ACCADDE OGGI – 06/12/2018

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6 Dicembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per thomas edison FONOGRAFO06/12/1877 – L’inventore statunitense Thomas Alva Edison inventa il fonografo.

Circa quarant’anni dopo l’invenzione del telegrafo, Edison nel 1877 aveva realizzato un ripetitore telegrafico in grado di incidere i punti e le linee del codice morse su un disco, disegnando una traccia a spirale con una piccola punta, in modo che un messaggio potesse essere ripetuto senza l’intervento dell’operatore. Il 17 luglio di quell’anno si accorse che se il disco ruotava ad una velocità sufficientemente alta, la puntina emetteva vibrazioni che ricordavano il timbro della voce umana. Fu l’idea che fece accendere nell’inventore il desiderio di applicare un principio simile per registrare la voce umana. Il primo schizzo del fonografo apparso sui diari di Edison risale al 12 agosto 1877 e il 6 dicembre dello stesso anno ne diede una dimostrazione pratica ai propri collaboratori.

Essi si trovavano di fronte ad un oggetto costituito da un rullo di ottone (cilindro fonografico) di circa 10 cm di diametro e di lunghezza, sostenuto da un asse filettato. Sul cilindro era tracciato un solco a spirale di 2,5 mm di larghezza e la superficie del cilindro era ricoperta da un foglio di stagnola. Durante la registrazione, il cilindro ruotava e la stagnola veniva sfiorata dalla puntina collegata alla membrana vibrante. La puntina, seguendo le oscillazioni della membrana, incideva una traccia profonda nella stagnola che, tesa sopra al solco, poteva cedere sotto la pressione. Per la riproduzione, il processo sarebbe stato inverso, con l’unica differenza che in questo caso veniva utilizzata una seconda membrana, molto più elastica, posta all’altra estremità dell’apparecchio. Il solco nella stagnola con le sue variazioni di profondità, faceva vibrare la membrana restituendo il suono registrato. Il funzionamento era quindi alternativamente di registratore o riproduttore.

Per nulla scoraggiato dallo scetticismo dei collaboratori, Edison iniziò così a girare la manovella che metteva in moto il sistema e parlando in direzione del diaframma pronunciò la seguente frase: “Mary had a little lamb” (“Mary aveva un agnellino”). Una volta riportato il cilindro al punto di partenza, sistemò l’ago sulla seconda membrana nel solco impresso nella stagnola dalla prima, riprese a girare la manovella e il fonografo ripeté un suono vagamente simile alla frase pronunciata poco prima. La qualità era pessima, ma le basi erano state poste.

 

Risultati immagini per istituto poligrafico e zecca dello stato06/12/1928 – Viene fondato a Roma l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato a Roma.

L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. (IPZS) è controllato al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze del quale è una società in house.  La sede principale – trasferita nel 2010 dalla storica collocazione in piazza Giuseppe Verdi 10 – si trova ora in via Salaria 691, a Roma. Nella capitale si trovano anche lo stabilimento produttivo O.C.V. (Officina Carte Valori) e Produzioni Tradizionali, lo stabilimento Produzioni Multimediali e la sezione Zecca che occupa due stabilimenti: quello completamente ristrutturato di via Gino Capponi al quartiere Appio, entrato in produzione alla fine del 1999, e quello storico di via Principe Umberto al rione Esquilino. Un altro stabilimento di produzione—per le targhe dei veicoli, i ricettari medici, i bollini farmaceutici ecc.—si trova a Foggia.

L’Istituto Poligrafico dello Stato, nato nel 1928, acquisisce la sezione “zecca” cinquant’anni più tardi, nel 1978, sotto la presidenza di Rosario Lanza, prendendo così la denominazione di Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Nel 1982 è stata la prima zecca a coniare monete bimetalliche con un procedimento di cui detiene il brevetto. La Zecca propriamente detta fu invece inaugurata ufficialmente il 27 dicembre 1911 dal re Vittorio Emanuele III nella sede di via Principe Umberto, all’Esquilino. Presso la storica sede della Zecca è attiva la Scuola dell’Arte della Medaglia (SAM), fondata nel 1907 sempre da Vittorio Emanuele proprio per formare nelle tecniche dell’incisione e della modellazione i giovani artisti che avrebbero poi realizzato le monete. Tale scuola d’eccellenza è, a tutt’oggi, un esempio unico al mondo di attività didattica e creativa all’interno di una fabbrica monetaria.

Dall’ottobre 2002 l’Istituto Poligrafico è una Società per Azioni con azionista unico il Ministero dell’Economia e delle Finanze. All’Istituto è demandata per legge la coniazione dell’euro unicamente per le monete metalliche. Presso la Zecca dello Stato sono coniate anche le monete degli Stati di San Marino e della Città del Vaticano.

 

Risultati immagini per thyssenkrupp torino06/12/2007 – Un incidente occorso all’acciaeria Tyssenkrupp di Torino causa la morte di sette operai.

Nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007, alle ore 00:53, otto operai dello stabilimento ThyssenKrupp-Acciaierie di Terni al Corso Regina Margherita di Torino furono investiti da un getto di olio bollente in pressione che prese fuoco. Sette morirono nel giro di un mese, mentre un altro operaio subì ferite non gravi. Critiche all’azienda furono sollevate da più parti, sia perché alcuni degli operai coinvolti nell’incidente stavano lavorando da 12 ore, avendo quindi accumulato 4 ore di straordinario, sia perché secondo le testimonianze di alcuni operai i sistemi di sicurezza non funzionarono (estintori scarichi, idranti inefficienti, mancanza di personale specializzato). L’azienda ha smentito che all’origine dell’incendio vi fosse una violazione delle norme di sicurezza.

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa, nell’ambito dell’inchiesta seguita all’incidente, la Guardia di Finanza avrebbe sequestrato all’amministratore delegato Herald Espenhahn un documento dove si afferma che Antonio Boccuzzi, l’unico testimone sopravvissuto, «va fermato con azioni legali», in quanto sostiene in televisione accuse pesanti contro l’azienda. Il documento attribuisce la colpa dell’incendio ai sette operai, che si erano distratti. A carico dell’amministratore delegato i pubblici ministeri formularono l’ipotesi di reato di omicidio volontario con dolo eventuale e incendio doloso (dolo eventuale), mentre altri cinque dirigenti furono accusati di omicidio colposo ed incendio colposo (con l’aggravante della previsione dell’evento); fu contestata l’omissione dolosa dei sistemi di prevenzione antincendio ed antinfortunistici. Fu rinviata a giudizio anche l’azienda come persona giuridica. Il 1º luglio 2008 i familiari delle sette vittime accettarono l’accordo con l’azienda in merito al risarcimento del danno per una somma complessiva pari a 12.970.000 euro. In seguito all’accordo i familiari rinunciarono al diritto di costituirsi parte civile nel processo ai dirigenti.

Il 15 aprile 2011 la Corte d’assise di Torino, sezione seconda, ha confermato i capi d’imputazione a carico di Herald Espenhahn, amministratore delegato della società “THYSSENKRUPP Acciai Speciali Terni s.p.a.”, condannandolo a 16 anni e 6 mesi di reclusione. Altri cinque manager dell’azienda (Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Daniele Moroni, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri) sono stati condannati a pene che vanno da 13 anni e 6 mesi a 10 anni e 10 mesi. Il 28 febbraio 2013 la Corte d’assise d’appello modifica il giudizio di primo grado, non riconoscendo l’omicidio volontario, ma l’omicidio colposo, riducendo anche le pene ai manager dell’azienda: 10 anni a Herald Espenhahn, 7 anni per Gerald Priegnitz e Marco Pucci, 8 anni per Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, 9 per Daniele Moroni. Nella notte del 24 aprile 2014 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato le colpe dei sei imputati e dell’azienda, ma ha ordinato un nuovo processo d’appello per ridefinire le pene. Queste non potranno aumentare rispetto quelle definite nel 2013. La Corte d’Appello di Torino ha così ridefinito le pene il 29 maggio 2015: 9 anni ed 8 mesi a Espennahn, 7 anni e 6 mesi a Moroni, 7 anni e 2 mesi a Salerno, 6 anni e 8 mesi a Cafueri, 6 anni e 3 mesi a Pucci e Priegnitz. Il 13 maggio 2016 la Cassazione ha confermato tutte le condanne ridefinite in Appello, non accogliendo le richieste del sostituto Procuratore Generale, Paola Filippi, la quale aveva chiesto di annullare la sentenza del 9 maggio 2015 per rimandare il procedimento in corte d’assise.