ACCADDE OGGI – 07/12/2018

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7 Dicembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per GIONA LORENZO BERNINI07/12/1598 – Nasce a Napoli lo scultore, urbanista, architetto, pittore, scenografo e commediografo italiano Gian Lorenzo Bernini.

Dominatore del secolo in cui visse, con la sua personalità, il suo genio, le sue imprese artistiche, Gian Lorenzo Bernini è stato per Roma e per il Seicento quello che Michelangelo Buonarroti è stato per il secolo precedente. Bernini nasce nel capoluogo partenopeo dove il padre Pietro, scultore, e la madre Angelica Galante si erano da poco trasferiti. Nel 1606 la famiglia fa ritorno a Roma: Pietro ottiene la protezione del cardinale Scipione Borghese. In questo contesto ci sarà occasione per il giovane Bernini di mostrare il suo precoce talento. Gian Lorenzo si forma alla bottega del padre e con lui realizza i suoi primi lavori. Tra le sue opere principali di questo periodo vi sono il “Ratto di Proserpina” (1620-23), “Apollo e Dafne” (1624-25) e il “David”: a differenza dei David di Michelangelo e Donatello, Bernini s’interessa al momento di massimo dinamismo, quando l’energia esplode e si fa manifesta nel tendersi dei muscoli, nella violenta torsione a spirale del busto e nella fierezza del volto.  Le opere del Bernini definiscono la sua personalità, forte degli insegnamenti del padre ma nello stesso tempo innovatore dello spirito di tutta una generazione. È ancora giovanissimo quando papa Urbano VIII Barberini, con il quale l’artista stabilirà un durevole e proficuo rapporto di lavoro, gli commissiona il “Baldacchino di S. Pietro” (1624-1633), un colosso bronzeo di quasi trenta metri. L’opera si erige sulla tomba di Pietro ed è sostenuto da quattro colonne che colmano lo spazio sotto la cupola della Basilica, che s’attorcigliano sul loro fusto come enormi rampicanti, e che sono raccordate in alto da una incastellatura di volute a “dorso di delfino”. Quest’opera non può considerarsi un’architettura, nè una scultura, nè una pittura, ma centra perfettamente lo scopo.

Nel 1629 Papa Urbano VIII nomina Bernini architetto sovrintendente alla Fabbrica di S. Pietro. Le fontane sono un prodotto tipico del gusto barocco; Bernini inaugura una nuova tipologia, quella a vasca ribassata: sempre per il papa esegue la “Fontana del Tritone” in Piazza Barberini e la “Fontana della Barcaccia” in Piazza di Spagna, a Roma. Tra il 1628 ed il 1647 realizza la “Tomba di Urbano VIII” nella Basilica di San Pietro. Nel 1644 muore papa Urbano VIII e si scatenarono le gelosie rivali tra Bernini e Borromini, con il quale ci ebbe ripetuti attacchi e polemiche in occasione dei lavori per la facciata di Palazzo Barberini, sin dal 1630. In seguito Gian Lorenzo Bernini trova l’appoggio di Papa Innocenzo X per il quale esegue la decorazione del braccio lungo di S.Pietro e realizza la “Fontana dei Quattro Fiumi” (1644) a Piazza Navona a Roma. In seguito realizza la “Verità”, i busti di Innocenzo X Pamphili e il busto di Francesco I D’Este.Durante il pontificato di Alessandro VII Chigi, Bernini ottiene l’incarico di dare una configurazione confacente per significati e funzioni, alla piazza antistante la Basilica di San Pietro.

Nel 1656 Bernini progetta il colonnato di San Pietro, compiuto nel 1665 con le novantasei statue del coronamento. L’artista riprende lo spirito dell’architettura dell’impero, dandole vita con le colonne e aggiungendo dei particolari scultorei. Sempre nel 1665 si reca in Francia per eseguire il busto di Luigi XIV. Pur destando ammirazione a Versailles, la fama di Bernini genera nell’ambiente accademico un clima di diffidenza che fa naufragare ogni sua aspettativa, compreso il grandioso progetto per il Louvre di Parigi. Rientrato in Italia porta a compimento i lavori in San Pietro e si dedica, tra altre attività, al Monumento funebre di Alessandro VII. Clemente IX Rospigli succede ad Alessandro VII nel 1667: questi affida al Bernini la sistemazione del ponte davanti a Castel Sant’Angelo. Bernini esegue due dei dieci angeli che devono decorare il ponte: vengono giudicati talmente belli che si decide di collocarli nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte per proteggerli dalle intemperie. L’attività dell’artista si conclude sotto il pontificato di Innocenzo XI Odescalchi. L’ultima sua scultura è il “Salvatore” che si trova custodita nel Museo Chrysler di Norfolk in Virginia.

Dopo una lunghissima vita dedicata all’arte, dopo aver imposto il suo stile a tutta un’epoca, Gian Lorenzo Bernini muore a Roma il 28 novembre 1680, all’età di 82 anni. A lui è intitolato il cratere Bernini presente sul pianeta Mercurio. La sua effigie è stata presente sulla banconota da 50.000 Lire italiane.

 

Risultati immagini per AMBA ALAGI07/12/1895 – Durante la Campagna d’Africa Orientale, all’Amba Alagi in Etiopia, 2500 uomini, in gran parte ascari, al comando del maggiore italiano Pietro Toselli vengono annientati da 30000 abissini comandati da ras Maconnen. I pochi superstiti, guidati ora dai tenenti Pagella e Bodrero, raggiunsero alle 16:30 il villaggio di Adrerà, dove trovarono una colonna di 1.500 ascari italiani guidati dal generale Arimondi, partita la sera del 6 dicembre da Macallè per appoggiare il previsto ripiegamento di Toselli; raccolti i superstiti, la colonna, sotto attacco da parte degli etiopi, ripiegò in direzione di Macallè, ove giunse all’alba del giorno dopo.Per onorare i caduti di questa sanguinosa battaglia, gli àscari (la fanteria coloniale italiana) del IV Battaglione indigeni (intitolato allo stesso Toselli) portarono da quel momento la fascia nera in segno di lutto.

 

Risultati immagini per PEARL HARBOR07/12/1941 – Seconda guerra mondiale: il Giappone sferra un attacco alla base navale americana di Pearl Harbor. L’episodio segna l’ingresso ufficiale degli USA nel conflitto.

L’attacco di Pearl Harbor (nome in codice “operazione Z”, ma conosciuto anche come “operazione Hawaii” o “operazione AI”) fu un’operazione che ebbe luogo il 7 dicembre 1941 nella quale forze aeronavali giapponesi attaccarono la flotta e le installazioni militari statunitensi stanziate nella base navale di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L’operazione fu attuata in assenza della dichiarazione di guerra da parte giapponese, che fu formalizzata soltanto ad attacco iniziato, e provocò l’ingresso nella seconda guerra mondiale degli Stati Uniti dove si sviluppò nell’opinione pubblica un forte sentimento di riprovazione e di odio verso il Giappone. Il presidente Franklin Delano Roosevelt parlò di Day of infamy (giorno dell’infamia).

L’attacco fu concepito e guidato dall’ammiraglio Isoroku Yamamoto, il quale al momento dell’attacco si trovava nella baia di Hiroshima a bordo della corazzata Nagato, con lo scopo di distruggere la flotta statunitense del Pacifico. L’operazione fu un successo, limitato solo dal mancato affondamento delle portaerei che al momento dell’attacco non erano in porto; in poco più di un’ora i 350 aerei partiti dalle portaerei giapponesi inflissero pesanti danni alla flotta del Pacifico: una corazzata saltò in aria, una si capovolse, altre tre furono affondate; molte altre navi furono colpite. Nel corso dell’operazione le installazioni a terra e gli aeroporti furono crivellati, cagionando la perdita di poco meno di 200 aeroplani (altri 160 circa furono avariati più o meno gravemente). Le forze armate statunitensi contarono oltre 2 500 morti. Al contrario la flotta nipponica registrò la perdita di ventinove velivoli con i rispettivi equipaggi e di cinque sommergibili tascabili.

I danni inflitti alla flotta statunitense permisero al Giappone di ottenere momentaneamente il controllo del Pacifico ed aprirono la strada alle successive vittorie nipponiche, prima che gli Stati Uniti riuscissero ad allestire una flotta in grado di tenere testa a quella giapponese.