“DIAMOCI UNA CALMATA”, L’INTERVENTO DI NORBERTO VITALE (13 – 03 – 2020)

“DIAMOCI UNA CALMATA”, L’INTERVENTO DI NORBERTO VITALE (13 – 03 – 2020)

13 Marzo 2020 0 Di La redazione

Il pronto soccorso dell’ospedale “Frangipane” di Ariano Irpino è chiuso da nove giorni. Ma chi ipotizza e chiede alla magistratura di perseguire l’interruzione di pubblico servizio, non solo spara a salve ma non rende giustizia ai sacrifici a cui senza sosta è sottoposto anche ad Ariano il personale medico e infermieristico.
Il pronto soccorso è chiuso dal 5 marzo e dal giorno dopo chiuse anche Ostetricia e Ginecologia perché nei giorni precedenti una paziente, accompagnata dal marito e dalla figlia, si era recata in ospedale non perché sospettasse di avere sintomi riconducibili al coronavirus ma per verificare quelli di una patologia pregressa e già accertata di cui questa paziente soffriva che con il coronavirus non c’entrano. Non sappiamo come e perché marito moglie e figlia non siano passati per il pre-triage, la tenda collocata all’esterno del Pronto Soccorso: loro dicono che non hanno trovato nessuno e sono entrati direttamente nel Pronto Soccorso.
La donna è poi risultata positiva, così come il marito, ma non la figlia. Questo ha determinato la messa in isolamento fiduciario di tutti quelli venuti a contatto con la coppia: 30 operatori sanitari, tra medici e paramedici, e due pazienti sono così finiti in quarantena. Il Pronto Soccorso di Ariano Irpino non apre ancora perché si sta cercando di recuperare, all’esterno e all’interno, personale medico e paramedico. Ma non sta accadendo solo da noi. Sono centinaia i medici ospedalieri posti in quarantena in tutta Italia, ai quali si aggiungono altre centinaia di medici di famiglia. Al Nord ancora non hanno chiuso reparti perché il prezzo più alto dai rientri del deficit sanitario lo ha pagato il Sud: in 10 anni, la Campania ha perso 15 mila unità di personale senza averne sostituito una soltanto. E solo adesso forse si ricomincia. Nel penultimo decreto sull’emergenza, su richiesta delle regioni più esposte ai contagi, il governo aveva stabilito, come hanno fatto in Cina, che non sarebbero stati sottoposti a quarantena medici e infermieri venuti a contatto con persone positive al Coronavirus, a meno che non presentino sintomi o risultino positivi ai tamponi. Un provvedimento che poi deve essere stato stralciato probabilmente per le legittime preoccupazioni avanzate dalle rappresentanze professionali e dai sindacati di categoria. Misuriamoci con la realtà. 30 persone in meno all’ospedale di Ariano, senza i sacrifici di tutti gli altri, determinerebbero la chiusura di mezzo ospedale e non di due reparti. Darsi una calmata, dunque, gioverebbe a tutti.