon numero di opere, portando la popolarissima Mozart in città del Nord America come New York, Montréal e Boston. Sette delle sue opere sono state scritte a quattro mani con Albert Willemetz, il suo miglior amico. Oltre alle sue opere teatrali, Sacha Guitry scrisse e recitò in molti film agli albori della cinematografia, esordendo alla regia già nel 1914. La critica gli riconosce la capacità innovativa, per la quale a volte viene paragonato ad Orson Welles.

Dei 30 film da lui diretti, fra i più noti vanno segnalati Il romanzo di un baro (1936), Le perle della corona (1938) e Versailles (1954). Nel 1936 il governo francese lo insignì del titolo di commendatore della Legion d’onore. Fu anche membro dell’Académie Goncourt. Dopo la seconda guerra mondiale passò sessanta giorni in prigione per una sospetta collaborazione con i nazisti, ma fu riabilitato da un processo celebrato successivamente, secondo il quale non solo non collaborò con le autorità tedesche ma avrebbe addirittura aiutato molte persone a sfuggire alle persecuzioni. Sacha Guitry è sepolto con il padre, il fratello e la sua quinta moglie al cimitero di Montmartre. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1957, a Parigi e Nizza gli fu intitolata una strada, e Radio France gli dedicò uno studio.