ACCADDE OGGI – 06/02/2019

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6 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per Ugo foscolo06/02/1778 – Nasce nell’isola di Zante, nella odierna Grecia, il poeta, scrittore e traduttore italiano Ugo Foscolo.

Nato da madre greca e padre veneziano, dopo la morte di quest’ultimo si trasferì a Venezia, dove partecipò ai rivolgimenti politici del tempo manifestando simpatie verso Napoleone, salvo pentirsene amaramente dopo il trattato di Campoformio. Istituito nel 1797 a Venezia un governo democratico in cui assunse cariche pubbliche, pochi mesi dopo, in seguito al trattato di Campoformio con cui Napoleone cedeva Venezia all’Austria, dovette fuggire, riparando a Milano (sottratta da Napoleone all’Austria), ove strinse rapporti di affettuosa amicizia col Monti ed ebbe modo di avvicinare il Parini. A Milano fu redattore del “Monitore italiano”, ma l’anno dopo si trasferì a Bologna, ove ricoprì la carica di aiutante cancelliere di un tribunale militare. L’anno successivo lasciò l’incarico per arruolarsi col grado di luogotenente nella Guardia Nazionale e, a fianco dei Francesi, combatté contro gli Austro-russi (rimanendo anche ferito durante una battaglia).

Al comando del generale francese Massena partecipò alla difesa di Genova e quando la città fu costretta alla resa, seguì il Massena nella fuga. Nel 1804 si recò in Francia, per motivi militari, e qui ebbe l’opportunità di trascorrere due anni di relativa calma, che impiegò in gran parte in amori appassionati, fra cui quello con l’inglese Fanny Emerytt da cui nacque la figlia Floriana. Tornato in Italia, visse tra Venezia, Milano, Pavia (ove ottenne la cattedra di eloquenza presso l’Università), Bologna e di nuovo Milano, da dove fuggì nel maggio del 1815 per non dover giurare fedeltà agli Austriaci. Dopo una breve permanenza a Lugano ed a Zurigo, l’anno dopo si stabilì a Londra, accolto dall’alta società. Qui guadagnò abbastanza con la pubblicazione delle sue opere, ma sperperò tutto con le sue dissolutezze: iniziò pure la costruzione di una lussuosissima villa, che non riuscì a pagare totalmente nonostante il soccorso della figlia Floriana (che, ritrovata a Londra, gli offrì tremila sterline). Inseguito dai creditori, subì anche il carcere, e fu poi costretto a ritirarsi nel villaggio di Turnham Green, ove visse gli ultimi suoi anni in compagnia della figlia. Elementi autobiografici della vita del Foscolo sono presenti nelle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, anche se spesso e volentieri l’autobiografia cede il passo alla fantasia, presentandone quegli ideali (chiamati poi “illusioni”) che, secondo Foscolo, permettono all’uomo di vivere la propria interiorità in modo meno drammatico, essendo addirittura validi argini psicologici contro il suicidio.

Nell’Ortis, ad ogni modo, troviamo abbozzati tutti gli elementi che verranno elaborati nelle opere successive (gli ideali della patria, della poesia, dell’amore….). Il protagonista segue una direzione diversa dallo scrittore: Ortis arriva al suicidio, Foscolo no, pur sempre aspirando alla pace e alla tranquillità nella sua travagliata esistenza.  Profondamente materialista e credente nella natura “meccanica” dell’esistenza (il suo lato illuministico, potremmo dire), visse in modo lacerante il momento di crisi dell’illuminismo, tanto da determinare in lui una visione pessimistica della vita. Foscolo aspirava alla gloria, alla fama, all’eternità ma la concezione illuministica (che vedeva la vita fatta di movimenti meccanici) limitava di fatto la realizzazione di queste aspirazioni, essendo l’ottica di quella filosofia legata alla convinzione che l’uomo sia un essere finito e soggetto a scomparire dopo la morte. Tirate le file, è la realtà della morte che induce Foscolo a cadere nel pessimismo che lo attanagliava. In base a queste considerazioni, elabora come detto quella che sarà definita come “la filosofia delle illusioni” che si caratterizza più che altro come una presa di coscienza del soggetto e dell’artista più che come una svalutazione delle potenzialità e della validità della ragione. “Le illusioni”, insomma, danno un senso all’intera esistenza e contribuiscono alla convinzione che vi sia pur qualcosa per cui valga la pena vivere invece che darsi la morte autonomamente. Le illusioni, in sostanza, sono la patria, la poesia, la famiglia, l’amore; nei Sepolcri, invece, troveremo la “sublimazione ” di questo processo, scoprendo che “l’illusione delle illusioni” è la stessa poesia civile.

Accanto alla produzione maggiore (Ortis, Odi, Sonetti, Grazie, Sepolcri) troviamo anche altre opere, in particolare la fase cosiddetta didimea; è la fase dell’anti-Ortis, del viaggio in Inghilterra, del Foscolo maturo che ha abbandonato la passionalità e guarda con occhio critico ed ironico le cose della vita. Ė considerato il primo grande intellettuale dell’età neoclassica. Figlio naturale dell’illuminismo, incarna in sé tutti i fermenti culturali del mondo in cui visse. Nella sua opera si trovano tutti gli elementi culturali che caratterizzano l’età a lui contemporanea (Neoclassicismo, Illuminismo, Preromanticismo). Detto questo, non è certo possibile analizzare l’opera di Foscolo attraverso un itinerario in cui si distingua una fase illuminista poi una fase neoclassica e infine una fase preromantica; troveremo soltanto opere in cui sono presenti insieme tutti e tre questi elementi (persino nelle “Grazie”, che sembrano un regresso culturale verso il neoclassicismo dopo gli slanci dei “Sepolcri”). Sul piano strettamente personale invece, la nativa Zante, che definì “la culla della civiltà” restò sempre la sua patria ideale, tanto da dedicarle un bellissimo sonetto (il celeberrimo “A Zacinto”). Per Venezia provò sentimenti altrettanto intensi e, mentre se per l’isola greca subì il fascino del vagheggiamento malinconico, considerò la Serenissima come una seconda patria, di fatto quella reale, per la quale, non a caso, si lasciò coinvolgere nei suoi destini politici. Tra i sonetti più celebri, ricordiamo: “Alla Musa”, “Alla sera” e “In morte del fratello Giovanni”. Ugo Foscolo scrisse anche alcune tragedie (Aiace, Tieste e Ricciarda) ad imitazione dell’Alfieri, in cui ha forte prevalenza l’esaltazione dell’agire passionale.

Morì il 10 settembre 1827. Le sue ossa furono trasferite a Firenze solo nel 1871 e vennero tumulate nel tempio di S. Croce, che egli aveva così tanto esaltato nel carme “Dei Sepolcri”.

 

06/02/1908 – Nasce a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, il politico, economista, storico e accademico Amintore Fanfani.

Nato in una famiglia numerosa e di umili origini, frequenta Economia e commercio all’Università Cattolica di Milano. Si laurea nel 1930. Fino al 1982 insegna Storia dell’economia.  Dopo l’8 settembre 1943 è costretto a riparare in Svizzera per sfuggire ai nazisti. Rientrato in Italia, è chiamato nel 1945 da De Gasperi a dirigere, insieme a Dossetti, il settore Stampa e propaganda della Dc. Il 2 giugno ’46 è eletto alla Costituente, dove fa parte della Commissione dei 75 che prepara il testo della nuova Costituzione. Dal ’48 al ’68 sarà sempre eletto deputato nel Collegio di Siena–Arezzo–Grosseto.

Nel maggio 1947 De Gasperi forma il suo quarto governo, il primo senza comunisti e socialisti; Fanfani diventa ministro del Lavoro. Conserva l’incarico anche nel successivo governo De Gasperi. Come ministro del Lavoro fa approvare il cosiddetto «Piano Fanfani Inacasa», che in dieci anni riuscirà a dare una casa a circa 350 mila famiglie di lavoratori.  Dopo il ritiro di Dossetti, leader indiscusso della corrente dc «Cronache sociali», Fanfani, che nel gennaio 1950 si era dimesso dal governo, ne eredita la guida. Nell’estate ’51 è nominato ministro dell’Agricoltura nel quinto governo De Gasperi. Nel 1953 è, invece, ministro degli Interni nel sesto ed ultimo governo De Gasperi, che non ottiene la fiducia. Fanfani, comunque, viene riconfermato al Viminale anche dal nuovo Presidente del Consiglio Pella. Nel 1954, dopo la crisi del governo Pella voluta dalla stessa Dc, Fanfani forma il suo primo gabinetto, che però alla Camera, ottiene solo i voti della Dc e del Pri, non sufficienti per la fiducia. Sempre nel 1954, alla guida della corrente «Iniziativa Democratica», conquista la segreteria della Dc. La vittoria di Fanfani si rivela una svolta per il partito, che viene presto dotato di un’organizzazione efficiente e capillare. Dopo il successo elettorale democristiano del 1958, Fanfani è chiamato a formare il suo secondo governo. In questo nuovo ministero Fanfani è anche ministro degli Esteri, conseguendo così un triplo incarico (Presidente del Consiglio, ministro degli Esteri, segretario della Dc). Nel gennaio ’59 si dimette da tutte le cariche occupate.

Nel 1960 Fanfani forma il suo terzo ministero, con il voto dei partiti centristi e con l’astensione di monarchici e socialisti. Inizia così una nuova fase della politica, che condurrà al centro-sinistra. Nel ’62 forma il suo quarto governo. La nuova formula politica di centro-sinistra non piace a parte dell’elettorato del partito. La Dc perde circa il 4% nelle elezioni politiche del ’63 e Fanfani è costretto a dimettersi dalla guida del governo. Nel ’64 è ministro degli Esteri nel secondo governo presieduto da Moro, carica che occupa fino al dicembre 1965. Due mesi prima l’Onu lo ha eletto Presidente. Nel 1966 è di nuovo ministro degli Esteri nel quarto governo Moro.  Alle elezioni politiche del ’68 si presenta sia alla Camera sia al Senato. Eletto in entrambe le Assemblee opta per il Senato, di cui diventa Presidente. Nel 1971 viene candidato dalla Dc alla Presidenza della Repubblica, ma si ritira quando gli vengono a mancare molti dei voti preventivati. Nel ’72 il Presidente della Repubblica Leone lo nomina Senatore a vita.  Nel ’73 è di nuovo Segretario politico della Dc. Siamo negli anni della battaglia antidivorzista, appoggiata con grande forza da Fanfani, ma che vede il partito sostanzialmente isolato. La sconfitta referendaria colpisce in pieno Fanfani, che nel ’75 si dimette da segretario per far posto a Zaccagnini. Nel 1976, dopo le elezioni politiche, Fanfani è ancora riconfermato Presidente del Senato, così come nel 1979.

Nell’82 viene nuovamente nominato Presidente del Consiglio e forma il suo quinto governo, un monocolore Dc, che termina nell’83. Nel 1985 viene rieletto Presidente del Senato e nel 1987 è ancora chiamato alla guida del Governo, un ministero «istituzionale» che non ottiene la fiducia delle Camere. La Dc, infatti, decisa ad andare alle elezioni anticipate, si astiene nel voto alla Camera. Dopo le elezioni del 1987, Fanfani viene nominato ministro dell’Interno nel governo Goria.  Dall’88 all’89, sotto la presidenza di De Mita, è ministro del Bilancio e della Programmazione economica. Dopo quest’ultima esperienza di governo, Fanfani, ancorché anziano, continua a far sentire la propria voce. Nell’XI Legislatura (’92-’94) è presidente della Terza Commissione permanente del Senato, «Affari Esteri ed Immigrazione». Muore il 20 novembre 1999.

 

Risultati immagini per gustav klimt06/02/1918 – Muore a Vienna il pittore austriaco Gustav Klimt.

Figlio di Ernst Klimt, orafo incisore, e di Anna Fiuster, viennese di modeste condizioni sociali, Gustav nasce il 14 luglio 1862 a Baumgarten, vicino Vienna. A quattordici anni inizia a frequentare la Scuola d’Arte e Mestieri della capitale, dove ha modo di approfondire le diverse tecniche utilizzate nell’arte più classica, come l’affresco e il mosaico, ma anche di venire in contatto con i fermenti più innovativi del momento. A lui si accompagna il fratello Ernst, che lavorerà con lui fino alla morte nel 1892, anno in cui il Ministero della Cultura e dell’Educazione commissiona a Klimt e a Franz Matsch (anch’egli suo compagno di studi), la decorazione di alcuni saloni dell’Università di Vienna. Inizia ufficialmente la carriera di artista realizzando decorazioni pittoriche di diversi edifici pubblici e divenendo, ben presto, l’erede di Hans Makart (1840-1884). La decorazione per l’aula magna dell’Università di Vienna, avente per tema la filosofia, la medicina e la giurisprudenza, eseguita da Klimt tra il 1900 e il 1903, provocò aspre critiche da parte delle autorità viennesi, che gli contestarono il contenuto erotico e l’inedita impostazione compositiva dei dipinti. Allo stesso modo fu considerato osceno il grande fregio decorativo realizzato nel 1902 per la sala che ospitava il monumento a Beethoven, opera di Max Klinger. Tali scandali segnarono la fine della carriera ufficiale di Klimt.

Ma Gustav Klimt non si è mai lasciato intimidire: già nel 1897, con uno scatto di ribellione, aveva fondato il movimento della Secessione viennese, con l’artista che matura definitivamente la propria posizione, improntata alla ribellione verso i canoni ufficiali e alla rivolta generazionale che intendeva liberare l’arte dal tributo alle convenzioni. Come scrisse lo stesso Klimt, in una lettera alla “Kunstlerhaus” (la “Casa dell’Artista” a cui faceva capo la struttura associativa degli artisti viennesi e l’organizzazione ufficiale delle mostre), il suo scopo era quello di “portare la vita artistica viennese in un rapporto vitale con l’evoluzione dell’arte estera e proporre delle esposizioni dal puro carattere artistico libere dalle esigenze di mercato”. Il termine “Secessione” viene mutuato dalla storia romana e si riferisce al metodo di lotta usato dai plebei per ottenere la parità di diritti contro i patrizi, la “secessio plebis”. Diventerà un termine di moda per indicare la rivolta dei giovani artisti contro il conservatorismo della generazione precedente. Klimt, utilizzando le innovazioni decorative dell'”Art Nouveau”, movimento legato soprattutto alle arti applicate, di cui divenne il più grande rappresentante nel campo della pittura, sviluppò uno stile ricco e complesso ispirandosi spesso alla composizione dei mosaici bizantini, da lui studiati a Ravenna.

Sul piano più teorico invece si trattava di aprire le frontiere allo spirito del tempo che veniva perlopiù identificato con l’arte simbolista, venata di una forte connotazione erotica. Lontano dalle correnti d’avanguardia della pittura dell’epoca e in contatto con gli aspetti più innovatori dell’architettura e del design del XX secolo, Klimt fu un sostenitore di giovani artisti, tra cui Oskar Kokoschka ed Egon Schiele (che furono presentati ai Viennesi, rispettivamente, al Kunstschau del 1908 e al Kunstschau del 1909).

Gustav Klimt morì il 6 febbraio 1918, a causa di un attacco apoplettico. I disegni e i dipinti di Gustav Klimt, raffinati, allusivi, sensuali, ricchi di riferimenti colti, sono opere densamente evocative, che racchiudono e trasmettono l’atmosfera della Vienna della “Belle Epoque”, la Vienna di Freud, Gustav Mahler e Schönberg. Un’eco suggestiva e indimenticabile che rimane impressa al cospetto di un solo frammento dell’opera di questo artista sublime. Tra le sue opere più note c’è “Il Bacio”, pittura realizzata in olio su tela esposto a Vienna.