ACCADDE OGGI – 05/01/2019

ACCADDE OGGI – 05/01/2019

5 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per UMBERTO ECO05/01/1932 – Nasce ad Alessandria il semiologo, filosofo, scrittore, traduttore, accademico, biblofilo e medievista Umberto Eco.

Si laurea nel 1954, all’età di 22 anni, presso l’Università di Torino, con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d’Aquino, poi pubblicata come volume autonomo. La carriera di Umberto Eco si avvia presso i servizi culturali della Rai. Anche grazie ad alcuni amici collaboratori della trasmissione “Lascia o Raddoppia”, questi anni diventano il terreno fertile per il suo celeberrimo saggio-stroncatura di Mike Bongiorno, intitolato provocatoriamente “Fenomenologia di Mike Bongiorno” (contenuto nell’altrettanto celebre “Diario minimo”, una raccolta di elzeviri scritti per “il Verri”, la rivista di Giovanni Anceschi, riecheggianti gli esercizi di Roland Barthes). Negli anni ’60 insegna prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano, poi presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze ed infine presso la Facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Sono gli anni italiani dell’impegno e delle avanguardie artistiche e anche il semiologo offre il suo contributo teorico aderendo al cosiddetto Gruppo 63, una corrente che ha fatto scuola in tutti i sensi (vi aderirono, fra gli altri Antonio Porta, Nanni Ballestrini, Edoardo Sanguineti, Alfredo Giuliani, Francesco Leonetti e Angelo Guglielmi).

Nel 1962 arriva l’exploit con un capolavoro della semiologia, l’ultra-adottato “Opera aperta”, un testo fondamentale per capire le evoluzioni della scienza dei segni. Nel turbinio di attività che lo vedono protagonista, Umberto Eco trova anche il tempo di lavorare presso la Casa Editrice Bompiani (dal 1959 al 1975), come senior editor, fino a quando non viene nominato professore di Semiotica all’Università di Bologna, dove impianta una vivace ed agguerrita scuola. Nel periodo 1976-77 e 1980-83 dirige l’Istituto di Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo, presso l’Università di Bologna. La collezione di titoli onorifici di Umberto Eco è impressionante, essendo stato omaggiato da università di tutto il mondo, non limitandosi a ritirare le lauree honoris causa o i premi, ma anche tenendo frequentatissimi corsi. Dal 1989 è presidente dell’International Center for Semiotic and Cognitive Studies, e dal 1994 è presidente onorario dell’International Association for Semiotic Studies, di cui negli anni precedenti è stato segretario generale e vice-presidente. Dal 1999 è inoltre presidente della Scuola superiore di Studi Umanistici presso l’Università di Bologna.

Ha collaborato con l’Unesco, con la Triennale di Milano, con l’Expo 1967-Montreal, e con la Fondation Européenne de la Culture, e con molte altre organizzazioni, accademie, e testate editoriali nazionali ed internazionali. Numerose inoltre sono le sue collaborazioni, non solo con i quotidiani («II Giorno», «La Stampa», «Il Corriere della Sera», «La Repubblica», «Il Manifesto») e a settimanali («l’Espresso»), ma anche a periodici artistici ed intellettuali («Quindici», «Il Verri», ed altri). Umberto Eco ha svolto indagini in molteplici direzioni: sulla storia dell’estetica, sulle poetiche d’avanguardia, sulle comunicazioni di massa, sulla cultura di consumo. Spaziando dall’estetica medievale alla semiotica ai vari codici di comunicazione artistica, la sua produzione saggistica appare estremamente varia e vasta. Non si può dimenticare il successo planetario ottenuto con il romanzo best seller “Il nome della rosa”, seguito poi dagli altrettanto famosi “Il pendolo di Foucault”, “L’isola del giorno prima” e il romanzo picaresco-medioevale “Baudolino”, opere di trascinante narrativa che nessuno probabilmente si aspettava da uno studioso di filosofia e da un teorico quale Eco. Nel 2004 esce “La misteriosa fiamma della regina Loana”, un romanzo illustrato ispirato ad un fumetto degli anni ’30. Nel 2010 invece pubblica il suo sesto romanzo “Il cimitero di Praga”, seguito da “Numero Zero” nel 2015. Nel 2012 è stata pubblicata una versione “riveduta e corretta” del suo primo romanzo “Il nome della rosa”, con una nota finale dello stesso Eco che, mantenendo stile e struttura narrativa, è intervenuto a eliminare ripetizioni ed errori, a modificare l’impianto delle citazioni latine e la descrizione della faccia del bibliotecario per togliere un riferimento neogotico.

Umberto Eco muore all’età di 84 anni nella sua casa di Milano la sera del 19 febbraio 2016, a causa di un tumore che lo aveva colpito due anni prima.

 

Risultati immagini per golden gate bridge05/01/1933 – A San Francisco (USA) comincia la costruzione del Golden Gate Bridge.

Il grande ponte sul Golden Gate, lo stretto tra la baia di San Francisco e l’Oceano Pacifico è una delle attrazioni più famose della città di San Francisco, negli Stati Uniti, ed anche uno dei posti più trafficati della città, con le sue tre corsie per ogni senso di marcia. Attraverso il ponte, infatti, passa una delle più lunghe autostrade del paese, la U.S. Route 101. Prima della costruzione del Golden Gate Bridge si poteva raggiungere l’altra sponda dello stretto solo con i traghetti, che cominciarono a essere utilizzati dagli anni Venti del XIX secolo. Poi però, all’inizio del Novecento, le richieste per la costruzione di un ponte sullo stretto si fecero sempre più insistenti e il progetto venne intrapreso dell’ingegnere (e poeta) americano Joseph Baermann Strauss aiutato dall’ingegnere Charles Alton Ellis, da Leon Moisseiff (progettista anche del Manhattan Bridge a New York) e dall’architetto Irving Morrow. La costruzione del Golden Gate Bridge iniziò definitivamente il 5 gennaio 1933.

Quando venne completato nel 1937, il Golden Gate Bridge diventò il più grande ponte a sospensione del mondo e lo è stato fino al 1964 (oggi è il nono). Il progetto ebbe un costo di oltre 35 milioni di dollari. È un ponte sospeso: questo significa che l’impalcato, cioè la struttura orizzontale che consente l’attraversamento, è appeso, per mezzo di cavi o elementi rigidi verticali, ad un numero di cavi principali sorretti da torri alle estremità del ponte o sopra le pile del ponte. Il tratto complessivo del ponte è lungo 2,71 chilometri e in media il mare si trova a 67 metri dall’impalcato, quando c’è l’alta marea. L’altezza delle due torri è 225 metri sopra il livello dell’acqua, mentre il diametro dei cavi della sospensione principale è di 91,34 centimetri.

 

Risultati immagini per GUIDO DORSO05/01/1947– Muore ad Avellino il politico, meridionalista ed antifascista Guido Dorso.

Nato ad Avellino il 30 maggio 1892 da Francesco, direttore delle poste della città e da Elisa Gallo, maestra elementare, studioso fin da giovanissimo di filosofia politica, manifestò presto un orientamento radicale, democratico e anticattolico. Al termine degli studi accademici, si laureò in Giurisprudenza a Napoli nel maggio 1915 con una tesi su La politica ecclesiastica di Pasquale Stanislao Mancini. Esercitò l’avvocatura come civilista e iniziò la sua attività giornalistica in diverse testate locali tra cui il foglio socialista napoletano “La propaganda”. Interventista nel 1914, nella illusoria speranza che la guerra avrebbe avuto spontanee conseguenze rivoluzionarie per la vita politica italiana e soprattutto per il meridione, nel dicembre di quell’anno inviò al “Popolo d’Italia” alcuni articoli critici nei riguardi della classe dirigente meridionale. Ma il più polemico, contro Salandra, non fu pubblicato, e alle rimostranze dell’autore rispose lo stesso Mussolini. Terminò quindi subito ogni collaborazione con il giornale milanese. Al termine della prima guerra mondiale alla quale partecipò come ufficiale di fanteria, si manifestò la malattia cardiaca e l’esaurimento nervoso che cronicizzandosi lo accompagnò per quasi tutta la vita. Solo nel 1923 ritrovò energie e fondò “Il corriere dell’Irpinia” che diresse fino all’inizio del 1925, quando le leggi fasciste soppressero la libertà di stampa.

Nel frattempo era entrato in contatto con Piero Gobetti che aveva stimolato la collaborazione del Dorso con “La rivoluzione liberale”. Egli scrisse gli articoli che nel 1925 vennero raccolti nel volume “La rivoluzione meridionale”. Alcuni di questi articoli erano stati pubblicati contemporaneamente sul periodico locale, diretto da Dorso, “Il Solco”. Nonostante le difficoltà editoriali che accompagnarono la pubblicazione del volume (nel 1925 il regime fascista aveva avuto un significativo consolidamento) e le poche recensioni (tra le quali quella di Carlo Rosselli) su giornali di sinistra, molte furono le lettere che furono indirizzate al Dorso, tra le quali spicca quella di Giustino Fortunato. Ne scrissero anche Luigi Sturzo e Antonio Gramsci ed entrambi questi articoli furono inseriti in appendice alla seconda edizione del 1945.

Per quanto la sua salute fosse precaria, e nonostante la stretta sorveglianza alla quale fu sottoposto nel ventennio fascista, Dorso riuscì a mantenersi in contatto con i gruppi clandestini antifascisti. Tra il 1938 e il 1939 preparò uno studio sull’avvento al potere di Mussolini. Si decise ad entrare nei Gruppi di Giustizia e libertà e subito dopo nel Partito d’Azione divenendo direttore dell’organo meridionale del partito “L’Azione” dal giugno al dicembre del 1945. Da sottolineare che gli fu offerta la direzione del quotidiano centrale del partito “L’Italia libera” ma pose condizioni che la direzione del partito valutò inaccettabili. Gli articoli pubblicati su questo giornale sono raccolti nel volume “L’Occasione storica” unitamente ad altri sparsi su settimanali e riviste. Alla fine del 1945 si ritirò dal Partito d’Azione, avendo maturata la convinzione che la riscossa politica meridionale non potesse partire che da un movimento non espressamente meridionalista. Fin dalla sua partecipazione alla “Rivoluzione liberale” di Gobetti aveva come punto di riferimento per sviluppare questo progetto il Partito sardo d’azione.

Fu candidato all’assemblea costituente per Puglia e Lucania alle elezioni del 2 giugno 1946 per iniziativa di un gruppo di amici pugliesi, guidando una formazione politica che aveva scarsissime probabilità di successo, dopo aver rifiutato nel 1945 e nel 1946 offerte di candidatura che lo avrebbero quasi certamente portato al successo, confermando di non aver mai conosciuto ambizione personale. Morì pochi mesi dopo, il 5 gennaio 1947, nella sua città natale, per uno scompenso cardiaco.