ACCADDE OGGI – 18/02/2019

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18 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per maRTIN lUTERO18/02/1546 – Muore a Eisleben, in Germania, il teologo tedesco Martin Lutero.

Lutero nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben, una cittadina nella Turingia, regione centro-orientale della Germania. Suo padre, Hans Luther, originariamente un contadino, fece fortuna come imprenditore nelle miniere di rame, mentre la madre, Margarethe Ziegler era una massaia. Nel 1484, proprio poco dopo la nascita del piccolo Martin (primogenito di sette fratelli), i genitori si trasferirono nel vicino paese di Mansfeld, in seguito alla nomina del padre a magistrato – grazie alla rilevante fortuna acquisita – di quella cittadina. A Mansfeld Lutero frequentò la scuola di latino mentre nel 1497 si recò a Magdeburgo per intraprendere gli studi presso la scuola dei Fratelli della Vita Comune, fondati dal mistico Geert de Groote. Tuttavia Lutero vi rimase solo per un anno, andando a vivere successivamente da alcuni parenti ad Eisenach, dove risedette fino al 1501. In quell’anno il padre lo inviò ad iscriversi all’università della città imperiale di Erfurt dove il giovane studiò arti liberali, conseguendo il baccalaureato nel 1502 e il titolo di magister artium nel febbraio 1505.

E fu proprio il 1505 un anno cruciale per Lutero: secondo i suoi biografi, il 2 luglio, ritornando ad Erfurt dopo una visita ai genitori, vicino al villaggio di Stotternheim incappò in un violento temporale durante il quale fu quasi ucciso da un fulmine. Si racconta che nella tormenta Lutero, terrorizzato, fece voto a Sant’Anna che se fosse sopravvissuto avrebbe preso i voti. Il temporale passò e lo studioso mantenne la promessa due settimane più tardi. Naturalmente, l’episodio del temporale affrettò probabilmente un’evoluzione già in corso da tempo e non fu, come si vuol troppo semplicisticamente credere, un’illuminazione improvvisa. Ad ogni modo entrò, contro la volontà paterna, nel convento agostiniano-eremitano di Erfurt, dove pronunciò i voti nel 1506, e dove venne ordinato sacerdote il 3 Aprile 1507. La regola dell’Ordine prescriveva una sistematica lettura della Bibbia. In breve Lutero acquistò una conoscenza straordinaria della Sacra Scrittura. In convento, inoltre, sotto la guida del frate superiore Johann Staupitz, si dedicò allo studio degli scritti di Aristotele, Sant’Agostino, Pietro Lombardo e del filosofo scolastico Gabriel Biel, commentatore del pensiero nominalista di Guglielmo di Ockham, il cui orientamento teologico era dominante presso gli agostiniani.

Nel 1508, dietro raccomandazione di Staupitz, gli venne assegnata una cattedra di filosofia morale ed etica aristotelica all’università di Wittenberg, appena fondata nel 1502 dal principe elettore Federico III di Sassonia, detto il Saggio. Nelle sue riflessioni stava prendendo corpo la convinzione che le nostre opere non possono essere altro che peccaminose, perché la natura umana è solo peccato. Il corollario, sul piano delle fede, è che la salvezza è concessa da Dio per la sola fede e la sola grazia. Da Wittenberg il futuro riformatore si recò nel 1510 a Roma, assieme al suo maestro Johann Nathin, per portare una lettera di protesta in merito ad una diatriba interna all’ordine agostiniano. Lutero ne approfittò per visitare la città, facendo il giro dei luoghi santi, per guadagnare, come era consuetudine, indulgenze. La prassi delle indulgenze, nata durante le crociate, prevedeva inizialmente che chi non poteva rispondere fisicamente all’appello dei Papi per la liberazione dei luoghi santi, si concedeva la possibilità di una partecipazione mediante un contributo in denaro accompagnato da pratiche spirituali. In seguito il principio andò estendendosi ad altre opere buone. Le indulgenze si trasformarono poi in un grosso affare bancario. La concessione dell’indulgenza ai vivi e ai defunti era dilatata al massimo ed era liberata in gran parte degli obblighi spirituali riducendosi al puro versamento del denaro.

Il 31 ottobre 1517 Lutero scrisse una lettera ad Alberto di Hohenzollern Brandeburgo, arcivescovo di Magdeburgo e di Magonza, e al vescovo di Brandeburgo, Schultz, chiedendo di ritirare la “Instructio” che disciplinava la concessione delle indulgenze e di dare doverose disposizioni. La lettera era accompagnata dalle famose 95 tesi, in cui si trattava il problema dell’indulgenza. Solo in seguito, alla mancata risposta da parte dei vescovi egli si decise di far conoscere le sue tesi dentro e fuori Wittenberg. Le 95 tesi non respingono del tutto la dottrina delle indulgenze, ma ne limitano molto l’efficacia, soprattutto sottraendola al solo atto formale dell’offerta. Le 95 tesi, tuttavia, non sembrarono ancora un aperto invito alla ribellione (vi affiora infatti l’immagine di un Papa non informato a sufficienza degli abusi). Nell’ottobre del 1518, però, Lutero invitava il Papa a convocare un Concilio, riconoscendo ancora implicitamente al Papa un’autorità della Chiesa superiore. Si trattava in ogni caso del famoso appello al Concilio contro il Papa, già severamente condannato da Pio II con la bolla “Execrabilis” del 1459.

L’anno seguente, il 1519, Lutero negava pure l’autorità dei Concili. La Sola Scrittura, in pratica solo la Bibbia, e non il Magistero della Chiesa, dovevano considerarsi fonte di verità, tutte considerazioni poi approfondite in alcuni celebri scritti. Con il presentare sulla base del principio “Sola fede, sola grazia, sola Scrittura”, intendendo cioè il rapporto tra Dio e l’uomo come diretto e personale, Lutero eliminava la Chiesa sia quale mediatrice mediante i Sacramenti  (essi, infatti, erano ridotti al solo Battesimo e alla sola Eucarestia), sia quale detentrice del magistero. Affermazioni che non potevano non provocare un enorme scandalo, che infatti diede origine alla scissione da Santa Romana Chiesa e diede il via a quell’enorme rivoluzione culturale che va sotto il nome di Protestantesimo.

Dopo aver sconvolto con la sua Riforma l’Europa e l’equilibrio fra gli Stati, Lutero muore a Eisleben, sua città natale, il 18 febbraio 1546.

 

Risultati immagini per ALESSANDRO VOLTA LIRE18/02/1745 – Nasce a Como il chimico, fisico, accademico e rettore Alessandro Volta.

Autodidatta, attratto dagli studi naturalistici, Volta inizia a svolgere esperimenti di elettrologia e a scambiare un proficuo carteggio con Giambattista Beccaria e Jean-Antoine Nollet per illustrare le sue interpretazioni dei fenomeni. Nella memoria “Sulla forza attrattiva del fuoco elettrico e sui fenomeni che ne derivano” (1769), indirizzata al Beccaria, è già possibile ritrovare il concetto di “stato elettrico” (cioè di potenziale) dei corpi. Nel 1775 Volta realizza l´elettroforo che porta il suo nome e che prelude alle macchine elettrostatiche a induzione. Inizia l’attività di docente di Fisica presso l’università di Pavia nel 1778. Volta introduce i concetti di Tensione, Carica e Capacità (“Osservazioni sulla capacità dei conduttori elettrici”, 1778) formalizzando la moderna elettrologia durante il decennio 1778-1788.

Sulla scia delle ricerche condotte da Luigi Galvani sull´elettricità animale nella rana, Volta nel 1792 compie una serie di esperimenti, in base ai quali rifiuta le teorie di Galvani giungendo a formulare l´effetto elettrico tra materiali metallici diversi che porta il suo nome. L'”Effetto Volta” è il fenomeno per cui tra due conduttori metallici diversi posti a contatto, in equilibrio termico, caratterizzati da differenti valori del potenziale di estrazione, si stabilisce una piccola differenza di potenziale (cioè un flusso di elettroni dal metallo a potenziale di estrazione minore verso quello con potenziale di estrazione maggiore). In base all´entità di tale fenomeno, i metalli possono essere ordinati in una serie voltaica. La polemica generata dalla sua scoperta, tra voltiani (dell’università di Pavia) e galvaniani (università di Bologna), che durerà fino alla fine del secolo, induce Volta a proseguire gli studi realizzando un apparecchio a colonna, poi chiamato “apparecchio a pila”, di cui dà notizia nel 1800 in una lettera a Joseph Banks, presidente della Royal Society e per il quale Volta avrà fama mondiale.

Tra gli altri risultati delle ricerche di Alessandro Volta vi sono la scoperta delle proprietà del “gas delle paludi” (1776, in seguito verrà chiamato Metano) e la formulazione della legge di dilatazione dei gas. Si occupa poi del problema del trasporto dell´energia elettrica mediante conduttori isolati, e di metrologia, conferendo alle grandezze elettriche il carattere di misurabilità: in suo onore è detta Volt l´unità di misura della differenza di potenziale.  Alessandro Volta muore nel suo paese natale il 5 marzo 1827. Il suo volto è stato scelto per essere rappresentato sulla banconota italiana del valore di 10.000 lire.

 

Risultati immagini per ACCORDI DI VILLA MADAMA18/02/1984 – Viene firmato l’accordo di villa Madama, il nuovo concordato tra Italia e Santa Sede, tra il Presidente del Consiglio Italiano, Bettino Craxi, ed il cardinale Agostino Casaroli, in rappresentanza della Santa Sede. L’accordo rivede alcuni punti dei Patti Lateranensi, adattandoli al mutato clima politico.

I Patti Lateranensi del 1929 erano oramai datati. Rappresentavano l’incarnazione più chiara del principio della religione di Stato. Oltre a sancire un equilibrio politico tra il potere fascista e la Chiesa, essi garantivano personalità giuridica al Vaticano insieme ad un piccolo spazio di territorialità, tramite la creazione dello “Stato Città del Vaticano”, e con l’affermazione solenne che qualificava “la religione cattolica apostolica e romana” come “la sola religione dello Stato”. All’apparenza si trattò di un patto di acciaio tra Stato e Chiesa, ma esso costituì tuttavia un parziale argine al potere fascista permettendo la nascita e la crescita di una classe dirigente cattolica allevata in vista di un eventuale periodo post-fascista. All’indomani del Secondo conflitto mondiale i rapporti tra Stato e Chiesa non poterono non tornare sulla ribalta della scena politica, ma il tranquillizzante equilibrio tra i due poteri ottenuto dal fascismo fu sostanzialmente conservato, con lo storico appoggio dei comunisti, in attesa di non meglio precisate riforme e revisioni della politica ecclesiastica dello Stato (che ovviamente non si fecero), e nonostante un certo contrasto tra gli articoli 3 e 8 della Costituzione, almeno con la formulazione dei Patti che conservava il riferimento all’ “unica religione dello Stato”.

Naturalmente la posizione della cultura e del mondo politico cattolici e i loro rapporti col resto della società erano destinati a cambiare nei decenni successivi, per cui aumentarono col tempo i tentativi di dialogo per la revisione del Concordato, finchè i colloqui si fecero più serrati dalla metà degli anni ’70 del secolo scorso, senza però approdare immediatamente a risultati. Solo nel 1984 il Governo italiano, al cui vertice per la prima volta c’erano i socialisti, con alla guida Bettino Craxi, riuscirono ad imprimere un qualche dinamismo e a portare a termine il lungo iter, arrivando dunque alla firma della modifica dei Patti Lateranensi. Come previsto dal testo costituzionale all’articolo 7 non furono necessarie riforme della stessa Costituzione, ma in effetti il testo dei nuovi Patti innovava profondamente il testo del 1929. Finalmente furono eliminati gli articoli non applicati, quelli in contrasto con l’approvazione del referendum sul divorzio di dieci anni prima e tutte le norme, ormai desuete, sull’approvazione governativa delle nomine ecclesiastiche.

Le novità più importanti erano però l’abolizione della clausola che riconosceva alla religione cattolica la condizione di religione di Stato e la conseguente abolizione sia dell’obbligo dell’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche (divenuto così facoltativo) che della “Congrua”, il sostentamento economico dei sacerdoti, fino allora a totale carico dello Stato. Al suo posto fu introdotto il sistema di finanziamento dell’otto per mille tuttora vigente (legge n. 222 del maggio 1985). Questa profonda riforma dava inizio, sulla base dell’articolo 8 della Costituzione, ad un più effettivo riconoscimento delle altre religioni professate sul territorio nazionale, nel senso però che i rapporti tra lo Stato e la Chiesa Cattolica continuavano ad essere regolati organicamente dal Concordato, ora rinnovato, mentre sull’altro versante si apriva la strada delle “Intese” con le altre Chiese sui temi maggiormente bisognosi di essere regolati.