ACCADDE OGGI – 13/01/2019

ACCADDE OGGI – 13/01/2019

13 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per francesco scandone13/01/1957 – Muore a Napoli lo storico Francesco Scandone.

Nato a Montella il 12 novembre del 1868 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri, il suo primo educatore fu uno zio sacerdote, Giuseppe Schiavo, che lo spinse poi alla continuazione degli studi. Ottenne da privatista la maturità classica presso il “Liceo Pietro Colletta” di Avellino e, nel 1889, si iscrisse alla Facoltà di lettere dell’Università di Napoli dove si laureò in Storia Moderna nel 1893 discutendo una tesi sulla storia di Avellino longobarda. La frequentazione, durante gli anni universitari, della casa di Scipione Capone, ex colonnello della Guardia Nazionale, distintosi nella lotta al brigantaggio, mise a disposizione del giovane Scandone una biblioteca di 30.000 volumi, che avrebbe costituito in seguito il nucleo fondante della Biblioteca Provinciale di Avellino. Il giovane maturò così l’interesse per la ricerca storica, in particolare per le vicende di Avellino, e in seguito per molti altri comuni dell’Irpinia. Ebbe le prime esperienze di insegnamento a Gallipoli e poi in altre sedi fino a raggiungere Napoli. Durante tutta la sua attività di docente non cessò mai di frequentare gli archivi storici dai quali attinse materiale per la stesura di 74 opere in gran parte dedicate alla sua terra (Storia di Avellino romana, longobarda, feudale, medievale, moderna, L’alta valle del Calore, I due Principati) edite a partire dal 1911 fino a dopo la sua morte, avvenuta il 13 gennaio 1957.

Come riconoscimento al suo impegno nella documentazione storica venne chiamato a far parte dell’Accademia Pontaniana, fondata in epoca aragonese e che, negli anni in cui fu da lui frequentata, era presieduta da Benedetto Croce. A Francesco Scandone furono conferite le cittadinanze di Avellino, quale riconoscimento ai suoi studi, e di Roccasecca che egli aveva dimostrato essere il vero luogo natale di San Tommaso, detto d’Aquino.  Le sue opere, custodite nelle maggiori biblioteche italiane e straniere (come l’importante “Documenti per la storia dei comuni dell’Irpinia” del 1957) rimangono spesso l’unica fonte storica per i comuni dell’Irpinia dopo il terremoto del 23 novembre 1980.

Il giornalista Felice Scandone, sportivo e medaglia al valor militare, morto nella Seconda Guerra Mondiale, era suo figlio.

 

Risultati immagini per pantani13/01/1970 – Nasce a Cesena il ciclista Marco Pantani.

Trascorre un’infanzia serena nella casa dei nonni a Cesenatico. Non eccelle negli studi scolastici, ma si butta a capofitto nello sport, nella caccia e nella pesca, che pratica con la compagnia rispettivamente del padre e del nonno. Dopo essersi cimentato da giovanissimo nel mondo del calcio, riceve in regalo una bicicletta dal nonno Sotero e capisce immediatamente di essere portato per il ciclismo. Esordisce come professionista il 5 agosto 1992 con la squadra “Carrera Tassoni”, con cui correrà fino al 1996. La prima vittoria arriva nel 1994, al Giro d’Italia, nella tappa di Merano. Lo stesso anno Marco Pantani vince anche la tappa dell’Aprica, e il suo nome comincia a farsi conoscere. Nel 1995 arriva la vittoria nella tappa di Flumsberg al Giro di Svizzera, ma sono le due tappe (Alpe D’Huez e Guzet Neige) al Tour de France a imporlo con forza all’attenzione del grande pubblico e dei media. Anzichè utilizzare il classico berrettino, Pantani corre con una bandana colorata sul capo: il mito del “Pirata” nasce lì, sulle salite del Tour.

Nello stesso anno vince il bronzo ai Campionati del mondo di Duitama in Colombia, ma è in agguato il primo dramma della sua carriera: il terribile incidente alla Milano-Torino. Le circostanze lo costringono a lunghe cure e a saltare un’intera stagione. Torna nel 1997 e riprende le gare passando alla squadra Mercatone Uno. La sfortuna tuttavia sembra ancora perseguitarlo: una caduta al Giro d’Italia (25 Maggio, tappa di Cava dei Tirreni) lo costringe al ritiro. Si riprende in tempo per partecipare al Tour de France dove vince la tappa dell’Alpe D’Huez e di Morzine. Il 1998 è l’anno di una straordinaria impresa: Marco Pantani, indomabile in salita, vince il Giro d’Italia (si impone nelle tappe di Piancavallo e Montecampione) e subito dopo vince il Tour de France. In Francia vince le tappe di Plateau de Beille e Les Deux Alpes, prima di arrivare al Parco dei Principi, a Parigi, da trionfatore in maglia gialla. Con questa impresa Pantani entra a pieno merito nell’élite dei campionissimi che hanno vinto Giro e Tour nello stesso anno.

Il 1999 comincia alla grande: Pantani sembra destinato a dominare ancora in Italia e all’estero. Al Giro si prende la maglia rosa e vince quattro tappe (Gran Sasso, Oropa, Pampeago, Madonna di Campiglio). Proprio sulle rampe della strada che sale da Pinzolo verso la località delle Dolomiti di Brenta se ne va solo, alla sua maniera, con uno scatto secco, per tutti irresistibile. Sarà l’ultimo vero, romantico, gesto atletico del vero Marco Pantani. Il mattino successivo alla trionfale vittoria di Madonna di Campiglio, Pantani viene fermato: un controllo anti-doping rivela che il suo ematocrito è troppo alto, fuori norma. Qui inizia il dramma personale dell’uomo Marco Pantani: l’atleta si proclama innocente, lascia la carovana del Giro che credeva già suo; la corsa riparte senza di lui. La determinazione dell’atleta Pantani si rivelerà pari alla fragilità dell’uomo. Pantani è completamente distrutto. Inizia una parabola discendente che vede Pantani incapace di frenare la propria discesa verso una crisi interiore.

La fatica di ritrovarsi è insostenibile. L’inattività agonistica che va dal 5 giugno 1999 sino al 22 febbraio 2000 e dal 24 febbraio al 13 maggio 2001, sarà probabilmente la sua condanna. Tuttavia Marco non rinuncia: prova a reagire e a tornare come prima. Rientra per il Giro del Giubileo con partenza da Roma, ma non riesce a terminarlo. Partecipa anche al Tour e vince le tappe del Mont Ventoux, cima leggendaria, e di Courchevel. Poi ancora incertezze sul futuro. Dimostra di voler tornare a buoni livelli e chiude il suo ultimo Giro, nel 2003, al quattordicesimo posto, malgrado l’ennesima sfortuna di una brutta caduta. Non partecipa al Tour successivo e si ricovera in una clinica vicino Padova, a Giugno, per disintossicarsi e per curare le sue frequenti crisi depressive.Viene trovato morto il giorno 14 febbraio 2004 in un residence di Rimini, nel quale da alcuni giorni si era trasferito. La causa: overdose di eroina. La Gazzetta dello Sport titolava in modo semplice e rispettoso: “Se n’è andato”. Il dramma dell’uomo e la sua tragica fine incontrano l’immenso cordoglio del mondo sportivo – e non solo – che unanimemente si trova d’accordo nel voler ricordare del grande campione le gesta sportive, le emozioni e l’orgoglio.

Il 4 giugno 2005 è stata inaugurata in piazza Marconi a Cesenatico la statua in bronzo, a grandezza naturale, che ritrae il campione Marco Pantani mentre pedala in salita. All’inizio del mese di agosto 2014 viene riaperta l’inchiesta sulla morte del Pirata: il campione romagnolo non si sarebbe suicidato, così la procura ha indagato per omicidio pur non essendovi alcun indiziato. La procura stessa ha però chiesto l’archiviazione nel settembre 2015 con la motivazione che la sua morte fu causata da suicidio e non da omicidio.

 

Risultati immagini per costa concordia13/01/2012 – La nave da crociera Costa Concordia urta degli scogli a 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio, provocando una falla di 70 metri nello scafo e causando 32 morti, 80 feriti e 2 dispersi, e la conseguente evacuazione totale delle 4229 persone a bordo della nave tra equipaggio e passeggeri.

Alle 21:45 del 13 gennaio 2012 la grande nave da crociera, salpata da Civitavecchia e diretta a Savona, urtò gli scogli de Le Scole davanti all’isola del Giglio. L’impatto provocò una falla di circa 70 metri sul lato sinistro dello scafo. La nave si inclinò a Punta Gabbianara, su due blocchi di granito che le evitarono di precipitare a 100 metri sott’acqua. A bordo della nave c’erano 3.216 passeggeri e 1.013 membri dell’equipaggio. Fu anche grazie all’opera di soccorso prestata dagli isolani che il bilancio finale della tragedia non fu più alto: tutti sull’isola si prodigarono per prestare assistenza ai naufraghi bagnati e infreddoliti.

Di quella notte, è diventata famosa la telefonata tra l’ufficiale operativo della Guardia Costiera, Gregorio De Falco, dalla Capitaneria di Livorno, e il comandante della Concordia, Francesco Schettino, che aveva lasciato la nave ed era a bordo di una scialuppa di salvataggio, quando ancora molti passeggeri erano in pericolo di vita nello scafo che si stava inclinando sempre di più: con toni durissimi, De Falco ordinò a Schettino di risalire sulla nave. Cosa che non avvenne. Schettino è stato condannato in via definitiva con la Cassazione che il 12 maggio scorso gli ha confermato 16 anni di carcere, Schettino il giorno stesso del verdetto si è costituito. Il relitto della Concordia è rimasto per oltre due anni davanti al porto dell’isola del Giglio, deturpando il paesaggio di una delle perle dell’arcipelago toscano.

Con un’operazione durata tre anni, la nave è stata prima ruotata, sollevata, rimessa in asse e trasferita al porto di Genova dove il relitto, in 22 mesi, è stato demolito e i suoi materiali recuperati all’80%. Ora resta da completare il ripristino dei fondali marini della Gabbianara.