ACCADDE OGGI – 17/11/2018

ACCADDE OGGI – 17/11/2018

17 Novembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per canale di suez17/11/1869 – In Egitto viene inaugurato il Canale di Suez.

L’opera è un canale artificiale navigabile situato in Egitto, a ovest della penisola del Sinai, tra Porto Said sul mar Mediterraneo e Suez sul Mar Rosso. Il canale consiste di due tratte, a nord e a sud del Grande Lago Amaro. Il canale permette la navigazione diretta dal Mediterraneo all’oceano Indiano, senza la necessità di circumnavigare l’Africa sull’Oceano Atlantico lungo la rotta del capo di Buona Speranza, come si era fatto fino all’apertura del canale, avvenuta il 17 novembre 1869. Prima della costruzione del canale era comunque possibile trasportare le merci via terra da costa a costa.

Il canale venne realizzato dal francese Ferdinando de Lesseps su progetto dell’ingegnere trentino Luigi Negrelli. La costruzione durò 15 anni, lavoro svolto grazie ad una cooperazione tra molte nazioni europee tra cui la Francia che diede il contributo maggiore. Nel 2015 è stato completato il raddoppio di alcuni tratti del canale. Nel canale transitano in media 78 navi al giorno e il tempo di percorrenza è di circa 15h. Le navi si susseguono a una distanza di circa un miglio marino, e la velocità è di circa nove nodi. Ogni nave imbarca alla partenza uno o due piloti, che sono responsabili del rispetto dell’ordine dei convogli e della puntualità dei passaggi ai vari semafori, o posti di segnalazione, presenti ogni 10 km circa; a Ismailia si ha un cambio di pilota. Per ovviare a qualsiasi avaria, partecipano ai convogli dei rimorchiatori locali e le navi devono imbarcare un elettricista. Anche le barche a vela devono imbarcare personale specializzato locale. Inoltre ogni imbarcazione deve avere un proiettore (noleggiabile), per ovviare alla bassa visibilità in caso di tempeste di sabbia.

Annualmente oltre 17000 navi (7,5% del traffico mercantile mondiale) scelgono il canale come via di navigazione.

 

Risultati immagini per rivoluzione di velluto17/11/1989 – In Cecoslovacchia inizia la “Rivoluzione di velluto”, così chiamata per il suo carattere pacifico e non violento.

In questa giornata si tenne una manifestazione pacifica a Praga organizzata alla vigilia della Giornata Internazionale degli Studenti da parte di studenti di scuole superiori e università slovacchi, che presentarono le proprie richieste per una riforma del sistema educativo. Il giorno dopo, sempre a Praga, la manifestazione per la Giornata Internazionale degli Studenti organizzata dall’Unione Socialista della Gioventù (l’ala giovanile del Partito Comunista) giunse a radunare 50.000 persone. Questo gruppo raccoglieva molte persone privatamente contrarie al progetto comunista, ma che avevano fino ad allora avuto il timore di far sentire la propria voce per paura di ritorsioni. Questa manifestazione fu l’opportunità per questi studenti di unirsi ed esprimere la loro opinione. I manifestanti, che reggevano striscioni e cantavano cori anti-comunisti, vennero caricati violentemente dalla polizia.

Tale evento scatenò una serie di dimostrazioni popolari dal 19 novembre fino alla fine di dicembre, contro il regime del Partito Comunista della Cecoslovacchia, che controllava il paese dal 1946. Nuovi movimenti guidati da Václav Havel vennero alla superficie, invocando l’idea di una società più unita con una ristrutturazione dello stato. Entro il 20 novembre i dimostranti pacifici riuniti a Praga passarono da 200.000 a quasi mezzo milione di persone. Il segretario del Partito Comunista della Cecoslovacchia, Miloš Jakeš si sentì costretto a dimettersi. Le manifestazioni portarono al crollo definitivo del partito e portarono il paese verso una repubblica parlamentare. Il 29 dicembre 1989 venne nominato Václav Havel come presidente della Cecoslovacchia. Mentre tutti gli altri regimi “dell’Est europeo” stavano cadendo e la protesta saliva nelle strade, il Partito Comunista di Cecoslovacchia annunciò che avrebbe rinunciato al proprio monopolio sul potere politico. Il 5 dicembre fu rimosso il filo spinato al confine con la Germania Ovest e l’Austria. Il 10 dicembre il presidente comunista Gustáv Husák nominò un governo in buona parte non comunista e si dimise. Lo slovacco Alexander Dubček fu eletto presidente della Camera mentre il ceco Václav Havel fu nominato presidente della Repubblica cecoslovacca.

Nel giugno 1990 si tennero le prime elezioni democratiche dal 1946, che diedero alla Cecoslovacchia il primo governo non comunista dopo 44 anni.

 

Risultati immagini per ferenc puskas17/11/2006 – Muore a Budapest il calciatore ed allenatore di calcio ungherese, naturalizzato spagnolo, Ferenc Puscas.

Puskás nacque a Budapest nel 1927, e crebbe nella zona circostante allo stadio della Honved, la squadra ungherese controllata dall’esercito e allenata dal padre, che aveva sede nella periferia sud-orientale della capitale magiara. Esordì in prima squadra a sedici anni e capitò alla Honved insieme a una generazione di fenomeni composta fra gli altri anche da Sándor Kocsis e Zoltán Czibor, due giocatori a cui in Spagna si riconosce il merito di aver contribuito a introdurre lo stile di gioco con cui il Barcellona gioca tuttora e che insegna oggi ai ragazzi delle sue giovanili.

Nei tredici anni passati alla Honved, Puskás vinse cinque campionati ungheresi e segnò 374 gol in 358 partite. Con la Honved si fece subito notare dai più grandi club europei, tra cui la Juventus: all’epoca nei campionati più importanti del continente almeno una squadra era allenata da un ungherese, poiché la scuola di calcio ungherese della metà del Novecento era considerata una delle migliori al mondo. Puskás però preferì rimanere a Budapest, dove stava mettendo su famiglia, e solo gli avvenimenti degli anni Cinquanta lo costrinsero a lasciare l’Ungheria.

Fu la nazionale ungherese però che lo fece notare al mondo. Il calcio ungherese era considerato il migliore d’Europa – forse anche del mondo – grazie a una generazione di giocatori eccezionali e soprattutto di allenatori innovativi che negli anni precedenti avevano ripreso e migliorato lo stile di gioco inglese di inizio secolo. Puskás esordì con l’Ungheria nel 1945, a diciotto anni, ma la prima vera competizione a cui partecipò furono le Olimpiadi di Helsinki del 1952. L’Ungheria che partecipò alle Olimpiadi, oltre che da Puskás, era formata dai tre ungheresi che poi andarono a giocare nel Barcellona, László Kubala, Zoltán Czibor e Sándor Kocsis, e dal primo trequartista moderno nella storia del calcio, Nándor Hidegkuti. In Finlandia l’Ungheria giocò sei partite, e le vinse tutte. Puskás era una seconda punta e con la nazionale ungherese giocava in reparto con Sándor Kocsis, un centravanti alto, potente e molto forte nel gioco aereo, formando una coppia perfettamente assortita. A differenza di Kocsis, Puskás era basso – non superava il metro e settanta – e dotato di un baricentro che lo teneva ben piantato al suolo. La sua caratteristica più apprezzata, oltre alla visione di gioco e a una tecnica fuori dal comune, era la sensibilità del suo piede sinistro: da qualsiasi posizione e anche circondato dagli avversari, riusciva a imprimere una potenza impressionante alla palla, che grazie alla sua fisicità partiva dal basso e saliva verso l’alto rapidamente. Nonostante fosse mancino, usava senza problemi anche il piede destro.

Ai Mondiali in Svizzera del 1954 l’Ungheria arrivò alla finale, ma la perse 3 a 2 contro la stessa Germania Ovest a cui quattordici giorni prima aveva rifilato otto gol: Puskás giocò, ma non come il pubblico era abituato a vedere. Quella partita passò alla storia come “il Miracolo di Berna”, perché la vittoria della Germania non era nemmeno considerata come una possibilità. Fra i tifosi ungheresi ma anche fra molti giornalisti sportivi, si usa dire ancora oggi che il calcio ungherese finì quel giorno: perché per qualche tempo il calcio ungherese cessò effettivamente di esistere.

Ciò che fermò il calcio ungherese e interruppe la carriera di Puskás fu la rivolta popolare contro il regime sovietico del 1956, che in due mesi causò tremila morti e l’espatrio di circa trecentomila persone, uno dei più grandi esodi nella storia moderna dell’Europa. Nel 1956 finì anche la storia della squadra d’oro: quasi tutti i giocatori più importanti – Ferenc Puskás, László Kubala, Zoltán Czibor e Sándor Kocsis – si stabilirono all’estero e non tornarono mai più in Ungheria, almeno come calciatori. Durante la rivolta, infatti, Puskás e i suoi compagni si trovavano all’estero con la nazionale, e decisero di rimanerci. Tutti i giocatori ungheresi ricevettero una squalifica di due anni da parte della UEFA per non essere tornati in Ungheria e aver deciso di non giocare più con la loro nazionale.

Nel 1958 però, dopo essersi trasferito in Spagna, venne ingaggiato dal Real Madrid per espressa volontà del presidente Santiago Bernabéu, che lo prese nonostante la contrarietà del consiglio direttivo del club. Giocò nel Real Madrid fino a trentanove anni e contribuì a rendere il Real una squadra praticamente invincibile. Durante la sua permanenza in Spagna, Puskás segnò 244 gol in 264 partite. Giocò anche 39 partite nelle coppe europee per club, segnando 35 gol. Lasciò il calcio nel 1966 ma ci tornò come allenatore appena un anno dopo, con un incarico all’Hercules di Alicante.

La sua carriera d’allenatore fu molto più stravagante di quella da calciatore: fra il 1967 e il 1993 allenò due nazionali, l’Ungheria e l’Arabia Saudita, e un sacco di club in ogni angolo del mondo, dai Vancouver Royals al South Melbourne, passando per Cerro Porteño, Sol de América, Panathinaikos e AEK Atene.

La sua vita si spegne in una stanza di ospedale di Budapest a causa di una polmonite.