ACCADDE OGGI – 14/01/2019

ACCADDE OGGI – 14/01/2019

14 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per oliviero beha14/01/1949 – Nasce a Firenze il giornalista, scrittore, saggista, poeta, conduttore televisivo e radiofonico Oliviero Beha.

Inizia l’attività di giornalista scrivendo dal 1973 al 1976 per Tuttosport e Paese Sera e poi come corrispondente da Milano. Consegue due lauree (una in Lettere, con una tesi in Storia Medievale, conseguita in Italia, e l’altra in Filosofia, presa in Spagna) ed è un tifoso della Fiorentina. Dal 1976 al 1985 lavora a La Repubblica, come inviato, occupandosi di sport e società, svolgendo inchieste in molte parti del mondo e seguendo le manifestazioni sportive internazionali importanti come le Olimpiadi. Editorialista e commentatore anche politico per La Rinascita, Il Messaggero e Il Mattino e poi per L’Indipendente), nel 1987 inizia la sua attività televisiva con Andrea Barbato conducendo Va’ pensiero, un contenitore culturale in onda su Rai 3 tutte le domeniche. Ancora per Rai 3, nella stagione 1989-1990, conduce sempre con Barbato, all’interno di Fluff, la “Gazzetta dello spot”, un’analisi critica del mondo della pubblicità.

Negli anni seguenti firma, sempre per la Rai, inchieste e speciali televisivi in Italia e all’estero. Ancora per Rai 3, nel 1991, progetta e realizza “Un terno al lotto”, il primo programma televisivo dove domanda e offerta di lavoro potevano incontrarsi: in due mesi oltre 2.600 persone hanno trovato occupazione grazie alla trasmissione. Nell’aprile 1992 dà vita a Radio Zorro, il programma di servizio di Radio Rai più premiato negli ultimi anni; dopo tre stagioni di programmazione breve – venti minuti tutte le mattine trasmesso da Radiouno – nell’ottobre 1995 la trasmissione si fonde con lo storico programma “3131″ assumendo il nome di Radio Zorro 3131 e diventando il caso radiofonico dell’anno: oltre 100 mila richieste di intervento piovono in redazione da tutta Italia e nel corso dell’ora e mezza di diretta arrivano in media 300 telefonate. Al successo radiofonico, che porta Beha a essere accreditato come uno dei giornalisti più noti e autorevoli nel panorama italiano della comunicazione, si lega quello televisivo quando dal novembre 1995 al giugno 1996 conduce anche una versione televisiva di successo del programma, Video Zorro, prodotto dalla struttura di Videosapere, in onda tutti i giorni, dalle 13:35 alle 13:55, su Rai 3.

Dal giugno 1996 al luglio 1997 conduce Attenti a quei tre, trasmissione del palinsesto notturno della Rai dedicata ai problemi della giustizia, in onda su Rai 1 e Rai 3 con tre appuntamenti settimanali. Dal settembre 1998 conduce giornalmente Radioacolori su Radio Uno, e poi Beha a colori fino al settembre 2004. È stato docente universitario presso l’ateneo di Valle Giulia nel corso triennale di architettura e arredamento d’interni in sociologia. Autore di testi teatrali rappresentati, in stagione e festival, di numerosi saggi e di raccolte di poesie, che hanno vinto diversi premi. Nel novembre 2007 e successivamente vanno in scena VolevoesserePasolini.com e Italiopoli. È stato editorialista in riviste a diffusione internazionale nonché relatore in convegni prestigiosi sul linguaggio, la comunicazione, l’ambiente, le istituzioni, lo sport. Ha scritto per l’Unità tra il 2005 e il 2008 mentre nel 2009 ha avviato una collaborazione come editorialista del Fatto Quotidiano di cui è cofondatore.

A causa di un tumore al cervello, muore a Roma il 13 maggio 2017 all’età di 68 anni.

 

Risultati immagini per humphrey bogart14/01/1957 – Muore a Los Angeles, negli Stati Uniti, l’attore statunitense Humphrey DeForest Bogart.

Newyorkese di famiglia benestante, il principe dei “duri” cinematografici, nasce il 25 Dicembre 1899. Dopo aver abbandonato gli studi e prestato servizio militare in marina, indirizza i suoi interessi al mondo dello spettacolo lavorando per l’impresario teatrale William Brady e debuttando come attore sui palcoscenici teatrali. Pubblico e critica cominciano ad accorgersi di lui quando interpreta Duke Mantee nell’adattamento per il palcoscenico della “Foresta pietrificata”. Prima del 1941 partecipa a molte produzioni, soprattutto di genere poliziesco (ma anche ad un paio di western e ad un fantahorror), parte delle quali si ricordano per la presenza di prestigiosi protagonisti più che per le sue interpretazioni. Ma quando John Huston lo sceglie nel ruolo di Sam Spade nel “Mistero del falco” il successo è incondizionato.

Attore e regista creano il personaggio Bogart, sardonico e duro, che si arricchisce di interessanti sfumature introspettive nelle prove che seguiranno. Tuttavia, contrariamente ai grandi divi di quell’epoca, Bogart è piccolo e normale, e non ha nemmeno spiccate doti espressive ma ha una certa maschera particolare, un po’ sofferente che funziona. Affermatosi “faticosamente” rispetto ai suoi contemporanei, comunque più dotati di lui, Bogart è stato fortunato. La sua maschera “normale ma forte”, possedeva una sorta di confusa, inconsapevole modernità che gli è valsa un’immagine e un successo postumo al di là delle sue effettive qualità. Fatti salvi questi limiti, rimane il suo immortale carisma. Fuorilegge stanco e redento con il Raul Walsh di “Una pallottola per Roy”, avventuriero romantico e taciturno nel “Casablanca” di Curtiz, ha interpretato i ruoli più diversi. Con Howard Hawks è il detective Marlowe del “Grande sonno”, ancora con Huston è lo spigoloso battelliere della “Regina d’Africa” o il reduce dell'”Isola di corallo”.

Dalla fine degli anni ’40, Bogart, idolo delle platee e personaggio pubblico noto per le scelte anticonformiste, continua a lavorare con minore grinta ed impegno ritrovando il suo magnetismo solo con registi sensibili che gli affidano personaggi difficili e controversi (“L’ammutinamento del Caine”) o che lo catapultano impensabilmente nella commedia (“Sabrina”). Uomo maturo, ma ancora dotato di grande fascino, riempie le cronache scandalistiche con il suo amore per la giovanissima Lauren Bacall, per la passione per il mare e per l’alcool, per il suo carattere intrattabile e il caustico senso dell’ironia nei confronti della stampa e dello star-system, per la lunga e disperata malattia (morirà il 14 gennaio 1957 a causa di un tumore ai polmoni). Amato in vita e vivo nella leggenda (Woody Allen ne rifonda il mito con “Provaci ancora Sam”), Bogart, sullo schermo, è lo sguardo profondo annegato in melanconici ricordi, lo spirito individualista che non si fa illusioni sul mondo che lo circonda, l’uomo vulnerabile dietro la scorza del duro. Eroe classico ed insieme straordinariamente moderno. Inimitabile, persino nel modo di accendere e fumare l’immancabile sigaretta.

 

Risultati immagini per terremoto del belice14/01/1968 – La notte tra il 14 ed il 15 gennaio, nella Sicilia occidentale si verifica il terremoto del Belice, che provoca vittime, ingenti danni, e la distruzione parziale o totale di alcuni paesi, come nel caso di Gibellina, Salaparuta, Poggioreale e Montevago, che verranno poi ricostruiti.

Una prima scossa alle 13:48, seguita da un’altra, forse ancora più forte, alle 14:15. E’ il 14 gennaio del 1968 e nello spazio di mezz’ora la Valle del Belice, nella Sicilia occidentale, viene devastata. Interi paesi vengono rasi al suolo. La terra riprende a tremare anche due ore e mezza dopo, alle 16:48, e nella notte, alle 2:33 e alle 3:01. Il bilancio è terribile: 231 le vittime accertate (più di 400 secondo alcune fonti), oltre 600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati. Fiumi di gente si riversano in strada e molti decidono di passare la notte all’aperto in rifugi di fortuna. E’ per questo che sotto le case abbattute e sbriciolate si contano “soltanto” 300 morti quando si susseguono altre scosse il 15 gennaio, per un totale di sedici. I pochi muri ancora rimasti in piedi crollano completamente in seguito alla fortissima scossa registrata dopo dieci giorni, il 25 gennaio, alle ore 10:56.

I paesi coinvolti escono annientati dal sisma: da Montevago a Gibellina, da Salaparuta a Poggioreale, da Menfi a Partanna, da Salemi a Santa Margherita di Belice e Santa Ninfa. Le strade vengono letteralmente risucchiate dalla terra, rendendo di fatto impraticabili molti collegamenti con i centri colpiti anche a 24 ore dal terremoto. La situazione si ripercuote sull’opera dei soccorritori, già poco coordinati. La ferita profonda subita dal Belice ancora oggi non si è completamente rimarginata. Tutto il Paese scopre una regione povera e lontana dai fasti del boom economico. La ricostruzione è stata lenta e ha privilegiato l’aspetto assistenziale. Nel periodo immediatamente successivo al terremoto, lo Stato agevola in ogni modo l’emigrazione degli sfollati verso il Nord Italia e l’estero, i comitati locali si oppongono e promuovono progetti di ricostruzione dal basso in contrasto con la gestione ministeriale del governo da una parte e i tentativi della mafia di intercettare le risorse dall’altra.

Tra una serie infinita di piani di ricostruzione, turbolente manifestazioni dei comitati a Roma e a Palermo, scioperi fiscali e proteste anti-leva, il Belice prova a cambiare il suo destino e a diventare una valle verde ricca di vigneti e ulivi. Oggi, tra i sismologi che definiscono ancora “attiva” la faglia del Belice e il ricordo doveroso delle istituzioni, la valle siciliana rialza ancora una volta la testa per “ricostruire il futuro”, come hanno dichiarato i sindaci dei paesi colpiti.