ACCADDE OGGI – 09/02/2019

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9 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per PIETRO NENNI09/02/1891 – Nasce a Faenza, in provincia di Ravenna, il politico e giornalista Pietro Nenni.

Nato da una famiglia povera, Pietro Nenni rimane orfano di padre giovanissimo. La madre è allora costretta a fare i lavori più umili per poterlo mantenere agli studi. In giovane età ha modo di sperimentare le prime repressioni perpetuate ai danni degli operai dagli agrari e dall’esercito; è in quel periodo che matura la decisione di schierarsi al fianco dei più umili e degli oppressi, proposito a cui rimarrà fedele per tutta la vita. Repubblicano nel 1908, contrario alla guerra di Libia nel 1911, protagonista nel 1914 della “settimana rossa” di Ancona, conosce il carcere in compagnia di un altro romagnolo illustre: Benito Mussolini, che all’epoca frequentava anch’egli gli ambienti dell’estrema sinistra e del movimento repubblicano. Ed è proprio a fianco di Benito che si dichiara “interventista rivoluzionario” nella grande guerra. Qui però le loro strade di fatto si dividono; Mussolini diventerà il fondatore del fascismo, mentre Pietro Nenni rimarrà come detto fedele al socialismo. Un avvenimento storico diventato celeberrimo lo illumina: coglie infatti nella marcia su Roma il disvelamento della natura reazionaria della democrazia borghese. Si oppone però alla fusione dei massimalisti con il Pcd’I e si batte per l’unità con i riformisti di Turati.

Nel 1925 fonda con Rosselli la rivista “Quarto Stato”. Emigra poi a Parigi. Durante il ventennio fascista è uno dei massimi dirigenti del socialismo e dell’antifascismo italiano ed internazionale. Durante la guerra di Spagna nel 1936 è invece commissario politico nelle Brigate Internazionali e combatte al fianco di democratici provenienti da tutto il mondo. Proprio a partire dall’esperienza spagnola, vengono poste le basi dell’unità politica d’azione con i comunisti di Palmiro Togliatti. Dell’esperienza spagnola rimangono storiche testimonianze nei Diari personali ed in un libro dal titolo significativo, “Spagna”, in cui, oltre a narrare le vicende storiche e politiche della guerra civile, vi è una raccolta di suoi discorsi che danno bene il senso di ciò che la vicenda spagnola ha rappresentato nella storia europea e nella vita degli antifascisti. Tali scritti aiutano a comprendere, inoltre, quali furono gli errori delle democrazie europee, le stesse che assistettero inermi all’agonia e al dramma della Spagna. Confinato a Ponza dopo la caduta del Duce, riesce ad andare a Roma e, nel periodo della Resistenza assume (con Sandro Pertini, Giuseppe Saragat e Lelio Basso), la guida del PSI finalmente riunificatosi sotto il nome di Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP).

Gli anni del frontismo si esauriscono solo dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria (1956) quando si riavvicina a Saragat, proponendo ed ottenendo la temporanea riunificazione tra le due diverse anime del socialismo italiano e, dopo aver intrapreso la via dell’autonomismo, giunge a collaborare con la DC di Fanfani e di Moro, con il PSDI di Saragat ed il PRI di Ugo La Malfa ed Oronzo Reale nei governi di centro-sinistra, diventando vice presidente del consiglio e poi ministro degli esteri. Subisce a sinistra la scissione del Psiup (1964) ma promuove nel 1966 la riunificazione con il Psdi di Saragat, destinata però a durare solo tre anni. L’ultimo suo significativo atto politico è l’appoggio dato al fronte divorzista nel referendum del 1974 voluto dalla DC di Fanfani e dal MSI di Almirante. Pietro Nenni muore il 1° gennaio del 1980 quando ormai il suo partito è saldamente nelle mani del suo delfino, Bettino Craxi, che lo condurrà prima ad essere “l’ago della bilancia” della politica italiana e poi a concludere la sua gloriosa e centenaria storia nelle aule giudiziarie.

 

Risultati immagini per PALLAVOLO09/02/1895 – William J. Morgan inventa la pallavolo.

Già nell’antichità esistevano giochi con la palla che possono essere considerati i predecessori della pallavolo. In antichi giochi greci e romani, ad esempio, venivano eseguiti esercizi con la palla a scopo di divertimento e svago. In Germania fu introdotto nel 1893 un gioco chiamato Faustball, ma il merito dell’invenzione della pallavolo in forma moderna, nata ufficialmente nel 1895, va riconosciuto a William Morgan, istruttore di educazione fisica presso un college dell’YMCA di Holyoke, nel Massachusetts (Stati Uniti). Il 9 febbraio 1895 Morgan radunò alcuni insegnanti nel college di Springfield per la dimostrazione di un nuovo sport, da lui chiamato Mintonette.

Con l’aiuto di due squadre composte da 5 membri, tra cui il sindaco e il comandante dei vigili del fuoco di Holyoke, avvenne il battesimo di un nuovo gioco sportivo con caratteristiche profondamente diverse dagli altri sport in voga a quel tempo. Una caratteristica peculiare era quella di non prevedere il contatto fisico tra i partecipanti, per cui la destrezza, la prontezza dei riflessi, la capacità di concentrazione e l’agilità prendevano il posto della forza, qualità fino ad allora primaria nelle attività sportive. Fu però Alfred F. Halstead, il 10 marzo del 1896, a cambiare il nome di Mintonette, un po’ troppo femminile, in volleyball (letteralmente palla sparata). Egli riuscì a imporre questo sport nei college YMCA dislocati in tutti gli Stati Uniti. Due anni dopo, la pallavolo si praticava anche nella maggior parte dell’America Meridionale (Brasile, Argentina, Uruguay). Nel 1898 la pallavolo giunse a Manila, nelle Filippine, grazie a un insegnante di educazione fisica americano; proprio ai filippini viene attribuita l’invenzione della “schiacciata”. In Cina e in Giappone ottenne un successo strabiliante.

In Europa arrivò durante la prima guerra mondiale, importata dalle truppe americane. Anche in Italia la Pallavolo arrivò con l’esercito americano. A Porto Corsini, vicino a Ravenna, i soldati statunitensi della locale base idrovolanti praticavano regolarmente tale sport. Per un lungo periodo è stata giocata in due modi differenti, all’occidentale e all’orientale, con la cosiddetta “regola dei tre tocchi”. Nel 1938 venne introdotta una fondamentale tecnica che rivoluzionò il modo di giocare: il «muro». Furono soprattutto i paesi dell’Est che lo utilizzarono con sistematicità. Nel 1947 i rappresentanti di 15 federazioni si ritrovarono a Parigi e crearono la Fédération Internationale de Volleyball (FIVB). Ancora oggi la pallavolo ha grande seguito, soprattutto nei paesi dell’estremo Oriente (Giappone, Cina, Corea del Sud), nei paesi dell’est Europa e dell’Europa meridionale, ed in Brasile. La Federazione Italiana Pallavolo conta attualmente circa 500.000 iscritti.

 

Risultati immagini per COSTANTE GIRARDENGO09/02/1978 – Muore a Cassano Spinola, in provincia di Alessandria, il ciclista su strada e su pista Costantino Girardengo, detto Costante.

Girardengo nasce in Piemonte a Novi Ligure (AL), il giorno 18 marzo 1893. Diventa ciclista professionista nel 1912, anno in cui arriva nono al Giro di Lombardia. L’anno seguente conquista il titolo italiani per professionisti su strada; nell’intera carriera arriverà a vincerne nove. Sempre nel 1913 conclude il Giro d’Italia al sesto posto della classifica finale, con una vittoria di tappa all’attivo. Girardengo vince inoltre la granfondo di 610 chilometri Roma-Napoli-Roma. Il 1914 fa registrare un nuovo titolo italiano per professionisti, ma soprattutto la tappa Lucca-Roma, del Giro d’Italia che con i suoi 430 chilometri costituisce la più lunga tappa mai disputata nella competizione. A causa dello scoppio della Prima guerra mondiale interrompe l’attività agonistica. Torna poi a gareggiare nel 1917 quando si piazza secondo alla Milano-Sanremo; vince la gara l’anno successivo; alla fine della carriera il totale delle vittorie nella Milano-Sanremo sono sei, un record destinato ad essere superato cinquanta anni più tardi dal fenomenale Eddy Merckx.

Nel 1919 arriva il terzo titolo italiano. Al Giro d’Italia conserva la maglia rosa dalla prima all’ultima tappa, vincendone sette. In autunno conquista la vittoria nel Giro di Lombardia. Conserva il titolo italiano fino al 1925, vince diverse importanti classiche, ma non riesce a ripetere il successo al Giro d’Italia, dove è costretto ogni volta al ritiro. In particolare nel 1921 Costante Girardengo vince tutte le prime quattro tappe del Giro, impresa che gli vale l’appellativo di “Campionissimo”, lo stesso nome che verrà attribuito in futuro anche a Fausto Coppi. Girardengo si aggiudica per la terza volta la Milano-Sanremo nel 1923 e il Giro d’Italia (più otto tappe). Il 1924 sembra un anno in cui vuole rilassarsi, ma torna nel 1925 vincendo per la nona volta il titolo italiano, primeggiando per la quarta volta alla Milano-Sanremo e giungendo al secondo posto, dietro l’astro nascente Alfredo Binda, al Giro (con sei vittorie di tappa all’attivo); Girardengo dimostra di essere in grado di compiere grandi gesti atletici nonostante l’età di trentadue anni. La svolta in carriera arriva nel 1926 quando dopo la quinta vittoria alla Milano-Sanremo, cede il titolo italiano per professionisti su strada ad Alfredo Binda. Anche nel 1927, nella prima edizione del campionato mondiale – in Germania al Nürburgring – deve arrendersi di fronte a Binda.

Costante Girardengo si ritira dall’attività professionistica nel 1936. La sua splendida carriera alla fine conta 106 corse su strada e 965 su pista. Sceso dalla sella, presta il proprio nome ad una marca di biciclette che arriva a sostenere una squadra professionistica dove egli stesso svolge il ruolo di consulente e guida. Diventa poi Commissario Tecnico della nazionale italiana di ciclismo e in questi panni porta Gino Bartali al successo nel Tour de France del 1938. Costante Girardengo muore il giorno 9 febbraio 1978 a Cassano Spinola (AL).

Oltre che protagonista della bicicletta, Girardengo è noto per la sua presunta amicizia con Sante Pollastri, un noto bandito italiano del tempo, anch’egli di Novi Ligure; quest’ultimo era anche un grande tifoso del Campionissimo. La cronaca racconta che Sante Pollastri, ricercato dalla polizia, fosse fuggito in Francia rifugiandosi a Parigi. Nella capitale francese incontra Girardengo in occasione di una gara; Pollastri viene catturato ed estradato in Italia. Quel colloquio tra Pollastri e Girardengo diventa poi oggetto di una testimonianza che il Campionissimo rilascia durante il processo al bandito. L’episodio ispirerà la canzone “Il bandito e il campione” a Luigi Grechi: il pezzo sarà poi portato al successo dal fratello, Francesco De Gregori. Infine una fiction tv della Rai nel 2010 racconta le vicende del rapporto tra questi due personaggi (Beppe Fiorello interpreta Sante Pollastri, mentre Simone Gandolfo è Costante Girardengo).