ACCADDE OGGI – 17/02/2019

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17 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per aNDRè MAGINOT17/02/1877 – Nasce a Parigi il militare e politico francese Andrè Maginot.

Nel 1897 si laurea in giurisprudenza. Nel 1910 viene eletto al parlamento, dove diviene, dal 1913 al 1914, sottosegretario alla difesa. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruola nell’esercito, combattendo in prima linea. Viene promosso al grado di sergente per l’alto valore militare, e il 9 novembre 1914 viene ferito gravemente durante uno scontro. Combatte anche a Verdun dove viene nuovamente ferito gravemente. Ristabilitosi si dà alla carriera politica, e nel 1916 è uno dei sostenitori della deposizione di Joseph Joffre da Capo Supremo dell’esercito francese. Ministro della Guerra francese, dal 2 novembre 1929 al 17 febbraio 1930, grazie alla sua ostinazione viene approvata la proposta di spesa, per l’importo di 3.000.000 Franchi, necessaria per la realizzazione della maggior parte della celebre fortificazione difensiva che da lui prese il nome, la Linea Maginot.

Gli architetti militari francesi, sotto la guida dell’allora ministro Maginot, progettarono la costruzione di tutto ciò che serviva per difendere la nazione dagli attacchi esterni. Anche quelli eventualmente compiuti con i mezzi più moderni e letali come il gas, gli aeroplani e carri armati. Al suo interno, sotto il suolo, la Linea Maginot era dotata di strade ferrate per agevolare la comunicazione tra i quartieri. Vi erano anche ascensori, gallerie, depositi di munizioni e armi di ogni tipo All’esterno la linea di fortificazione era piena di bunker. L’uso era destinato al rifugio di oltre 600 soldati, campi minati, fortini in cemento armato, postazioni di artiglieria a scomparsa, bacini artificiali, canali anticarro. Dal punto di vista geografico, la linea Maginot si estendeva dal confine della Francia con la Germania fino ad arrivare al Belgio. Passava inoltre per la Svizzera e l’Italia. Si tratta di una imponente linea difensiva che però non servì a molto. Infatti durante il secondo conflitto mondiale, nel 1940, le truppe tedesche raggiunsero la Francia e invasero Parigi passando attraverso il Belgio, senza attaccare frontalmente la Linea. Essa in effetti restò intatta. Più tardi, nel 1944-1945, la Linea Maginot si rivelò utile per la difesa degli attacchi provenienti dal retro. Gli Americani ebbero problemi a superarla.

Maginot è noto soprattutto per questa vicenda, ma egli non si limitò a questo.  Maginot fondò l’Union Petrolière Latine, sorta di società petrolifera pubblica, rendendosi inviso ai petrolieri occidentali, come succederà in seguito all’italiano Enrico Mattei. Sulla sua morte improvvisa non è stata fatta luce e sembra che fosse dovuta ad avvelenamento.

 

Risultati immagini per MANI PULITE17/02/1992 – A Milano il socialista Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, viene arrestato dopo aver incassato una tangente di 7 milioni da un’impresa di pulizia in cambio della concessione di un appalto.

Tutto comincia un mattino d’inverno, il 17 febbraio 1992, quando, con un mandato d’arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e preleva il presidente, l’ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l’ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni, la metà del pattuito, dal proprietario di una piccola azienda di pulizie che, come altri fornitori, deve versare il suo obolo, il 10 per cento dell’appalto che in quel caso ammontava a 140 milioni. Comincia l’inchiesta Mani pulite.

Lungi dall’essere una trattazione esaustiva di un periodo storico ancora oggetto di studi ed approfondimenti, si può dire, con i limiti della presente esposizione che Mani pulite fu una serie d’inchieste giudiziarie condotte negli anni novanta in Italia, che accompagnò lo scandalo di Tangentopoli. Queste inchieste rivelarono un sistema fraudolento che coinvolgeva la politica e l’imprenditoria e l’impatto mediatico e il clima di sdegno dell’opinione pubblica che ne seguirono furono tali da decretare la fine della cosiddetta Prima Repubblica e l’inizio della Seconda Repubblica in quanto partiti storici della Repubblica Italiana come la DC e il PSI si sciolsero venendo sostituiti in parlamento, nelle successive elezioni, da partiti di nuova formazione o che prima erano sempre stati minoritari e comunque all’opposizione; anche senza un formale cambiamento di regime, si ebbe un profondo mutamento del sistema partitico e un ricambio di parte dei suoi esponenti nazionali.

In un’accezione ristretta, «Mani pulite» fa riferimento al fascicolo aperto alla Procura di Milano nel 1991 da Antonio Di Pietro, mentre in un’accezione allargata fa riferimento alle indagini delle procure italiane negli anni novanta, che vertevano sulla collusione fra politica e imprenditoria[3]. Si parlò di «Mani pulite napoletana» per le indagini contro Francesco De Lorenzo, Antonio Gava e Paolo Cirino Pomicino, di «Mani pulite romana» per le indagini su Giorgio Moschetti, ecc.

 

Risultati immagini per OMAR SIVORI NAZIONALE17/02/2005 – Muore a San Nicolas de los Arroyos, in Argentina, il calciatore e allenatore di calcio italo-argentino Enrique Omar Sivori.

Sivori nasce il 2 ottobre 1935 in Argentina, a San Nicolas. Comincia a calciare il pallone nel Teatro Municipale della città. Arriva così al River Plate di Renato Cesarini, ex giocatore della Juventus. Sivori viene presto soprannominato “el cabezon” (per la grande testa) oppure “el gran zurdo” (per l’eccezionale sinistro di cui è dotato). Con i biancorossi di Buenos Aires, Sivori è campione d’Argentina per un triennio, dal 1955 al 1957. Sempre nel 1957 con la nazionale argentina vince il campionato sudamericano disputato in Perù, dando vita con Maschio e Angelillo a un trio centrale d’attacco incontenibile. Poco dopo Sivori raggiunge l’Italia e la Juventus. Anche gli altri due protagonisti argentini partono per il campionato italiano: i tifosi ribattezzeranno i tre come gli “angeli dalla faccia sporca”.

Umberto Agnelli, all’epoca presidente, ingaggia Omar Sivori su segnalazione dello stesso Renato Cesarini, pagandolo ben 160 milioni, cifra che consentì al River Plate di ristrutturare il proprio stadio. Al suo arrivo a Torino, Sivori rivela in breve tutto il suo talento. Sivori non conosce le giocate banali, è nato per stupire, per divertire e per divertirsi. Immenso per i suoi dribbling e le sue finte. Segna e fa segnare. Inganna frotte di terzini e diventa il primo giocoliere del campionato, irridendo, con i suoi calzettoni abbassati (alla “cacaiola”, diceva Gianni Brera) e il caratterino che si ritrova, fior di avversari in campo e in panchina. E’ considerato l’inventore del cosiddetto “tunnel”. Omar non si tira indietro nemmeno quando le sfide si fanno infuocate. Il suo limite è rappresentato dal nervosismo che lo accompagna: irriverente, provocatore, non sa tenere a freno la lingua, è vendicativo.

Nei dodici anni di carriera in Italia accumulerà ben 33 turni di squalifica. Milita al servizio della Juventus per otto stagioni. Vince 3 scudetti e 3 Coppa Italia, segnando 167 gol in 253 partite. Nel 1960 con 28 centri vince la classifica dei cannonieri del campionato italiano. Nel 1961 “France Football” gli assegna il prestigioso “Pallone d’Oro”. Nel 1965 Sivori divorzia dalla Juventus. Si trasferisce al Napoli dove in compagnia di Josè Altafini manda in visibilio la tifoseria partenopea. Abbandona l’attività – causa anche una pesante squalifica – proprio prima della fine del campionato 1968-69 e rientra in Argentina. Omar Sivori veste per nove volte la maglia azzurra segnando 8 gol e partecipando allo sfortunato Mondiale cileno del 1962. Dopo tanti anni nel 1994 riprende il rapporto di lavoro con la Juventus, con l’incarico di osservatore per il Sud America. Omar Sivori è stato anche commentatore per la Rai: poco diplomatico da giocatore, non era cambiato in tv. Andava giù piatto, con giudizi netti, forse troppo per la prudenza dell’emittente di Stato.

Omar Sivori è morto a 69 anni, il 18 febbraio 2005 a causa di un tumore al pancreas. Si spegne a San Nicolas, la città a circa 200 chilometri da Buenos Aires, dove era nato, dove risiedeva da molto tempo e dove manteneva un’azienda agricola.