ACCADDE OGGI – 01/02/2019

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1 Febbraio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per MARY SHELLEY01/02/1851 – Muore a Londra la scrittrice, saggista e biografa britannica Mary Shelley.

La scrittrice nasce a Londra il 30 agosto 1797 dal filosofo William Godwin, uno degli esponenti più importanti del razionalismo anarchico, e da Mary Wollstonecraft, donna forte e determinata fra i primi personaggi della sua epoca a promuovere i diritti della donna. Purtroppo questa madre così eccezionale morì poco dopo il parto. Godwin si risposerà nel 1821 con una vedova sua conoscente e madre di due figli, la signora Clairmont. Mary invece incontra durante un soggiorno in Scozia il giovane e geniale poeta ribelle Percy Bysshe Shelley, che sposa nel 1816, appena diciannovenne e dopo una rocambolesca fuga in Svizzera. Alle spalle del poeta si nascondeva una tragedia poiché aveva già perso una prima moglie, Harriet Westbrook, morta suicida e causa della rottura dei suoi rapporti col padre, che non avrebbe mai più visto. L’eccessivo e inquieto poeta inglese diverrà poi celebre per il racconto “La regina Mab” e per il dramma lirico “Prometeo liberato”. Con lui viaggia in Francia, Germania e Olanda.

Nel 1822, dopo essersi trasferiti a La Spezia, Percy Shelley ed un amico, marito di un’amica comune, partono alla volta di Genova: i due non torneranno più; il corpo del poeta viene rinvenuto tra i flutti il 15 luglio. Tornata a Londra dopo la morte del febbrile marito, Mary vive in Inghilterra con i proventi del proprio lavoro di scrittrice professionista. Autrice di vari romanzi, diverrà famosa soprattutto per “Frankenstein o il Prometeo moderno”, il suo primo libro scritto nel 1818 e nato quasi per gioco, ossia quando Byron, durante un soggiorno estivo con gli Shelley e il fido Polidori a Ginevra, suggerì che ciascuno di loro scrivesse un racconto dell’orrore, racconto che poi ognuno avrebbe letto agli altri come passatempo serale. Shelley compose un’opera breve intitolata “The Assassins”, Byron scrisse il racconto “The burial” (che poi venne pubblicato nel 1819 con il titolo “A fragment”) mentre Polidori creò la romantica figura di un vampiro affascinante e misterioso, con il romanzo breve “The vampire”; Mary scrisse invece Frankenstein, dopo averlo sognato in un terribile incubo (così almeno narra la leggenda). Il soggetto è comunque palesemente ispirato al mito antichissimo dell’uomo creatore della vita (ma anche alle “Metamorfosi” di Ovidio e al “Paradiso perduto” di Milton), ma in cui al prodigio si sostituiscono chimica e galvanismo.

Il libro tratta la storia di un giovane svizzero studioso di filosofia naturale che, servendosi di parti anatomiche sottratte a vari cadaveri, costruisce una creatura mostruosa, cui riesce con procedimenti di cui lui solo ha il segreto a infondere la scintilla della vita. Malgrado l’aspetto terrificante la creatura si rivela la quintessenza della bontà di cuore e della mitezza d’animo. Ma quando si accorge del disgusto e della paura che suscita negli altri, la sua natura, incline alla bontà, subisce una totale trasformazione ed egli diviene un’autentica furia distruttiva; dopo molti delitti finisce per uccidere anche il suo creatore. Brian W. Aldiss, critico inglese e scrittore egli stesso di fantascienza, pone alla base della moderna Fantascienza proprio il romanzo di Mary Shelley ed è indubbio che tutte le storie scritte in seguito e basate sul binomio Creatore-Creatura viaggino sulla falsariga di “Frankenstein”. A Mary Shelley si devono naturalmente anche altre opere, alcune della quali precorrono anch’esse temi tipicamente fantascientifici (come “L’ultimo uomo”, un romanzo che narra dell’unico superstite di una terribile epidemia che ha cancellato l’intera umanità), novelle che però non raggiunsero mai la fama della sua opera prima. Il successo di quel suo primo libro, che ha goduto di costante fortuna ed è stato oggetto di innumerevoli imitazioni, si deve alla quantità di domande e di dubbi etico-filosofici che è in grado di sollevare, quali le speculazioni sulle origini della vita, il ruolo ambiguo della scienza, spesso inconsapevole creatrice di “mostri”, il problema della bontà e creatività originaria dell’uomo, in seguito corrotto dalla società, e così via.

Una nota inquietante della vita di Mary Shelley è ricavata dalla tragica fine che quasi tutti i partecipanti a quelle serate ginevrine fecero: Percy Shelley, come detto, morì annegato a causa di un naufragio, Byron morì giovanissimo a Missolungi, Polidori si suicidò…Mary invece, dopo una tormentata esistenza (che dopo il successo e la morte del marito proseguì infarcita di scandali, difficoltà economiche e amori respinti), morirà a Londra il giorno 1 febbraio 1851, dopo aver condotto una serena vecchiaia in compagnia dell’unico figlio rimastole.

 

Risultati immagini per clark gable01/02/1901 – Nasce a Cadiz, negli Stati Uniti, l’attore statunitense William Clark Gable.

Prima di diventare uno degli attori più contesi dai produttori di Hollywood a suon di dollari, ha dovuto affrontare una dura gavetta nel mondo dello spettacolo, spinto dagli incoraggiamenti dalle donne che lo amavano. La prima è l’attrice e regista teatrale Josephine Dillon (14 anni di lui più anziana) la quale, convinta che Clark Gable abbia un autentico talento, lo scrittura e lo aiuta ad affinarlo. Insieme vanno ad Hollywood dove, il 13 dicembre 1924, si sposano. La regista ha il merito di avergli insegnato l’arte della recitazione, a muoversi con disinvoltura ed eleganza, e a tenere sul palcoscenico e nella vita privata un contegno ineccepibile. E’ lei infine a persuaderlo a tralasciare il nome William e a farsi chiamare semplicemente Clark Gable. Grazie a lei Gable ottiene le prime parti, per lo più in ruoli marginali in film come “White Man” (1924) e “Plastic Age” (1925). Torna in teatro e, dopo parti di minore importanza, debutta sul palcoscenico di Broadway nel 1928 in Machinal, interpretando la parte dell’amante della protagonista, raccogliendo lusinghieri consensi dalla critica.

È in tournèe nel Texas con un’altra compagnia quando incontra Ria Langham (17 anni più anziana), ricca e pluridivorziata, inserita in un giro di alte relazioni sociali. Ria Langham farà dell’attore un raffinato uomo di mondo. Dopo il divorzio da Josephine Dillon, Clark Gable sposa Ria Langham il 30 marzo 1930. Intanto ottiene un contratto di due anni con la MGM: gira film come “The Secret Six” (1931), “Accadde una notte” (1934), “Gli ammutinati del Bounty” (1935) e “San Francisco” (1936). Spinto e pagato dalla produzione, Gable utilizza una protesi dentaria per render perfetto il suo sorriso e si sottopone ad un intervento di chirurgia plastica per correggere la forma delle orecchie. Nel 1939 arriva il grande successo con l’interpretazione per cui ancora oggi è identificato come simbolo: l’affascinante e rude avventuriero Rhett Butler in “Via col vento” (Gone with the wind), di Victor Fleming. Il film, tratto dal romanzo di Margaret Mitchell, lo consacra definitivamente come divo internazionale, insieme all’altra protagonista, Vivien Leigh. Durante la lavorazione del film “Via col vento”, Clark Gable ottiene il divorzio da Ria Langham.

Ancor prima di finir le riprese, se ne va in Arizona, dove sposa in forma privata l’attrice Carole Lombard, conosciuta tre anni prima. Dopo gli avvenimenti di Pearl Harbor, nel 1942 Carole Lombard partecipa attivamente alla campagna di raccolta dei fondi di finanziamento dell’esercito americano. Durante il ritorno da un viaggio di propaganda a Fort Wayne, l’aereo con a bordo Carole Lombard si schianta contro una montagna. In un telegramma inviato poco prima di partire, Carole Lombard suggeriva al marito di arruolarsi: distrutto dal dolore, Clark Gable troverà nel consiglio della moglie nuove motivazioni. Dopo le riprese di “Incontro a Bataan” (1942), Gable si arruola nell’aviazione. Torna poi alla MGM, ma cominciano i problemi: Gable è cambiato e anche la sua immagine pubblica ha perso il suo smalto originale. Interpreta una serie di film che riscuotono buoni successi commerciali, ma che tuttavia risultano oggettivamente mediocri: “Avventura” (1945), “I trafficanti”(1947), “Mogambo” (1953). Nel 1949 sposa Lady Sylvia Ashley: il matrimonio durerà poco, fino al 1951.

Successivamente conosce e sposa la bella Kay Spreckels, le cui fattezze ricordavano molto quelle della scomparsa Carole Lombard. Con lei Gable sembra avere ritrovato la felicità perduta. Il suo ultimo film “Gli spostati” (1961), scritto da Arthur Miller e diretto da John Huston, segna una piena rivalutazione in campo professionale. Nel film Clark Gable interpreta la parte di un attempato cowboy che si guadagna da vivere catturando cavalli selvaggi. L’attore si appassiona moltissimo al soggetto, impegnandosi con grande scrupolo nello studio della parte. Nonostante le riprese avvenissero in luoghi molti caldi e le scene d’azione fossero al di sopra delle forze di un uomo dell’età di Gable, egli rifiutò la controfigura, sottoponendosi a un duro sforzo, soprattutto nelle scene della cattura dei cavalli. Intanto la moglie aspettava un bambino, che chiamerà John Clark Gable. Il padre non visse abbastanza per vederlo: il 16 novembre 1960, due giorni dopo aver terminato le riprese dell’ultimo film, a Los Angeles, Clark Gable veniva colpito da infarto. La scomparsa di quello che sarebbe stato definito “re di Hollywood”, segnò per molti la fine di una generazione di attori che incarnava il personaggio ideale di uomo, tutto d’un pezzo, temerario e virile.

 

Risultati immagini per eltsin01/02/1931 – Nasce a Butka, in Russia, il politico sovietico e poi russo Boris Nikolaevic Eltsin.

Le sue doti intellettuali e la brillante capacità nelle materie scientifiche gli permettono di iscriversi al Politecnico degli Urali; gli studi intrapresi gli permetteranno in seguito di dedicarsi alla carriera nell’ambito dell’ingegneria delle costruzioni, anche se ben presto la passione politica prende in lui il sopravvento. Aderisce al Partito Comunista dell’Unione Sovietica nel 1961 e, grazie alla sua dialettica e al carisma trascinatore, diviene ben presto segretario per il partito della regione di Sverdlovsk. Sono ormai gli anni ’70 e mentre tutto il mondo conosce processi contraddittori ma anche esaltanti, molti dei quali all’insegna dell’ideologia comunista, la Russia versa in una condizione drammatica di miseria e povertà, incapace di risollevarsi economicamente a causa della politica asfittica dei suoi dirigenti. L’immagine pubblica di Boris Eltsin in questo periodo appare un po’ appannata ma, quello che sarà il principale avversario del riformatore Gorbaciov, viene introdotto nel Comitato Centrale proprio da quest’ultimo (per essere poi affiancato al nuovo segretario dell’economia Ryzhkov).

Eltsin però scalpita e male si adatta a quel ruolo, seppur prestigioso. Nel 1985 è promosso a capo della sezione moscovita del partito. Oratore dalla vena raffinata, portato a smussare gli angoli nella polemica verbale, così come nel concepire l’opera riformista, Boris Eltsin è però altrettanto testardamente deciso a combattere i meccanismi corrotti generati dalla politica moscovita, un immenso “organismo” burocratico che funziona praticamente a mazzette. Quando riesce a farsi eleggere al Politburo, persegue lo stesso obiettivo con audace convinzione, ponendosi decisamente controcorrente rispetto all'”andazzo” dominante. Il momento veramente critico si manifesta nel 1987 quando ad una riunione plenaria del Comitato Centrale si scaglia contro i dirigenti del partito conservatore, accusandoli di remare contro l’importante riforma economica operata da Gorbaciov (la cosiddetta Perestroika); a causa di questo intervento infuocato, viene declassato all’umile grado di amministratore delle Poste. Il suo nome torna però alla ribalta nel 1989 quando viene eletto nel nuovo Congresso dei deputati dell’Unione Sovietica e, nel giugno del 1991, addirittura presidente della Federazione Russa.

L’innovazione e le riforme introdotte da Mikhail Gorbaciov disturbavano assai i detentori del potere sovietico, tanto che questi ultimi giungono all’estrema conseguenza di ordire un colpo di stato ai suoi danni. Eltsin però riesce a dissuadere i conservatori dal gesto sconsiderato, con la conseguenza diretta che la sua influenza politica cresce enormemente. Tuttavia la crisi russa si amplifica ulteriormente per via dell’unità ormai incrinata che tiene in piedi il paese e che da lì a poco si sarebbe risolta in una frattura interna con la conseguenza della costituzione di numerosi stati satellite. Malgrado ciò l’azione riformatrice di Eltsin non conosce sosta, seppur continuamente ed apertamente osteggiata, come detto, dagli esponenti conservatori della gerarchia sovietica. Indìce quindi un referendum per tastare l’opinione pubblica circa i suoi progetti, proponendo nell’occasione una nuova costituzione per la Russia. Negli ultimi anni della sua presidenza la popolarità e il consenso subiscono un grave colpo per via della persistente crisi economica da cui la Russia sembra proprio non potersi sollevare, e per le decisioni prese in relazione alla Cecenia, che porteranno alla guerra e al duro contrasto con gli indipendentisti di quella terra.

Nell’agosto del 1999, iniziata la seconda guerra in Cecenia, Eltsin nomina premier e suo “erede” Vladimir Putin. Alla fine dell’anno si dimetterà passando il potere a Putin. Negli anni non si sono potuti tacere i gravi problemi di salute che hanno sempre afflitto Eltsin (alcuni malignamente attribuiti all’abuso di alcool), e che hanno costituito di fatto il suo maggior problema durante il governo del 1997. Boris Eltsin è morto all’età di 76 anni il giorno 23 aprile 2007, a causa di complicazioni cardiache.