SANITÀ. OSPEDALE SOLOFRA, I TAGLI PERICOLOSI E LE RISPOSTE DA DARE

SANITÀ. OSPEDALE SOLOFRA, I TAGLI PERICOLOSI E LE RISPOSTE DA DARE

19 Giugno 2021 0 Di Vincenzo Di Micco

<<Finiamo i lavori e riapriamo il Pronto soccorso. Vabbuò (va bene?)>>.

Agosto 2020. Così in trans da campagna elettorale, dinanzi ad una folla rara per l’impossibilità di comizi, De Luca s’impegnava a non cancellarlo nel giorno della camminata rosa per la prevenzione tumori sull’altopiano del Laceno.

Seguirono applausi e voti dall’Irpinia che nelle urne, più di ogni altra provincia campana, gli tributò un plebiscitario 75% di preferenze (Solofra un po’ sotto la media col 69%).

Dieci mesi dopo. Quel Pronto Soccorso è stato soppresso. La decisione è contenuta in una delibera di giunta regionale che ha per oggetto una misteriosa rimodulazione dell’ “offerta” dei servizi di assistenza.

La dicitura non convince centinaia di persone pronte a scendere in piazza, giovedì 24, insieme a sindaci, alcuni titubanti, e ad altri rappresentanti istituzionali e associazioni che manifesteranno per protesta.

Un sit-in che non rivendicherà l’ospedale “sotto casa” – peraltro quando sono concentrati in altre province della regione non creano disturbo – ma lancerà l’allarme sull’assistenza via via carente per 90 mila cittadini in uno dei più importanti poli industriali campani con ripercussioni, a catena, sull’intero sistema sanitario irpino.

Forse val la pena sottolineare cos’altro è accaduto in questi mesi di pandemia, anche per provare ad andare oltre le inevitabili strumentalizzazioni politiche ed in attesa degli esiti dei ricorsi presentati, uno penale e l’altro amministrativo.

L’Irpinia ha fatto registrare il più alto tasso di letalità regionale con quasi 2 vittime ogni 100 infetti al virus; il Pronto soccorso del “Moscati” di Avellino, nonostante il vistoso calo nel numero di accessi per paure di contagio covid è esploso per sovraffollamento; nei reparti, per la carenza di medici, è stato necessario imporre lo stop a ricoveri dopo le 19: chiedere, per avere riprova delle sofferenze, a pazienti e operatori.

Un salto di dieci mesi indietro per osservare dell’altro. L’ospedale di Solofra fino al 2018 è in capo all’Asl prima dell’accorpamento al “Moscati”. La fusione – era scritto in quegli atti ora revocati – avrebbe dovuto ottimizzare le risorse. Ma per rientrare dal debito in sanità, Regione commissariata o Governo non hanno mai neppure ipotizzato di cancellare il Pronto Soccorso dalla rete dell’emergenza. Non c’erano i presupposti per farlo allora e non si capisce come siano potuti maturare ora. Semmai, i numeri sono destinati a peggiorare con liste d’attesa e cure arretrate.

In quel famigerato passaggio di consegne del nosocomio, quel che peggio è accaduto, è stato l’indebolimento dei servizi per il territorio.

Solo qualche esempio: il punto di prima emergenza accoglieva 20 mila persone all’anno, spesso salvando vite , in ospedale si effettuavano screening oncologici ed erano più di 500 le nascite registrate nei dodici mesi.

Cure delocalizzate o smaterializzate, senza un paracadute, con sempre meno medici di base e nell’attesa di una riconversione ospedaliera rimasta inattuata per tre lunghi anni.

Un deterioramento dell’offerta assistenziale fino alla nemesi, di cui il governatore saprà: nello stesso arco temporale la regione ha avuto il merito di avviare e concludere lo studio “Spes” per il bio monitoraggio ambientale.
I risultati sono stati appena resi noti: nella Valle dell’Irno e del Sabato (di cui il “Landolfi” di Solofra è ospedale baricentrico) gli abitanti rischiano tumori, più che altrove in regione, a causa delle sostanze inquinanti riscontrate nel loro sangue, in misura cinque volte sopra la media.

Converrà il Presidente che nella situazione data esista la percezione, almeno, di uno smantellamento sanitario in atto. E non bastano le rassicurazioni sui fondi che verranno se intanto quella che si registra è la mancata programmazione coordinata tra Asl e Moscati, aziende per la salute, facenti capo entrambe a lui.

Ipotesi nel merito. A Solofra bisogna ri-convertire per assoluta necessità di risparmiare? Che torni ad affidarsi la gestione dell’ospedale all’Asl, con urgenza, per le cure dei malati di cancro acclarati in arrivo. Sarebbe un ottimo investimento. Senza più Pronto soccorso? A patto di raddoppiare quello del “Moscati” ( insieme alla sicurezza del raccordo autostradale a due sole corsie e la pericolosa galleria che bisogna percorrere per raggiungerlo).

Seconda ipotesi. Solofra resta polo sanitario Moscati, va rimodulato per non creare doppioni? Bene. Nasceranno dei reparti specialistici, con incarichi ad hoc per nuovi primari che saranno a capo dei futuri dipartimenti nascenti tra i due ospedali. Ma lo si faccia a tempo debito, dopo aver messo in sicurezza il territorio sulla scorta delle urgenze non dando l’immagine di prebende da vecchia politica da distribuire.

Le scelte amministrative in atto rischiano di acuire un grave collasso, come se con aspirine si volesse tenere in vita un malato in stato terminale nell’attesa delle ultime frontiere mediche. Esito e responsabilità sarebbero palesi.

Quelle stesse responsabilità che De Luca addossa allo Stato, a ragione ed a gran voce, quando afferma che la sanità campana continua ad essere scippata di miliardi di euro a vantaggio del nord, a causa di lobby trasversali e leggi inique.

Quel “Vabbuò”, mutatis mutandi, l’Irpinia ha il dovere di ricordarglielo insieme all’interrogativo: perché tutto questo, a chi davvero giova?