ACCADDE OGGI – 06/01/2019

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6 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per GUSTAVE DORè06/01/1832 – Nasce a Strasburgo, in Francia, il pittore e incisore francese Gustave Dorè.

Nel 1847 a soli quindici anni, pubblica la sua prima opera “Le fatiche d’Ercole” (“Les travaux d’Hercule”) un fascicolo di formato orizzontale dove, nonostante la sua giovanissima età, è già percepibile la sua innata predisposizione per il disegno. Nel periodo seguente Gustave Doré lavora a Parigi dove produce settimanalmente caricature litografiche per il “Journal pour rire” e nel medesimo tempo realizza anche diverse raccolte litografiche (1847-1854). Oggi i collezionisti più preparati ricercano e raccolgono la rivista “Journal pour rire” proprio per le caricature del giovane Dorè. Interessante anche sottolineare come nell’”Histoire pittoresque, dramatique et caricaturale de la Sainte Russie” (Parigi, 1854) ci siano tutti i germi della forma narrativa che porta a considerare il Doré anche come precursore del fumetto.

Nel 1869, Blanchard Jerrold, figlio di Douglas Jerrold, suggerí all’artista di lavorare insieme per produrre un grande ritratto di Londra, prendendo l’ispirazione dal “Microcosmo di Londra”, prodotto da Rudolph Ackermann, William Pyne e Thomas Rowlandson nel 1808.  Doré firmò un contratto di cinque anni con l’editore Grant & Co, che lo portò a vivere nella capitale inglese per tre mesi all’anno.  Fu pagato ben 10.000 sterline all’anno, una cifra stratosferica all’epoca. Il libro, London: A Pilgrimage (Londra: Un Pellegrinaggio), contenente 180 incisioni di Doré, venne pubblicato nel 1872. Nonostante il successo commerciale, molti critici non apprezzarono il libro. La maggior parte non perdonavano a Doré di essersi concentrato in molte tavole sulla povertà e le situazioni di disagio della città inglese.  Venne accusato dall’Art Journal di “aver inventato invece che riprodotto”. A Pilgrimage fu comunque un successo commerciale e Doré ricevette commissioni da molti altri editori Britannici, e lavorò anche per l’Illustrated London News.  Nel periodo di maggior attività, il suo laboratorio occupava fino a quaranta incisori ed oltre novanta libri illustrati.

Tra le opere di particolare rilevanza spiccano le incisioni a commento della Divina Commedia (soprattutto l’Inferno), dell’Orlando Furioso, del Rabelais (1854), del Contes drolatiques di Balzac (1855), dell’ebreo errante, di Eugène Sue (1856), dei “racconti” di Charles Perrault (1862), del “paradiso perduto” di Milton (1865), della Bibbia (1866), delle “favole” di La Fontaine (1867), tutte incisioni in legno (xilografiche) testimoni di un raffinato virtuosismo tecnico e dalle quali traspare un’ eccezionale tensione trattenuta che le rende vibranti e vitalissime, tutte di gusto romantico, accostato a una visione epica, drammatica. L’artista continuò a lavorare fino alla sua morte, a Parigi nel 1883, dove venne sepolto al cimitero di Père Lachaise.

Ad oggi è considerato senza alcun dubbio uno degli illustratori di libri più prolifici e di successo del tardo XIX secolo.  Nonostante molte sue opere pittoriche siano conservate nella galleria di Bond Street a Londra (vedi “la Battaglia di Alma”, 1855 e “la Battaglia di Balaklava”, 1857) dedicatagli nel 1868 quando era ancora in vita, le opere che lo renderanno celebre e famosissimo in tutto il mondo saranno i suoi famosi disegni, le sue illustrazioni e le sue incisioni.

 

Risultati immagini per MENDEL FRANCOBOLLO06/01/1884 – Muore a Brno, nella odierna Repubblica Ceca, il biologo, matematico e monaco agostiniano ceco Gregor Johann Mendel.

Mendel nasce a Hynčice (nell’odierna Repubblica Ceca) il 20 luglio 1822 e cresce in un’epoca in cui il suo paese è parte dell’Impero austriaco. Ha due sorelle, la minore Veronika e Theresia. Durante l’infanzia il ragazzo lavora come giardiniere, ma fin dall’adolescenza sogna un grande futuro per sé. Decide di intraprendere gli studi iscrivendosi al ginnasio di Troppau (oggi Opava), dopo il quale frequenta per due anni un istituto filosofico ad Olmütz (oggi Olomouc). La permanenza nella nuova città risulta però difficile: Mendel ha pochi soldi, non ha un tetto e ha il problema della lingua. Nel 1843 entra nel monastero di San Tommaso a Brunn (oggi Brno), accolto dai frati agostiniani e dall’abate Cyrill Napp. Il monastero privilegia l’impegno accademico alla preghiera, considerando lo studio come la più alta forma di orazione. Mendel coglie così l’opportunità di dedicarsi allo studio delle sue discipline preferite, la matematica, la meteorologia e soprattutto la botanica. In questo contesto consegue le lauree in biologia e in matematica. Il 6 agosto 1847, dopo cinque anni, viene ordinato sacerdote, assumendo il nome Gregor. Due anni più tardi inizia l’attività di insegnante in una scuola media a Znaim (oggi Znojmo); qui tenta più volte di superare l’esame per diventare professore e vi riesce solo dopo diverse bocciature.

Nel 1851 Napp concede a Mendel la possibilità di iscriversi all’Università imperiale di Vienna. Sfrutta pienamente l’occasione e diventa in breve tempo assistente presso l’istituto di fisica, ruolo solitamente riservato agli studenti migliori. Due anni dopo conosce Andreas von Ettingshausen e Franz Unger; la loro influenza è fondamentale per le scoperte di Mendel. Il primo gli spiega la teoria combinatoria, il secondo gli illustra le tecniche più avanzate di impollinazione artificiale. Dopo anni trascorsi a Vienna, Gregor Mendel nel luglio del 1853 torna al monastero come professore, principalmente di fisica, matematica e biologia. Qui sviluppa le sue doti di ricercatore e scienziato. Mendel ama anche dedicarsi alla meteorologia, pubblicando diversi lavori in questo ambito; si dedica altresì all’orto dell’abbazia, luogo in cui scopre le caratteristiche variabili delle piante, e grazie alla cui esperienza svelerà – in seguito a diversi anni di lavoro – i meccanismi dell’ereditarietà. Mendel compie esperimenti coltivando piante e analizzando risultati per sette lunghi anni; le piante di piselli coinvolte sono quasi 28.000; impiega poi due anni per elaborare i suoi risultati scientifici, che portano a tre generalizzazioni che in campo scientifico – in modo specifico in quello genetico – assumono un valore storico: oggi sono note come le “Leggi dell’ereditarietà di Mendel”. Il concetto base concepito è molto innovativo: Mendel deduce che l’ereditarietà è un fenomeno dovuto ad agenti specifici contenuti nei genitori, al contrario di quanto creduto fino a quel tempo. Tuttavia non si può ancora parlare di genetica, ed è improprio pensare a Mendel come padre di questa branca della scienza.

Mendel, dopo sette anni di selezione, identifica sette “Linee pure”: sette varietà di pisello che differiscono per caratteri estremamente visibili (forma del seme: liscio o rugoso; colore del seme giallo o verde). Le caratteristiche di questa pianta si prestano particolarmente allo studio, unitamente a un semplice sistema riproduttivo, grazie al quale il monaco può impollinare a piacimento i suoi vegetali. Opera con un vastissimo numero di esemplari proprio perché conosce le leggi della probabilità, le quali si manifestano coinvolgendo grandi numeri. All’inizio del 1865 Mendel ha l’occasione di esporre il suo lavoro di una vita a un pubblico di circa quaranta persone, che comprende biologi, chimici, botanici e medici; tiene due conferenze rispettivamente l’8 febbraio e l’8 marzo. Nessuno però pare riuscire a comprendere l’importanza del suo lavoro. L’anno successivo pubblica i suoi risultati facendo stampare quaranta copie che invia agli scienziati più importanti del continente. L’unica persona che però sembra interessarsi al suo operato è Karl Wilhelm von Nägeli, professore di botanica dell’università di Monaco, con il quale rimane in contatto per molto tempo. Mendel per primo applica la matematica, in particolare la statistica e il calcolo delle probabilità, allo studio dell’ereditarietà biologica.

Trentacinque anni dopo la scoperta delle leggi mendeliane, saranno l’olandese Hugo de Vries, il tedesco Carl Correns e l’austriaco Erich von Tschermak (dopo essere giunti alle stesse conclusioni di Mendel) a riconoscerne il merito. L’opera di Mendel riesce quindi ad ottenere il posto che le spetta nella storia della scienza solo nel 1900. Negli ultimi anni di vita Mendel è amareggiato dai fallimenti personali e professionali, in quanto non riesce più a riprodurre lo stesso rapporto statistico con altre piante. Ad ogni modo non perde il suo umorismo così come il suo amore per i nipotini, che vede crescere di giorno in giorno. Investito del ruolo di abate, deve impiegare tutte le sue energie in una dura lotta contro il governo austriaco che, per ridurre il dissesto finanziario, ha promulgato una legge che impone ingenti tasse ai monasteri. A causa del suo rifiuto di pagare le tasse il governo fa in modo che Mendel venga gradualmente isolato. Gregor Mendel muore a Brno causa di una nefrite acuta – detta malattia di Bright – il giorno 6 gennaio 1884, all’età di 61 anni.

La scienza dell’ereditarietà riceve il nome di genetica nel 1906 ad opera di William Bateson; il termine “gene” viene introdotto ancora più tardi, nel 1909, da Wilhem Johansen. Agli inizi del Novecento, con la riscoperta delle teorie di Mendel, queste vengono messe in relazione in qualche misura alle ipotesi evoluzionistiche di Charles Darwin; si arriva così alla nascita della cosiddetta “sintesi moderna”, ovvero la teoria evolutiva più autorevole, che rimarrà in auge fino agli anni Settanta. Questa teoria postulava la graduale selezione dei caratteri più favorevoli, alla luce delle teorie genetiche, seguendo un adattamento delle specie all’ambiente.

 

Risultati immagini per piersanti mattarella06/01/1980 – Muore a Palermo in un attentato di matrice mafiosa il presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella.

Piersanti nato nel 1935, a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, era il fratello maggiore dell’attuale presidente della Repubblica. Suo padre Bernardo, fresco laureato in giurisprudenza, pochi anni dopo sarebbe stato tra i fondatori della Democrazia Cristiana, in periodo fascista, per poi assumere incarichi nei governi del Comitato di liberazione nazionale. Tra il 1953 e il 1966 fu diverse volte ministro nei vari governi della DC. Per via delle attività politiche del padre, Piersanti si trasferì a Roma con la famiglia nel 1948, dove si laureò in giurisprudenza alla Sapienza e prese parte all’Azione Cattolica. Alla fine degli anni Cinquanta tornò in Sicilia per lavorare all’università di Palermo, si sposò e iniziò a fare politica con la DC. Nel 1964 diventò consigliere comunale nel periodo che oggi viene ricordato come “sacco di Palermo”, cioè lo sregolato boom edilizio che coinvolse la città per via delle concessioni dei politici siciliani Salvo Lima e Vito Ciancimino.

Nel 1967 Piersanti Mattarella fu eletto all’Assemblea regionale, dove iniziò a distinguersi per il suo approccio trasparente alla politica e le sue battaglie contro la corruzione. In quello stesso periodo suo padre Bernardo veniva accusato di collusioni mafiose dal sociologo Danilo Dolci: la cosa finì in tribunale, e Dolci venne condannato per diffamazione. Mattarella rimase nell’Assemblea per due legislature, durante le quali fu anche assessore al Bilancio, occupandosi principalmente dei conti della Sicilia, con ottimi risultati e ricevendo anche il sostegno del Partito Comunista Italiano. Nel 1978, infine, l’Assemblea lo elesse presidente della regione con la più larga maggioranza di sempre, a capo di una giunta di centrosinistra e con l’appoggio esterno del PCI. A capo del suo gabinetto Piersanti Mattarella nominò Maria Grazia Trizzino, prima donna a ricoprire l’incarico, e nel suo staff c’era anche Leoluca Orlando futuro sindaco di Palermo. Da presidente, Mattarella applicò con ancora più rigidità il suo approccio trasparente e in aperta sfida alla mafia, soprattutto nel settore degli appalti e dell’urbanistica, dove invertì la tendenza delle amministrazioni locali siciliane di quegli anni combattendo la speculazione e andando contro gli interessi degli imprenditori edili collusi con la mafia. Mattarella accentrò su di sé molte decisioni solitamente riservate agli assessorati, pretese criteri più rigidi per la nomina dei dirigenti pubblici, ordinò inchieste sulle amministrazioni locali sospettate di corruzione e razionalizzò il funzionamento della Regione. Nel 1978, dopo l’omicidio dell’attivista di sinistra Peppino Impastato, Piersanti Mattarella andò a Cinisi e tenne un duro discorso contro Cosa Nostra. L’anno dopo, quando il deputato comunista Pio La Torre accusò l’assessorato all’Agricoltura siciliano di essere corrotto dalla mafia, Mattarella si unì a lui richiedendo maggiore trasparenza e legalità, stupendo tutti. La Torre fu poi ucciso dalla mafia nel 1982.

Il 6 gennaio 1980, mentre stava andando a messa con moglie, suocera e figli, Piersanti Mattarella venne ucciso a colpi di pistola, a bordo della sua Fiat 132. Inizialmente si parlò di attentato terroristico, perché ci fu la rivendicazione di un gruppo neofascista. Le indagini successive, tra cui quella del 1991 del magistrato Giovanni Falcone, sostennero che gli esecutori materiali fossero stati i neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, ma che avessero agito su ordine della mafia. In seguito i pentiti Tommaso Buscetta e Gaspare Mutolo identificarono l’omicidio di Piersanti Mattarella come compiuto unicamente dalla mafia. Nonostante gli esecutori materiali non siano mai stati identificati con certezza, furono condannati in via definitiva come mandanti i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nené Geraci.