ACCADDE OGGI – 29/11/2018

ACCADDE OGGI – 29/11/2018

29 Novembre 2018 0 Di Delfino Sgrosso

Risultati immagini per terremoto irpinia 173229/11/1732 – Un violentissimo terremoto, seguito da repliche per circa un anno, colpisce una vasta area dell’Appennino meridionale, causando gravi danni in numerose località delle province di Avellino e di Benevento. La zona maggiormente danneggiata è l’Irpinia, dove una decina di paesi, fra cui Ariano Irpino, Grottaminarda e Mirabella Eclano, sono quasi completamente distrutti e un’altra ventina di località, tra cui la città di Avellino, subiscono danni gravissimi e crolli estesi alla maggior parte del patrimonio edilizio. Danni di varia entità sono attestati in più di 120 altri centri in un’ampia area estesa fino alla costa tirrenica, alla Basilicata e al Foggiano. Restano danneggiate anche le città di Napoli, Salerno, Benevento. I morti complessivamente sono circa 2000. La scossa è avvertita sensibilmente fino a Roma ed è forte, ma senza danni, a Matera e sulle coste della Puglia.

Così racconta il terremoto la Gazzetta di Bologna del 16 dicembre 1732

Napoli 2 Decembre. Sabbato mattina del decorso Novembre, dopo l’ore 12., e mezza fù generalmente sentito in questa Città un forte Terremoto, che per grazia della Beatissima Vergine, e de Santi nonstri Tutelari non hà recato gran danno, se non d’avere lesionati molti Edificj di Chiese, Palazzi, e Case con poca mortalità, e per timore di replica si trasferì in Campagna molta Nobiltà, e gran numero di Persone Civili, e nella notte le Principale Piazze di questa Città, e suoi Suborghi furono perne di numeroso Popolo, non ostante il Freddo, che faceva, mà grazie a Iddio non si sentì […] Domenica mattina si seppe, che parimente nella stessa ora fosse stato sentito in tutta la Terra di Lavoro, e d’altre Parti, con aver causate delle lesioni nelli Edificj, e nel dopo pranso dalla Città d’Ariano s’ebbe notizia d’esser stava quasi del tutto diroccata essa Città con mortalità, e lo stesso fosse seguito a Mirabello, riferendo, che la Città Avellino avesse ancora partite del danno senza altra disminuzione, che s’aspetta con le Lettere ordinarie della Puglia, che a causa delli tempi cattive non sono giunte. Parimenti dalla Città di Salerno fino a questa, che vi sono 30 miglia, è stato sentito, senza però danno alcuno, né mortalità, regnando perciò un’Universal spavento”.

 

Risultati immagini per gaetano donizetti29/11/1797 – Nasce a Bergamo il compositore Domenico Gaetano Maria Donizetti.

Cresce in una famiglia di umili condizioni, quinto dei sei figli di Andrea Donizetti e Domenica Nava. Nel 1806 Gaetano Donizetti fu accolto, all’età di nove anni, nella Scuola Caritatevole di Musica di Bergamo, diretta da Simone Mayr, al quale Gaetano rimase legato tutta la vita, proseguendo gli studi musicali con il Mattei al Liceo Filarmonico di Bologna. La rappresentazione “Enrico di Borgogna” a Venezia nel 1818, segnò il suo esordio teatrale, seguita da “Falegname di Livonia”, ma solo con “Zoraide di Granata”, rappresentato a Roma nel 1822, ottenne il meritato successo di pubblico e di critica. Firmato nel 1827 un buon contratto con l’impresario Domenico Barbaya, che lo impegnava a produrre quattro opere l’anno, Donizetti si stabilì a Napoli e compose lavori prevalentemente comici e di satira, raggiungendo il grande successo con “Anna Bolena” (1830) ed “Elisir d’Amore” (1832).

Nel 1829 era stato nominato direttore dei Teatri Reali di Napoli e, nel 1834, accettò la Cattedra di Composizione al Conservatorio della stessa città. Nel 1832, alla morte di Vincenzo Bellini, nonostante l’antipatia dimostrata in vita nei confronti del musicista, Donizetti gli dedicò una Messa da Requiem. Nel 1835, Donizetti fece rappresentare a Napoli la “Lucia di Lammermoor” e, mentre la vita professionale del compositore andava a gonfie vele, venne colpito da una serie di lutti: in pochi mesi morirono il padre, la madre e la seconda figlia. Donizetti interruppe ogni sua attività in Italia e, recatosi a Parigi, su consiglio di Gioachino Rossini, compose e rappresentò “Les Martyrs” (1840), “La Favorita” (1840) e “Rita ou le Mari Battu” (portata in scena a Parigi nel 1860). Nonostante la sfortuna continuasse a perseguitare il musicista con la morte della moglie e di un’altra figlia, Gaetano Donizetti curò il dispiacere e la solitudine aumentando il ritmo del lavoro: in pochi anni scrisse “Don Pasquale” e “Don Sebastiano del Portogallo”, “Linda di Chamounix”, “Maria di Rohanna” e il “Conte di Chalais”.

A Vienna nel 1842, Gaetano Donizetti, ricevette l’ambita nomina di Maestro di Cappella di Corte, ma la sua salute, già gravemente compromessa dalla sifilide, peggiorò sempre di più ed alla fine, nel 1846, fu internato nel manicomio di Ivry-sur-Seine. Nel 1847, Donizetti, trasportato a Bergamo, fu accolto dai baroni Basoni Scotti, che lo assistettero fino alla morte, sopravvenuta l’8 Aprile 1848. La vasta produzione musicale del Donizetti, oltre a 73 melodrammi, alcuni dei quali ancora oggi vengono rappresentati nei Teatri Lirici di tutto il mondo, comprende 28 cantate, 19 quartetti, 3 quintetti, 13 sinfonie e ancora 115 composizioni sacre, molte liriche da camera e oratori.

 

Risultati immagini per eduardo scarpetta biografia29/11/1925 – Muore a Napoli l’attore e commediografo Eduardo Scarpetta.

Figlio di un funzionario statale, Domenico Scarpetta (che tentò più volte di avviarlo agli studi e alla sua carriera) e di Emilia Rendina, nel 1868, all’età di quindici anni decise di entrare in qualche compagnia teatrale: in primo luogo per seguire la sua ambizione, ma anche per poter aiutare la famiglia trovatasi in gravi condizioni economiche per il cattivo stato di salute del padre. Riuscì così a farsi presentare dall’attore Andrea Natale all’impresario Salvatore Mormone, il quale lo scrittura come generico nella compagnia di Antonio Petito di cui divenne capocomico nel 1879. Dal 1870 cominciò il suo successo personale con l’interpretazione di Felice Sciosciammocca nella farsa di Enrico Parisi “Feliciello mariuolo de ‘na pizza“, che spinse l’impresario del Teatro San Carlino, Giuseppe Maria Luzi, ad ingaggiarlo per la sua Compagnia Comica Nazionale. Nello stesso anno (il 1872), lo stesso Petito scrisse per lui la farsa “Felice, Guaglione ‘e n’anno” che porterà in scena insieme ad alcuni copioni che lui stesso, ormai esperto, aveva approntato. Dopo la morte di Petito, sostituito da De Martino, lascia il San Carlino.

Ambizioso, arrivista, mira ad emergere ad ogni costo, preferendo patire la fame piuttosto che sottostare a Davide Petito, nuovo capo della compagnia. Dopo un brevissimo periodo trascorso a Roma, nella compagnia di Raffaele Vitale (uno dei più celebri Pulcinella dell’epoca) prende in affitto con alcuni comici del San Carlino un baraccone sul Molo, il Metastasio, dove rappresenta alcuni suoi lavori. Nel 1878 accetta di far ritorno al San Carlino, sapendo che al suo fianco avrebbe recitato in sottordine il pulcinella Cesare Teodoro; qui ottiene un grande successo con la commedia “Don Felice maestro di calligrafia” meglio conosciuta come “Lu curaggio de nu pompiere napulitano“. L’anno successivo viene scritturato per una tournée a livello nazionale. Nel 1880 ottenne un prestito di 5.000 lire dall’avvocato Severo e, grazie alla sua tenacia, riesce a riaprire e rinnovare il vecchio e glorioso teatro San Carlino, dove debutta il 1º settembre con la commedia “Presentazione di una Compagnia Comica“. Iniziò così una stagione di grandi successi, che lo portano ben presto a diventare un idolo.

Diventato ormai un capocomico di successo, nato da una famiglia modesta, possiede ora un palazzo in Via Dei Mille, costruito dallo stesso architetto del Teatro Bellini, Vincenzo Salvietti, carrozze e cavalli. Sposato dal 1876 con Rosa De Filippo (la quale, da giovane, era stata amata dal re Vittorio Emanuele II e si mostra spesso con diademi e brillanti degni di una regina) aveva poi intrecciato una relazione con la nipote di costei, Luisa De Filippo. Il 15 maggio 1889 ottenne un memorabile successo con “‘Na Santarella” al Teatro Sannazzaro di via Chiaia. Tutta Napoli, elegante e mondana, accorre al piccolo teatro, e con gli incassi della commedia, che gli apre definitivamente le porte della capitale, si fece costruire una villa sulla collina del Vomero, chiamata appunto Villa La Santarella, dove sulla facciata principale campeggiava la scritta «Qui rido io!» che qualche anno dopo vendette perché la moglie aveva paura di abitarci da sola quando il marito era in tournée. Il suo successo più grande, “Miseria e nobiltà“, che in seguito ebbe tre trasposizioni cinematografiche (memorabile fu quella del 1954 con Totò) fu scritto unicamente per permettere la partecipazione alla commedia del figlio dodicenne Vincenzo, che nella prima rappresentazione recitò nel ruolo di Peppiniello.

La fondazione del Teatro Salone Margherita, il primo grande varietà napoletano, costruito nei sotterranei della nuova Galleria Umberto I, cominciò a minare le fortune del commediografo, che in risposta alla nuova moda si ripresentò al pubblico con un suo Cafè-chantant, ma il colpo di grazia gli arrivò nel 1904, quando fu protagonista suo malgrado di una delle più clamorose vicende teatrali dell’epoca: quella riguardante la parodia de “La figlia di Iorio” di Gabriele d’Annunzio, che gli procurò un cocente insuccesso (D’Annunzio addirittura lo trascinò in tribunale per una memorabile causa durata tre anni, dal 1906 al 1908, che comunque Scarpetta vinse) e tante amarezze. Moltissime sono le critiche di questi anni, soprattutto da parte di Salvatore Di Giacomo e Roberto Bracco. Unica voce in sua difesa fu quella di Benedetto Croce.

Nel 1909, deluso e amareggiato, si ritirò dalle scene, dopo aver preso parte alla parodia “La Regina del Mare”, composta dal figlio Vincenzo, al quale egli impone di essere suo continuatore nel ruolo di Sciosciammocca. Nel 1920 scrisse un saggio sui caratteri innovatori dell’arte di Raffaele Viviani. Morì all’età di 72 anni, e i suoi funerali furono molto imponenti: venne imbalsamato e deposto in una bara di cristallo. Le sue commedie vennero riprese molte volte e sono ancora oggi spesso in cartellone. Oltre al figlio Vincenzo, anche altri celebri attori napoletani come i fratelli Aldo e Carlo Giuffré recitarono le sue commedie brillanti. Sul grande schermo vennero ricavati diversi film dalle sue commedie, oltre a tre versioni del suo capolavoro, anche se la versione muta del 1914 è da considerarsi perduta.

Scarpetta sposò il 16 marzo 1876 la figlia di un modesto commerciante napoletano, Rosa De Filippo, da cui ebbe due figli: Domenico (riconosciuto da Scarpetta ma probabilmente nato da una relazione della moglie con re Vittorio Emanuele II) e Vincenzo. Dalla relazione con la maestra di musica Francesca Giannetti ebbe Maria, che successivamente adottò. Dalla relazione con Luisa De Filippo, nipote della moglie Rosa, ebbe Eduardo, Peppino e Titina. Dalla relazione con Anna De Filippo, sorellastra di Rosa De Filippo ebbe Eduardo De Filippo (in arte Eduardo Passarelli); Pasquale De Filippo.