ACCADDE OGGI – 07/01/2019

ACCADDE OGGI – 07/01/2019

7 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per tricolore repubblica cispadana07/01/1797 – Il tricolore italiano viene adottato per la prima volta da uno stato (la Repubblica Cispadana).

I colori della bandiera italiana nascono nel 1794, quando due studenti di Bologna, Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni, tentarono una sollevazione contro il potere assolutista che governava la città da quasi 200 anni. I due presero come distintivo la coccarda della rivoluzione parigina, ma, per non scimmiottare la Francia, cambiarono l’azzurro col verde. Il significato allegorico è rimasto comunque lo stesso: un Tricolore come traguardo di un popolo che mirava ad avere Giustizia, Uguaglianza, Fratellanza. Tre obiettivi senza i quali non ci può essere Dignità, Democrazia, Prosperità. Il nostro Tricolore riassume i naturali “Diritti dell’Uomo”, le aspirazioni di tutte le genti, la volontà di chi crede nella propria nazione volta al progresso, con leggi adeguate, senza divisioni, stessi doveri e medesimi privilegi. Un paese dove non ci siano discriminazioni, ma ognuno rende il proprio lavoro una cosciente responsabilità. Dove la morale e l’etica siano guida costante per un’esistenza felice e serena. Questo è scritto nella nostra bandiera, e questo è quanto sognavano quei due studenti che l’hanno ideata e difesa sino a sacrificare la loro vita ventenne al bieco assolutismo despota dei carnefici del potere.

Il 18 maggio 1796 i colori di questa coccarda sono accettati da Napoleone, a Milano, e questi consegna alla Guardia Civica, alla Legione Lombarda e alla Guardia Nazionale una bandiera a strisce verticali verde bianca e rossa. (Nel corso di questa cerimonia Napoleone specifica che questi tre colori provengono dalla coccarda della sollevazione bolognese, infatti, dice testualmente: “Visto che loro (i due studenti) hanno scelto questi tre colori, così siano”. Il 9 ottobre 1796 (18 vendemmiaio anno V) La legione Italiana emanazione della Legione Lombarda riceve dal Bonaparte un Tricolore con la stessa composizione della coccarda di De Rolandis e Zamboni. Il 28 ottobre dello stesso anno, (27 vendemmiaio) il senato di Bologna decreta: Bandiera coi colori Nazionali – Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso, simbolo della nuova Repubblica Cispadana, prima tappa di una nuova Repubblica Italiana.

Il 7 gennaio del 1797 a Reggio Emilia, i convenuti delle assise fanno proprio il nuovo stendardo e s’impegnano a che esso diventi universale.

 

Risultati immagini per alessandro natta07/01/1918 – Nasce ad Oneglia, oggi frazione di Imperia, il politico Alessandro Natta.

Sestogenito di una famiglia di commercianti della piccola borghesia cittadina, Natta si laurea in Lettere e frequenta la Scuola normale superiore di Pisa, insieme a compagni che si chiamano Azeglio Ciampi, Antonio Calogero o Ettore Viserbelli. Durante la frequenza universitaria inizia la sua attività antifascista, in un movimento unitario che, dai liberalsocialisti ai comunisti, giunge fino ai cattolici della FUCI. È influenzato dal movimento liberalsocialista di Calogero e Capitini, con cui collabora clandestinamente, insieme ad Antonio Russi. Ad Imperia cerca di organizzare un gruppo di liberalsocialisti. Sottotenente dell’artiglieria, è richiamato alle armi nel 1941 e mandato in Grecia. L’8 settembre 1943 partecipa, a Rodi, alla difesa dell’aeroporto di Gaddurà dall’attacco dei tedeschi. Ferito, è tra i militari che rifiutano di collaborare con i tedeschi e la Repubblica di Salò. Viene internato a Rodi, in un campo di prigionia. All’inizio del 1944 è portato per mare a Lero e poi al Pireo e da qui in Germania in un campo di concentramento. Rientra in Italia nell’agosto del ’45. Da quest’esperienza rimarrà profondamente segnato tanto da raccogliere tutti i suoi ricordi in un volume autobiografico (“L’altra Resistenza”) in cui ricostruisce le peripezie e la tragedia degli internati italiani nei lager del III Reich.

Al ritorno dalla prigionia fa seguito la decisione di iscriversi al Pci di Imperia dove si getta nella militanza a tempo pieno. In breve, da consigliere comunale diventa segretario di federazione, fino a diventare uno dei protagonisti della politica del Pci di costruzione della democrazia repubblicana dal 1948 in poi, partecipando come parlamentare a tre legislature. E’ stretto collaboratore di Togliatti, successivamente entra a far parte dei vertici del partito al fianco prima di Longo e poi di Berlinguer. Sia Natta che Berlinguer condividono l’approccio alla “Via italiana al socialismo”, una formula che vuol riassumere l’indipendenza internazionale del Pci e nello stesso tempo una linea di rinnovamento nella continuità. All’apparire invece della contestazione giovanile del 1968 Natta, come l’intero vertice del Pci, è freddo e titubante. Per loro, i giovani sessantottini sono degli “estremisti borghesi”. Soprattutto, diffidano di quei movimenti che il Pci non può controllare e che, anzi, contestano apertamente il partito. Per la prima volta dalla nascita della repubblica il Partito Comunista ha dei concorrenti alla propria sinistra.

Nel 1969 tocca a Natta proporre e gestire l’espulsione dal Pci degli “eretici” de “il Manifesto” (Pintor, Natoli, Rossanda, Magri, …). Dopo la morte di Berlinguer il gruppo dirigente individua in Natta la soluzione migliore per la successione in grado di garantire l’unità del partito e una certa continuità politica. Ormai, però, il legame con l’URSS si era fatto tenue e il partito aveva da tempo subito il trauma di Budapest e lo strappo di Praga. Viene confermato in questa carica dall’unanimità del congresso di Firenze nell’aprile 1986. Nel 1988, dopo aver avuto un leggero infarto, il comitato centrale del partito elegge segretario Achille Occhetto. Da allora, per motivi di salute ma anche deluso per le modalità con cui viene eletto Occhetto alla segreteria, con l’appoggio di D’Alema, si ritira definitivamente in Liguria. Dal 1989 al 1991 è presidente del partito, dissentendo dalla “svolta” e opponendosi alla fine del “suo” Pci. Rifiuta di conseguenza di prendere la tessera del Pds, ma saluta con favore la vittoria dell’Ulivo nel 1996 e critica la crisi provocata da Bertinotti.

Alessandro Natta muore ad Imperia il 23 maggio 2001. Tuttora sono ricordati il suo impegno di intellettuale e il ruolo determinante nel recupero e nella valorizzazione dell’opera di Gramsci. Infine, da più parti è stato posto l’accento sulla dirittura umana e civile che sempre caratterizzò il suo agire.

 

Risultati immagini per charlie hebdo 7 janvier 201507/01/2015 – A Parigi viene compiuto un attacco terroristico nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo. 12 morti.

Charlie Hebdo è un periodico settimanale satirico francese, dallo spirito caustico e irriverente. La testata, fondata nel 1970, pubblica vignette e articoli caustici e dissacranti nei riguardi della politica (soprattutto soggetti di estrema destra) e ogni tradizione religiosa (in particolare il cristianesimo, l’Islam e l’ebraismo). Il 9 febbraio 2006 Charlie Hebdo ha ripubblicato la serie delle caricature di Maometto del giornale Jyllands-Posten che avevano scatenato forti proteste. Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2011 la sede del giornale era stata distrutta a seguito del lancio di bombe Molotov, appena prima dell’uscita del numero del 2 novembre dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico nelle elezioni in Tunisia. Sulla copertina del numero in questione sono apparsi una vignetta satirica con Maometto che dice: “100 frustate se non muori dalle risate” e il titolo “Charia Hebdo”, gioco di parole tra Shari’a e il nome del giornale. Il sito internet della rivista è stato bersaglio di un attacco informatico. Dopo questo attentato, la sede del giornale è stata regolarmente controllata dalla polizia.

Il 7 gennaio 2015, intorno alle 11:30 del mattino, due individui mascherati e armati di AK-47 sono entrati negli uffici del giornale, dichiarandosi affiliati di Al-Qaeda e intimando alla disegnatrice Corinne Rey, tenuta in ostaggio e poi rilasciata, di immettere il codice numerico per entrare nella sede di Charlie Hebdo. Hanno poi aperto il fuoco contro i dipendenti, sparando svariati colpi e gridando in lingua araba Allāhu Akbar (“Allah è grande”) e causando dodici vittime. Successivamente sono fuggiti a bordo di una Citroën C3 di colore nero dopo aver ucciso Franck Brinsolaro, un poliziotto responsabile della sicurezza del giornale. Alla Boulevard Richard-Lenoir si sono imbattuti in un veicolo della polizia, sparandogli e uccidendo con un colpo alla testa un poliziotto ferito a terra, il brigadiere Ahmed Merabet, quarantaduenne di religione musulmana, sposato e padre di due figli. Nei pressi della Porte de Pantin hanno rubato un veicolo a un civile, affermando di essere due terroristi della cellula yemenita di Al Qaeda. La Citroën è stata abbandonata all’incrocio tra la Rue de Meaux e l’Avenue Secrétan nel XIX arrondissement di Parigi. Dopo l’attacco, il livello di rischio terroristico nell’area è stato alzato e lo scrittore Michel Houellebecq è stato posto sotto protezione della polizia, mentre i locali della casa editrice Flammarion, che avevano pubblicato il suo romanzo Sottomissione, sono stati evacuati per sicurezza. Il romanzo era stato protagonista dell’ultima copertina di Charlie Hebdo con una recensione favorevole.

Dopo il primo attentato, il 9 gennaio un complice degli attentatori si è barricato in uno dei supermercati della catena kosher Hypercacher a Porte de Vincennes, prendendo alcuni ostaggi e uccidendo quattro persone. Durante gli eventi seguenti all’attentato sono morte in totale otto persone: i due responsabili, il complice di Porte de Vincennes, quattro ostaggi di quest’ultimo e una poliziotta, portando così il totale a venti morti.