ACCADDE OGGI – 07/02/2019

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7 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per CHARLES DICKENS07/02/1812 – Nasce a Portsmouth, in Inghilterra, lo scrittore, giornalista e reporter di viaggio britannico Charles Dickens.

Romanziere inglese tra i più popolari della storia della letteratura di ogni tempo, mostro di bravura capace di creare storie immortali con una scrittura abilissima e comprensibile a tutti, Dickens è il secondo di otto figli. Il padre John era impiegato all’ufficio della Marina e la madre Elizabeth Barrow era figlia di un funzionario statale. Il piccolo Charles John Huffman Dickens (questo il suo nome completo) trascorre i primi quattro anni in luoghi diversi seguendo la famiglia e i vari trasferimenti del padre e sviluppando già nella prima adolescenza una profonda passione per la lettura. Le opere preferite vanno dal teatro elisabettiano ai romanzi di Defoe, Fielding e Smollett, dalle “Mille e una notte” al “Don Chisciotte” di Cervantes. Nel 1824 il padre viene arrestato per debiti: rinchiuso in prigione, vi resta qualche mese finché grazie a una piccola eredità la famiglia può finalmente appianarne i debiti. In quei mesi bui il dodicenne Charles conoscerà il duro lavoro del manovale, lo sfruttamento dei minorenni (vero scandalo dell’Inghilterra di allora) e la brutalità di alcuni rappresentanti delle classi subalterne. Le condizioni di lavoro erano spaventose: gettato in una fabbrica simile ad una sporca baracca infestata dai topi, insieme ad alcuni coetanei dei bassifondi incollava etichette su flaconi di lucido per scarpe. Sono esperienze che gli resteranno nell’anima per sempre come una ferita mai rimarginata e che faranno da fecondo “humus” per la sua inesauribile invenzione letteraria.

A partire dal 1825 Charles può riprendere gli studi; questa volta non più in modo occasionale bensì presso la Wellington Academy di Hampstead Road; la abbandonerà però due anni dopo perché il padre non potrà più permettersi la retta di iscrizione. A maggio comincia quindi a lavorare come fattorino presso uno studio legale per passare l’anno successivo all’attività di cronista parlamentare, fino ad ottenere nel 1829 l’incarico di giornalista presso la Law Courts dei Doctors in società col cugino Thomas Charlton. L’anno successivo il diciannovenne Charles si innamora di una giovane, figlia di un funzionario di banca, ma anche per ragioni di disparità sociale e per l’opposizione dei genitori di lei, il fidanzamento si scioglie tre anni dopo con una rottura che lascerà più d’un segno nell’animo di Charles. Nel 1835 incontra Catherine Hogarth, sposata in fretta e furia l’anno successivo; significativo è il rapporto che si stabilisce tra lo scrittore e le due cognate, Mary (la cui morte a soli 16 anni nel 1837 scatena in Charles un dolore infinito e una grave crisi psicologica) e Georgina, di 12 anni più giovane di Catherine, che entrò più tardi nella famiglia dello scrittore sostituendosi gradualmente alla sorella maggiore nell’amministrazione della casa e che non lasciò nemmeno quando i due coniugi ottennero la separazione legale, tollerando in seguito anche il nuovo amore e la nuova relazione di Charles con Ellen Ternan. Chi legge i romanzi di Dickens ritrova celate in alcuni personaggi femminili le stesse caratteristiche di queste insolite cognate.

Il 6 gennaio 1837 nasce il primo di otto figli, ma il 1837 è anche l’anno del primo grande successo ottenuto sia con i fascicoli a puntate di “Oliver Twist” che con i “Quaderni di Pickwick” (poi diventato il celebre “Circolo Pickwick”): due capolavori assoluti che rimarranno per sempre nella storia della letteratura mondiale. Questo è un periodo creativo strabiliante per Dickens: in questi anni comincia di fatto un quindicennio durante il quale lo scrittore genera le sue opere maggiori, culminate con la pubblicazione del sublime “David Copperfield”. La sua fama finalmente si diffonde sia in Europa che in America tanto che nel 1842 effettua un lungo viaggio negli Stati Uniti, dove tra l’altro si interesserà del sistema carcerario. Nel luglio 1844 sbarca anche in Italia stabilendosi a Genova con la famiglia al completo fino all’aprile del 1845. Nel 1846 visita la Svizzera e la Francia e anche in questi casi si conferma la sua particolare attenzione per le strutture carcerarie, la loro organizzazione e finalità, segno di grande sensibilità sociale indubbiamente maturata a seguito della esperienze infantili. Nel maggio 1855 la sua vita subisce un brusco cambiamento a causa dell’incontro con Ellen Ternan, un amore che lo spingerà ad abbandonare il tetto coniugale per iniziare una nuova vita con lei. Malgrado l’ancor giovane età Charles Dickens è quasi una gloria nazionale: è il responsabile di una vera e propria febbre di massa, sempre impegnato in letture pubbliche delle sue opere sia in patria che all’estero. Lei è docile e lo segue con deferenza anche se nasconde un carattere ferreo e materno, capace di guidarlo nei frangenti più difficili.

Alla fine del 1867 Dickens intraprende un nuovo viaggio in America per un giro di letture ma in dicembre si ammalerà gravemente, tanto da riprendersi con grandi difficoltà. Nel 1869 comincia a scrivere la sua ultima opera, “Il mistero di Edwin Drood”, rimasta purtroppo incompiuta. Le sue condizioni fisiche sono ormai critiche. Ridotto al lumicino da complicazioni polmonari protratte, subisce un’emorragia cerebrale che lo porta alla morte il giorno successivo: è il 9 giugno 1870. Verrà sepolto il 14 giugno con grandi onori nel Poet’s Corner in Westminster Abbey. I romanzi di Dickens, pur con risultati differenti, rappresentano uno dei momenti più alti del romanzo sociale dell’Ottocento un misto di prosa giornalistica e classica affabulazione con un marcato occhio sensibile verso la realtà sociale e le esigenze del lettore con il quale crea una comunicazione sempre di alto livello. Le sue descrizioni di ambienti, situazioni e personaggi rappresentano un affresco fondamentale per comprendere la società inglese del diciannovesimo secolo.

 

Risultati immagini per PIO ix07/02/1878 – Muore a Roma Giovanni Maria Mastai Ferretti, 255° papa della Chiesa cattolica, noto come Pio IX.

Nato a Senigallia, nelle Marche, il 13 maggio del 1792, la discendenza del futuro Papa Pio IX, il quale risponde per intero al nome di Giovanni Maria Battista Pellegrino Isidoro Mastai Ferretti, è delle più altolocate. E’ il nono figlio di Girolamo, appartenente ai nobili conti Mastai Ferretti, e di Caterina Solazzi. Compie gli studi presso il celebre collegio dei Nobili di Volterra, diretto dai padri scolopi. Durante questo periodo formativo però, il giovane Giovanni deve interrompere più volte gli studi a causa dell’epilessia, di cui soffre per via di un pregresso trauma cranico riportato nel 1787, in seguito a una caduta in un torrente. Studia quindi presso il collegio a fasi alterne, dal 1803 al 1808. Nel 1814 si trasferisce a Roma dallo zio Paolino Mastai Ferretti, canonico di San Pietro. Qui, rimessosi in salute, prosegue i suoi studi di filosofia e soprattutto di teologia, presso il Collegio Romano. L’anno dopo è quello della fine dei suoi attacchi epilettici, che il futuro papa attribuisce ad una grazia ricevuta dalla Madonna di Loreto, presso cui va in visita durante un pellegrinaggio. Guarito, frequenta l’Università papale e il 5 gennaio del 1817 prende gli ordini minori. Il 20 dicembre del 1818 è ordinato suddiacono e il 6 marzo del 1819, diacono. Diventa sacerdote il 10 aprile del 1819.

Contemporaneamente però continua la sua attività per il cosiddetto “Tata Giovanni”, istituto di recupero molto attivo a Roma. In questo periodo, rifiutando le cariche ecclesiastiche, si affida al terzo ordine dei francescani, presso la chiesa romana di San Bonaventura al Palatino, suo luogo di preghiera preferito. Dal 1723 al 1725 è in Cile, in un corpo diplomatico apostolico. Nuovamente in Italia, il 24 aprile del 1827 riceve la nomina di Arcivescovo di Spoleto, a soli 35 anni. Nel 1732 viene trasferito ad Imola, mentre il 14 dicembre del 1840, riceve la berretta Cardinalizia. Il 16 giugno del 1846 poi, al quarto scrutinio, con 36 voti favorevoli su 50, viene nominato Sommo Pontefice dal Conclave, all’età di soli 54 anni. Il papa di Senigallia riesce a spuntarla contro il suo acerrimo nemico: il cardinale conservatore sostenuto dagli austriaci, Luigi Lambruschini, segretario di Stato nel precedente pontificato. Dopo aver concesso l’amnistia per tutti i reati politici, eletto con il nome di papa Pio IX, comincia una serie di riforme molto importanti per lo Stato Pontificio le quali, almeno inizialmente, vengono salutate con favore dai liberali e anche da quei cittadini italiani che covano proprio in questo periodo il sogno dell’Unificazione, con Roma capitale. Difatti l’elezione di Papa Pio IX suscita un entusiasmo tra il popolo fino a quel momento mai verificatasi. Nel luglio del 1846, raccontano le cronache che un nugolo di patrioti, al passaggio in carrozza del Pontefice, diretto al Quirinale, abbia staccato i ganci che legavano la vettura dai cavalli per portare sulle proprie spalle il loro beniamino, in segno di grande sottomissione e fiducia.

Salito al soglio con una vaga fama di riformista, Pio IX sembra mantenere fede agli impegni e subito instaura un ministero liberale, dando libertà di stampa anche agli ebrei, avviando procedure di modernizzazione, come la Guardia Civica, le ferrovie, e dotando Roma di un Municipio. Il 14 marzo del 1849 viene emesso un vero e proprio Statuto costituzionale, mentre l’anno prima, concede al suo esercito la possibilità di prendere parte alla prima guerra di indipendenza contro gli austriaci. Lo stesso Giuseppe Mazzini lo saluta con grande entusiasmo scrivendogli una lettera ufficiale nella quale chiama in causa la sua autorità a guida dell’Unificazione. Tra i suoi adempimenti in tal senso, va segnalata la costituzione di una Lega doganale tra gli Stati italiani preunitari, la quale rappresenta la più significativa manovra politica di questo periodo onde realizzare l’Unificazione per vie pacifiche e, dunque, di tipo federale. Con l’Allocuzione del 29 aprile del 1848, presentata durante il Concistoro, inizia anche il declino politico del Mastai-Ferretti. In pratica, anche lui, che in precedenza ha inviato un corpo militare in spedizione contro l’Austria, deve stemperare i propri entusiasmi e dichiararsi contrario ad una guerra contro un Paese cattolico.

Le ripercussioni arrivano subito: il 15 novembre del 1848 viene ucciso un altro rappresentante dello Stato Pontificio, Pellegrino Rossi. Qualche giorno dopo, esattamente il 24 novembre del 1848, Papa Pio IX, travestito da prete, scappa in esilio a Gaeta. Qui, nel Regno delle Due Sicilie, ha modo di visitare la stazione e di viaggiare sulla modernissima tratta Napoli-Portici, restandone impressionato. Al suo ritorno a Roma, nell’aprile del 1850, riprende le sue riforme. L’8 dicembre del 1854, avviene la definizione del dogma della Immacolata Concezione. Nel 1856, viene attivata la tratta Roma-Frascati, per la gioia del pontefice. Dal 4 maggio al 5 settembre del 1857 poi, il papa marchigiano compie un viaggio politico-pastorale nei propri territori, attraversando anche le cosiddette Legazioni papali, nelle quali sono evidenti ormai le insofferenze delle popolazioni, sempre più determinate ad unirsi in un unico territorio nazionale. I moti attraversano anche le città umbre e marchigiane, da sempre fedeli a Roma, e lo Stato Pontificio deve ordinare il massacro di molti italiani nel 1859, in quella che è passata alla storia come la “Strage di Perugia”. Nell’aprile del 1860 infatti, tali Legazioni cadono. A settembre, le Marche e l’Umbria vengono annesse al nascente Regno d’Italia. Di contro, il papa si dà da fare con la propaganda, intuendo la forza politica e sociale dei giornali e, il giorno 1 luglio del 1861, si dota di uno strumento molto forte: “L’Osservatore Romano”.

Nel 1864 Pio IX fa arrestare il famoso brigante Carmine Crocco, a Roma per cercare protezione papale. Sempre lo stesso anno inizia a dedicarsi ai problemi spirituali, di fatto perdendo di vista la situazione che in quel periodo va verso un precipitare costante degli eventi. Roma infatti, con i suoi territori vicini, ormai di dimensioni esigue, è la sola città risparmiata dalle campagne di Unificazione. Pubblica “Quanta cura” e il “Sillabo”, una raccolta di ottanta proposizioni papali e nel 1868 approva la Società della Gioventù Cattolica italiana, fondata l’anno prima da Mario Fani e Giovanni Acquaderni. L’11 aprile del 1869 parte il giubileo sacerdotale e il 7 dicembre il papa apre il Concilio Vaticano I, praticamente a pochi mesi dalla famosa Breccia di Porta Pia. Il 20 settembre del 1870 Roma viene presa e Pio IX deve rifugiarsi in Vaticano. Una delle sue ultime disposizioni è la proclamazione di San Giuseppe a patrono della Chiesa universale.

Nel 1874 lancia il cosiddetto “non expedit”, rivolto ai cittadini italiani cattolici: si tratta di un invito che consiste nel disertare le elezioni politiche del Regno d’Italia, onde delegittimare il neonato stato italiano. Ormai vecchio e stanco,  dopo quasi 32 anni di Pontificato Papa Pio IX muore a Roma il 7 febbraio del 1878, all’età di 86 anni. Il 12 febbraio del 1907 Pio X ordina la causa di beatificazione del suo predecessore. Il 20 dicembre del 1999 gli viene riconosciuto un miracolo, prova che apre le porte alla sua causa di beatificazione, enunciata da Giovanni Paolo II esattamente l’anno dopo, nel 2000.

 

Risultati immagini per learco guerra07/02/1918 – Muore a Milano il ciclista su strada, su pista e dirigente sportivo Learco Guerra.

Nato in provincia di Mantova nel 1902, di umili origini, come molti campioni del ciclismo, iniziò la propria attività agonistica in età relativamente avanzata. Fino ai 25 anni lavorò come muratore assieme al padre, capomastro in un’impresa edile del mantovano. A credere nelle sue doti atletiche fu l’amico Gino Ghirardini che gli fece credere di aver ottenuto per lui una bicicletta e la maglia ufficiale dalla Maino. Con quella prima bicicletta da corsa venne accettato nella squadra sportiva della 23ª Legione Mincio della MVSN, con la possibilità di partecipare alla Milano-Sanremo. In quella gara tutti i componenti della squadra Maino si ritirarono, mentre Guerra giunse diciassettesimo. Il patron Maino volle sapere chi fosse il ciclista che correva con i suoi colori senza essere della squadra e così si venne a sapere che non vi era stata alcuna donazione e che bici e maglia erano state acquistate e pagate dall’amico Ghirardini. Il significato di quella prestazione, ottenuta con una vecchia bici e per di più da pista e non da strada, non sfuggì agli occhi esperti del patron Maino e del suo consigliere Costante Girardengo. Guerra fu così preso in squadra per contrastare Binda; nonostante fosse divenuto professionista solo a 27 anni, riuscì a togliersi diverse soddisfazioni.

I suoi anni migliori furono quelli dal 1929 al 1934, tra le file della Maino: in queste stagioni vinse cinque Campionati italiani su strada consecutivi, dal 1930 al 1934, i Campionati del mondo su strada del 1931 a Copenaghen, nell’unica edizione disputata a cronometro su 172 chilometri di percorso (li coprì alla media di 35,136 km/h), la Milano-Sanremo del 1933 e il Giro d’Italia 1934, del quale si aggiudicò 10 tappe. Giunse inoltre due volte secondo al Tour de France e due volte secondo al campionato del mondo. Fu il primo in assoluto a vestire la maglia rosa: istituita nel 1931 quale simbolo del primato in classifica e del giornale La Gazzetta dello Sport, organizzatore della corsa, venne indossata dal campione mantovano, vincitore della tappa inaugurale del diciannovesimo Giro d’Italia, la Milano-Mantova. Complessivamente al Giro d’Italia si impose 31 volte, preceduto nel computo delle vittorie di tappa solamente da Cipollini e da Binda. Conquistò in pista il suo primo titolo italiano a Carpi nella corsa a punti (1929), come pure il suo ultimo campionato italiano nel 1942, al Velodromo Vigorelli di Milano, nella corsa dietro motori, a 40 anni.

Il suo palmarès comprende 86 vittorie totali (compresa una Sei giorni su pista) e fino agli anni settanta il suo record di vittorie in una stagione agonistica rimase imbattuto. Appesa la bicicletta al chiodo, dopo essere stato il primo commissario tecnico della nazionale del dopoguerra, intraprese la strada del direttore sportivo con ottimi risultati. Dall’ammiraglia della Faema e della Emi guidò molti campioni degli anni 50 come  Rik Van Looy, Federico Martin Bahamontes e, soprattutto, Hugo Koblet, Carlo Clerici e Charly Gaul, con i quali vinse quattro Giri d’Italia. I suoi ultimi corridori furono Vittorio Adorni e Gianni Motta, quest’ultimo già opzionato per il passaggio al professionismo ma che non fece in tempo a dirigere. prematuramente in seguito ai postumi di due operazioni affrontate per tentare di sconfiggere il Morbo di Parkinson.