ACCADDE OGGI – 01/12/2018

ACCADDE OGGI – 01/12/2018

1 Dicembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per MARIE TUSSAUD01/12/1761 – Nasce a Strasburgo, in Francia, la scultrice francese Marie Tussaud.

Nata con il nome di Marie Grosholtz, il padre è un militare tedesco e muore prima ancora che Marie venga al mondo: viene ucciso due mesi prima della nascita della figlia, durante la Guerra dei Sette Anni. La madre, rimasta vedova, si trasferisce a Berna, dove diventa la governante del dottor Curtius, acquisendo la cittadinanza svizzera. Marie si affeziona così tanto a Curtius che finisce per chiamarlo zio, e quando questi si trasferisce a Parigi nel 1765 le due lo seguono. A causa della sua attività di medico, Curtius ha sviluppato una certa abilità nella realizzazione di statue di cera, e durante il soggiorno parigino comincia ad insegnare la tecnica anche a Marie che, nonostante abbia appena sei anni, rivela immediatamente una notevole predisposizione. La prima statua di Marie risale al 1778 e rappresenta Jean-Jacques Rousseau. Dopo questa prima prova realizza le statue di Voltaire e Benjamin Franklin.

Grazie alla sua abilità artistica nell’arte di modellare la cera diventa insegnante della sorella di Luigi XVI. La sua presenza a corte è talmente apprezzata che viene invitata a vivere direttamente nella reggia di Versailles. A causa del suo lavoro e delle sue frequentazioni viene sospettata di simpatie anti-rivoluzionarie. In realtà la sua posizione è esattamente opposta: ella ha contatti con alcuni importanti personaggi del periodo rivoluzionario, tra cui Robespierre. L’inclinazione politica di Marie verso i rivoluzionari deriva, ancora una volta, dall’influenza di Curtius che partecipa attivamente alla Rivoluzione e persino alla presa della Bastiglia. A causa del sospetto di cui è fatta oggetto viene condannata a morte e imprigionata. Si ritrova così a dividere la cella con Giuseppina di Beauharnais.

Sta quasi per essere giustizia – le hanno già rasato i capelli – quando la sua abilità con la cera le consente di procrastinare il momento dell’esecuzione: Marie viene chiamata a realizzare le maschere di Maria Antonietta e Luigi XVI. Purtroppo è costretta anche ad un macabro compito: cercare tra le tante teste ghigliottinate, quelle che le servono per dar vita alle sue maschere. Grazie all’intercessione di un amico potente ed influente, si salva dall’esecuzione, e alla morte di Curtius, nel 1794, ne riceve in eredità le realizzazioni. L’anno successivo sposa François Tussaud, un ingegnere civile, dal quale avrà una figlia che purtroppo muore poco dopo la nascita; nasceranno altri due figli maschi, Joseph e François.

Nel 1802 si reca a Londra con il figlio Joseph che ha solo due anni, mentre il primogenito di due anni più grande rimane in Francia. Lo scoppio delle guerre napoleoniche diminuisce gli introiti della sua attività a causa del calo di interesse del pubblico, così Marie si decide a cercare miglior fortuna altrove. L’imperversare della guerra non le consente di rientrare in patria. Comincia così a portare le sue statue in Gran Bretagna e Irlanda con la speranza di ricongiungersi presto al resto della famiglia, cosa che avviene nel periodo 1821-1822. La riunione familiare avviene però solo con il figlio: Marie non vedrà mai più suo marito. Per circa trent’anni viaggia in lungo e in largo, portando la sua mostra di statue di cera in giro per le maggiori città britanniche. Nel 1835, stanca di sottoporsi a continui spostamenti, inaugura la prima mostra stabile a Londra in Baker Street. Marie scrive intanto la sua autobiografia e realizza la propria statua di cera, che pone proprio all’ingresso del museo per accogliere i visitatori. Il museo diventa presto una delle principali attrazioni turistiche della città.

Marie Tussaud muore a Londra il 15 aprile del 1850 all’età di 89 anni. Il museo viene lasciato in eredità ai suoi due figli che, nel 1884, lo trasferiscono nella sede di Marylebone Road, dove si trova tuttora. Dopo la sua morte il museo ha continuato a crescere, aprendo nuove sedi a New York, Berlino, Copenhagen, Las Vegas, Amsterdam, Shangai, Washington e Hong Kong. Ancora oggi nella sede principale di Londra sono conservate alcune delle realizzazioni originali realizzate dalla stessa Marie Tussaud.

 

Risultati immagini per catena di montaggio ford01/12/1913 – La Ford introduce la prima catena di montaggio della storia.

Decine di operai in fila, lungo un nastro trasportatore, che ripetono gli stessi gesti a un ritmo cadenzato. Funziona così la catena di montaggio, introdotta per la prima volta nelle fabbriche da Henry Ford il 1° dicembre del 1913. A dieci anni dalla fondazione della Ford Motor Company il mercato automobilistico è in fermento, con una sempre crescente domanda di autoveicoli. In questo scenario, il fondatore della casa statunitense trova la risposta più efficace nelle teorie dell’ingegnere Federick Taylor, che in Principi del management scientifico (edito nel 1911) espone la sua ricetta per rendere più efficiente la produzione industriale. Fondamento della sua teoria, che la storia battezzerà come Taylorismo, è la divisione dei ruoli degli operai, a ognuno dei quali è assegnato un preciso movimento che si ripete sempre uguale e in un tempo predefinito.

Principi che Ford traduce con l’introduzione della catena di montaggio, applicata inizialmente alla fabbricazione dei magneti. Il risultato è sorprendente: un netto dimezzamento dei tempi di assemblaggio. Di qui il metodo viene esteso a tutta la filiera di produzione e il primo modello a inaugurarlo è la Ford Model T. È con essa che nasce il Fordismo, ossia la produzione di massa che in poco tempo sarà assimilata dalle maggiori compagnie industriali di tutto il mondo. La produzione in serie modifica lentamente le abitudini della gente, dando vita a quella società dei consumi, così come oggi la conosciamo. Se l’economia sembra trarre solo benefici dalla catena di montaggio, lo stesso non può dirsi per i lavoratori, che si vedono condannati a una condizione di forte stress e alienazione, denunciata dalle organizzazioni sindacali e da celebri film come Metropolis (1927) di Fritz Lang e Tempi moderni (1936) di Charlie Chaplin.

 

Risultati immagini per antonio segni01/12/1972 – Muore a Roma il politico, accademico e rettore italiano Antonio Segni, quarto presidente della Repubblica Italiana.

Segni nasce a Sassari il 2 febbraio del 1891. La sua discendenza è nobile, come testimonia il patriziato da cui discende sin dal 1752 la sua famiglia. Il giovane Antonio cresce in una ricca famiglia di latifondisti e frequenta con successo il liceo “Azuni”, per poi laurearsi nel 1913 in giurisprudenza. Più che la pratica forense, al neolaureato Antonio Segni interessa maggiormente la carriera accademica, come testimonia la cattedra ottenuta in diritto processuale civile presso l’ateneo di Perugia, nel 1920. Contemporaneamente sposa la passione politica e segue sin dagli albori la nascita e l’evoluzione del Partito Popolare Italiano, a cui si iscrive subito, divenendone consigliere nazionale dal 1923 al 1924. Similmente ad altri suoi colleghi e futuri Capi di Stato, proprio come De Nicola, fa seguire all’avvento del fascismo un’eclissi delle sue attività politiche, riservando le proprie uscite a quelle accademiche e al lavoro autonomo. Durante il ventennio, si registrano da parte di Segni soltanto alcuni interventi i quali, stando a cronache non certe, sarebbero di impronta non simpatizzante nei confronti di Mussolini e del suo operato.

Nel 1943, con la caduta del Duce, Antonio Segni è in prima linea per la formazione e istituzione di uno dei partiti più longevi della storia italiana: la Democrazia Cristiana. È lui, in questo momento e in futuro, il punto di riferimento sardo di questo partito, oltre che uno dei più importanti dirigenti a livello nazionale. Viene, infatti, eletto deputato all’Assemblea Costituente ed entra di diritto a Palazzo Montecitorio. Già l’anno dopo, nel 1944, è sottosegretario di indicazione democristiana al Ministero dell’Agricoltura e Foreste. Inoltre, non rinuncia mai alla sua carriera accademica e nel 1946 diventa Rettore di Sassari, la sua città. È con Alcide De Gasperi che instaura forse il suo miglior rapporto dal punto di vista politico. Nel terzo e nel quarto governo guidato dal leader democristiano, nel 1947, Segni viene nominato Ministro dell’Agricoltura, riconfermandosi nel 1948 e nel 1950, sempre sotto la guida di De Gasperi. L’anno dopo, nel 1951, al governo numero sette del leader della Dc, Antonio Segni diventa ministro della Pubblica Istruzione. Nel 1953 Segni viene riconfermato all’Istruzione, con il beneplacito del capo del Governo, Pella.

Successivamente, anche grazie alle sue tendenze conservatrici e antisocialiste, durante uno dei più forti rimpasti del governo democristiano, si ritrova Presidente del Consiglio, esattamente dal 6 luglio del 1955. Il suo mandato, corrispondente al cosiddetto “primo governo Segni”, dura fino al 18 maggio del 1957, e mette insieme oltre alla Dc, anche i socialdemocratici e i liberali. Ciononostante, si ritrova a capo della Difesa del secondo governo Fanfani, di cui è anche vicepresidente, nel 1958. Il 15 febbraio del 1959 poi, Antonio Segni viene nuovamente eletto Capo di Governo, oltre che Ministro dell’interno. Questa carica dura fino al 25 marzo 1960 e vede Segni guidare un governo ad appannaggio della Dc e orientato, volente o nolente, ad aprirsi ai socialisti, almeno nel futuro prossimo. Passa poi dal turbolento Governo Tambroni all’opposto e altrettanto turbolento terzo governo Fanfani, sempre in qualità di Ministro degli Esteri, mantenendo il posto anche nel 1962, durante il IV governo del socialista.

Grazie all’influenza di Aldo Moro poi, allora segretario nazionale della Dc, Segni viene eletto per la prima volta nella sua carriera politica Presidente della Repubblica italiana, il 6 maggio del 1962, con 443 voti su 854. Una mossa politica e diplomatica quella di Moro, la quale se da un lato apriva ai socialisti, almeno nelle cariche di Governo, dall’altra poneva Segni, un conservatore, a Capo dello Stato, per giunta anche grazie ai voti dei movimenti politici di destra ed estrema destra. I due anni di presidenza però risentono fortemente del clima di scontri parlamentari di quei tempi, i quali vedevano il politico sardo opporre la propria disapprovazione e resistenza, quando non proprio un vero ostruzionismo, alle riforme strutturali desiderate dai socialisti.

È il cosiddetto periodo del “Piano solo”, stando almeno ad un’attendibile inchiesta giornalistica, e per ammissione di alcuni politici, in cui viene ricevuto al Quirinale, per la prima volta durante un periodo di Consultazioni di Governo, anche un membro dell’esercito, il generale Giovanni De Lorenzo. Aldo Moro ed i socialisti allora, posti di fronte alla scelta preparata da Segni e che sembrava ammiccare anche ad un presunto colpo di stato da parte di militari e contro i politici dirigenti della sinistra italiana, pongono fine alla spinta propulsiva e riformatrice, optando per una politica più moderata.

Il 7 agosto del 1964, Segni viene colpito da un ictus cerebrale. Gli succede, come vuole la Costituzione, il Presidente del Senato, in qualità di supplente. Il decimo giorno infatti, Cesare Merzagora assume la carica di Segni, che mantiene fino al 28 dicembre del 1964. Qualche giorno prima, il 6 dicembre, dopo due anni di presidenza, Antonio Segni deve dare le proprie dimissioni, sempre a causa della malattia. Diventa Senatore a vita, comunque, come recita la Carta Fondamentale, in quanto ex Capo dello stato. Ad aver causato l’ictus, secondo alcuni, è il duro scontro che Antonio Segni avrebbe avuto con gli onorevoli Giuseppe Saragat e Aldo Moro, colpevoli forse di aver paventato di riferire all’Alta Corte la connivenza, o presunta tale, dell’allora Capo dello Stato nei confronti del generale De Lorenzo e del suo cosiddetto “Piano Solo”, il quale avrebbe avuto l’effetto di un vero e proprio golpe.