ACCADDE OGGI – 04/01/2019

ACCADDE OGGI – 04/01/2019

4 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per louis braille04/01/1809 – Nasce a Coupvray, piccola cittadina non lontano da Parigi, in Francia, l’inventore francese Louis Braille.

Il padre Simon-René Braille è artigiano ciabattino. All’età di quattro anni, giocando con gli attrezzi nella bottega del padre, Louis perde tragicamente un occhio. Dopo poco tempo a causa dell’infezione provocata dall’incidente, perderà anche il secondo. Al tempo Louis frequentava regolarmente le scuole. Senza la possibilità di leggere e scrivere, tuttavia, non avrebbe potuto mantenere il passo dei compagni. È il 1819 quando, all’età di 10 anni, viene accolto nell’Istituto dei Ciechi di Parigi (Institution des Jeunes Aveugles), uno dei primi istituti al mondo per ragazzi non vedenti, fondato venticinque anni prima da Valentin Hauy.La vita non era per nulla semplice: ai ragazzi veniva insegnato un mestiere che richiedesse abilità manuali, come ad esempio quello dell’impagliatore di sedie. Nelle pause ricreative e la domenica, i ragazzi erano liberi di passeggiare nel parco, con la particolarità di essere legati assieme con una lunga corda. Tra le attività c’era anche la lettura attraverso il tatto; i caratteri erano gli stessi usati per la stampa, messi in risalto da un filo di rame collocato sulla facciata opposta del foglio, che il polpastrello dell’indice riconosceva sfiorando il foglio. Non veniva insegnato loro a scrivere.

Negli anni dell’istituto, Braille, oltre a ricevere un’istruzione importante, si dedica alla musica. Diviene abile organista, tanto apprezzato da essere spesso richiesto in varie chiese per le cerimonie religiose. Nel 1827 Louis Braille viene inserito nel corpo docente dell’istituto. Attraverso l’insegnamento ha modo di verificare e analizzare le difficoltà presentate dall’educazione dei giovani non vedenti. Nel tempo che un ragazzo cieco impiega a leggere una riga, un ragazzo dotato della vista riuscirebbe a leggere due pagine. Un giorno un soldato, Charles Barbier, fa visita all’istituto. Questi incontra Braille e gli parla di un modo a cui aveva pensato per trasmettere informazioni di notte, al buio, nelle trincee: consisteva in sistema di dodici punti in rilievo che rappresentavano differenti suoni. Da questo spunto l’idea geniale di Braille vedrà la luce, nel 1829, quando il ragazzo ha solo vent’anni. Braille semplifica il sistema, riducendolo ad una combinazione di sei punti; per mezzo di questa combinazione è possibile rappresentare tutte le lettere dell’alfabeto. Dopo un lungo studio, mette quindi a punto il sistema di scrittura a punti in rilievo che porterà il suo nome. Lo stesso Braille estenderà il metodo anche alla rappresentazione della notazione musicale e alla matematica.

Per la scrittura utilizza fogli di carta pesante, poggiati sopra un tavoletta di ferro, sulla quale scorre un regolo. Spostando il regolo vengono determinate le righe, una sotto l’altra. Si scrive con un punteruolo che solleva piccoli coni di carta rigida nel punto perforato. Il sistema è pratico e estremamente semplificato: la combinazione dei punti, da uno a sei, viene punzonata con una disposizione costante, secondo una determinata collocazione nella fascia compresa tra due righe. La lettera A equivale a un puntino in alto a sinistra; la lettera C corrisponde a due puntini uno accanto all’altro; la lettera G viene raffigurata da quattro puntini, e così via. Louis Braille applica subito il suo metodo nell’istituto dove è insegnante. Già pochi anni dopo il nuovo sistema sarà adottato in tutto il mondo.

L’alfabeto tattile inventato da Louis Braille ha consentito ai ciechi di poter leggere e scrivere autonomamente, e quindi comunicare, anche se solo fra coloro che conoscono questo particolare sistema, realizzando una tappa storica nel processo di integrazione delle persone non vedenti nella società. Louis Braille muore a Parigi a soli 43 anni, il 6 gennaio 1852, a seguito di una grave forma di tubercolosi. Dal 1952 la sua salma riposa nel Pantheon di Parigi, a riconoscimento della sua opera a favore dell’umanità.

 

Risultati immagini per burj khalifa04/01/2010 – Viene inaugurato a Dubai il grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa.

Il suo nome attuale deriva dall’emiro di Abu Dhabi Khalifa bin Zayed Al Nahayan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, a cui è stata dedicata la struttura. Con i suoi 829,80 metri e un significativo margine di vantaggio in termini di altezza rispetto a qualsiasi altro edificio realizzato in precedenza, la Burj Khalifa è l’attuale grattacielo più alto del mondo ma anche la più alta struttura in assoluto realizzata dall’uomo e detentrice di diversi altri primati. Essa, insieme alla Burj al-Arab, è la maggior meta turistica di Dubai, nonché uno dei suoi simboli. Il progetto fu commissionato nel 2002 al noto studio Skidmore, Owings and Merrill, LLP di Chicago dalla Emaar Properties, di cui l’emiro Mohammed bin Rashid Āl Maktūm è principale azionista, con la precisa richiesta di realizzare un simbolo per il distretto finanziario di Dubai, ovvero una vasta area ora chiamata Downtown Burj Khalifa. L’altezza inizialmente ipotizzata fu di almeno 818 metri, tuttavia quella definitiva venne mantenuta segreta per motivi di competizione.

Per realizzare l’opera venne costituita una joint venture tra la sudcoreana Samsung C&T, già artefice del Taipei 101 e delle Petronas Towers, il gruppo belga Besix e l’Arabtec, con sede a Dubai; la Turner Construction Company invece fu scelta come responsabile per la supervisione per la realizzazione di ogni fase della costruzione. Con l’obiettivo di contigentare al massimo i tempi, i lavori ebbero inizio prima del completamento del progetto e il cantiere venne aperto il 21 settembre 2004 realizzando le prime opere di scavo. Nel febbraio del 2007, il cantiere della nascente Burj Dubai ottenne in suo iniziale primato superando l’altezza della Willis Tower, per essere l’edificio con il maggior numero di piani al mondo, seppur ancora non ultimato. Il 5 febbraio dell’anno successivo invece raggiunse la quota di 508,90 metri di altezza, sorpassando di fatto quello che fino ad allora era il grattacielo più alto al mondo: il Taipei 101.

Tuttavia gli esorbitanti costi e il periodo di crisi economica che investì Dubai nel 2008 fecero rallentare i lavori, posticipando la conclusione del cantiere di circa due anni. L’intervento economico dell’emiro di Abu Dhabi Khalifa bin Zayed Al Nahayan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, fu risolutivo e la Burj Dubai ha potuto essere ultimata subendo un cambio di nome a pochi mesi dal suo completamento, diventando la Burj Khalifa in suo onore. Il 17 gennaio 2009 la struttura in cemento armato della torre venne completata e il 22 luglio successivo venne installata la guglia sommitale che fece raggiungere all’edificio l’altezza finale di quasi 830 metri di altezza, divenendo in assoluto il grattacielo più alto al mondo, superando anche strutture a sè stanti diverse come l’antenna radio di Varsavia e l’antenna della KVLY-TV di Blanchard in Nord Dakota.

La torre Burj Khalifa è stata completata in tutte le sue parti il 1º ottobre 2009 ed è stata aperta al pubblico il 4 gennaio 2010 con una sontuosa cerimonia di inaugurazione durante la quale è stata ufficialmente dichiarata la sua altezza complessiva comprensiva di guglia, pari a 829,80 metri.

 

Risultati immagini per pino daniele04/01/2015 – Muore a Roma il cantautore, musicista e compositore Pino Daniele.

Nato a Napoli il 19 marzo 1955, primo di cinque fratelli, si avvicina al mondo della musica molto presto. A soli 14 anni insieme ad altri amici coetanei imbraccia la sua prima chitarra. Fin dai primissimi anni ’70, insieme ad altri giovani musicisti emergenti, Pino Daniele segue con passione tutto il panorama musicale dell’epoca, cercando di fondere tra loro diversi generi, diversi suoni che possano creare qualcosa di concreto e nuovo. Dopo aver studiato chitarra prima come autodidatta ed in secondo momento a scuola, comincia ad acquisire esperienza con piccoli gruppi musicali come i “New Jet” formato insieme al suo grande amico Gino Giglio. Il gruppo partecipa a vari eventi musicali di piazza ricevendo i primi consensi di pubblico. Dopo alcuni anni di gavetta e sacrifici, nel 1977 la casa discografica EMI ospita il suo primo disco “Terra mia” che include alcuni brani ancora oggi pietre miliari della sua carriera come “‘Na tazzulella ‘e cafè” e “Napule è”. Già in questo primo lavoro si nota l’obiettivo di fondere la sua musica con l’arte del Rock e del Blues, creando così un nuovo modo di fare musica da alcuni denominato “sound napoletano”, genere musicale fino a quel momento sconosciuto, anche perché la musica tradizionale napoletana era ancora legata ai classici cantautori del Novecento.

Proprio in questi anni Pino Daniele costruisce il suo successo insieme a giovani emergenti della musica partenopea come l’amico percussionista Rosario Jermano, Rino Zurzolo, Tullio De Piscopo e James Senese. Inizialmente la difficoltà di sfondare è data dal frequente uso del dialetto non facilmente comprensibile a tutti. Nel 1979 però, con l’uscita dell’album omonimo “Pino Daniele” che include la famosissima “Je so pazzo”, comincia ad essere apprezzato da un pubblico più ampio, tanto è vero che Renzo Arbore, sempre attento alla ricerca di giovani emergenti, gli permette di partecipare alla trasmissione radiofonica “Alto gradimento” ed a quella televisiva “L’altra domenica”. Con il brano “Je so pazzo” partecipa al Festivalbar riscuotendo un ottimo successo. La consacrazione arriva con i due album successivi “Nero a metà” del 1980 e “Vai mò” del 1981, epoca in cui brani eccezionali come “Yes I know my way”, “A me me piace ‘o blues” e “Quanno chiove” danno a Daniele la meritata popolarità. Pino Daniele gira l’Italia con una band di tutto rispetto (James Senese al sax, Toni Esposito alle percussioni, Tullio De Piscopo alla batteria, Joe Amoruso al piano e tastiere, Rino Zurzolo al basso) riempiendo stadi in tutte le maggiori città italiane.

Nel 1982 Pino Daniele affronta nuove musicalità con l’album “Bella ‘mbriana” contaminando la sua musica con diversi ritmi e melodie europee. La collaborazione con il bassista Alphonso Johnson e con Wayne Shorter, session-men di fama internazionale, porta il nome di Pino Daniele ad essere apprezzato anche oltre i confini italiani. Dopo aver prodotto nel 1983 l’album “Common Ground” per il cantante Richie Havens, fonda una propria etichetta discografica. Nascono così a Formia, cittadina a circa 60 chilometri da Napoli, gli studi di registrazione BAGARIA dove Pino realizza il suo album “Musicante” (1984). Registra poi un doppio album dal vivo dal titolo “Sciò Live”, che raccoglie esperienze diverse in luoghi diversi e che riuscirà a mettere insieme blues, rock, jazz, e il meglio della musica tradizionale napoletana. Nel 1985 esce “Ferryboat” che viene costruito brano per brano, con la partecipazione di grandi artisti come Gato Barbieri e Steve Gadd. Pino Daniele, ormai consacrato come artista, cerca nuovi suoni e nuove melodie: ci prova con l’album “Bonne Soirèe” nel 1987 che conferma proprio questa voglia di cambiamento. Nel 1988 esce l’album “Schizzechea with love” con il quale Pino Daniele vince il Premio Tenco. Pino deve poi affrontare gravi problemi di salute, risolti fortunatamente nel migliore dei modi grazie anche all’aiuto di tanti amici come Rosario Jermano e Massimo Troisi.

Nel 1989 compone le musiche per il film di Troisi “Le vie del signore sono finite”; per Massimo Troisi aveva già composto la colonna sonora del film “Ricomincio da tre” del 1981. Il connubio tra i due artisti napoletani risulta essere perfetto. Pino nel 1991 realizzerà anche la colonna sonora per il film di Troisi “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, dal titolo “Quando”. Nel 1989 esce l’album “Mascalzone latino” che con il brano “Anna verrà” dedicato all’attrice Anna Magnani ottiene un ottimo successo di pubblico e di critica. Nel 1990 avviene l’incontro con Mick Goodrick, grande chitarrista jazz americano: insieme danno vita prima all’album “Un uomo in blues” ricordato per i brani “Femmena” e “‘O scarrafone”, e poi “Sotto ‘o sole” nel quale si ritrovano alcune rivisitazioni di vecchi brani e la creazione di due nuovi inediti “Quando” e “‘O ssaje comme fa ‘o core” scritte dall’amico Massimo Troisi. Nel 1993 nasce “Che Dio ti benedica”: l’album (in cui collaborano Chick Corea e Ralf Towner) ha un grande successo oltre che di pubblico anche di critica e viene rappresentato da Pino in un mitico tour in varie città italiane ed europee. Pino Daniele inizia un nuovo periodo musicale nel 1995 con la pubblicazione dell’album “Non calpestare i fiori nel deserto” e nel 1997 con “Dimmi cosa succede sulla terra”. In questi due lavori Pino abbandona un po’ il dialetto napoletano collaborando anche con grandi artisti del panorama nazionale come Giorgia, Irene Grandi, gli Almamegretta e Jovanotti.

A 20 anni di distanza dal suo primo album esce l’album “The best of Yes I know my way” che vede una rivisitazione di 13 brani tra i più famosi, più tre inediti: “Amore senza fine”, “Per te” (pezzo strumentale) e “Senza peccato” registrato con la partecipazione dei britannici Simple Minds. In questo album il cambiamento di Pino Daniele è totale, si presenta al grande pubblico anche con un nuovo look, capelli corti, pizzetto e tante cose nuove da dire. Nel 1999 esce l’album “Come un gelato all’equatore”; nel 2001 festeggia l’uscita del suo ultimo lavoro “Medina” con un mega tour estivo che parte proprio dalla sua città. Il disco vede un ritorno alle origini musicali. Alcuni pezzi scritti in dialetto evidenziano la voglia che Pino ha di proiettarsi verso una musicalità futura rimanendo comunque fortemente attaccato alle origini. Dopo la positiva esperienza del tour condiviso con altre grandi voci italiane – Eros Ramazzotti e Jovanotti nel 1994 – Pino Daniele organizza nel 2002 una mega tourneè con altri tre grandi della musica italiana: Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e Ron.

Pino Daniele ritorna sulla scena musicale italiana con un nuovo album dal titolo “Pino Daniele Project – Passi D’Autore” nell’aprile del 2004. Nel disco è presente un brano dedicato a Diego Armando Maradona, “Tango della buena suerte”. In onore alla quasi trentennale carriera di Pino Daniele, alla fine del mese di giugno 2004 esce un album triplo “Pino Daniele Platinum Collection” (EMI) che ripercorre in 53 brani tutta la storia del cantautore. Muore improvvisamente a causa di un infarto la notte del 4 gennaio 2015.