ACCADDE OGGI – 09/01/2019

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9 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per vittorio emanuele ii09/01/1878 – Muore a Roma Vittorio Emanuele II di Savoia, ultimo re di Sardegna e primo re d’Italia.

Vittorio Emanuele nasce a Torino il 14 marzo del 1820, figlio primogenito di Carlo Alberto, re di Sardegna, e Maria Teresa d’Asburgo. Com’è d’uopo per un erede al trono viene avviato alla disciplina militare: all’età di undici anni è capitano dei fucilieri, nel 1831 è generale e nel 1846 è promosso luogotenente generale. Nel 1842 sposa Maria Adelaide, figlia del viceré del Lombardo-Veneto, l’arciduca Ranieri d’Asburgo. Dal matrimonio nascono Umberto, Clotilde, Maria Pia, Oddone e Amedeo. Si distingue nella prima guerra di indipendenza degli anni 1848-1849, a Goito, in qualità di comandante la Divisione di riserva, ricevendo l’onorificenza della medaglia d’oro.

Si contrappone subito alle politiche paterne di apertura alle istanze liberali; salito al trono, tuttavia – dopo l’abdicazione del padre, avvenuta nel 1849 – ammorbidisce la sua intransigenza rispettando molte concessioni elargite da Carlo Alberto, a cominciare dallo Statuto. Il 20 novembre, dopo aver sciolto il Parlamento perché contrario agli accordi di pace con l’Austria ed alla vigilia delle nuove elezioni, pubblica l’audace “Proclama di Moncalieri”, concepito da Massimo d’Azeglio, con il quale esorta gli elettori a preferire esponenti moderati con la pressoché esplicita minaccia di un colpo di stato. Vittorio Emanuele II si adopera per il risanamento dei conti dello Stato, rinnova l’esercito, favorisce l’istruzione pubblica, promuove i commerci soprattutto con la Gran Bretagna conquistandosi un grande consenso popolare.

Nel 1852 diviene primo ministro il conte di Cavour, la cui abilità di statista consentirà al re di attuare i suoi progetti di unificazione: è Cavour, in definitiva, il vero artefice dell’unità d’Italia. Fra i due si instaura subito un rapporto di reciproca convenienza, non essendovi sentimenti di amicizia: non mancheranno, infatti, momenti di attrito ed il re, in qualche occasione, impedirà a Cavour di attuare alcuni suoi programmi. Dopo la guerra di Crimea ed il conseguente Congresso di Parigi del 1856, che vede per la prima volta il regno di Sardegna annoverato fra le potenze europee, si allea con la Francia e, come pattuito nel 1858 a Plombieres dal primo ministro, prende parte alla seconda guerra d’indipendenza, fino all’armistizio di Villafranca nel quale gli viene riconosciuta la Lombardia. Il matrimonio di sua figlia Clotilde con Gerolamo Bonaparte rinsalda i legami con Napoleone III. Subito dopo, in seguito ai moti popolari ed ai conseguenti plebisciti, entrano a far parte del regno anche Toscana ed Emilia, anche se in compenso è costretto a cedere alla Francia Nizza e Savoia. Vittorio Emanuele II entra in contrasto con Cavour all’avvio della spedizione dei Mille di Garibaldi, nel 1860, che egli vede con occhio favorevole, contrariamente al primo ministro. L’impresa della camicie rosse gli vale l’annessione del Regno delle Due Sicilie.

Nel settembre entra nello Stato della Chiesa occupando le Marche e l’Umbria. Con una legge del 17 marzo 1861 assume il titolo di re d’Italia, portando a compimento quella grande impresa storica che gli varrà il riconoscimento di “padre della patria”. Quelli che seguono sono anni di consolidamento del regno. Nel 1865 re Vittorio Emanuele II trasferisce la capitale da Torino a Firenze ed attua importanti riforme, fra cui la promulgazione del codice civile e l’abolizione della pena capitale. Nel 1866, alleato della Prussia, dà avvio alla terza guerra d’indipendenza, con la quale annette anche il Veneto. Il 20 settembre 1870, dopo il crollo dell’impero francese ed il ritiro delle truppe da Roma, invocando la “Convenzione di settembre” del 1864, invia il generale Cadorna il quale, attraverso la breccia di porta Pia, entra nella città eterna rendendo così al regno la sua definitiva e storica capitale. Da quel momento la sua influenza sulla politica italiana va gradualmente scemando.

Nel 1876, con l’incarico di formare il nuovo governo conferito ad Agostino Depretis, apre una nuova stagione politica sancendo il primo governo di sinistra in Italia. Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, si spegne a Roma il 9 gennaio 1878, a soli 58 anni.

 

Immagine correlata09/01/1900 – Viene fondata a Roma la Società Sportiva Lazio.

La Società Sportiva Lazio S.p.A. (nota anche come S.S. Lazio o più semplicemente Lazio) è una società polisportiva italiana nota soprattutto per la sua sezione calcistica. Fu fondata a Roma, il 9 gennaio 1900 come Società Podistica Lazio da quindici atleti guidati dal sottufficiale dei Bersaglieri Luigi Bigiarelli. La Lazio è presente dal 6 maggio 1998 alla Borsa di Milano nell’indice FTSE Italia Small Cap: è stata la prima società calcistica italiana a quotarsi in Borsa (nel 1967) dove sono state successivamente ammesse anche la sua concittadina Roma e la Juventus. Il club iniziò a praticare il gioco del calcio il 6 gennaio 1901, è affiliato alla FIGC almeno dal 1908 ed istituì la propria sezione calcistica il 3 ottobre 1910. Ha preso parte a 76 edizioni delle 87 disputate nella Serie A a girone unico, vincendo due titoli di campione d’Italia (1974 e 2000). Prima dell’avvento del girone unico (1929-30) disputò tre finalissime nazionali per il titolo, venendo sempre sconfitta. Vanta nel proprio palmarès anche la conquista di 6 Coppe Italia, 4 Supercoppe italiane e, in ambito internazionale, la Coppa delle Coppe 1998-99 e la Supercoppa UEFA 1999.

La Lazio è il quinto club italiano (dopo Milan, Juventus, Inter e Parma) e il venticinquesimo europeo per numero di competizioni UEFA vinte. Il club biancoceleste è anche uno dei membri dell’European Club Association (ECA), organizzazione internazionale che ha sostituito il soppresso G-14 e rappresenta i club calcistici a livello europeo, riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla Fédération Internationale de Football Association (FIFA). La polisportiva è, con le sue 51 discipline, la più grande, nonché la più antica, d’Europa.  Alla stessa venne insignita il 2 giugno 1921 la benemerenza di ente morale.

 

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Lo stadio “Berta” (poi “Artemio Franchi”) di Firenze in costruzione

09/01/1979 – Muore a Roma l’ingegnere, imprenditore ed accademico italiano Pier Luigi Nervi.

Nato a Sondrio nel 1891 da genitori liguri, a causa del lavoro del padre (direttore postale) durante l’infanzia è costretto a cambiare più volte città, finché si iscrive alla facoltà di ingegneria dell’università di Bologna dove si laurea nel 1913. Dopo la laurea trova lavoro in un ufficio tecnico dove si forma professionalmente, rendendosi conto dei problemi di ogni tipo di struttura. Durante la prima guerra mondiale viene chiamato alle armi e svolgerà il suo servizio nel Genio. Dal 1920 al 1932 svolge la sua attività nello studio da lui fondato (Società Ing. Nervi & Nebbiosi). Nel 1924 si celebra il matrimonio con Irene Calosi da cui Nervi avrà quattro figli (tre dei quali lo affiancheranno nel lavoro). La sua prima struttura (cinema teatro Augusteo di Napoli) viene realizzata tra il 1926 e il 1927, ma il primo lavoro che desterà interesse a livello internazionale è lo stadio “Berta” di Firenze Campo di Marte (attualmente Stadio Artemio Franchi), interessante sia per i bassi costi dell’opera sia per la soluzione che pone le strutture totalmente a vista.

Tra il 1935 e il 1943 si dedica alla progettazione di aviorimesse per conto dell’aeronautica italiana applicando interessanti soluzioni nella progettazione delle ampie volte di copertura. La produzione degli anni ’30 e ’40 (stadio di Firenze, aviorimessa di Orbetello, etc.), con la sua chiarezza compositiva, impone all’attenzione del pubblico Nervi, che ben presto diviene il simbolo dell’evoluzionismo in architettura, il simbolo di un continuum tra il grande passato artistico del nostro paese e il presente. In questo senso la figura di Nervi viene sfruttata dal regime fascista per propagandare il “progresso” e viene proposta all’opinione pubblica come un idolo, al punto che le sue opere erano riconosciute anche da coloro che a malapena conoscevano i nomi dei grandi maestri del Rinascimento. È del 1961 la sua opera forse più significativa: il Palazzo delle Esposizioni “Italia ’61” a Torino. Nel 1964 Papa Paolo VI lo incarica delle costruzione della nuova aula per le udienze in Vaticano, tuttora nota come Sala Nervi. Muore nel 1979 a Roma all’età di 88 anni. Il filo conduttore di tutta l’opera di Nervi è la staticità. Egli afferma: “Come sempre in tutta la mia opera progettistica ho constatato che i suggerimenti statici interpretati e definiti con paziente opera di ricerca e di proporzionamento sono le più efficaci fonti di ispirazione architettonica. Per me questa regola è assoluta e senza eccezioni“.

La prima produzione di Nervi si scontra comunque con una non perfetta gestione degli spazi ma questo è dovuto in larga misura allo scarso feeling con i collaboratori; a tal proposito un esempio significativo è il grattacielo Pirelli il cui progetto architettonico è di Giò Ponti (Nervi ha progettato esclusivamente le strutture in cemento armato). Il Nervi più autentico si manifesta nelle opere più recenti come i grattacieli di Montreal e di Sydney, la cartiera Burgo, o l’aula del Vaticano, i cui progetti sono stati interamente redatti da Nervi o in collaborazione con architetti meno quotati (Palazzetto dello Sport di Roma con Annibale Vitellozzi).