ACCADDE OGGI – 03/01/2019

ACCADDE OGGI – 03/01/2019

3 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per discorso mussolini 3 gennaio 192503/01/1925 – Benito Mussolini pronuncia il discorso col quale sancisce la svolta dittatoriale del regime fascista, sfidando la Camera dei Deputati a incriminarlo e rivendicando “la responsabilità politica, morale e storica” di quanto era avvenuto di recente nel Paese ma rigettando d’essere il mandante del delitto Matteotti.

Mussolini, leader del Partito Fascista, era stato incaricato dal re Vittorio Emanuele III di formare un governo in seguito all’episodio della marcia prima su Napoli e poi su Roma nell’ottobre del 1922. Iniziò dunque una fase di costruzione del regime autoritario che arrivò fino al 1926. Momento fondamentale per il consolidamento del potere fascista furono le elezioni del aprile 1924. Il 18 novembre 1923, era stata approvata una nuova legge elettorale nota come Legge Acerbo. Essa prevedeva un sistema proporzionale con un ampio premio di maggioranza, per cui il partito che avrebbe preso almeno il 25% dei voti, avrebbe ottenuto il 60% dei seggi. Una vota ottenuta una maggioranza così ampia in parlamento, il Partito Fascista avrebbe controllato anche il potere legislativo. Durante le elezioni i brogli e le violenze furono innumerevoli. Mussolini ottenne una maggioranza schiacciante.

Il 20 maggio 1924, Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, prese la parola alla Camera e denunciò l’invalidità delle precedenti elezioni. Sapeva di andare incontro alla morte: “Io il mio discorso l’ho fatto, ora voi preparate il discorso funebre per me”. Egli fu rapito il 10 giugno del 1924. Il 13 giugno, dopo che Mussolini dichiarò in parlamento di essere innocente e addolorato per l’accaduto, il presidente della camera Alfredo Rocco aggiornò l’assemblea a un giorno indeterminato, senza dare la possibilità alle opposizioni di rispondere. Queste allora si ritirarono sull’ “Aventino di coscienza” dando vita all’omonima secessione. Speravano che rifiutandosi di partecipare ai lavori parlamentari, il governo avesse chiarito la sua posizione in merito al temuto omicidio. Il corpo di Matteotti venne trovato il 16 agosto. Immediatamente, l’opinione pubblica identificò in Mussolini il responsabile di quella morte violenta, e molti si allontanarono dal regime, comportando una fortissima crisi di consensi.

Mussolini cercò di superare l’impasse in un discorso, tenuto il 3 gennaio 1925, con cui, assumendosi la responsabilità “morale” e non materiale dell’omicidio, tentò di chiudere la questione e risolvere la posizione difficile in cui si era venuto a trovare il Partito fascista. Quest’intento ebbe esito positivo sia per l’indubbia validità formale del discorso e della capacità oratoria di Mussolini, ma anche perché l’opposizione non riuscì a reagire, sia per la paura di ritorsioni sia per i forti frazionismi interni, attestandosi nella sterile testimonianza. Conseguenze del discorso furono successivi atti formali che portarono, come atto finale della secessione dell’Aventino, alla decadenza del mandato parlamentare per le opposizioni e alla graduale delegittimazione e annullamento delle funzioni democratiche del Parlamento.

Nel 1938 il discorso venne commemorato al Teatro Adriano dal poeta, scrittore e drammaturgo e membro dell’Accademia d’Italia Filippo Tommaso Marinetti. Il discorso è rievocato nei punti salienti nel film “Il delitto Matteotti” di Florestano Vancini, dove Mussolini è impersonato dall’attore Mario Adorf.

 

Risultati immagini per SERGIO LEONE03/01/1929 – Nasce a Roma il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Sergio Leone.

Il padre Vincenzo Leone, noto con lo pseudonimo di Roberto Roberti, è regista del cinema muto; la madre Edvige Valcarenghi, è attrice di vaglia in quel periodo (in Italia nota come Bice Valerian). Il giovane Sergio inizia a lavorare nel magico mondo del cinema all’età di diciotto anni. Il suo primo impiego importante arriva nel 1948 con il film “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica: lavora come assistente volontario e ha modo di recitare nel film una piccola parte, come comparsa (è uno dei preti tedeschi sorpresi dalla pioggia). In seguito e per un lungo periodo diviene aiuto regista di Mario Bonnard: capita nel 1959, essendo quest’ultimo malato, di doverlo sostituire sul set de “Gli ultimi giorni di Pompei” per completare le riprese. È aiuto regista anche al pluripremiato (11 Oscar) “Ben Hur” di William Wyler (1959); poi Leone dirige la seconda unità in “Sodoma e Gomorra” (1961) di Robert Aldrich.

Il suo primo film arriva nel 1961 e si intitola “Il colosso di Rodi”. Tre anni più tardi, è il 1964, gira il film che lo imporrà all’attenzione generale: “Per un pugno di dollari”, firmato con lo pseudonimo di Bob Robertson in omaggio al padre. Il film pare ricalcare la trama de “La sfida del Samurai” di Akira Kurosawa, film del 1961. Kurosawa accusa Leone di plagio, vincendo la causa e ottenendo come risarcimento i diritti esclusivi di distribuzione del film italiano in Giappone, Corea del Sud e Formosa, nonché il 15 % dello sfruttamento commerciale dello stesso, in tutto il resto del mondo. Con questo primo successo il regista lancia Clint Eastwood, fino ad allora modesto attore tv con pochi ruoli all’attivo. “Per un pugno di dollari” presenta una violenta e moralmente complessa visione del Far West americano; se da un lato sembra rendere tributo ai classici western, dall’altro se ne distacca nei toni.

Leone di fatto introduce grandi novità, che saranno capaci di influenzare i registi successivi per molti anni a venire. I personaggi di Leone presentano elementi di marcato realismo e verità, spesso hanno una barba incolta, appaiono sporchi e dalla scena è facile essere suggestionati sul possibile cattivo odore dei corpi. Al contrario, gli eroi – quanto i cattivi – dei western tradizionali tendevano ad essere sempre perfetti, belli e nobilmente presentabili. Il crudo realismo di Leone resterà immortale nel genere western, suscitando forti influenze anche al di fuori del genere stesso. A Leone si attribuisce inoltre il merito di aver colto – tra i primi – la forza del silenzio; molte sono le scene giocate su situazioni di attesa, che creano una palpabile suspense, anche mediante con l’utilizzo di primissimi piani e musiche incalzanti. I successivi lavori “Per qualche dollaro in più” (1965) ed “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966) completano quella che verrà poi chiamata la “Trilogia del dollaro”: i film incassano cifre enormi, riproponendo sempre la stessa formula vincente.

Tra gli ingredienti principali vi sono l’aggressiva ed incalzante colonna sonora di Ennio Morricone e le interpretazioni grintose di Clint Eastwood (da ricordare anche gli ottimi Gian Maria Volonté e Lee Van Cleef). Considerato il livello di successo, nel 1967 Sergio Leone viene invitato negli USA per girare “C’era una volta il West”, un progetto che il regista italiano coltivava da lungo tempo, e sempre rimandato per il necessario elevato budget; quello che Leone avrebbe voluto fosse il suo capolavoro viene quindi prodotto dalla Paramount. Girato negli splendidi scenari della Monument Valley, ma anche in Italia e in Spagna, il film risulterà come una lunga e violenta meditazione sulla mitologia del West. Al soggetto collaborano anche due altri grandi registi: Bernardo Bertolucci e Dario Argento (quest’ultimo allora ancora poco conosciuto). Prima dell’uscita nelle sale, il film viene ritoccato e modificato dai responsabili dello studio, e forse per questo motivo inizialmente verrà considerato un semi-flop, con bassi incassi al botteghino. La pellicola verrà riscoperta e rivalutata solo diversi anni dopo. “C’era una volta il West” mette in scena la fine del West e del mito della Frontiera: l’icona Henry Fonda assume i tratti d’un assassino feroce ed inesorabile, mentre il granitico profilo di Charles Bronson gli si contrappone in una seriosa e cupa vicenda di vendetta e di morte.

Nel 1971 dirige “Giù la testa”, un progetto messo in piedi in breve tempo, interpretato da James Coburn e Rod Steiger, ambientato nel Messico di Pancho Villa e Zapata. Questo altro capolavoro è la pellicola dove Leone manifesta forse maggiormente le sue riflessioni sul genere umano e la politica. Dopo aver rifiutato un’offerta per dirigere “Il Padrino”, arriva il frutto d’una gestazione lunga circa dieci anni: nel 1984 completa il film “C’era un volta in America” (con Robert De Niro e James Woods), da molti considerato il capolavoro assoluto di Sergio Leone. Il film si colloca negli anni ruggenti del proibizionismo: la trama narra storie di gangster e di amicizia e si dipana per quasi quattro ore tra pistole, sangue e struggenti sentimentalismi. La colonna sonora è ancora una volta quella di Ennio Morricone.

È alla prese con il laborioso progetto di un film incentrato sull’assedio di Leningrado (episodio della Seconda guerra mondiale), quando un infarto lo stronca a Roma, il 30 aprile 1989. Innumerevoli sono i fans e gli amanti del cinema di Leone, come gli omaggi alla sua memoria: ad esempio nel film “Gli spietati” (1992), Clint Eastwood, regista ed interprete, ha inserito nei titoli di coda la dedica “A Sergio”. Stessa cosa ha fatto Quentin Tarantino nel 2003, nei titoli di “Kill Bill vol. 2”.

 

Risultati immagini per 3 GENNAIO 1954 PRIMA TRASMISSIONE RAI FULVIA COLOMBO03/01/1954 – Iniziano ufficialmente le trasmissioni televisive, su un unico canale, della Rai-Radio Televisione Italiana. In questa data, inoltre, va in onda la prima edizione del telegiornale.

Tocca a Fulvia Colombo, figlia di un alto dirigente della Fiera di Milano assunta in Rai fin dalla fase sperimentale di trasmissioni televisive, pronunciare alle ore 11 del 3 Gennaio 1954 dagli studi di Milano le fatidiche parole che danno il via alla televisione italiana e segnano un irreversibile crinale della storia del costume italiano. “La Rai, radiotelevisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”: furono queste le prime parole “viste” dagli italiani, o per lo meno dai pochi privilegiati che erano stati in grado di acquistare un apparecchio televisivo ricevente che allora aveva ancora un prezzo proibitivo per la maggior parte della popolazione. Alla fine del 1954 saranno infatti solo 88mila gli abbonati alla televisione nazionale. Diventeranno oltre 4 milioni dieci anni dopo, nel 1963, in pieno boom economico.

L’inizio dei programmi regolari della RAI del 1954 era stato preceduto da una lunga fase di sperimentazione che aveva raggiunto livelli avanzati già prima della guerra, durante il ventennio fascista. Lo stesso Mussolini auspicava di poter creare un servizio televisivo accessibile a tutti, fidando anche sulle capacità “autarchiche” dell’industria italiana, in particolare della Safar e della Magneti Marelli, che in effetti in quegli anni compiono sensibili progressi nel settore. Ma poi verrà la guerra, e gli italiani dovranno “accontentarsi” della radio, magari modello “Balilla”. È semmai significativo il fatto che quei primi programmi sperimentali (per lo più varietà), limitati al circondario di Roma, venissero recensiti dalla stampa come trasmissioni in “radiovisione”. In effetti il termine “televisione” diventerà comune, e soprattutto “ufficiale” (compresa la sua abbreviazione “Tv”), per designare questo nuovo mezzo di comunicazione solo il 10 Marzo 1947, quando così fu deciso da parte dei delegati di 60 nazioni che partecipano alla “Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni” di Atlantic City.

Oltre alla prima annunciatrice, Fulvia Colombo, i primi telespettatori italiani a partire da quel fatidico 3 Gennaio 1954, imparano ben presto a conoscere e riconoscere come volti che diventano subito popolarissimi anche le altre presentatrici della Rai, che vengono subito battezzate “Signorine Buonasera”: Marisa Borroni da Milano, Nicoletta Orsomando da Roma, e Maria Teresa Ruta da Torino. Diventano immediatamente popolari e conosciutissimi anche i primi conduttori del telegiornale diretto da Vittorio Veltroni (il padre dell’attuale esponente ed ex segretario del PD). Il primo volto televisivo dell’informazione fu Riccardo Paladini, padre dell’attrice doppiatrice Roberta Paladini, che proprio grazie alla popolarità della TV divenne anch’egli attore cinematografico (prese parte a ben 6 film). Oltre a Paladini, divenne famoso come volto del telegiornale anche Edilio Tarantino, soprannominato “il Professore” per la sua dizione accuratissima.

Da notare che in quegli anni la fama televisiva riguardava più gli speaker che i giornalisti del telegiornale. Allora infatti i giornalisti non andavano in video, e le loro notizie venivano lette da speaker professionisti come appunto Paladini e Tarantino (quest’ultimo diventerà comunque anche giornalista).

Ecco il primo palinsesto.

Ore 11: cerimonia di inaugurazione.

Ore 14.30: Arrivi e partenze. Prima trasmissione regolare della televisione italiana. È una breve rubrica settimanale con interviste a personalità note in arrivo e in partenza. Armando Pizzo e Mike Bongiorno hanno il compito di fermare i personaggi tra un volo e l’altro e di far loro qualche domanda. La regia è di Antonello Falqui.

Ore 14.45: cortometraggio.

Ore 15: Orchestra delle quindici (musica leggera).

Ore 15.45: Pomeriggio sportivo (ripresa in diretta di un avvenimento).

Ore 17.30: Le miserie del signore Travet (film di Mario Soldati).

Ore 19: Le avventure dell’arte: Giambattista Tiepolo, a cura di Antonio Morassi. La rubrica presenta nel modo più esaustivo possibile vita e opere di alcuni pittori italiani. Il primo è Tiepolo. È il primo programma culturale della storia della tv italiana.

Ore 20.45: telegiornale.

Ore 21.15: Teleclub (curiosità culturali e varie presentate da «note personalità».

Ore 21.45: L’osteria della posta di Carlo Goldoni, regia di Franco Enriquez; in diretta.

Ore 22.45: Settenote (programma di musica leggera presentato da Virgilio Riento).

Ore 23.15: La domenica sportiva, a cura di Aldo De Martino. Risultati, cronache filmate e commenti sui principali avvenimenti della giornata. Non ha conduttori.