ACCADDE OGGI – 01/01/2019

ACCADDE OGGI – 01/01/2019

1 Gennaio 2019 0 Di Delfino Sgrosso

Immagine correlata01/01/1788 – Esce il primo numero dello storico quotidiano The Times.

Nel 1784 l’uomo d’affari londinese John Walter fondò «The Daily Universal Register». Pubblicato a partire dal 1º gennaio 1785, si trattava di un bollettino di annunci pubblicitari. Raggiunto un soddisfacente equilibrio finanziario, tre anni dopo Walter trasformò il bollettino in quotidiano d’informazione cambiando il nome in «The Times» (1788). L’idea di Walter era di fare un giornale indipendente e rivolto al pubblico generalizzato, senza una classe sociale di riferimento. Stampato in 1600 copie, veniva venduto a 3 pence. La testata si distingueva dalle altre poiché riportava lo Stemma reale del Regno Unito. Una particolarità del «Times» dell’epoca era la mancanza di una vera e propria prima pagina con le notizie più importanti del giorno, sostituita da una pagina contenente annunci di carattere economico o sociale (nascite, morti, matrimoni). Altro elemento caratteristico era la mancanza di firme in calce agli articoli pubblicati.

La Rivoluzione francese, iniziata nel 1789, permise al «Times» di fare un salto di qualità. Walter mandò un cronista a Parigi affinché descrivesse gli avvenimenti direttamente sul luogo in cui si svolgevano. Le tempestive notizie permisero al quotidiano di quasi triplicare la sua tiratura, arrivando a circa 4200 copie. La rapidità nel riportare i grandi fatti dell’Europa continentale diede al giornale un’improvvisa notorietà. I Walter furono allo stesso tempo direttori, proprietari e stampatori del quotidiano. Nel 1803 John Walter II successe al padre. Il miglioramento della tecnologia di stampa risultò decisivo per il consolidamento del giornale. A quel tempo, per stampare le 3-4.000 copie di tiratura occorrevano parecchie ore. Il lavoro era eseguito interamente a mano. Nel 1811 un tedesco, Friedrich König, brevettò in Sassonia una macchina automatica a vapore. Tre anni dopo Walter chiamò l’inventore a Londra affidandogli la costruzione di una pressa piano-cilindrica a vapore per il «Times». König e il suo assistente, Andreas Bauer, lavorarono diversi mesi. La notte tra il 28 e il 29 novembre 1814 uscì il primo numero del «Times» stampato con il nuovo macchinario. Nell’occasione venne adottato anche un nuovo carattere tipografico. Con la nuova tecnologia, Walter poté decuplicare il numero di copie stampate.

John Walter II fu il primo a creare una redazione: a) composta interamente da giornalisti; b) che lavoravano a tempo pieno (quindi in esclusiva) per il giornale. Tale struttura verrà poi imitata da tutti i giornali britannici. Nel 1817 Walter lasciò la direzione a Thomas Barnes. Nacque così la figura del direttore moderno, un giornalista autonomo dall’editore e capo unico della redazione. Un’altra innovazione di John Walter II fu quella di assumere, per la sezione politica, giornalisti di diversi orientamenti, in modo che il «Times» non apparisse mai allineato al governo. Merito del quotidiano londinese fu anche quello di aver pubblicato le prime corrispondenze dall’estero ed i primi reportage di guerra, come quelli di William Howard Russell durante la Guerra di Crimea (1853-56).

Dal 1847 il Times fu stampato con la pressa rotativa, inventata da Augustus Applegath espressamente per il quotidiano londinese. Nel 1860 il direttore dell’epoca, John Walter III, introdusse per la prima volta fra i quotidiani inglesi la rotativa Walter, che permetteva la stampa di 60.000 copie al giorno. Walter III diffuse in tutta la stampa inglese l’uso della stereotipia e dei cilindri. Nella seconda metà del secolo la capacità di stampa aumentò enormemente, passando da 12.000 a 120.000 copie l’ora. Nel 1890, giornale londinese sfiorò una tiratura di 300.000 copie giornaliere. Il più celebre scoop del «Times» in tutta la seconda metà dell’Ottocento fu la pubblicazione del Trattato di Berlino nel giorno stesso in cui venne firmato.

Fu il primo a chiamarsi Times, pertanto non va confuso con i molti altri giornali del mondo che hanno un nome simile, ad esempio il New York Times, il Times of India, l’Irish Times ed il settimanale d’attualità TIME. Una caratteristica del giornale è stato il celeberrimo carattere tipografico Times New Roman, usato dal 1932 ma sostituito diverse volte a partire dal 1972 per approdare nel 2006 al Times Modern. Il quotidiano si colloca nell’area moderata, vicina al Partito Conservatore. Ciò non gli ha impedito di dare il suo sostegno nel 2001 e nel 2005 al Partito Laburista di Tony Blair alle elezioni politiche. Dal 6 giugno 2006 il quotidiano ha anche un’edizione negli Stati Uniti. Nel febbraio 2013 il Times ha avuto una tiratura media di circa 393.000 copie al giorno. Il 27 agosto 2016 è stato raggiunto il traguardo dei 72.000 numeri pubblicati.

 

Risultati immagini per BARONE DE COUBERTIN FRANCOBOLLO01/01/1863 – Nasce a Parigi il pedagogista e storico francese Pierre de Frédy, barone di Coubertin, meglio noto come Pierre de Coubertin.

Nato e cresciuto nell’alta nobiltà francese, quarto ed ultimo figlio della famiglia, fino al 1880, anno del suo diploma, trascorre un’infanzia e una adolescenza felice, sia nella sua casa parigina, sia nel castello di proprietà familiare situato a Mirville, in Normandia. Qui, nella quiete della campagna, il giovane Pierre si appassiona alla vita all’aria aperta, allo sport, che ama sin da piccolissimo, e anche alle arti, come la pittura e la musica. È un ottimo studente e consegue il diploma dai Gesuiti. Inoltre suona molto bene il pianoforte e coltiverà questo talento musicale anche in età adulta, nonostante gli impegni di lavoro. Alla fine del periodo scolastico, nel 1880 sceglie studi politici, anziché la carriera militare. Studia legge nella capitale francese ma, dal 1883 fino al 1890, si dedica perlopiù ad attività legate ai problemi sociali della Francia, riflettendo su una vera riforma dell’educazione in una chiave pedagogica moderna.

La data di svolta è il 23 giugno del 1894, quando alla Sorbona di Parigi, annuncia per la prima volta l’idea di recuperare gli antichi Giochi Olimpici. È un vero e proprio congresso quello organizzato da de Coubertin, il quale si fa portavoce dell’istituzione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), del quale assume il segretariato generale. Come Presidente, per legare anche dal punto di vista simbolico i nascenti giochi a quelli che furono propri del periodo ellenico antico, viene nominato il greco Demetrius Vikelas. D’altronde, una delle decisioni assunte durante il congresso è che la prima Olimpiade moderna si sarebbe svolta in Grecia, ad Atene. I primi Giochi Olimpici si tengono nel 1896. Nel frattempo Pier de Coubertin, nel 1895, sposa Marie Rotham, che gli dà un figlio esattamente l’anno dopo. Nel 1897, ormai impegnatissimo in diversi viaggi tanto in USA che in Inghilterra, il barone francese tiene il primo vero e proprio congresso olimpico, a Le Havre, da lui presieduto. I giochi dell’anno prima sono stati un grande successo e l’idea, non solo del francese, è quella di replicarli ogni quattro anni. Nel 1900 però, a Parigi, l’evento delle Olimpiadi viene posto in secondo piano, assorbito dalla Fiera Internazionale. La stessa cosa accade quattro anni dopo, a St. Louis. A consolare de Coubertin, è la nascita della sua secondogenita, Renée, nel 1902.

Un momento di svolta si ha con le Olimpiadi estive del 1906, che suscitano grande interesse. Da questo momento e fino al 1912, il nobile francese si batte in tutto il mondo per diffondere idee sportive moderne, come quella di associazioni atletiche per lavoratori. Inoltre aggiunge ai Giochi particolari molto importanti dal punto di vista simbolico, come i famosi 5 cerchi e il giuramento olimpico prima dell’inizio delle attività sportive vere e proprie. A Stoccolma, sempre nel 1912, in occasione delle Olimpiadi, De Coubertin lancia la disciplina del pentathlon moderno, da lui effettivamente inventata. Nel 1915 trasferisce il Comitato Olimpico a Losanna e mantiene la presidenza fino ai Giochi del 1924 di Parigi, che si rivelano un successo senza precedenti, nulla a che vedere con i precedenti datati 1900.

A succedere alla sua presidenza è il belga Henri de Baillet-Latour. Tuttavia il francese resta presidente onorario del CIO e, soprattutto, fonda l’Unione Pedagogica Universale. Dal 1926 al 1927 trova concretizzazione un altro interesse della sua poliedrica vita: il barone francese pubblica la sua opera di storia universale, concentrata in quattro volumi. Ritiratosi a vita privata in Svizzera, dedica tutte le sue ultime energie, anche economiche, per diffondere le proprie idee sportive e pedagogiche.

Durante una passeggiata, Pierre de Coubertin viene colto da un infarto e muore a Ginevra, il 2 settembre del 1937. Sepolto a Losanna, il suo cuore viene successivamente seppellito a parte, in un monumento vicino alle rovine dell’antica Olimpia, in Grecia. Sin dalle sue prime attività in ambito educativo è sempre stato tra i maggiori sostenitori di una corretta disciplina sportiva, da inserire all’interno di qualsivoglia programma pedagogico. Al suo nome è legata la famosissima frase “L’importante non è vincere ma partecipare”, in realtà enunciata realmente da de Coubertin, ma appartenente al vescovo Ethelbert Talbot, da lui per l’appunto citato (lo stesso vescovo pare abbia preso la frase, riadattandola, da un filosofo greco, il quale disse: “L’importante non è vincere, ma partecipare con spirito vincente”).

 

Risultati immagini per EURO01/01/2002 – In Italia entra ufficialmente in circolazione l’Euro.

Le fasi di transizione dalle monete locali all’euro vennero stabilite dalle disposizioni del Trattato di Maastricht del 1992 relative alla creazione dell’Unione economica e monetaria. Per poter partecipare alla nuova valuta, gli stati membri dovevano rispettare i seguenti criteri, informalmente detti parametri di Maastricht:

  • Un deficit pari o inferiore al 3% del prodotto interno lordo;
  • Un rapporto debito pubblico/PIL inferiore al 60%;
  • Un tasso di inflazione non superiore di oltre 1,5 punti percentuali rispetto a quello medio dei tre stati membri a più bassa inflazione;
  • Tassi d’interesse a lungo termine non superiori di oltre 2 punti percentuali rispetto alla media dei tre stati membri a più bassa inflazione;
  • Appartenenza per almeno un biennio al sistema monetario europeo.

In fase di accettazione, vennero compresi anche gli stati membri i cui parametri avevano dimostrato la tendenza a poter rientrare nel medio periodo all’interno dei criteri stabiliti dal Trattato. In particolare, all’Italia e al Belgio fu permesso di adottare subito l’euro anche in presenza di un rapporto debito/PIL largamente superiore al 60%. Fra i paesi che avevano chiesto l’adesione alla moneta unica sin dal suo esordio, la Grecia era l’unica che non rispettava nessuno dei criteri stabiliti; fu comunque ammessa due anni dopo, il 1º gennaio 2001, e l’introduzione fisica della nuova valuta nel paese avvenne contemporaneamente rispetto agli altri undici paesi.

I tassi di cambio tra le varie divise nazionali e l’euro furono determinati dal Consiglio europeo in base ai loro valori sul mercato al 31 dicembre 1998, in modo che un ECU (European Currency Unit, Unità di valuta europea) fosse pari a un euro. Essi non furono stabiliti in una data precedente a causa della composizione particolare dell’ECU, il quale era una unità di conto che dipendeva da un paniere di valute comprendenti anche quelle che, come la sterlina inglese, non avrebbero fatto parte dell’euro. In Italia l’euro venne sperimentato per la prima volta nei comuni di Fiesole e Pontassieve per sei mesi a partire dal 1º ottobre 1999. L’euro è entrato in vigore per la prima volta il 1º gennaio 1999 in undici degli allora quindici Stati membri dell’Unione; a questi si aggiunse la Grecia, che rientrò nei parametri economici richiesti nel 2000 e fu ammessa nell’eurozona il 1º gennaio 2001. In questi primi dodici Stati l’euro entrò ufficialmente in circolazione il 1º gennaio 2002 sotto forma di monete e banconote.