ACCADDE OGGI – 11/01/2019

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11 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per IL GHIRLANDAIO11/01/1494 – Muore a Firenze il pittore Domenico Bigordi, meglio noto con lo pseudonimo “Il Ghirlandaio”.

Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio (perchè inventò le ghirlande per adornare la fronte delle fanciulle fiorentine), nacque il 2 giugno 1448. Fu allievo del pittore Alessio Baldovinetti ma, nella sua formazione artistica e nel primo periodo dell’attività, risentì dello stile dei grandi maestri del XV secolo: Giotto, Masaccio, Andrea del Castagno e Domenico Veneziano. Se si eccettua il periodo trascorso a Roma, dove lavorò per papa Sisto IV nella Cappella Sistina, Domenico visse sempre a Firenze (chiesa S. Trìnita, affreschi con Storie di S. Francesco e la pala con l’Adorazione dei pastori, 1483-1486), divenendo uno dei più importanti maestri della scuola fiorentina. Attento in seguito alle formule del Verrocchio e a quelle del primo Leonardo, si avvicinò anche alla cultura fiamminga (“Vecchio e nipote”, Parigi, Louvre; Cenacolo, 1480, Firenze, chiesa di Ognissanti).

Il realismo e la perfezione del tratto che caratterizzavano le sue opere ne fecero un artista molto richiesto, tanto che diversi esponenti della borghesia cittadina divennero suoi mecenati. Eseguì affreschi e dipinti di soggetto religioso, introducendo spesso nella composizione scene di vita fiorentina e ritratti di personaggi contemporanei. Nelle sue opere rielabora la tecnica del Masaccio, lo stile di Filippo Lippi ed il realismo nordico conosciuto attraverso il fiammingo Hugo van der Goes, dando vita a scene altamente estetiche ed armoniose che, al di là del soggetto, costituiscono preziosi documenti della quotidianità del suo tempo. In un libro di preghiere del 1454, il “zardino de oration”, ad esempio, viene descritta la “meditazione intuitiva”, con la quale si riusciva a trasferire mentalmente gli avvenimenti dei testi sacri nella propria città natale.

Il Ghirlandaio ha realizzato questo precetto facendo rivivere le storie bibliche in un contesto familiare e fra persone viventi all’epoca. Ad ogni modo, si distinse particolarmente per gli affreschi, tra i quali ricordiamo “La vocazione di san Pietro e di Sant’Andrea” (1481-82, Cappella Sistina, Città del Vaticano); “le Storie di san Francesco” (1485, cappella Sassetti in Santa Trinità, Firenze), considerato il suo capolavoro; “le Storie della Vergine e del Battista” (1485-1490, coro della chiesa di Santa Maria Novella, Firenze), alle quali collaborò il fratello Davide. Dipinse inoltre pregevoli pale d’altare, quali “l’Adorazione dei pastori” (1485, Santa Trìnita) e “Madonna in gloria e santi” (1490 ca., Alte Pinakothek, Monaco). Le rappresentazioni un po’ statiche che talvolta si incontrano nelle sue realizzazioni non dimostrano limitatezza di mezzi espressivi, bensì riflettono il gusto dell’epoca e, in particolar modo, dei committenti. Degli ultimi anni sono alcune opere di cavalletto come l’Adorazione dei Magi e il “Vecchio e nipote” (1480, Louvre, Parigi), alcuni ritratti femminili (Giovanna Tornabuoni, Madrid, collezione Thyssen-Bornemisza), “la Visitazione” (1491, Parigi, Louvre).

Tra gli allievi di Domenico Ghirlandaio figura l’artista più celebre del Rinascimento italiano, Michelangelo.

 

Risultati immagini per IL PARMIGIANINO AUTORITRATTO11/01/1503 – Nasce a Parma il pittore italiano Girolamo Francesco Maria Mazzola detto “il Parmigianino”.

Inizia giovanissimo a dipingere sotto l’ala protettrice e incoraggiante degli zii Pier Ilario e Michele Mazzola (pittori come il padre Filippo, morto nel 1505). Figura tra le più originali del manierismo italiano, proprio nella sua città natale comincia a stupire il sospettoso ambiente artistico e religioso di provincia con le opere in San Giovanni Evangelista e a Fontanellato, suscitando curiosità e invidia nel più maturo maestro Correggio, dalle cui premesse era per altro partito. Il suo stile diventa presto simbolo del gusto cortese, quasi imperiale. Basti pensare ai ritratti da lui eseguiti che compongono un’ampia galleria di personaggi di affascinante presenza, come quello celeberrimo di Carlo V, oppure al suo famoso “Autoritratto allo specchio”, in cui si ritrae con ”l’aspetto grazioso molto e più tosto d’angelo che d’uomo”, mentre si accinge al suo desiderato viaggio a Roma.

Qui rimane abbagliato dall’arte di Michelangelo e Raffaello, lui che pur in giovane età aveva già sperimentato tecniche e forme, confrontandosi senza paura con l’iconografia religiosa e letteraria del suo tempo, trovando uno stile d’espressione del tutto personale la cui cifra espressiva è legata ad una certa enigmaticità del rappresentare. L’attività in questo senso è poi frenetica e si sviluppa in tutte le sedi tipiche dell’artista del tempo: tele, affreschi ma anche pale d’altare. A Roma ha modo di accedere alle “enclave” del potere, di vedere da vicino non solo i personaggi più influenti del suo tempo in campo politico e finanziario, ma anche di avvicinare quegli artisti che, eredi della grande lezione di Raffaello, tentavano disperatamente di aggiudicarsi ricche commesse proprio da quei potenti: speranze frustrate dall’ormai tristemente celebre Sacco di Roma, in cui la città eterna fu conquistata e duramente saccheggiata da lanzichenecchi e spagnoli, i quali crearono anche notevoli danni al patrimonio artistico. Per sfregio, ad esempio, il nome di Lutero fu inciso con la punta d’una spada sull’affresco “La Disputa del Santissimo Sacramento” nelle Stanze di Raffaello, mentre un altro graffito inneggiava a Carlo V imperatore. Inoltre, oltre a qualcosa come dodicimila morti, stupri e soprusi, con il Sacco di Roma è andato perduto anche un tesoro d’arte inestimabile, ossia la maggior parte dell’oreficeria artigiana di chiesa.

Tutto ciò, stando ai resoconti dei biografi più autorevoli, turbò profondamente l’animo del già sensibile artista, apparentemente appagato e sereno. Il Parmigianino stranamente si allontana dalla passione pittorica e comincia a dedicarsi all’alchimia in maniera quasi ossessiva, inseguendo il sogno di sempre dei seguaci di questa disciplina, ossia quello di trasformare il mercurio in oro. Il risultato di questa mancanza di concentrazione artistica è che il Parmigianino non riesce più a trovare per i suoi cicli pittorici la giusta ispirazione che mai gli era mancata. Tale è lo stato di crisi dell’artista che per un lungo periodo non riesce neanche a finire gli affreschi della chiesa della Steccata in Parma. E proprio in quegli anni realizza un autoritratto dipingendosi con il volto segnato e l’aria stanca ma dallo spirito ancora bruciante.

Muore di lì a poco (24 agosto 1540) e vuol essere sepolto “nudo con una croce d’arcipresso sul petto in alto” a Casalmaggiore, lungo il Po. Fra le ultime e più famose opere figurano la celebre “Madonna dal collo lungo”, conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze e l'”Antea” nel Museo di Capodimonte a Napoli.

 

Risultati immagini per mariangela melato11/01/2013 – Muore a Roma l’attrice italiana Mariangela Melato.

Da giovane ha vissuto a Milano, dove è nata il 19 settembre 1941, figlia di una sarta e di un vigile urbano. Appassionata di recitazione sin dall’infanzia, ha lavorato come vetrinista alla Rinascente per pagarsi gli studi di recitazione presso il gruppo di Esperia Sperani. È entrata ben presto nella compagnia teatrale di Fantasio Piccoli, ha lavorato con Dario Fo e Luchino Visconti, ma il suo primo successo è stato l’Orlando furioso di Luca Ronconi, nel 1968. Il debutto al cinema l’anno successivo con Thomas e gli indemoniati, poi una lunga serie di titoli di successo, alcuni con i più grandi registi italiani ed europei del momento. Sono tanti i film che si possono citare nella eccezionale carriera di Mariangela Melato: Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, Mimì metallurgico ferito nell’onore, La classe operaia va in paradiso, La poliziotta, Di che segno sei?, Il pap’occhio,  La fine è nota, Panni sporchi, Un uomo perbene, L’amore probabilmente.

La Melato ha lavorato con grandi attori: Giancarlo Giannini (suo partner in Mimì metallurgico, Travolti e Film d’amore e d’anarchia), Adriano Celentano, Marcello Mastroianni, Michele Placido. È stata protagonista di tante produzioni tv di successo come Scandalo, Una vita in gioco e L’avvocato delle donne. E ha vinto tantissimi premi: 6 David di Donatello, 5 Nastri d’argento, 2 Globo d’oro, 1 Ciak d’oro, giusto per citare i più prestigiosi.

Oltre che al cinema, la grandezza di Mariangela Melato è stata evidente sul palco. Al teatro ha dedicato soprattutto la seconda parte della sua carriera, dalla metà degli anni 80 in poi. La bisbetica domata, Fedra, Medea, fino alle più recenti Madre Coraggio, La centaura e Chi ha paura di Virginia Woolf? tra le principali pieces che l’hanno vista protagonista. Nella vita sentimentale la Melato ha intessuto una lunghissima relazione con Renzo Arbore anche se non si sono mai sposati e non hanno avuto figli.

L’attrice è morta in una clinica romana l’11 gennaio 2013 a causa di un tumore al pancreas, contro cui ha lottato strenuamente negli ultimi anni. Un appassionato ricordo ai suoi funerali le è stato dedicato da Emma Bonino, alle cui posizioni politiche è sempre stata vicina, soprattutto per quel che riguarda il ruolo delle donne.