di Lucio Fierro

 

La vicenda delle primarie per il Comune di Napoli, con l’intenzione fatta balenare dai vertici del Nazareno di introdurre nelle norme sulla partecipazione il divieto per chi abbia già ricoperto per due mandati la carica di Sindaco, ha una qualche attinenza con l’altra che travaglia il vertice della Regione Campania, quella della possibile applicazione della legge Severino a De Luca.

A prima vista le questioni sono assolutamente diverse, anzi, a dirla tutta, senza neppure un lontano piccolo punto di possibile contatto.

Per Bassolino c’è, per quanto tardiva e francamente stucchevole per le modalità con cui viene posta, la questione se il renzismo possa sopravvivere a se stesso senza “rottamare”; per De Luca – cosa del tutto diversa- quali possano essere le ricadute di una eventuale sospensione sul percorso istituzionale della Campania (senza tacere degli schizzi di fango che possono derivare dall’inchiesta giudiziaria su un presunto ricatto in ordine alla pronuncia del giudice civile di Napoli sulla vicenda).

Eppure un punto di contatto c’è, anzi due: uno di carattere formale e riguarda le primarie, la loro mancata regolamentazione; un secondo punto, sostanziale, è quello dell’arbitrarietà con la quale questo delicato meccanismo di governo della designazione dei candidati è stato e viene gestito politicamente da parte del gruppo dirigente del PD, ovvero da Matteo Renzi.

Non ci giro attorno ed arrivo al dunque: in entrambi i casi si ponevano e si pongono ragioni di opportunità politica; il rischio connesso alla applicabilità della Severino per De Luca, da un lato; la difficile digeribilità per il Pd renziano di affidare il vessillo ad un personaggio simbolo, nel bene e nel male, di un altro itinerario, di un altro modo di intendere la politica.

A Renzi non piace perdere e pur di non perdere non ha principi che lo possano frenare. De Luca, a suo avviso, era l’unica carta vincente: l’ha giocata e con cinismo non vedendo, non sentendo, non parlando. Con Bassolino invece, vincente o perdente che dovesse risultare, l’unico dato certo sarebbe la sua sconfitta.

Questo cinismo personalistico, in cui il bene o il male per l’Italia o per il PD hanno come unico metro se ne derivi per Renzi e la sua immagine vantaggio o svantaggio, ha condizionato e condiziona la vicenda politico-istituzionale della Campania.

Questa valutazione, per quanto mi riguarda, mi consente di affacciare un primo convincimento: la Corte Costituzionale conferma la Severino e determina la sospensione di De Luca con un impatto di immagine e politico negativo sulle istituzioni? La responsabilità non è di De Luca ma ricade tutta intera su chi, valutandone i pro ed i contro, decise che De Luca era legittimato a candidarsi alle primarie. Tutto il resto è fuffa. De Luca è sempre stato coerente: la Severino l’ha giudicata iniqua e sbagliata. Aveva il diritto di fare la sua battaglia personale. Ha il diritto di condurla sino in fondo. La valutazione politica più generale non gli spettava; essa spettava, se fosse esistito, al partito politico come soggetto collettivo, al suo capo, in questo partito del leader. Se ne è lavato le mani, non è a De Luca che può esserne fatta una colpa.

Oggi, però spetta a lui una doppia responsabilità. Deve diradare al di là di ogni dubbio l’aver in qualunque modo avuto a che fare con una vera e propria “banda degli onesti” nella quale dei Totò e Peppino d’accatto, con l’intento di trarne un qualche beneficio personale, hanno razzolato nei cortili del palazzo di giustizia a ricattare o, se non a ricattare, a millantare la possibilità di orientare un verdetto. Deve garantire che l’impatto di una eventuale sospensione sulla vita della Regione non abbia conseguenza alcuna sull’adempimento, da parte della giunta di cui si avvale, del “contratto” con gli elettori campani.

Sono passaggi entrambi di grande difficoltà. Sarebbe però sbagliato sottovalutare le capacità del Presidente di farvi fronte. Fulvio Bonavitacola è un punto di sicurezza: ha le caratteristiche di un pilota esperto e capace. Forse la struttura abbisogna di qualche rafforzamento: ma non sta a me giudicare…

De Luca è “tosto”: può farcela a guidare la barca indenne oltre la tempesta.

Ed è “tosto” anche Bassolino.

Non so se ce la farà a vincere. Ciò che è fuor di dubbio è che non vi è nessuno tra i politici di plastica della covata renziana che sia in grado di far di meglio.

E’ il triste apologo del renzismo: se si affida ai suoi “rottamatori” ci porta al massacro, come in Liguria e nel Veneto e per coprire le sue debolezze si nasconde, come a Milano, dietro antichi collaboratori del berlusca, e qui, come altrove, personalità vere del Pd nella battaglia politica restano coloro che stavano in campo da ben prima che Renzi indossasse i pantaloncini da “lupetto”.

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