ACCADDE OGGI – 20/01/2019

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20 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per ampere20/01/1775 – Nasce a Lione, in Francia, il fisico francese Andrè-Marie Ampere.

Fisico, matematico, chimico e filosofo, Ampere fece importanti studi nei campi della matematica e delle probabilità, della geometria e del calcolo delle variazioni, ed è autore di teorie fondamentali nel campo dell’elettrodinamica. Dall’elenco dei suoi interessi si può notare quale ingegno versatile si celasse dietro le apparenze dell’uomo timido e introverso che le biografie ufficiali ci hanno consegnato. In realtà, pur possedendo senz’altro un carattere complesso e contraddittorio, si trattava di un autodidatta severo con se stesso e dalla ferrea disciplina. Nato a Polémieux-au-Mont-d’Or (Lione), da una famiglia borghese e religiosissima, da ragazzo è vittima di scherzi impietosi per la sua goffaggine, dovuta ad una grave ferita riportata tempo prima ad un braccio. Le sue inclinazioni caratteriali, poi, lo portano ad attraversare momenti di ottimismo sfrenato accanto ad altri di nera disperazione. Il padre, coinvolto nel movimento rivoluzionario francese, viene ghigliottinato dalla Restaurazione. Questo tragico avvenimento porta solo conseguenze negative sul suo carattere già provato, come è facile immaginare. Anche il suo matrimonio, avvenuto nel 1797, gli procura solo dispiaceri.

Nonostante queste vicissitudini familiari, Andrè dimostra in realtà di avere, come già detto, una grande capacità di concentrazione e di lavoro, dedicandosi con passione alla filosofia, alla letteratura, alla poesia, alla musica, alle scienze naturali e, soprattutto, alla matematica, materia per la quale aveva indubbiamente attitudini superiori. Basti pensare che a soli tredici anni compose, proprio come Pascal, un trattato sulle sezioni coniche. Nel 1801 viene nominato professore di fisica a Bourg ed un anno dopo, con una velocità sorprendente, compone le sue considerazioni sulla teoria matematica del gioco, ingegnosa applicazione del calcolo delle probabilità. Il lavoro gli valse una cattedra al collegio di Lione e, più tardi, nel 1805, un posto di “ripetitore” di analisi matematica alla scuola politecnica. Da allora, si stabilisce definitivamente a Parigi, dove intraprende la carriera dell’insegnamento superiore. Il suo lavoro e i suoi studi lo portano successivamente all’invenzione del primo galvanometro, del primo telegrafo elettrico e, con lo scienziato Arago, dell’elettrocalamita. Fra le sue invenzioni si deve anche obbligatoriamente citare la “Bilancia di Ampère” che serviva per studiare accuratamente le forze che si esercitano tra due conduttori percorsi da corrente e il modo da cui esse dipendono dalla distanza dei conduttori, dalla loro posizione reciproca e dall’intensità di corrente.

Fra il 1820 ed il 1827, si dedica all’elettricità ed al magnetismo: i suoi studi vertono soprattutto sulle azioni reciproche delle correnti elettriche, tanto che Ampère è considerato come il fondatore della elettrodinamica, termine, fra l’altro, coniato proprio da lui. Le teorie di Ampère, però, incontrano lo scetticismo di alcuni scienziati suoi contemporanei: solo 30 anni più tardi verranno pienamente riconosciute da studiosi come W.Thomson e Lord Kelvin. Queste scoperte sono esposte nella celebre memoria del 1826: “Sulla teoria matematica dei fenomeni elettrodinamici dedotta unicamente dall’esperienza”. Ampère qui sostiene la riducibilità dei fenomeni magnetici a fenomeni elettrici, confutando la teoria dei “vortici” di Oersted, e cercando di considerare l’elettrodinamica come una materia avente un contenuto empirico facilmente controllabile e, nello stesso tempo, assoggettabile ad una evoluta matematizzazione. La teoria verrà poi sviluppata e perfezionata dal matematico polacco H.Grassmann e da W.E.Weber; il grande J.C. Maxwell, invece, definirà Ampère come il “Newton dell’elettricità”. Sul finire della sua esistenza, al gravoso impegno dei suoi studi, aggiunge, per necessità economiche (le difficoltà finanziarie caratterizzarono purtroppo tutta la sua esistenza), numerosi incarichi di insegnamento ed amministrativi, che logorano profondamente il suo già debole fisico.

Uno dei più geniali scienziati di quei tempi, muore il 10 giugno 1836, a sessantuno anni, a Marsiglia dove sta ricoprendo l’incarico di esaminatore all’università, per un’infezione polmonare trascurata. In suo onore è detta ampere (A) l’unità di misura dell’intensità di corrente elettrica.

 

Risultati immagini per leopoldo cassese20/01/1901 – Nasce ad Atripalda, in provincia di Avellino, lo storico ed archivista Leopoldo Cassese.

Nato da Sabino e da Marianna Ferullo, si laureò in lettere all’università di Napoli, dove fu allievo di Michelangelo Schipa, e conseguì il diploma di archivista paleografo alla Scuola per archivisti e bibliotecari di Firenze. Vinse poi il concorso di direttore dell’Archivio provinciale di Stato dell’Aquila. A Firenze collaborò con il maestro Luigi Schiaparelli nella impostazione della Guida storica e bibliografica degli Archivi e delle Biblioteche d’Italia, la cui pubblicazione, prevista in numerosi volumi, ebbe inizio nel 1932 in Roma, per i tipi della Libreria dello Stato. Verso il 1925 Cassese stabilì i primi contatti con Piero Gobetti, Giorgio Pasquali, Luigi Russo e Tommaso Fiore e con i conterranei Guido Dorso e Carlo Muscetta. Da quei contatti scaturirono indirizzi, propositi, orientamenti che, in seguito, influenzarono la sua vita e la sua opera. Il periodo aquilano, che lo vide impegnato in un intenso lavoro di ricerca e di studio, il cui frutto si concretizzò nella pubblicazione di una pregevole Guida storica e bibliografica degli Archivi e delle biblioteche della provincia di Aquila e nell’edizione critica della Chronica civitatis Aquilae di Alessandro De Ritiis, può considerarsi come quello in cui si completa e si conferma la sua formazione culturale e politica.

Nel 1934 venne trasferito alla direzione dell’Archivio di Stato di Salerno. Qui era vivo il richiamo a due grandi periodi storici, a due età che avevano caratterizzato la storia salernitana e meridionale: il periodo medievale e quello del Risorgimento; Cassese venne conquistato da quello che gli appariva come un mondo culturale lontano, scarsamente conosciuto. Perciò il ricordo della Scuola medica salernitana e quello di alcuni avvenimenti relativi alla lotta per l’indipendenza nella provincia meridionale lo interessarono in modo particolare. Gli anni cruciali della seconda guerra mondiale sollecitarono Cassese, come del resto avvenne anche per tanti altri intellettuali antifascisti, ad un ripensamento, facendolo orientare verso il marxismo. Quando nell’estate del 1943 le operazioni belliche investirono direttamente, con tutta la loro violenza, Salerno e la provincia, Cassese ebbe una sola preoccupazione: quella di mettere al sicuro dai bombardamenti e dalle distruzioni i materiali archivistici affidati alle sue cure.

Terminata la guerra, partecipò attivamente all’opera di ricostruzione, organizzando mostre documentarie, dibattiti, conferenze, ridando vita ad alcune riviste locali, come la Rassegna storica salernitana o riprendendo vecchie testate come Il Picentino che era stato l’organo della Società economica salernitana. Frattanto il suo lavoro di storiografo si approfondiva e allargava all’esame critico degli scarsi documenti della Scuola medica salernitana, sopravvissuti nel tempo. Il suo contributo agli studi sulla Scuola valse a chiarire alcuni aspetti oscuri della istituzione e a rettificare alcuni dati erronei o incerti che gli storiografi antichi e anche moderni avevano accolto sulla base della tradizione tramandata attraverso i secoli. Nel campo della storia moderna il suo apporto più notevole, oltre a quello riguardante la spedizione di Sapri, si concentra nello studio dei moti contadini, di cui rivaluta la presenza nelle lotte, e sulla partecipazione delle masse popolari al processo risorgimentale.

Conseguita la libera docenza in archivistica nel 1951 (si classificò al primo posto in quello che fu il primo concorso in Italia per tale disciplina), esercitò l’insegnamento prima nell’università di Napoli e poi in quella di Roma. Ed all’archivistica e alla paleografia, nel settore della teoria e della metodologia di tali discipline, egli diede un rilevante contributo che rimane consegnato in alcuni studi considerati fondamentali in questo campo. Morì a Roma il 3 aprile 1960.

 

Risultati immagini per audrey hepburn20/01/1993 – Muore a Tolochenaz, in Svizzera, l’attrice britannica Audrey Hepburn.

Audrey Kathleen Ruston (nome cambiato poi in Edda Van Heemstra durante la guerra) nasce il 4 maggio 1929 a Bruxelles da padre banchiere inglese e da madre baronessa olandese; di famiglia agiata, frequenta la scuola di ballo, sognando di diventare come quella grande danzatrice che risponde al nome di Margot Fonteyn. Negli anni della guerra deve a lungo soffrire la fame, e si dice che la sua struttura fisica, così snella e flessuosa, si sia in fondo determinata quando la ragazza dovette cibarsi solo di povere cose (narra la leggenda che per un periodo lei e la sua famiglia non trovarono di meglio per cibarsi che bulbi di tulipano). La prima persona che la nota è la scrittrice – allora ottantenne – Colette (un mostro sacro della cultura del Novecento), in vacanza a Montecarlo, che la vuole come protagonista della sua commedia teatrale “Gigi”, tratta da un suo romanzo. In seguito, a ventidue anni, agli albori della carriera, ottiene un ruolo di principessa birichina nel film “Vacanze Romane” di William Wyler, che le porta anche un Oscar come miglior attrice protagonista.

Nel 1954 arriva “Sabrina” (di Billy Wilder, con Humphrey Bogart), uno dei film più belli che oggi la storia del cinema ricordi, che la lancia nell’Olimpo delle star. Nel ruolo dell’omonima protagonista Audrey Hepburn risulta più bella ed elegante che mai, ma soprattutto dotata di una vena di ingenuità e di freschezza che la rendono unica. La bellezza eterea di Audrey Hepburn non è l’unico elemento che la consacra regina di Hollywood. Alle spalle vi è anche un’indiscutibile bravura, tale da venir richiesta da tutti i maggiori registi del tempo. Gira così “Arianna”, “Colazione da Tiffany” (con George Peppard), “My fair lady”, “Verdi dimore”, “Guerra e pace”, “Come rubare un milione di dollari e vivere felici”, “Storia di una monaca”, “Robin e Marian”; e, ancora, “Due per la strada”, “Cenerentola a Parigi” (con Fred Astaire) e tanti altri. Nel 1954 sposa Mel Ferrer che gli darà il suo primo figlio, Sean, mentre nel 1969, a causa della relazione clandestina con il medico italiano Andrea Dotti, nascerà Luca, il secondo figlio. Divorziata da Ferrer, troverà nel 1981, finalmente, il compagno della sua vita, Robert Wolders, ex-marito di Merle Oberon.

Ritiratasi dalle scene, si è dedicata attivamente negli ultimi anni di vita al volontariato, tanto da divenire ambasciatrice UNICEF. Audrey Hepburn muore di cancro al colon a 64 anni, il 20 gennaio 1993, presso Tolochenaz, paesino svizzero vicino Losanna.