ACCADDE OGGI – 03/02/2019

ACCADDE OGGI – 03/02/2019

3 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per alvar aalto03/02/1898 – Nasce a Kuortane, in Finlandia, l’architetto, designer e accademico finlandese Alvar Aalto.

Alvar Aalto, all’anagrafe Hugo Alvar Henrik Aalto, è conosciuto come una delle figure più importanti nell’Architettura del XX secolo e ricordato, insieme ad altri importantissimi personaggi come Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Le Corbusier, come uno dei più grandi maestri del Movimento Moderno. Nato dall’unione di un ingegnere finlandese, Henrik Aalto, specializzato in geodesia e cartografia, e di una postina svedese, Selly (Selma) Matilda Aalto, il giovane Alvar inizia la sua attività nello studio del padre. Trascorre la sua infanzia quasi interamente tra Alajarvi e Jyvaskyla, dove frequenta il liceo.

Nel 1916 si trasferisce ad Helsinki dove frequenta il Politecnico (Teknillinen Korkeakoulu), dove trova come insegnante l’architetto Armas Lindgren, che esercita su di lui una fortissima influenza. Terminati gli studi, nel 1921, si iscrive all’ordine degli architetti, e nel 1922 scrive il suo primo saggio sulla rivista “Arkkitehti”. Nel 1923 torna a Jyvaskyla e apre il suo studio. Nel 1924 fa il suo primo viaggio in Italia e appena un anno dopo sposa Aino Marsio, sua ex compagna del politecnico, diplomatasi un anno prima di lui, con la quale comincia una collaborazione anche a livello lavorativo (infatti per i successivi 25 anni, ovvero fino alla morte di Aino, tutti i progetti di Alvar Aalto porteranno le firme congiunte di entrambi). Nel 1927 trasferisce la sua attività a Turku e nel 1929 partecipa al secondo CIAM (Congresso Internazionale di Architettura Moderna) di Francoforte, dove conosce Sigfried Giedion ed entra in contatto con diversi artisti europei.

A questi anni risalgono le collaborazioni più importanti per la formazione del futuro genio di Alvar Aalto, tra le quali spicca quella con Erik Bryggman con il quale organizza l’Esposizione del settecentenario della città di Turku. Nel 1931 si trasferisce ad Helsinki e nel 1933 partecipa al quarto CIAM ed all’elaborazione della Carta di Atene. Nel 1932 crea una serie di bicchieri con bande circolari sovrapposte, disegnando un chiaroscuro decorativo che aiuta nella presa. Nel 1933 i suoi mobili vengono esposti a Zurigo e a Londra e l’anno successivo crea la ditta “Artek” per la produzione in serie dei suoi mobili. A partire da questo momento comincia ad esporre in diversi paesi le sue opere più prestigiose: in Italia (V Triennale di Milano del 1933), in Svizzera (Zurigo), Danimarca (Copenaghen) e Stati Uniti (MoMA), e nel 1936 crea il suo famoso vaso Savoy. Nel 1938 il MoMA (Musum of Modern Art) di New York organizza una mostra delle sue opere, circolata subito dopo in diverse città di tutto il mondo. Nel 1939 Alvar Aalto si reca per la prima volta negli Stati Uniti, in occasione dell’Esposizione universale di New York, dove mette in mostra le sue opere all’interno del Padiglione finlandese. Durante questa manifestazione tiene anche una conferenza all’Università di Yale.

Nel 1940 inventa la famosa gamba ad “Y” che verrà poi ridisegnata, quattordici anni più tardi (nel 1954) come gamba a ventaglio, formata da una serie di fogli di compensato fine. Dal 1945 in poi comincia a lavorare contemporaneamente in America e in Finlandia, e nel 1947 riceve l’incarico di costruire i dormitori della casa dello studente del Massachussets Institute of Technology, a Cambridge. Nel corso dello stesso anno gli viene conferita la laurea honoris causa dall’Università di Princeton. Nel 1948 vince il concorso per la realizzazione dell’Istituto finlandese per le pensioni popolari di Helsinki, costruito tra il 1952 e il 1956, per la realizzazione del quale Aalto sperimenta l’utilizzo di materiali fonoassorbenti ed un sistema di riscaldamento per irraggiamento. Nel 1949 muore la moglie Aino con la quale, fino ad allora, aveva realizzato e firmato tutti i suoi progetti. Tra il 1949 e il 1951 realizza il municipio di Saynatsalo, e si risposa con Elissa Makiniemi. Tra il 1958 e il 1963, in Germania, realizza il Centro culturale di Wolfsburg e tra il 1961 e il 1964 l’Opera di Essen. In Italia progetta invece il centro culturale di Siena (1966) e la chiesa di Riola, vicino a Bologna. A partire dagli anni cinquanta comincia ad ottenere alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra i quali spiccano la medaglia d’oro del Royal Institute of British Architect nel 1957 e la laurea ad honorem dal Politecnico di Milano. Nel 1965 invece, dopo aver tenuto una grande esposizione nel palazzo Strozzi di Firenze, viene definitivamente riconosciuto come uno tra i migliori artisti europei del secolo.

Nel 1967 viene inaugurato il Museo Alvar Aalto a Jyvaskyla, da lui stesso progettato, che si occupa della catalogazione, conservazioni ed esposizione delle opera dell’architetto finlandese. Il suo ultimo progetto, risalente al 1975, è quello per l’area universitaria di Reykjavik, in Islanda. Muore ad Helsinki l’11 maggio del 1976 all’età di 78 anni.

 

Risultati immagini per carosello03/02/1957 – Comincia sulla rete Rai Programma Nazionale il contenitore “Carosello”, che negli anni diventerà indice di cambiamento della abitudini degli italiani.

Nel 1957 la Rai decise di cominciare a trasmettere messaggi pubblicitari, e per questa innovazione, secondo una legge che vietava di fare pubblicità durante gli spettacoli TV, sembrò necessario sviluppare un apposito format televisivo. La regola principale del Carosello era che la parte di spettacolo (il “pezzo”, della durata di 1 minuto e 45 secondi), doveva essere rigidamente separata e distinguibile da quella puramente pubblicitaria (il “codino”, della durata di 30 secondi). Il passaggio dal pezzo al codino avveniva sempre tramite una frase-chiave pronunciata dal protagonista. Solo nella parte finale poteva essere nominato il prodotto. Ogni Carosello era inserito, durante i primi sei anni, in un contesto di tipo teatrale: veniva introdotto dall’apertura del sipario con accompagnamento di una specie di fanfara. Il primo Carosello trasmesso in assoluto fu “Le avventure del signor Veneranda” per il Brandy Stock 84.Veniva trasmesso quotidianamente dalle 20:50 alle 21:00, tranne il Venerdì santo e il 2 novembre.

Per effetto dell’austerity, che spinse la Rai ad anticipare tutti i programmi della serata a partire dal Telegiornale, dal 2 dicembre 1973 fu trasmesso alle 20:30. Fu sospeso per una settimana tra il 31 maggio e il 6 giugno 1963 per l’agonia e la morte di papa Giovanni XXIII e per tre giorni dal 12 al 15 dicembre 1969, quando il Paese fu scosso dalla strage di piazza Fontana. Altre sospensioni più brevi si ebbero per la morte di papa Pio XII (9 ottobre – 11 ottobre 1958), per le uccisioni dei fratelli John (22 novembre 1963) e Robert Kennedy (5 giugno 1968) nonché, a seguito di improrogabili collegamenti, per la prima trasmissione in Mondovisione, il 25 giugno 1967, e per l’ammaraggio della navicella spaziale Apollo 14, il 9 febbraio 1971. In totale furono trasmessi 7.261 episodi. Il rigido format di Carosello fu congegnato in maniera da funzionare impeccabilmente. Non subì interruzioni né errori per circa vent’anni: unica eccezione, gli eventi sopra menzionati e alcuni scioperi e agitazioni in seno alla RAI che alterarono (sia pure lievemente) la programmazione, ad esempio con l’avvio della sigla finale senza l’elencazione dei prodotti reclamizzati. Carosello, come detto, non era e non poteva essere solo un contenitore di messaggi pubblicitari: erano predeterminati il numero di secondi dedicati alla pubblicità, il numero di citazioni del nome del prodotto, il numero di secondi da dedicare allo “spettacolo”, la cui trama doveva essere di per sé estranea al prodotto.

Alla realizzazione di Carosello parteciparono, in veste di registi, nomi illustri come Luciano Emmer (che ne è considerato l’inventore), Age & Scarpelli, Luigi Magni, Gillo Pontecorvo, Corrado Farina, Ermanno Olmi, Sergio Leone, Ugo Gregoretti, Valerio Zurlini, Pupi Avati, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini e l’americano Richard Lester.

 

Risultati immagini per fred buscaglione03/02/1960 – Muore a Roma il cantautore, polistrumentista e attore italiano Ferdinando Buscaglione, meglio noto come Fred Buscaglione.

Ferdinando Buscaglione in arte Fred nasce il 23 novembre 1921 a Torino. È stato il cantante più innovativo degli anni cinquanta. In un’epoca in cui la musica leggera italiana era ancora legata a motivi dei decenni precedenti o a rime banali trite e ritrite, Buscaglione irrompe sulla scena con canzoni completamente diverse, come “Che bambola!”, “Teresa non sparare”, “Eri piccola così”. Anche il personaggio che presenta è completamente diverso: niente aria ispirata e sofferente, nessun gesto romantico o d’effetto con le braccia. Si presenta in scena invece come una caricatura da film, con la sigaretta all’angolo della bocca, i baffetti da gangster e le pose da duro viste nei polizieschi americani. La leggenda metropolitana narra che in gioventù Buscaglione abbia fatto lo scaricatore al porto di Genova, forse per una sovrapposizione con l’attore che nei primi anni del novecento aveva avuto successo come Maciste e “camallo” lo era stato davvero: Buscaglione, in realtà, era di Torino e aveva seguito studi musicali assai severi.

Una formazione musicale duplice la sua: da un lato gli studi presso il Conservatorio Verdi, dall’altro un apprendistato, ancora adolescente, come contrabbassista in orchestrine jazz nei locali notturni della città. Alla fine della guerra è molto attivo sulla scena musicale torinese, suonando in complessi che annoveravano alcuni tra i più importanti jazzisti dell’epoca. L’inizio della sua carriera di cantante si deve all’amico nonché avvocato Leo Chiosso che spingerà Fred ad interpretare lo stesso personaggio confezionato nei loro testi. Un personaggio che mette a macchietta i luoghi comuni sul “vero uomo” americano, un po’ Clark Gable un po’ Humphrey Bogart, un duro dal cuore tenero assai sensibile alle maggiorate: il tutto trasferito e riletto in chiave provinciale, all’italiana, senza rinunciare all’immancabile sigaretta nell’angolo della bocca che fa molto America.

Si tratta di una parodia elegante e distaccata, intrisa di ironia, anche se il confine tra immedesimazione nel personaggio e rivisitazione ironica è sicuramente molto sfumato. A questa ambiguità contribuisce senz’altro lo stile di vita dello stesso Buscaglione, quasi una fotocopia di tutto quello che si ritrova nei racconti hard boiled d’oltreoceano, compreso l’amore smisurato per l’alcol e ovviamente le donne. Gran bevitore, Buscaglione ha però sempre evitato di cadere nella trappola dell’alcolismo, anche perché reggere l’alcol è uno dei segni del “vero” duro. Leo Chiosso intanto insiste perchè Fred incida le canzoni che hanno scritto insieme. Ad introdurli nel mondo discografico è Gino Latilla, anche lui torinese, per il quale la coppia ha scritto “Tchumbala-Bey”. Sono soprattutto i giovani a cogliere per primi la ventata di novità introdotta dal duo, oltre a contribuire alla formazione del “mito Buscaglione”, premiando le sue canzoni, in tempi di assoluta assenza di battage pubblicitario, con vendite calcolate in circa 980.000 copie di 78 giri, cifra iperbolica per l’epoca. E tenendo in considerazione che l’Hit Parade radiofonica ancora non esisteva. Buscaglione nel giro di poco tempo entra quindi nell’Olimpo degli artisti più ambiti: lavoro talvolta con formazioni altrui, talvolta con gruppi da lui costituiti e suona molto spesso con musicisti di spessore.

E’ proprio durante un ingaggio al Cecile di Lugano che incontra la donna della sua vita: Fatima Ben Embarek, diciottenne marocchina che si cimentava in numeri di alta acrobazia e contorsionismo nel Trio Robin’s. Il “personaggio” Buscaglione si impone come un vero e proprio “cult”, capace di promuovere imitazioni e modi di fare. Gioco o finzione che sia, sta di fatto che il cantante avvalorava come detto l’immedesimazione anche con comportamenti e “status symbol”, ad esempio andando in giro con una Thunderbird rosa confetto holliwoodiana, in un Paese, l’Italia, in cui dominavano le Topolino e le Seicento.

Ed è proprio a bordo di quella macchina che, mentre è all’apice della parabola, si schianta alle 6.30 di un freddo mercoledì di Febbraio (3 febbraio 1960), contro un camion carico di tufo in una strada del quartiere romano dei Parioli. Gli operai a quell’ora andavano a lavorare, lui rientrava da una notte di bisboccia. Una vita al massimo, sia nella finzione che nella realtà, e una morte tragica che ha proiettato Fred Buscaglione direttamente nel mito.