ACCADDE OGGI – 11-11-2018

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11 Novembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per fedor dostoevskij11/11/1821 – Nasce a Mosca lo scrittore russo Fedor Mikhailovic Dostoevskij, secondo di sette figli.

Il padre Michail Andreevic (Michajl Andrevic), di origine lituana, è medico e ha un carattere stravagante e dispotico ed impone in famiglia un clima autoritario. Nel 1828 il padre è iscritto assieme ai figli nel “libro d’oro” della nobiltà moscovita. La madre Marija Fedorovna Necaeva, proveniente da una famiglia di commercianti, muore nel 1837 a causa della tisi. Nel 1839 il padre, che si era dato al bere e che maltrattava i propri contadini, viene ucciso probabilmente da questi ultimi. Fedor viene iscritto alla scuola del genio militare di Pietroburgo, pur non avendo nessuna predisposizione per la carriera militare. Con il suo carattere allegro e semplice, infatti, la madre aveva educato il figlio all’amore per la musica, la lettura e la preghiera. Gli interessi di Fedor si rivolgono quindi alla letteratura e, terminati gli studi di ingegneria militare, abbandona questo settore rinunciando alla carriera che il titolo gli offrirebbe; i pochi soldi che possiede sono il ricavato dei suoi lavori di traduzione dal francese.

Inizia a scrivere il suo primo libro, “Povera gente”, che vede la luce nel 1846 e che avrà importanti elogi critici. Nello stesso periodo conosce Michail Petrasevkij, convinto sostenitore del socialismo utopistico di Fourier, conoscenza che influenza la stesura del suo primo lavoro. Nel 1847 si manifestano gli attacchi epilettici di cui lo scrittore soffrirà per tutta la vita. Dostoevskij inizia a frequentare i circoli rivoluzionari: nel 1849 viene arrestato e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo con l’accusa di cospirazione; si ritiene che faccia parte di una società segreta sovversiva guidata da Petrasevskij. Dostoevskij viene condannato insieme ad altri venti imputati alla pena di morte mediante fucilazione. É già in posizione per la propria esecuzione quando giunge un ordine dell’imperatore Nicola I che cambia la condanna in quattro anni di lavori forzati. Dostoevskij parte così per la Siberia. La dura esperienza lo segna fisicamente e moralmente. Terminata la pena viene mandato a Semipalatinsk in qualità di soldato semplice. Dopo la morte dello zar Nicola I diventerà ufficiale. Qui conosce Marija, già moglie di un compagno; si innamora di lei: la sposerà nel 1857 quando questa rimarrà vedova.

Per motivi di salute nel 1859 Dostoevskij viene congedato e si trasferisce a Pietroburgo. Torna così alla vita letteraria: durante l’estate inizia a scrivere il suo secondo romanzo, “Il sosia”, storia di uno sdoppiamento psichico. Il lavoro non raccoglie il consenso del primo romanzo; nel novembre successivo scrive, in una sola notte, “Romanzo in nove lettere”. Afflitto da difficoltà finanziarie e da pessime condizioni di salute per il perdurare degli attacchi epilettici, visse a Pietroburgo, poi all’estero (1867-71) e di nuovo in patria, peregrinando incessantemente e creando le sue maggiori opere letterarie, fra le quali: Memorie del sottosuolo (1864), Delitto e castigo (1866), L’ Idiota (1868), I demoni (1870), I fratelli Karamazov (1878-80).

I personaggi dei romanzi di Dostoevskij, imponderabili e bipolari, sono animati da un desiderio di riscatto e di vita che, spinto sino al fanatismo, provoca il confronto con l’irrazionalità intrinseca dell’esistenza e con il piano divino della grazia. L’uomo è creato non per la mite felicità dell’ordine e della quiete, ma per la salvazione in Dio, pagata col male, l’odio, il fango, la disperazione, il delitto.

Fedor Dostoevskij muore il 28 gennaio 1881, in seguito ad un peggioramento dell’enfisema polmonare di cui è affetto. La sua sepoltura, nel convento Aleksandr Nevskij, è accompagnata da una folla immensa.

 

Risultati immagini per kierkegaard11/11/1855 – Muore a Copenhangen, a soli 42 anni, il filosofo, teologo e scrittore danese Soren Kierkegaard.

ll padre Michael Pedersen è un ricco commerciante che non aveva avuto figli dalla prima moglie; la seconda moglie, Ane Lund, concepisce invece sette figli, dei quali Soren è l’ultimo. Il giovane viene indirizzato verso l’esperienza della comunità religiosa pietista: l’educazione è severa, improntata al pessimismo ed al sentimento del peccato, e caratterizzata da una valutazione negativa della cristianità protestantica ufficiale della Danimarca del tempo. Cinque dei suoi fratelli muoiono quando il futuro filosofo è solo ventenne. La tragedia dei fratelli e l’educazione ricevuta faranno di Kierkegaard un uomo triste e votato all’introspezione, nonché ai facili e penosi sensi di colpa. Sarà inoltre sempre cagionevole di salute.

Kierkegaard inizia nel 1830 gli studi universitari di teologia, laureandosi dopo undici anni. La prospettiva, poi non realizzata, era quella di diventare pastore protestante. Durante il periodo universitario partecipa a un movimento religioso e riformistico, professando idee social-cristiane. In questi anni ha modo di ricoprire il ruolo di presidente della lega degli studenti, attaccando soprattutto le idee liberal-borghesi di rinnovamento democratico. La sua posizione non era molto dissimile da quella dell’ultimo Schelling, che si illudeva di poter superare l’hegelismo accentuando l’importanza della religione. Nella sua tesi di laurea del 1841, “Sul concetto dell’ironia in costante riferimento a Socrate” (poi pubblicata), Kierkegaard prende posizione contro il romanticismo estetico, evasivo, estraniato, dei fratelli Schlegel, di Tieck e Solger, mettendosi dalla parte di Hegel. L’ironia romantica è per Kierkegaard fonte di isolamento. Contro i romantici tedeschi e danesi, egli oppone Goethe e Shakespeare, dove l’ironia è solo un “momento”, non una condizione di vita.

Nel 1840, dopo aver sostenuto un esame di teologia che lo abilitava alla carriera ecclesiastica, aveva compiuto un viaggio nello Jutland per rimettersi da una grave forma di esaurimento nervoso; decide improvvisamente di fidanzarsi con la diciottenne Regina Olsen, ma dopo poco circa un anno rompe il fidanzamento. Subito dopo aver rotto con Regina compie un viaggio a Berlino per ascoltare le lezioni di Schelling, ma ne rimane profondamente deluso. Nel marzo del 1842 torna a Copenaghen e dà inizio a quella che sarà una vasta produzione letteraria. Kierkegaard possiede un temperamento scontroso, poco socievole, e conduce un’esistenza appartata.

Nel 1843 Kierkegaard pubblica “Enten-Eller”, la sua opera più significativa che fu anche quella che gli darà maggior successo. Enten-Eller è diviso in due parti e contiene la sintesi del pensiero estetico, religioso e fenomenologico del giovane Kierkegaard. Nonostante il successo editoriale dell’opera, risultano del tutto vani i tentativi di coinvolgerlo in una collaborazione culturale, filosofica (in riferimento soprattutto all’estetica), da parte dei vari circoli, club e riviste di Copenaghen. Di fatto con la pubblicazione di quest’opera Kierkegaard esce dal mondo della cultura e dell’impegno sociale rifiutando per sempre anche la carriera ecclesiastica. Nel 1844 esce “Il concetto dell’angoscia”. Nello stesso anno pubblica “Briciole di filosofia” in cui traduce sul piano filosofico le riflessioni maturate sui piani psicologico e religioso. Alle Briciole seguirà nel 1846 la monumentale “Postilla conclusiva non scientifica”.

A partire da questo volume (che secondo Kierkegaard doveva essere un’antitesi alla Logica di Hegel), Kierkegaard si lamenta di non avere più un interlocutore. Ad ogni modo nella Postilla il disprezzo per la socialità raggiunge forme di particolare conservatorismo filo-monarchico, dalla quali appare chiaro quanto Kierkegaard tema le idee liberali, democratiche e socialiste. In estrema sintesi il pensiero del filosofo danese identifica tre fondamentali stadi nel cammino della vita: lo stadio estetico, quello etico e quello religioso.

Una paralisi ne interrompe la vita a soli 42 anni.

 

Risultati immagini per armistizio di compiègne 191811/11/1918 – Si conclude la Prima Guerra Mondiale con la firma dell’Armistizio di Compiegne tra l’Impero Germanico e le potenze alleate.

Il fallimento delle offensive di primavera aveva reso evidente all’Alto Comando tedesco che la vittoria sugli Alleati non era possibile. Il crollo della Bulgaria e la situazione insostenibile sul fronte occidentale, divenuta ancora più grave con l’arrivo in massa del corpo di spedizione americano, costrinse i vertici militari tedeschi a cercare una soluzione non militare. Alla fine di settembre ciò che l’Alto Comando temeva maggiormente era il crollo del fronte occidentale, e l’avanzata nemica entro i confini del Reich. Il 29 settembre 1918 l’Alto Comando si rivolse ai politici (che sino ad allora avevano avuto un ruolo marginale) intimando di dare il via a trattative volte ad un armistizio. Si trattò di un tentativo – dopo due anni di dittatura militare di fatto – di addossare ai civili la responsabilità della sconfitta.

Si giunse a stabilire una data per un incontro solamente dopo trattative durate settimane e uno scambio di note diplomatiche con il Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson. Dopo un’attesa durata più di un mese, l’8 novembre una delegazione di funzionari civili tedeschi, guidati dal segretario di Stato Matthias Erzberger, ottenne il permesso di recarsi in Francia. Nel frattempo la situazione era precipitata: l’Austria-Ungheria il 4 novembre usciva dal conflitto dopo la firma dell’armistizio con l’Italia a seguito dello sfondamento del fronte da parte dell’esercito italiano nella pianura veneta, e la stessa Germania era in preda alla rivoluzione: il 9 novembre venne proclamata la repubblica, e il giorno seguente il Kaiser riparò nei Paesi Bassi.

I francesi decisero che le trattative dovessero svolgersi in un vagone ferroviario, in un bosco nei pressi di Compiègne. I margini di trattativa erano comunque molto ristretti: ai tedeschi furono concesse 72 ore per decidere, e i colloqui avvennero solo con ufficiali di rango inferiore. Il documento, che poneva i tedeschi di fronte al fatto compiuto, prevedeva l’accettazione di pesanti condizioni, che includevano la cessione di materiale bellico, il ritiro dai territori occupati e limitazioni alle forze armate tedesche negli anni a venire.

L’armistizio, pur ponendo fine al primo conflitto mondiale, finirà con alimentare un profondo senso di rivalsa nel popolo tedesco favorendo implicitamente l’ascesa del Nazismo – che farà leva sul trattamento ingiusto subito dai Tedeschi – e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.