ACCADDE OGGI – 18/11/2018

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18 Novembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per BASILICA DI SAN PIETRO18/11/1626 – Viene consacrata La Basilica di San Pietro in Vaticano.

La Basilica è oggi il simbolo stesso della religione cattolica, nonché dello Stato del Vaticano. La storia della sua costruzione fu lunga e nel corso dei decenni maestri e papi si susseguirono variando e migliorando i progetti iniziali. Il via ufficiale alla sua costruzione avvenne il 18 aprile 1506 sotto il pontificato di Giulio II e si concluse 120 anni dopo, durante il papato di papa Urbano VIII. Per il completamente della piazza antistante, invece, si dovette attendere il 1667.

Il sito dove fu costruita la Basilica ospitava già dal IV secolo un’altra chiesa, la cui edificazione fu voluta dall’imperatore romano Costantino I sull’antica area del circo di Nerone. Contigua all’edificio vi era una necropoli dove, secondo la tradizione, venne sepolto san Pietro dopo la sua crocifissione. L’edificio in questione, che era di imponenti dimensioni, è visibile oggi solo attraverso delle raffigurazioni artistiche. I lavori per la costruzione della nuova Basilica, affidati inizialmente ad Antonio Sangallo il Giovane, vennero affidati dal 1546 a Michelangelo Buonarroti, già settantenne. L’artista non stilò mai un suo progetto definitivo per l’edificio vaticano, ma preferì procedere per settori. Fu così che alla sua morte si tentò, da più parti, di ricostruire il disegno da lui concepito. Alla fine, tra tutte le ricostruzioni più o meno attendibili, vennero scelte quelle di Stefano Dupérac.

La basilica dunque, dopo più di un secolo di lavori di costruzione, venne consegnata, completa delle grandi statue alla sommità della facciata, nel 1626 e fu consacrata da papa Urbano VIII proprio il 18 novembre di quell’anno.

 

Risultati immagini per louis daguerre18/11/1787 – Nasce a Parigi l’artista, chimico e fisico francese Louis-Jacques Daguerre, riconosciuto universalmente come l’inventore del processo fotografico chiamato dagherrotipo.

Aveva trascorso l’infanzia presso Orléans dove il padre era impiegato nella tenuta reale. Iniziò a lavorare agli allestimenti dell’Opéra de Paris, facendosi così una notevole esperienza nel campo del disegno e della scenografia. Fu allievo di Pierre Prévost, il primo pittore francese di panorami. Pittore e scenografo teatrale sarà lui a inventare l’utilizzo a teatro del diorama, una sorta di fondale dipinto con l’aiuto della camera oscura, su cui venivano proiettate luci e colori di intensità diversa in modo da creare effetti molto particolari.

Dal 1824 inizia a fare esperimenti per riuscire a fissare l’immagine ottenuta attraverso la camera oscura. Inizia una corrispondenza con Joseph Niépce, e sei anni dopo la morte di quest’ultimo, Daguerre riuscirà a mettere a punto la tecnica che prenderà il suo nome, la dagherrotipia. Questa sarà resa pubblica nel 1839 dallo scienziato François Arago in due distinte sedute pubbliche presso l’Académie des Sciences e dell’Académie des beaux-arts. L’invenzione, resa di pubblico dominio, frutterà all’autore, e al figlio di Niépce, una pensione vitalizia, donatagli dal Governo in cambio della libera circolazione dei dettagli del processo.

Louis Daguerre morì il 10 luglio 1851 a causa di un attacco cardiaco, a Bry-sur-Marne, a 12 chilometri da Parigi. Sulla sua tomba è stato costruito un monumento in suo onore.

 

Risultati immagini per marcel proust18/11/1922 – Muore a Parigi lo scrittore, saggista e critico letterario francese Marcel Proust.

Figlio dell’alta borghesia parigina (la madre era la figlia di un ricco agente di cambio mentre il padre era rinomato medico), nasce il 10 luglio 1871 ad Auteil, alla periferia di Parigi. L’infanzia dello scrittore si svolge prevalentemente nella capitale francese, con ben poche concessioni alla fuga dalla città, se non durante il periodo estivo, trascorso per lo più presso la dolce residenza dei parenti paterni, a Illiers. E niente come questi momenti di svago potevano essere salutari al piccolo Marcel, affaticato da una salute malferma e fragile, oppresso dalla più tenera età da problemi respiratori, culminati nel primo grave attacco d’asma (disturbo che non lo abbandonerà mai), a nove anni.

A ciò si aggiunga una non comune sensibilità interiore, subito colta dall’altrettanto sensibile madre (con cui Marcel instaurò un legame quasi morboso), che lo rendeva schivo e solitario, a dispetto del fratello Robert, certamente più solare e aperto. Iscrittosi ad uno dei migliori licei della capitale, Marcel ha modo di entrare in stretto contatto con alcuni coetanei, rampolli delle famiglie-bene parigine, fra le quali si possono annoverare nomi di importanti politici del tempo. L’impatto per certi versi è positivo e con alcuni compagni stringe una sincera e duratura amicizia. D’altronde, è proprio al liceo che Proust, accanto alla vocazione letteraria, scopre il gusto, tutto letterario anch’esso, di entrare nei salotti parigini, rivelando una innata propensione alla vita di società ed una straordinaria capacità di affascinare quell’uditorio, magari un po’ frivolo, che di volta in volta si trovava ad affrontare (in senso metaforico).

I primi frutti dell’attività letteraria di Proust arrivano nel 1892, quando si inserisce come collaboratore nella rivista “Le Banquest”, fondata da un gruppo di amici. Sono gli anni, fra l’altro, in cui scoppia il caso Dreyfus, il capitano ebreo arrestato con l’accusa di spionaggio e complicità con la Germania, un vero e proprio caso di linciaggio moderno a mezzo stampa. Proust, agli occhi della Storia, ha l’onore di essere fra quelli che difesero, oltretutto con grande energia, lo sfortunato capitano. Nel 1896 esce finalmente il primo libro dello scrittore “I piaceri e i giorni”; si tratta di una raccolta di novelle, edite in una raffinata edizione che vedeva la prefazione di un mostro sacro delle patrie lettere come Anatole France; allo stesso tempo, però, si dedica anche alla stesura di un grande romanzo, purtroppo incompiuto “Jean Santeuil”, vero e proprio canovaccio per la successiva, gigantesca, “Recherche”.

Parallelamente a tutto ciò, non dimentica la prediletta pratica della critica letteraria, svolta con acume e gusto impeccabili. L’attività di critico letterario e soprattutto di attento estimatore dell’arte lo porta ad incontrarsi con le teorie estetiche dell’inglese John Ruskin, cui dedicherà tanta parte del suo tempo, impegnandosi nella traduzione francese di una sua opera “The Bible of Amiens”. II 1900 è l’anno dei viaggi in Italia, soprattutto a Venezia, Questi viaggi alla ricerca dei grandi momenti dell’arte europea sono un tratto fondamentale dello stile di vita di Proust e si rinnoveranno, fin tanto che gli sarà possibile muoversi e affrontare le fatiche di lunghi trasferimenti. Nel 1905 muore, due anni dopo il padre, la madre dello scrittore, un momento fra i più dolorosi della sua vita, che di lì a qualche tempo lascia l’appartamento della famiglia e si trasferisce in Boulevard Haussmann, dove farà istallare la famosa camera interamente rivestita di sughero e isolata da ogni rumore esterno.

È all’inizio del 1907, circa, che avvia la stesura della sua opera più ambiziosa. A causa di questo enorme impegno psicologico, la vita sociale dello scrittore, prima così ricca, si va man mano riducendo ad un numero ristretto di amici, da cui per altro sembra in qualche caso difendersi, mentre i suoi ritmi di vita sono interamente sconvolti: dorme per la più parte della giornata e lavora la notte; accanto gli rimane solo la domestica Celeste Albaret con il marito Odillon. Nel 1914 muore in un incidente aereo ad III Antibes il segretario-autista Alfred Agostinelli: è un altro momento tragico per Proust, profondamente legato al giovane. Il quale, a sua volta, mostrava l’attaccamento per il suo colto mentore volando con lo pseudonimo di Marcel Swann. Lo scoppio della prima guerra mondiale, nell’agosto del 1914, coinvolge e sconvolge il mondo e le amicizie di Proust; alcune delle persone a lui care, tra cui soprattutto Bertrand de Fénelon, muoiono al fronte; il fratello Robert è in prima linea come medico e rischia la vita in più di un frangente.

A Parigi, Proust continua a lavorare al suo romanzo, apparentemente estraneo e indifferente alla tragedia che lo circonda, su cui invece lascerà delle pagine stupende ne “Il tempo ritrovato”. Da qui in poi, la vita sempre più segregata e solitaria di Proust sembra scandita solo dal ritmo della sua opera. I vari volumi escono con regolarità, accolti con attenzione dalla critica. Al riconoscimento e alla fama dello scrittore ha contribuito soprattutto l’assegnazione del premio Goncourt, nel 1918, al libro “All’ombra delle fanciulle in fiore”.

Proust, sempre più isolato, sta terminando la revisione definitiva della “Prigioniera” quando, nell’ottobre del 1922, si ammala di bronchite. Rifiutando qualsiasi assistenza medica, a dispetto delle insistenze del fratello Robert, cerca di resistere agli attacchi della malattia, particolarmente violenti e acuiti dall’asma, e continua la stesura della “Fuggitiva”, che riuscirà a portare a termine. Dopo questo ultimo colpo d’ala si spegne il 18 novembre 1922.