ACCADDE OGGI – 09/03/2019

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9 Marzo 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per AMERIGO VESPUCCI NAVIGATORE09/03/1454 – Nasce a Firenze il navigatore, esploratore e cartografo Amerigo Vespucci.

Amerigo Vespucci è il terzo figlio del notaio fiorentino Nastagio (o Anastasio) e della nobildonna di Montevarchi Lisa (o Elisabetta) Mini. Trasferitosi, nel 1489, a Siviglia, in Spagna, su incarico di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, banchiere (detto Lorenzo il Popolano), entra in contatto con Cristoforo Colombo: pochi anni più tardi si aggrega ad Alonso de Hojeda, che ha ricevuto l’incarico, per conto della Corona, di esplorare le coste del continente americano in direzione sud. Il primo viaggio cui Vespucci prende parte avviene tra il 1497 e il 1498, in compagnia di Juan de la Cosa (celebre cartografo e pilota cantabrico), sotto il comando di Juan Diaz de Solis. La spedizione è voluta dal re Ferdinando II di Aragona, desideroso di scoprire la distanza tra l’isola di Hispaniola e la terraferma, in maniera tale da poter contare su una visione più precisa e ampia delle terre appena scoperte. Le navi attraccano nell’attuale Colombia, nella penisola della Guajira (le descrizioni che Vespucci fa dei nativi locali e delle loro amache richiama alla mente gli indigeni Guajiros), dopodiché la spedizione si dirige verso la laguna di Maracaibo, che ricorda – a Vespucci – Venezia: proprio per questo motivo, dà a quella terra il nome di Venezuela.

Amerigo e gli altri uomini ritornano in Europa dopo aver costeggiato le coste del Centro America, e in particolare aver navigato tra la Florida e l’isola di Cuba (della quale, appunto, viene in quell’occasione dimostrata l’insularità). Il secondo viaggio di Vespucci verso il continente americano avviene tra il 1499 e il 1500, nel corso della spedizione diretta da Alonso de Hojeda: anche questa volta, è presente Juan de la Cosa. Toccata terra nei luoghi che attualmente corrispondono alla Guyana, tuttavia, Vespucci si separa dal cantabrico, e prosegue in direzione sud, fino a giungere circa a 6 gradi Sud, alla foce del Rio delle Amazzoni. Parlerà del suo arrivo tra la bocca nord e la bocca sud (Parà) del fiume in una lettera inviata a Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici: l’esploratore italiano, dunque, diventa il primo europeo a scoprire l’estuario del Rio delle Amazzoni (in particolare le disimboccature nei cui pressi oggi sorgono le città di Belem e di Amapà), pochi mesi prima che ci riesca anche Vicente Yanez Pinzon. Di tale viaggio, Amerigo lascia in eredità numerose descrizioni relative alla fauna incontrata (a stupirlo è soprattutto la bellezza dei pappagalli) e alle popolazioni locali. Non solo: durante questo viaggio, egli individua le stelle che in seguito verranno denominate “La Croce del Sud”, che appunto segnalano la direzione sud. La spedizione si conclude rientrando verso nord, passando nei pressi del fiume Orinoco e dell’isola di Trinidad prima del ritorno in Europa. Poco dopo, Vespucci prende parte a un terzo viaggio, questa volta al servizio del Portogallo, in una spedizione guidata da Gonzalo Coelho, che si ferma nelle isole di Capo Verde per alcuni giorni, entrando in contatto con Pedro Alvares Cabral, che con le sue navi sta tornando dall’India.

Nell’arcipelago africano, Amerigo ha modo di conoscere Gaspar da Gama, ebreo che gli descrive la vegetazione, la fauna e i popoli indiani: il suo racconto, comparato a ciò che egli aveva osservato nei suoi viaggi precedenti, lo convince ulteriormente che i luoghi che ha visitato non sono asiatici. Insieme con Coelho, giunge nei pressi delle coste del Brasile, e il primo giorno dell’anno 1502 raggiunge una baia stupenda, ribattezzata Rio de Janeiro. Il viaggio continua verso sud in direzione del Rio de la Plata (nominato, inizialmente, Rio Jordan) per poi proseguire fino a 52 gradi Sud di latitudine, a poca distanza dallo stretto che scoprirà il portoghese Ferdinando Magellano diciotto anni più tardi. Vespucci non si spinge oltre il Rio Cananor, in Patagonia, e scopre le stelle attualmente conosciute con il nome di Alfa Centauri e Beta Centauri, ai tempi invisibili alle latitudini mediterranee (pur essendo in precedenza note agli antichi Greci). Vespucci compie un quarto viaggio, nel biennio 1503-1504, sempre agli ordini dei Portoghesi, che lo porta all’isola che in seguito verrà chiamata Fernando de Noronha, in mezzo all’oceano, e poi verso le coste brasiliane. Si tratta, però, di una spedizione che non conduce a scoperte particolarmente significative, durante il quale – tuttavia – Amerigo compie osservazioni e ragionamenti che lo portano a inventare un nuovo metodo per individuare, con la tecnica della distanza lunare, una longitudine.

Nominato dal re Ferdinando II di Aragona “Piloto Mayor de Castilla” nel 1508, egli diventa responsabile dell’organizzazione dei viaggi nelle terre nuove e della formazione di cartografi e piloti, permettendo loro di imparare a utilizzare l’astrolabio e il quadrante. Amerigo Vespucci muore a Siviglia il 22 febbraio 1512, lasciando tutti i suoi beni alla moglie Maria Cerezo, dalla quale non ha avuto figli. Vespucci attualmente è riconosciuto come uno degli esploratori più importanti del Nuovo Mondo (e non a caso il continente ha preso il suo nome). Tra i suoi tanti meriti, il principale fu quello di aver capito che le nuove terre non facevano parte del continente asiatico, ma di una nuova parte del globo. Occorre sottolineare, in conclusione, che dal punto di vista storiografico la figura di Vespucci è considerata da alcuni piuttosto ambigua soprattutto a causa dell’autenticità delle sue lettere, spesso contestata: si sostiene, in particolare, che l’esploratore abbia esagerato la propria influenza negli avvenimenti e romanzato eccessivamente gli eventi, o addirittura modificato le testimonianze dei viaggiatori suoi contemporanei. Resta il fatto che la diffusione di tali lettere spinse Martin Waldseemuller, cartografo, a rinominare il continente come il femminile del suo nome in latino (cioè Americus Vespucius) nella “Cosmographiae Introductio”: l’importanza dell’esploratore fiorentino, insomma, non può proprio essere ridimensionata.

 

Risultati immagini per UMBERTO SABA09/03/1883 – Nasce a Trieste il poeta, scrittore e aforista Umberto Poli, meglio noto con lo pseudonimo di Umberto Saba.

La madre, Felicita Rachele Cohen, è di origini ebraiche e appartiene a una famiglia di commercianti che opera nel ghetto triestino. Il padre Ugo Edoardo Poli, agente di commercio di nobile famiglia veneziana, si era inizialmente convertito alla religione ebraica per sposare Rachele, ma l’abbandona quando lei in attesa del figlio. Il futuro poeta cresce quindi in un contesto malinconico per la mancanza della figura paterna. Per tre anni viene allevato da Peppa Sabaz, balia slovena, che dona al piccolo Umberto tutto l’affetto di cui dispone (avendo perso un figlio). Saba avrà modo di scrivere di lei citandola come “madre di gioia”. Crescerà in seguito con la madre, assieme a due zie, e sotto la tutela di Giuseppe Luzzato, zio ex garibaldino. Gli studi in età adolescenziale sono piuttosto irregolari: segue dapprima il ginnasio “Dante Alighieri”, poi passa all’Accademia di Commercio e Nautica, che però abbandonerà a metà anno scolastico. In questo periodo si avvicina alla musica, dovuta anche all’amicizia con Ugo Chiesa, violinista, e Angelino Tagliapietra, pianista.

I suoi tentativi per imparare a suonare il violino sono però scarsi; è invece la composizione delle prime poesie a dare già i primi buoni risultati. Scrive con il nome di Umberto Chopin Poli: i suoi lavori sono perlopiù sonetti, che risentono di una chiara influenza di Parini, Foscolo, Leopardi e Petrarca. Nel 1903 per proseguire gli studi si trasferisce a Pisa. Frequenta i corsi di letteratura italiana tenuti dal professore Vittorio Cian, ma presto abbandona per passare a quelli di archeologia, latino e tedesco. L’anno seguente a causa di dissensi con l’amico Chiesa cade in una forte depressione che gli fa decidere di tornare a Trieste. E’ in questo periodo che frequenta il “Caffè Rossetti”, storico luogo di incontro e ritrovo per giovani intellettuali; qui conoscerà il futuro poeta Virgilio Giotti. Nel 1905 lascia Trieste per recarsi a Firenze dove rimarrà due anni, e dove frequenterà i circoli artistici “vociani” della città, tuttavia senza legarsi a fondo con nessuno di loro. In una delle sue poche e saltuarie visite che faceva per tornare a casa, conosce Carolina Wölfler, che sarà la Lina delle sue poesie, e che diventerà sua moglie. Pur abitando geograficamente entro i confini dell’Impero austro-ungarico è cittadino italiano e nell’aprile del 1907 parte per il servizio militare. A Salerno nasceranno i suoi “Versi militari”.

Torna a Trieste nel mese di settembre del 1908 e si mette in affari con il futuro cognato per gestire due negozi di articoli elettrici. Il 28 febbraio sposa Lina con rito ebraico. L’anno seguente nasce la figlia Linuccia. È il 1911 quando con lo pseudonimo di Umberto Saba pubblica il suo primo libro: “Poesie”. Seguiranno “Coi miei occhi (il mio secondo libro di versi)”, oggi noto come “Trieste e una donna”. Lo pseudonimo pare sia di origine incerta; si pensa che lo scelse o in omaggio alla sua adorata balia, Peppa Sabaz, o forse in omaggio alle sue origini ebraiche (la parola ‘saba’ significa ‘nonno’). Risale a questo periodo l’articolo “Quello che resta da fare ai poeti” nel quale Saba propone una poetica schietta e sincera, senza fronzoli; contrappone il modello degli “Inni Sacri” di Manzoni a quello della produzione di D’Annunzio. Presenta l’articolo per la pubblicazione alla rivista vociana, ma viene rifiutato: sarà pubblicato solamente nel 1959. Conosce poi un periodo di crisi in seguito al tradimento della moglie. Con la famiglia decide di trasferirsi a Bologna, dove collabora al quotidiano “Il Resto del Carlino”, poi a Milano nel 1914, dove viene incaricato di gestire il caffè del Teatro Eden.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale viene richiamato alle armi: inizialmente è a Casalmaggiore presso un campo di soldati prigionieri austriaci, poi svolge la mansione di dattilografo presso un ufficio militare; nel 1917 è al Campo di aviazione di Taliedo, dove viene nominato collaudatore del legname per la costruzione degli aerei. In questo periodo approfondisce la lettura di Nietzsche e si riacutizzano le crisi psicologiche. Terminata la guerra torna a Trieste. Per qualche mese è direttore di un cinematografo (del quale è proprietario il cognato). Scrive alcuni testi pubblicitari per la “Leoni Films”, poi rileva – grazie all’aiuto della zia Regina – la libreria antiquaria Mayländer. Intanto prende forma la prima versione del “Canzoniere”, opera che vedrà la luce nel 1922 e che raccoglierà tutta la sua produzione poetica del periodo. Inizia poi a frequentare i letterati vicini alla rivista “Solaria”, i quali nel 1928 gli dedicheranno un intero numero. Dopo il 1930 una intensa crisi nervosa gli fa decidere di andare a Trieste in analisi con il dottor Edoardo Weiss, allievo di Freud.

Nel 1938, poco prima dell’inizio del secondo conflitto mondiale, a causa delle leggi razziali Saba viene costretto a cedere formalmente la libreria ed emigrare a Parigi. Torna in Italia alla fine del 1939 rifugiandosi a Roma, dove l’amico Ungaretti cerca di aiutarlo, purtroppo senza risultato; va nuovamente a Trieste deciso ad affrontare con gli altri italiani la tragedia nazionale. Dopo l’8 settembre 1943 è costretto a fuggire con Lina e Linuccia: si nascondono a Firenze cambiando abitazione numerose volte. Gli sono di conforto l’amicizia di Carlo Levi e Eugenio Montale; quest’ultimo, rischiando la vita, andrà a visitare Saba ogni giorno nelle sue abitazione provvisorie. Intanto a Lugano esce la sua raccolta “Ultime cose”, che verrà poi aggiunta nell’edizione definitiva del “Canzoniere” (Torino, Einaudi) nel 1945. Nel dopoguerra Saba vive a Roma per un periodo di nove mesi, poi si trasferisce a Milano dove rimane per dieci anni. In questo periodo collabora con il “Corriere della Sera”, pubblica “Scorciatoie” – la sua prima raccolta di aforismi – con Mondadori. Tra i riconoscimenti ricevuti vi sono il primo “Premio Viareggio” per la poesia del dopoguerra, (1946, ex aequo con Silvio Micheli), il “Premio dell’Accademia dei Lincei” nel 1951, e il “Premio Taormina”. L’Università di Roma gli conferisce nel 1953 una laurea honoris causa.

Nel 1955, stanco, ammalato e sconvolto per la malattia della moglie, si fa ricoverare in una clinica di Gorizia: qui il 25 novembre 1956 la notizia della morte della sua Lina lo raggiunge. Esattamente nove mesi più tardi, il 25 agosto 1957, anche il poeta muore.

 

Risultati immagini per barbie 195909/03/1959 – Debutta la bambola Barbie.

Barbie è una linea di fashion doll commercializzata dalla Mattel dal 9 marzo 1959. Il vero nome di Barbie è Barbara Millicent Roberts ed è nata a Willow, nel Wisconsin. È la bambola più venduta al mondo e prodotto di punta della sua casa di produzione. Il prodotto della linea più venduto è stata la Totally Hair Barbie, con capelli acconciabili lunghi fino ai piedi della bambola, distribuita nel 1992. Barbie è stato anche il primo giocattolo ad avere una strategia di mercato basata massicciamente sulla pubblicità televisiva, strategia successivamente ripresa da altri; gli spot per molti anni sono stati caratterizzati dalla melodia di Georgy Girl, hit del gruppo musicale The Seekers. Si stima che oltre un miliardo di Barbie siano state vendute in almeno 150 nazioni, e la Mattel ha dichiarato che vengono vendute tre Barbie al secondo. Mentre Ruth Handler (1916-2002) guardava sua figlia Barbara giocare con bambole di carta, si rese conto che spesso le piaceva dare alle bambole ruoli da adulti. All’epoca la maggior parte delle bambole rappresentava neonati.

Rendendosi conto che poteva trattarsi di una ottima scelta di mercato, Ruth suggerì l’idea di una linea di bambole dall’aspetto adulto a suo marito Elliot, cofondatore della casa di giocattoli Mattel. Inizialmente l’idea non sembrò entusiasmarlo molto ma, dopo che seppe di una bambola simile commercializzata in Germania (la Bild Lilli), si disse d’accordo. Ruth, aiutata dall’ingegnere Jack Ryan, creò la prima Barbie, a cui fu dato il nome della figlia, Barbara. La bambola esordì nei negozi il 9 marzo 1959, vestita con un costume da bagno zebrato, la pelle chiara e i capelli neri legati in una lunga coda; successivamente però sarebbe apparsa quasi sempre bionda. Costruita in Giappone, nel primo anno ne furono venduti 350.000 esemplari. L’8 marzo 1974 venne prodotta per la prima volta a San Francisco una Barbie snodabile.